A vent’anni dalla riforma del Titolo V, è ormai diffusa e consolidata l’importanza della sanità all’interno delle politiche regionali. Gran parte dei programmi elettorali, ingenti quantitativi di denaro, ruoli apicali negli assessorati e relative figure manageriali, riforme e “controriforme” hanno acceso le 21 anime (tra regioni e province autonome) che compongono questo variegato panorama. 

Dall’articolo 117 della Costituzione sino alla gestione dei pazienti Covid, il regionalismo è stato al centro dei dossier sanitari spesso figli di fitte contrattazioni in sede di Conferenza delle Regioni. La pandemia negli ultimi mesi ha anche accentuato questo doppio livello di governance, spesso gestito con l’apertura di tavoli tecnici ad hoc e task force con il solo scopo di omogeneizzare le politiche sanitarie regionali. Ambizione tradita dai fatti poiché spesso anche all’interno di una stessa Regione si assiste a sistemi assistenziali e organizzativi differenti.  

Resta comunque ferma l’importanza di capire gli scenari regionali, nella loro frammentazione, al fine di individuare i punti di forza e di debolezza di un Servizio Sanitario Nazionale sempre più a trazione locale.  

 



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