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Aggiornato il 25 Mar 2017 9:53 am

La giornata parlamentare - 17 marzo

A caratterizzare questa lunga settimana sono state le fortissime tensioni politiche fra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Lo scontro ormai non ha più confini ed è passato dalle accuse del Pd sulla responsabilità diretta di Beppe Grillo nella gestione del blog del Movimento, al caso Consip con la mozione di sfiducia, poi respinta, al Ministro e braccio destro di Matteo Renzi Luca Lotti. Fortissime tensioni si sono avute anche per l’approvazione, in Senato, del disegno di legge per la riforma di Codice penale, Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario , ma anche per il salvataggio dalla decadenza da senatore di Augusto Minzolini condannato per peculato avendo indebitamente fatto uso della carta di credito aziendale della Rai. Alla Camera, invece, che è stata impegnata nell’approvazione del decreto sicurezza e nell’esame delle questioni pregiudiziali sul fine vita (poi respinte), la contrapposizione politica, nonostante la delicatezza dei due temi discussi, è apparsa più mite. Quello che però è certo, ormai da qualche settimana, è che la campagna elettorale è iniziata!

Nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato e le Commissioni non si riuniranno. Nell'arco di questa settimana, l’Aula di palazzo Madama ha discusso e approvato con 156 voti favorevoli, 121 contrari e un astenuto il disegno di legge sulle modifiche al Codice penale, al Codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario . Il provvedimento, che torna alla Camera per la sua più che probabile approvazione, interviene su diversi istituti fondamentali del sistema di giustizia italiano; nello specifico, viene previsto che il Procuratore Capo avrà per legge il “ potere-dovere” di far rispettare le regole di garanzia e riservatezza dell'iscrizione sul registro degli indagati del proprio Ufficio, si riduce da sei a tre mesi la durata massima delle indagini preliminari (sola eccezione, le inchieste sui reati di mafia e terrorismo che potranno durare fino a 15 mesi) e s'inaspriscono le pene per i reati di rapina in appartamento, scippo e voto di scambio.

Ma vengono anche ridotti gli stanziamenti per le intercettazioni e al contempo sono previste più garanzie per la privacy delle persone indagate e ancor più per quelle estranee alle indagini ma le cui conversazioni risultano casualmente intercettate; inoltre si obbliga il Governo a emanare i decreti per attuare la riforma delle intercettazioni entro tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale. Infine si prevede una nuova tipologia di calcolo per la prescrizione in caso di sentenza definitiva. Nell’ambito della riforma del sistema penitenziario vengono concessi più benefici e aiuti alle madri detenute, nuove facilitazioni per il lavoro in carcere e più assistenza specialistica, e infine viene decretata la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici, ora trasformati nelle cosiddette “Rems”, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza per i detenuti affetti da disturbi psichici conclamati.

Dopo settimane di polemiche, il Ministro dello Sport Luca Lotti e la maggioranza hanno superato lo scoglio della mozione di sfiducia individuale presentata dal Movimento 5 Stelle in relazione alla vicenda Consip. Dopo diverse ore d'intensa discussione, l’Aula del Senato ha bocciato la mozione con 161 voti contrari, 52 favorevoli e due astenuti. In sede di dichiarazione di voto si sono pronunciati per il sì, oltre al Movimento 5 stelle, anche la Lega Nord e Sinistra Italiana; no alla mozione da Pd, Ap, Ala e Autonomie.

Come annunciato, non hanno partecipato al voto Forza Italia, Cor e Gal su posizioni da sempre garantiste; il Movimento Democratici e Progressisti è uscito dall’Aula per non mettere in difficoltà il Governo. Mdp ha depositato, sempre al Senato, una mozione rivolta al premier Paolo Gentiloni perché sospenda al Ministro le deleghe. Nelle prossime settimane quindi l’Aula di palazzo Madama tornerà a esprimersi sulla vicenda Lotti e non è da escludere che l’ esito possa essere differente.

Infine l'aula di Palazzo Madama ha approvato con 137 voti a favore, 94 contrari e 20 astenuti l'ordine del giorno presentato da Forza Italia con cui si chiedeva di respingere la delibera della Giunta per le elezioni favorevole alla decadenza di Augusto Minzolini per "incandidabilità sopraggiunta" in applicazione della legge Severino in seguito alla sentenza di condanna a due anni e sei mesi di reclusione per peculato, in specifico per l'uso indebito della carta di credito aziendale di cui il parlamentare azzurro aveva disponibilità come direttore del Tg1.

Ai voti di Forza Italia, Ala, Lega Nord, Ap, Gal, delle tre senatrici di Fare!, dei socialisti che siedono nelle autonomie, si sono uniti anche 19 senatori del Partito democratico. Il gruppo aveva ricevuto indicazione di libertà di voto, una scelta che ha scatenato le accuse del Movimento 5 Stelle che in serata, sul blog di Beppe Grillo, ha pubblicato i nomi degli esponenti del Pd che hanno contribuito alla non decadenza dell’ex direttore del Tg1.

Passando all’altro ramo del Parlamento, oggi l’Assemblea della Camera e le Commissioni non si riuniranno. Questa settimana, l’Aula di Montecitorio ha approvato in prima lettura con 230 voti favorevoli, 56 contrari e 66 astenuti il decreto sulla sicurezza delle città. Il provvedimento, che ora passa all’esame del Senato, fissa innanzitutto diverse disposizioni che intervengono sull’apparato sanzionatorio ammnistrativo, al fine di prevenire fenomeni che incidono negativamente sullasicurezza e il decoro delle città, così da garantire la libera accessibilità degli spazi pubblici e la possibilità di imporre il divieto di frequentazione di determinati esercizi pubblici e aree urbane a soggetti condannati per reati di particolare allarme sociale. Il decreto prevede anche nuovi finanziamenti e più poteri di controllo per la polizia locale e incentivi nei confronti delle Regioni per l’implementazione del numero unico europeo 112.

Tra le novità più rilevanti ci sono il rafforzamento del potere del Sindaco di adottare ordinanze in materia di sicurezza con particolare riferimento alla possibilità di intervenire sugli orari di vendita delle bevande alcoliche; nuove sanzioni per le condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione d'infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico; la miglior definizione dei casi in cui il Prefetto può mettere a disposizione la forza pubblica per procedere allo sgombero in esecuzione di provvedimenti dell’Autorità giudiziaria in casi di occupazioni arbitrarie di immobili.

Dopo mesi di fortissima tensione politica e la decisione del Consiglio dei Ministri di fissare il referendum su voucher a fine maggio, ieri è arrivata la questione è arrivata a una svolta. La Commissione Lavoro della Camera ha approvato, pochi minuti prima delle nove di sera, l'emendamento del Partito Democratico alla proposta di legge che disciplina il lavoro accessorio, che cancella gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act e che di fatto impone l’abrogazione totale della possibilità di utilizzo dei voucher. A favore hanno votato il Partito Democratico, Movimento Democratici Progressisti, Sinistra Italiana, Civici e innovatori , ma soprattutto il Movimento 5 Stelle. Ncd in dissenso non ha partecipato al voto mentre hanno votato contro Lega Nord, Fratelli di Italia, Forza Italia e Ala. Il Governo nei prossimi giorni, anche se sembra difficile lo faccia già nel Consiglio dei Ministri di oggi, varerà un apposito decreto che dovrebbe recepire il testo approvato dalla Commissione.

Ieri pomeriggio a palazzo Chigi il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha incontrato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E' stata l'occasione per un giro d'orizzonte sui principali temi dell'economia alla vigilia del G20 finanziario, che inizia domani a Baden Baden (e a cui Padoan prenderà parte, insieme al Governatore di Bankitalia Ignazio Visco), la situazione dei conti pubblici in vista del Def e della manovra correttiva richiesta dalla Commissione Europea e la questione voucher. Ma nel colloquio si sarebbe parlato anche delle nomine: la deadline per il rinnovo dei vertici delle partecipate è infatti lunedì 20 marzo, ma Gentiloni la settimana scorsa aveva lasciato intendere che non si sarebbero affrettati i tempi; la decisione potrebbe essere resa nota nel fine settimana o lunedì stesso.