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MEF: il bilancio del mandato di Padoan

Il Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan ha predisposto un bilancio delle politiche realizzate negli anni del suo mandato (febbraio 2014-maggio 2018).

Obiettivo dell’iniziativa è quello di mettere a disposizione del suo successore “un documento concepito come uno strumento di lavoro per conoscere nel dettaglio gli obiettivi delle politiche perseguite in questi anni, il contesto in cui sono maturate, i vincoli nei quali sono state formulate e i risultati attesi”.

Il documento muove dall’impostazione dei saldi di bilancio ritenuta più adatta a conciliare la duplice esigenza di rilanciare occupazione ed economia e al tempo stesso ridurre i rischi di instabilità per il Paese, attraverso una riduzione del deficit di bilancio e la conseguente stabilizzazione del debito pubblico in rapporto al PIL. L'approccio cosiddetto del "sentiero stretto" è basato sulla definizione ottimale del ritmo dell'aggiustamento e della composizione del bilancio, calibrati per favorire il ritorno a una crescita sostenuta, intorno all'1,5%, e sostenibile, in quanto ottenuta in concomitanza di un progressivo miglioramento delle finanze pubbliche.

Il documento descrive - tra l'altro - le specifiche misure adottate a sostegno dell'occupazione e della crescita economica, gli interventi per favorire l'afflusso di finanziamenti alle imprese, le politiche per l'inclusione sociale, la riforma del rapporto tra fisco e contribuenti.

Il documento si compone di 39 pagine ed è suddiviso in 14 capitoli:

  • La politica di bilancio per il miglioramento dei saldi di finanza pubblica

L’elevato debito pubblico rappresenta uno dei principali fattori di freno alla crescita: grava sui margini di manovra della finanza pubblica, sottraendo risorse preziose ai fini del sostegno dello sviluppo e dell’inclusione. Dopo sette anni di aumenti consecutivi, durante gli anni di mandato il rapporto debito/PIL si è stabilizzato, facendo segnare delle prime riduzioni sia nel 2015 sia nel 2017. In prospettiva, la prosecuzione del percorso di riduzione del disavanzo si associa all’accelerazione della diminuzione del rapporto debito/PIL, che si porterebbe al 122% del PIL nel 2021.

Per perseguire la correzione del debito pubblico, creare condizioni favorevoli a politiche monetarie espansive e maggiore flessibilità europea, negli ultimi 5 anni è stato pianificato un percorso di miglioramento progressivo dei saldi di finanza pubblica. Il risultato è stato conseguito grazie alla virtuosa interazione tra: 1) le scelte e le misure di politica economica intraprese dal Governo; 2) il graduale irrobustimento della ripresa.

  • La politica di bilancio nell’ambito dei vincoli dell’Ue

Centrale è anche l’interesse dell’Ue a promuovere la convergenza nel quadro finanziario degli Stati membri e il perseguimento di specifici obiettivi per ciascuno Stato membro. Nel caso dell’Italia, l’obiettivo di medio termine consiste nel raggiungimento del pareggio del bilancio strutturale, fissato inizialmente al 2012 e rinviato al 2020 dopo un costante e intenso negoziato con le autorità europee. Questa flessibilità ha consentito al Governo italiano di modulare il percorso di consolidamento delle finanze pubbliche allo scopo di acquisire margini d’azione per finanziare politiche di sviluppo.

L’intesa raggiunta con l’Europa fa parte di un più ampio sforzo di affermazione del ruolo italiano nell’Ue, concretizzatosi nella costante produzione di contributi tecnici su numerosi dossier: la difesa dei confini comuni, una strategia di lungo termine sull’immigrazione, il contrasto al terrorismo da finanziare con un budget rinnovato e sul piano economico un fondo di stabilizzazione da far intervenire in presenza di crisi.

  • Le misure di sostegno alla crescita economica e all’occupazione

Se le politiche di consolidamento dei saldi di finanza pubblica sono state indispensabili per arrestare l’incremento del rapporto debito/PIL e rassicurare gli investitori, il rilancio del Paese passa da politiche di sostegno alla crescita economica e all’occupazione.

Le politiche per la crescita si sono articolate su tre fronti principali: sostegno dell’occupazione; ripresa dell’accumulazione di capitale; ammodernamento dei processi produttivi e innovazione delle imprese.

Per promuovere la ripresa dell’occupazione e degli investimenti (soprattutto quelli orientati all’ammodernamento dell’apparato produttivo) sono stati adottati incentivi diretti e sgravi mirati, misure finalizzate a conferire maggiore certezza agli investitori e a sostenere il finanziamento delle imprese.

  • Il programma “Finanza per la crescita”

La crisi economica ha generato una consistente diminuzione del credito bancario, che ha acuito gli effetti negativi di un contesto di economia reale già in difficoltà. Il settore finanziario, tuttavia, necessitava da tempo di un riassetto che ne aumentasse l’efficienza e ampliasse le possibilità per le imprese di ottenere le risorse, anche al di là del canale bancario.

A questa situazione corrispondeva la mancanza di un supporto ordinato e organico alla crescita delle aziende, dalla nascita alla quotazione, confinandole in una dimensione ridotta e talvolta asfittica. 

Per questo, durante questa legislatura è stato avviato un programma articolato in misure destinate a offrire alle imprese incentivi alla crescita dimensionale e nuovi canali di finanziamento, denominato “Finanza per la Crescita”, sviluppato attraverso la collaborazione attiva e proficua tra diverse istituzioni: MISE, MEF, Banca d’Italia e CONSOB, beneficiando anche di un dialogo con operatori di mercato e associazioni di categoria.

Tre sono gli obiettivi principali del programma: aumentare la disponibilità di credito, incentivare la capitalizzazione e la quotazione delle imprese, promuovere un ambiente più favorevole agli investimenti produttivi, con crediti d’imposta mirati e regole efficaci. A fianco di misure di carattere generale, il programma ha previsto anche misure di carattere settoriale per il settore immobiliare e delle infrastrutture.

  • Politiche per migliorare il credito all’economia: riforme e gestione delle crisi 

La profonda recessione che ha colpito l’Italia tra 2009 e 2013 ha fatto registrare un’impennata nel livello dei crediti deteriorati. Ne è conseguito un appesantimento dei bilanci degli intermediari finanziari che ha prodotto una forte riduzione nell’erogazione di nuovi crediti.

Durante la legislatura il Governo ha lavorato per spezzare il circolo vizioso che si è instaurato tra andamento della produzione industriale e salute del sistema bancario, con ripercussioni anche sulla finanza pubblica. Per conseguire questo obiettivo sono state adottate misure su due dimensioni: una ampia riforma del settore del credito orientata a superare i limiti del credito cooperativo, nell’ambito del quale si sono verificati casi di opacità gestionale che hanno contributo a mettere in crisi intermediari finanziari di diverse dimensioni ma sempre ben radicati sul territorio di riferimento e la gestione delle crisi manifeste attraverso soluzioni disegnate caso per caso allo scopo di tutelare il risparmio, i livelli occupazionali e l’erogazione di credito al sistema produttivo.

  • Le politiche per l’inclusione sociale e l’introduzione del benessere equo e sostenibile nella programmazione economica

La profonda crisi degli ultimi anni ha mostrato tutti i suoi danni anche attraverso una crescita costante dei livelli di disuguaglianza e l’impoverimento di strati crescenti della popolazione. Questo problema ha richiesto una duplice azione, sul fronte strutturale e su quello congiunturale.

Dopo la sperimentazione avviata dal Governo Letta, i Governi Renzi e Gentiloni hanno introdotto una politica organica per l’inclusione sociale dotando il paese, per la prima volta nella sua storia, di una misura di contrasto alla povertà economica. A questo intervento si affianca l’introduzione, ai fini dell’attuazione e del monitoraggio delle politiche pubbliche, di alcuni indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) che vengono incorporati nel ciclo di programmazione economico-finanziaria. 

La legge di riforma del bilancio ha poi istituito un Comitato incaricato di selezionare gli indicatori di benessere che i Governi dovranno monitorare, prevedere e simulare. 

  • Politiche fiscali: misure per realizzare un nuovo rapporto collaborativo tra fisco e contibuenti 

Le politiche messe in campo per perseguire simultaneamente il sostegno alla crescita e all’occupazione nonché il miglioramento dei saldi di finanza pubblica hanno visto nel fisco una leva importante, sia per gli stimoli all’economia sia per l’equilibrio finanziario. Un ruolo importante è stato affidato all’amministrazione finanziaria nel miglioramento del rapporto con il contribuente, fondamentale per incrementare i livelli di fiducia e semplificare gli oneri di adempimento. Le riforme più rilevanti hanno riguardato: la modifica dei servizi al contribuente e incentivi alla compliance; la riforma del contenzioso tributario e misure deflattive; la riorganizzazione dell’amministrazione tributaria.   

  • Politica di gestione del debito pubblico 

La crescita reale dell’economia italiana, sebbene poco amplificata a livello nominale da una scarsa dinamica dei prezzi, e il perseguimento del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, hanno insieme contribuito a determinare le condizioni perché anche nella zona dell’euro – così come accaduto in precedenza nell’area del dollaro – si potessero adottare politiche monetarie espansive in grado di contenere il rischio speculazione sul debito sovrano e la spesa per interessi ha cominciato progressivamente a declinare, riducendosi dagli 83 miliardi di euro del 2012 ai 63 stimati per il 2018.

  • Misure di valorizzazione del patrimonio pubblico 

Mentre l’attenzione prevalente dei governi nel corso della legislatura è stata dedicata a misure strutturali e a interventi con effetti immediati sull’economia, la gestione del patrimonio pubblico in una prospettiva di valorizzazione ha fornito un contribuito al miglioramento della tendenza degli indicatori di finanza pubblica ma soprattutto ha perseguito l’innovazione nella governance delle imprese pubbliche e del patrimonio immobiliare.

  • La promozione della sostenibilità del bilancio anche attraverso la trasparenza delle procedure 

Il monitoraggio delle spese fiscali e l’elaborazione, per la prima volta, di una stima ufficiale dell’evasione fiscale e contributiva sono stati aspetti prioritari e qualificanti dell’azione del Governo. Hanno contribuito a rendere compatibili gli interventi di riduzione della pressione fiscale con il consolidamento dei conti pubblici. Il monitoraggio è contenuto nel rapporto annuale sulle spese fiscali che elenca tutte le esenzioni, esclusioni, riduzioni dell'imponibile o dell'imposta ovvero i regimi di favore, derivanti da disposizioni normative vigenti, e individua le agevolazioni introdotte nell'anno precedente e nei primi sei mesi dell'anno in corso.

Il Governo è chiamato a presentare a settembre di ogni anno, contestualmente alla Nota di aggiornamento DEF, un rapporto che illustra: 1) i risultati conseguiti nel contrasto all’evasione tributaria e contributiva; 2) il recupero di gettito attribuibile alla maggiore propensione all’adempimento dei contribuenti. Il rapporto fornisce anche indicazioni sulle strategie per il contrasto all’evasione fiscale.

  • Il programma per la razionalizzazione degli acquisti per le PP.AA

La maggiore efficienza della spesa per beni e servizi rappresenta uno dei pilastri della più ampia azione di revisione e razionalizzazione della spesa (spending review); è strettamente collegata al principio di riorganizzazione dei processi della pubblica amministrazione, in linea con gli indirizzi comunitari.

In tale ambito, il MEF è responsabile del Programma di razionalizzazione degli acquisti nella pubblica amministrazione, e opera su due ambiti: il rafforzamento del ruolo storico di Consip – società in house dedicata – come centrale di acquisto nazionale della pubblica amministrazione; la costituzione e il funzionamento del tavolo dei soggetti aggregatori come sede di coordinamento di un nuovo sistema per l’aggregazione degli acquisti, soprattutto delle amministrazioni locali.

  • Politiche di sostegno alla diplomazia economica

La reputazione internazionale è un patrimonio con effetti concreti, tanto sulla spesa per interessi (migliore la reputazione, minori i tassi di interesse, a parità di altre condizioni) quanto sulla possibilità di orientare le decisioni delle comunità internazionali. L’assidua partecipazione dei vertici politici e amministrativi del Ministero a tutti i principali appuntamenti internazionali, dalle assemblee delle banche multilaterali alle sedute del Consiglio degli affari economici e finanziari dell’Ue, ha contribuito a ristabilire il ruolo dovuto all’Italia in questi contesti.

  • Gli interventi per il miglioramento delle PP.AA attraverso l’evoluzione dei servizi

Il MEF eroga servizi trasversali alle PPAA in materia di gestione del trattamento giuridico ed economico del personale attraverso il sistema NoiPA. Il Sistema costituisce lo shared service center che eroga servizi di gestione delle risorse umane con più utenti al mondo, ponendosi come la prima delle infrastrutture immateriali nazionali nella gestione del personale centrale e periferico delle Amministrazioni dello Stato, rivolto anche alle altre pubbliche amministrazioni.

Negli ultimi quattro anni il bacino degli amministrati – cioè il numero di dipendenti gestiti con il sistema – è cresciuto da 1,5 milioni di unità nel 2014 a circa 2,1 nel 2017, per un totale di circa 100 amministrazioni gestite. 

Ad oggi vengono emessi circa 25 milioni di cedolini l’anno per un valore prossimo ai 75 miliardi di euro.

  • Il miglioramento della “macchina” ministeriale

L’ultimo capitolo è dedicato agli interventi per l’efficienza, la razionalizzazione e l’efficacia del funzionamento del dicastero.

Per quanto riguarda le politiche per il personale, nel periodo di riferimento il MEF ha avviato una serie di iniziative volte alla valorizzazione del capitale umano e all’accrescimento delle competenze disponibili (progressioni economiche, formazione, concorsi e mobilità).

Quanto alla Riqualificazione degli immobili, tra il 2014 e il 2018 il numero degli immobili in uso al Ministero è passato da 318 a 280. Sono stati costituiti 8 Poli Logistici e sono in corso le procedure per la costituzione di altri Poli. Il costo complessivo per le locazioni è passato da circa 47,3 milioni di euro del 2014 a 34,3 di fine 2017 (–27%).

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Bilancio mandato Mef (25 maggio 2018)