Matteo Renzi lo aveva annunciato. Il 21 giugno, nel giorno delle comunicazioni in Senato del Presidente del Consiglio Mario Draghi in vista del Consiglio europeo, “ne vedrete delle belle” e così è stato. Ma non è stato il Governo ad inciampare, nonostante le difficoltà nel trovare un accordo sul mandato al Premier sulla linea da tenere in Europa su Ucraina ed invio di nuove armi, bensì il Movimento 5 Stelle. Dopo settimane di tensioni interne tra l’ala governista e quella più movimentista vicina a Giuseppe Conte, i pentastellati hanno subito la più pesante scissione della loro storia. 

L’escalation è stata a bassa intensità per mesi, ma in pochi giorni la tensione è salita a tal punto da essere irreparabile. Ieri il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio è uscito del M5S e ha annunciato la nascita di un nuovo gruppo parlamentare che si chiamerà Insieme per il futuro. Alla nuova aggregazione, che probabilmente diventerà un partito, hanno aderito, per ora 61 parlamentari, 51 deputati e 10 senatori, ma nelle prossime ore il numero è destinato a salire ancora. 

Le motivazioni dello strappo sono profonde e sono state elencate da Luigi Di Maio nella conferenza stampa di ieri sera in cui ha anche dettato le linee che dirigeranno l’attività di Insieme per il futuro. Dalla conferma del forte legame con le posizioni del Governo Draghi, all’appello lanciato ai “migliori talenti e le migliori capacità perché uno non vale l'altro” con un netto cambio di direzione rispetto all’uno vale uno grillino. Di Maio ha anche parlato della volontà di radicarsi sui territori partendo dalle interlocuzioni con i sindaci e lasciando intendere, anche per bocca di alcuni suoi fedelissimi, un posizionamento politico centrista e pragmatico

Per l’occasione, Nomos Centro Studi Parlamentari ha realizzato uno speciale sulla nascita di Insieme per il futuro e sul destino di M5S e stabilità di Governo. 

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Speciale Scissione M5S - 22 giugno 2022



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