Al Consiglio Ue è scontro sull’energia. Meloni rilancia sulla flessibilità

Il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo sulle conclusioni relative al sistema Ets, dopo uno stallo prolungato che ha evidenziato le divergenze sulla strategia energetica europea e sulla transizione green. Il testo ha invitato la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione degli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla sua struttura e alle misure di salvaguardia. È stata inoltre ribadita la necessità di garantire un mercato del carbonio trasparente e prevedibile, riducendo la volatilità dei prezzi e le ricadute sui costi dell’energia, senza compromettere il ruolo del sistema Ets. Sul fronte della flessibilità fiscale, Giorgia Meloni ha chiesto di considerare il caro energia come fattore esterno determinante nell'applicazione delle regole europee, ottenendo il sostegno esplicito della sola Grecia. Ursula von der Leyen ha richiamato alla prudenza sui conti pubblici, indicando nella proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica l'unica misura praticabile nel brevissimo periodo. I Paesi nordici hanno difeso le politiche climatiche, mentre Germania e Francia hanno assunto un ruolo di mediazione, accelerando il confronto sul futuro dell’automotive europeo. L'Italia ha costruito un asse con i Paesi Visegrad, sostenendo la necessità di introdurre correttivi agli Ets per affrontare la crisi energetica, senza abbandonare gli obiettivi climatici. Roma non ha chiesto lo smantellamento dell'Ets1 né un ulteriore rinvio dell'Ets2, previsto dal 2028 per immobili e trasporti, anche alla luce delle posizioni contrarie di Commissione, Berlino e Parigi. Tra le possibili soluzioni è emersa l'ipotesi di un'eccezione temporanea nazionale, sul modello di quella concessa nel 2023 a Spagna e Portogallo per introdurre un price cap sull'elettricità. Le tensioni tra gli Stati membri sono rimaste aperte, anche rispetto all'eventuale eliminazione del riferimento agli Ets dalle conclusioni. Il confronto si è esteso al bilancio pluriennale Ue 2028-2034. Meloni ha riunito i 17 Paesi degli Amici della Coesione, che hanno adottato una dichiarazione comune per chiedere risorse adeguate alle priorità europee, tutela della Pac nelle dotazioni e nelle regole di finanziamento, contributi nazionali equi e superamento degli sconti sulle contribuzioni degli Stati membri. L'Italia ha sostenuto un bilancio ambizioso, senza penalizzazioni per le proprie finanze, mentre sono rimaste forti le divergenze tra i leader, a partire da Friedrich Merz, che ha ribadito la richiesta di ridurre la spesa europea.

La Casa Bianca replica a Meloni: “Sul diesel un grande accordo”

La Casa Bianca ha replicato alle critiche di Giorgia Meloni sull'intesa raggiunta da Donald Trump con Vladimir Putin, sostenendo che il presidente americano ha negoziato un accordo per immettere sul mercato globale ingenti quantità di diesel e contribuire alla riduzione dei prezzi. La posizione di Washington ha alimentato le preoccupazioni dei Paesi europei per un possibile strappo con gli Stati Uniti, aggravato dalle dichiarazioni di Volodymyr Zelensky, che ha chiesto ai partner americani di sostenere l'Ucraina anziché l'aggressore. Il presidente ucraino ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte e i leader di Francia, Polonia e Belgio, concentrando il confronto sulla tregua energetica, che Kiev si è detta pronta a rispettare a condizione di reciprocità da parte di Mosca, e sulle necessità di rafforzamento della difesa aerea. Secondo il Financial Times, è emersa tra alcuni Paesi europei la volontà di invitare Zelensky a moderare le critiche pubbliche a Trump, per evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti con Washington. Le posizioni delle capitali europee sono tuttavia risultate tutt'altro che omogenee.

Manovra 2027 da 23,5 mld: 5 dalle banche e assicurazioni

Il Documento programmatico di bilancio ha delineato una manovra 2027 da 23,5 miliardi di euro, orientata alla tutela del potere d'acquisto, al sostegno delle famiglie più fragili e agli investimenti delle imprese, nel rispetto della sostenibilità dei conti pubblici. Sul fronte delle coperture sono stati previsti tagli ai ministeri superiori a un miliardo e contributi dal settore dei giochi, mentre l'onere principale è stato attribuito a banche e assicurazioni, chiamate a versare 5 miliardi nel 2027 e quasi 11 miliardi nel triennio. La richiesta ha suscitato contrarietà nel settore bancario, anche alla luce dell'accordo triennale da 10 miliardi raggiunto in precedenza. È stata segnalata l'assenza di una negoziazione preventiva e di indicazioni sulla ripartizione dell'onere tra banche, assicurazioni e altre società finanziarie. Sono rimaste incerte le modalità dell'intervento, che potrebbe coinvolgere nuovamente le Dta o altre misure. Le società energetiche sono risultate invece escluse da ulteriori richieste, dopo il price cap volontario sui carburanti. Forza Italia ha escluso un prelievo sugli extraprofitti e chiesto una misura concordata, mentre la Lega, attraverso Claudio Borghi, ha espresso soddisfazione. Sul versante delle risorse, il documento ha destinato 5 miliardi alle famiglie e alla spesa sociale, 4,5 miliardi alla difesa, 2,4 miliardi alla sanità, 3,1 miliardi alle infrastrutture e 2,16 miliardi alle misure fiscali. Per la difesa, lo stanziamento è risultato inferiore allo 0,3% del Pil previsto dalla flessibilità della clausola di salvaguardia nazionale (Nec), poiché lo 0,1% è già incluso nei tendenziali.

Le risorse fiscali sono risultate insufficienti a finanziare tutte le proposte della maggioranza, tra cui l'estensione dell'aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro, dal costo di 2,7 miliardi, la flat tax fino a 100mila euro e quella per i giovani, oltre alla detassazione delle tredicesime e degli aumenti contrattuali. Il Governo ha subordinato la definizione degli interventi all'esito del confronto con le autorità europee sulla flessibilità di bilancio. Giorgia Meloni ha sostenuto questa richiesta a Bruxelles, nel tentativo di ampliare i margini di una manovra risultata, nelle dimensioni iniziali, la più contenuta degli ultimi quattro anni.

Sale l’allarme sui carburanti, Governo convoca l’autotrasporto

Il caro carburanti ha alimentato le proteste degli autotrasportatori, che hanno minacciato il blocco del Paese, spingendo il Governo a convocare un tavolo al ministero dei Trasporti per il 27 ottobre. Sono stati registrati blocchi spontanei in Puglia e annunciate ulteriori mobilitazioni in Calabria e Sicilia, mentre in Basilicata e Calabria sono emerse criticità nell'approvvigionamento di carburante, con distributori in esaurimento e lunghe code. Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha evidenziato il carattere spontaneo delle proteste, non coordinate dalle associazioni di categoria, interpretandole come un segnale della crescente difficoltà delle imprese.

Alla base delle mobilitazioni sono stati individuati il mancato sblocco delle risorse stanziate a maggio per contrastare il caro gasolio e la necessità di ulteriori finanziamenti. Russo ha segnalato un aumento del diesel superiore a 50 centesimi al litro dall'inizio della guerra. La crisi della distribuzione, aggravata anche dallo sciopero della raffineria di Taranto, ha determinato situazioni di emergenza in Puglia e Calabria. Dopo la convocazione governativa, i sindacati metalmeccanici si sono impegnati a rimuovere i blocchi.

Nel campo largo si tenta la tregua sull’Ucraina

Le forze del campo largo hanno tentato di avvicinare le rispettive posizioni sull'Ucraina, dopo l'astensione incrociata sulle risoluzioni parlamentari. Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno riconosciuto il valore politico del voto per la tenuta dell'alleanza, pur ribadendo le differenze sull'invio di armi a Kiev: il Pd ha mantenuto una posizione favorevole, mentre M5S e Avs hanno confermato la contrarietà. Il confronto è stato rinviato al tavolo programmatico, sollecitato anche da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che hanno chiesto di avviare rapidamente la discussione. Conte ha confermato la disponibilità del Movimento, indicando fine maggio come data più probabile per le prossime elezioni politiche.

Tra i temi controversi è riemersa anche la proposta di una patrimoniale, sostenuta da Avs ma respinta da Conte, che ha contestato l'efficacia di una tassa nazionale sulla ricchezza richiamando le esperienze europee. Bonelli e Fratoianni hanno replicato sostenendo che le obiezioni più ricorrenti, a partire dal rischio di fuga dei capitali, sono infondate e hanno annunciato la presentazione di studi a sostegno della misura.

Nonostante le divergenze, i leader hanno espresso fiducia nella possibilità di raggiungere una sintesi programmatica. Conte ha richiamato la necessità di definire un progetto comune di politica estera e interna, mentre Schlein ha riconosciuto le differenti posizioni sul sostegno all'Ucraina, ribadendo l'obiettivo condiviso di arrivare a una tregua, a un negoziato e a una pace giusta.

Consiglio Ue, due risoluzioni per mettere in difficoltà Vannacci e le opposizioni

In occasione del Consiglio Ue, la maggioranza ha presentato due risoluzioni, una delle quali dedicata all'Ucraina, con l'obiettivo politico di evidenziare le divisioni del campo largo e mettere in difficoltà Roberto Vannacci e i suoi sostenitori. Il testo sull'Ucraina ha impegnato a sostenere iniziative diplomatiche europee e internazionali per una tregua immediata sugli attacchi alle infrastrutture energetiche di Russia e Ucraina, a tutela della popolazione civile. Giorgia Meloni ha attaccato i parlamentari vicini a Vannacci, mettendo in discussione la coerenza del loro cambiamento di posizione e invitandoli a dimettersi per ricandidarsi sulla base delle nuove tesi sostenute. La premier ha ricondotto tali comportamenti al trasformismo parlamentare. I vannacciani hanno votato contro la risoluzione, mentre l'opposizione ha presentato cinque testi distinti, confermando le difficoltà nel definire una posizione unitaria sulla politica estera. Secondo alcune ricostruzioni, l'iniziativa della doppia risoluzione potrebbe essere stata promossa direttamente da Palazzo Chigi, con un possibile ruolo del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. La maggioranza ha lavorato alla formulazione dei testi, descritti negli ambienti parlamentari come una possibile “risoluzione trappola”. Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, ha criticato la scelta definendola una forzatura inaccettabile. Meloni ha invece difeso la proposta, contestando alle opposizioni l'eventuale difficoltà a sostenere lo stop agli attacchi russi e rivendicando la difesa dell'interesse italiano.

La premier Giorgia Meloni riapre sullo sconto Irpef in manovra

Giorgia Meloni ha rilanciato l'ipotesi di estendere l'aliquota Irpef del 33% oltre l'attuale soglia di 50mila euro, manifestando il proprio sostegno a una delle misure più discusse della prossima legge di Bilancio. L'intervento, inizialmente ipotizzato fino a 60mila euro di reddito, ha richiesto coperture per 2,7 miliardi annui e ha interessato potenzialmente 3,3 milioni di contribuenti. La premier ha subordinato la sua realizzazione alla disponibilità di risorse, ribadendo l'impegno a ridurre ulteriormente le tasse. Nel confronto con la Commissione Ue, il Governo ha chiesto di considerare lo shock energetico inflazionistico nell'applicazione delle regole fiscali e di poter utilizzare parte dell'extragettito Iva generato dall'aumento dei prezzi per interventi temporanei e mirati a favore di famiglie e imprese. Il Documento programmatico di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri, ha previsto indicazioni sulle misure economiche e sulle previsioni macroeconomiche. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha puntato ad attendere l'esito del negoziato europeo sulla clausola di salvaguardia Nec per energia e difesa prima di definire il provvedimento.

Il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di bilancio da 28,8 miliardi fino al 2028, subordinato all'ulteriore pronunciamento europeo atteso in occasione dell'Eurogruppo del 9 novembre. È emersa pertanto la possibilità di superare il termine non perentorio del 20 ottobre per la presentazione del disegno di legge. Il confronto politico ha riguardato anche il fiscal drag, determinato dalla mancata indicizzazione all'inflazione degli scaglioni Irpef, delle detrazioni e della no tax area, con il rischio di un aumento della pressione fiscale effettiva sui redditi nominalmente cresciuti per compensare l'inflazione.

La Lega esulta per i passi avanti sull’Autonomia

Il Consiglio dei ministri ha approvato le prime intese sull'Autonomia differenziata con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, dando il via libera ai disegni di legge per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La decisione ha rappresentato un sostegno politico di Giorgia Meloni a Matteo Salvini in vista del congresso straordinario della Lega, previsto il 24 e 25 ottobre a Milano. L'iter ha previsto la deliberazione dell'intesa definitiva e del relativo disegno di legge entro 45 giorni, seguita dalla trasmissione alle Camere per l'approvazione. Alla riunione hanno partecipato anche i presidenti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Alberto Stefani. Parallelamente, il confronto interno alla Lega si è concentrato sul congresso, chiamato a discutere anche della segreteria politica e del nuovo simbolo. Attilio Fontana ha ridimensionato le polemiche sull'assenza dello scrutinio segreto per le mozioni congressuali, pur lasciando aperta la possibilità di presentare le istanze della componente lombarda critica verso la leadership. Ha inoltre confermato la prosecuzione del progetto dell'associazione del Nord. Tra i nordisti è tuttavia emerso malcontento per i limitati margini di iniziativa politica. Massimiliano Romeo ha rilanciato la proposta di una Lega nazionale organizzata come confederazione di Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud, con l'obiettivo di garantire rappresentanza alle esigenze dei diversi territori.

Campo progressista, resta il nodo Renzi

Il campo progressista ha proseguito il confronto per costruire un'alleanza comune, ma il rapporto con Matteo Renzi ha continuato a rappresentare un elemento di tensione. Dopo la partecipazione alla festa de il Manifesto, Giuseppe Conte ed Elly Schlein hanno confermato la volontà di mantenere aperto il dialogo, evidenziando però posizioni differenti sulla composizione della coalizione. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha ribadito la disponibilità a sostenere il progetto progressista anche senza esprimere il candidato alla guida dell'alleanza, ma ha sollevato dubbi sulla coerenza e affidabilità di Renzi. Schlein ha replicato richiamando la necessità di non ripetere gli errori del 2022, indicando come priorità la costruzione di una visione politica condivisa, piuttosto che la definizione dei confini della coalizione. Sui principali dossier politici è emersa una maggiore convergenza. Entrambi i leader hanno espresso fiducia nella possibilità di raggiungere un'intesa sull'Ucraina e di avviare rapidamente il tavolo programmatico, sollecitato anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che ha promosso l'iniziativa di partecipazione online “Decidiamo insieme”. Sul tema della leadership, Conte ha confermato la disponibilità del M5S a sostenere un candidato di un'altra forza politica, richiamando la lealtà dimostrata dal Movimento negli accordi amministrativi locali. Il confronto ha riguardato anche le primarie, considerate da Schlein uno strumento e non un obiettivo, sulla base della propria esperienza e della successiva collaborazione con Stefano Bonaccini. Nicola Fratoianni ha avvertito che la vittoria alle primarie non dovrebbe consentire al candidato prescelto di imporre unilateralmente programma e linea politica. La coalizione ha quindi mantenuto aperto il lavoro sulle proposte comuni, anche in vista della prossima manovra economica, sulla legge elettorale e sulle iniziative di coinvolgimento degli elettori. Carlo Calenda ha invece criticato duramente il confronto interno al centrosinistra, definendolo un “circo” e contestando le tensioni tra Conte, Schlein, Renzi e gli altri esponenti dell'area progressista.

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 12 ottobre, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia è stabile al 27,7%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 20,4%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che sale al 12,7%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale al 7,3%, la Lega sale al 5,4% e Noi Moderati resta stabile all’1,0%. Nel campo largo, AVS è stabile al 6,6%, Italia Viva è stabile al 2,3%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,2%) e +Europa (1,7%). Infine, Futuro Nazionale registra un calo e si attesta al 7,6%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in crecita al 41,4%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) scende al 42,0% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro si attesta al 4,9%, e Futuro Nazionale è in calo al 7,6%.

  1. Al Consiglio Ue è scontro sull’energia. Meloni rilancia sulla flessibilità
  2. La Casa Bianca replica a Meloni: “Sul diesel un grande accordo”
  3. Manovra 2027 da 23,5 mld: 5 dalle banche e assicurazioni
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  7. La premier Giorgia Meloni riapre sullo sconto Irpef in manovra
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