Il Consiglio dei ministri approva il Def light 

Una fotografia parziale, che racconta un andamento dei conti pubblici non troppo diverso da quello di sei mesi fa, e che rimanda a dopo l'estate gli obiettivi programmatici, cioè quelli che indicano la direzione della prossima legge di bilancio. È il Documento di economia e finanza (Def) nella versione “concordata” con Bruxelles per questo anno transitorio di avvio delle nuove regole del Patto di stabilità Ue. Contiene numeri “realistici”, in cui spicca il “pesante” impatto del Superbonus, evidenzia il Governo, che non esclude altre strette e promette nuovi tagli di spesa in vista di una manovra 2025 che parte dalla priorità di confermare il taglio del cuneo. Il Def “asciutto” approvato dal Cdm contiene quest'anno solo le previsioni tendenziali, cioè a legislazione vigente, e non il quadro programmatico, un modello che, fanno sapere dall'Ue, anche altri Paesi europei stanno valutando. La maggioranza lo difende, le opposizioni lo criticano. Il Pil viene rivisto un po' al ribasso (+1% quest'anno e +1,2% il prossimo), ma comunque a un livello più alto delle stime di altri istituti che ora viaggiano su una forchetta di +0,6/+0,8%. Il deficit resta quest'anno al 4,3%, per poi passare al 3,7% nel 2025 e al 3% nel 2026. Il debito pubblico: di qui al 2027 resterà sotto il 140%, ma salendo progressivamente dal 137,8% di quest'anno fino al 139,8% del 2026 (il calo è rimandato al 2027). Se le stime al ribasso sulla crescita sono il riflesso di un quadro internazionale e geopolitico “complicato”, l'andamento del debito è “pesantemente condizionato dai riflessi per cassa del superbonus nei prossimi anni”, spiega il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che comunque conferma la resilienza dell’economia, con l'occupazione che continua ad andare bene e un'inflazione così bassa da giustificare un “allentamento” dei tassi della Bce

Il Parlamento Ue ha approvato il nuovo Patto sui migranti

Il Parlamento Ue ha dato il via libera finale al nuovo Patto di migrazione e asilo portando a compimento un lavoro che è durato dieci anni. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen chiude il suo mandato portando a casa uno dei dossier cruciali di questa legislatura: le politiche migratorie negli anni hanno diviso Paesi membri, spaccato Governi, mandato in frantumi alleanze, e il voto sul nuovo Patto non è stato da meno. FdI ha votato sì a gran parte del pacchetto, in linea con il Governo ma in dissenso dai Conservatori e Riformisti e differentemente dai suoi alleati: FI, totalmente a favore, e la Lega, contraria a più della metà dei testi e lontana dalla posizione del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. La votazione è durata un'ora ed è stata preceduta da una scia di suspense alimentata soprattutto dal dissenso interno ai socialisti: la delegazione francese ma soprattutto il Pd hanno annunciato infatti il voto contrario. 

Il nuovo Patto cerca di rispondere a un'esigenza di fondo: dare regole uniche in tutta Europa; al centro della riforma c'è l'equilibrio tra responsabilità (da parte dei Paesi di primo approdo) e solidarietà (da parte degli altri). Basta dunque con un sistema disfunzionale che addossava agli Stati di frontiera, nel Mediterraneo ma non solo, tutti gli oneri di controllo ma poi permetteva ai migranti di sparpagliarsi per tutta l'Ue, creando il fenomeno dei movimenti secondari. D'ora in poi il Paese di primo approdo dovrà raccogliere la domanda di asilo, gestire la persona e la pratica in tempi rapidi, ma potrà contare sull'aiuto degli altri, in termini di ricollocamenti o di contributi finanziari. Soprattutto, però, chi arriva da un posto del mondo non poi così disastrato e non ha diritto alla protezione dell'Ue verrà rimpatriato in tempi rapidi. Cruciale adesso sarà l'attuazione delle nuove norme: i 27 avranno due anni di tempo per farlo.

È scontro sulla par condicio, il Pd parla di “deriva orbaniana”

Si accende lo scontro dopo il via libera al regolamento sulla par condicio per le europee dell'8 e 9 giugno. Per l'opposizione, che in commissione di Vigilanza ha votato compatta contro il provvedimento valido per la Rai, le modifiche volute dalla maggioranza allargano le maglie delle presenze del Governo rappresentando un ulteriore passo sul rafforzamento di “TeleMeloni”. Per il centrodestra, invece, si tratta solo una campagna mistificatoria perché le regole sono rimaste in sostanza identiche a quelle approvate con il Governo Conte nel 2019. A far insorgere Pd e M5S è stata l'approvazione dell'emendamento, predisposto da FdI e votato anche dagli alleati, che stabilisce, nei programmi d'informazione, “la necessità di garantire una puntuale informazione sulle attività istituzionali e governative”. Un altro emendamento contestato, sulla partecipazione alle stesse trasmissioni dei rappresentanti istituzionali, ha avuto invece il via libera di tutte le forze politiche, dopo l'introduzione di un richiamo alla legge n.115 del 1993, secondo cui la presenza degli esponenti del Governo deve essere limitata esclusivamente all'esigenza di assicurare la completezza e l'imparzialità dell'informazione. Secondo l'opposizione, il primo emendamento consentirebbe alla Rai di ampliare a dismisura lo spazio per premier e Ministri. Toccherà, comunque, all'Agcom monitorare, oltre che quelle delle forze politiche, le presenze di rappresentanti istituzionali durante la par condicio e invitare al riequilibrio o irrogare sanzioni. 

Il premierato va spedito verso l’esame dell’Aula del Senato

La maggioranza ha approvato in Commissione Affari costituzionali della Camera il secondo perno su cui ruota la riforma del premierato, vale a dire l'articolo 4 che regola le crisi di Governo, mentre l'articolo 3 ha introdotto il principio dell'elezione diretta del premier. Il testo approvato tuttavia sarà modificato in Aula per eliminare alcune ambiguità linguistiche e chiarire che il Presidente della Repubblica non si potrà opporre alle richieste del premier eletto di scioglimento delle Camere in caso di sue dimissioni, un passaggio molto criticato dalle opposizioni perché rappresenta una diminuzione dei poteri del Capo dello Stato. Il testo dell'articolo 4 approvato prevede che nel caso in cui il premier eletto sia sfiduciato con “mozione motivata”, si vada direttamente a elezioni anticipate. Si stabilisce poi che, se il premier si dimette, abbia davanti a sé tre opzioni: o chiedere lo scioglimento delle Camere al Capo dello Stato “che lo dispone”; oppure che possa chiedere un reincarico, magari sostenuto anche da una maggioranza diversa da quella iniziale; e infine che possa consentire a essere sostituito da un altro esponente della coalizione. Tuttavia, in molti delle opposizioni ma anche della maggioranza avevano sostenuto che il testo, per come era scritto, poteva essere interpretato in una diversa direzione, quella per cui il Capo dello Stato poteva non accedere alla richiesta di scioglimento delle Camere, lettura respinta dalla ministra Elisabetta Casellati.

Meloni incontra Michel sulla nuova agenda strategica dell’Ue

Oltre un'ora di faccia a faccia per discutere del futuro dell'Europa, tra obiettivi da centrare, scadenze da rimodulare e scenari da definire, anche a livello d’incarichi di vertice: questa settimana c’è stato il bilaterale a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, incontro che rientra nel quadro delle consultazioni in corso tra i leader europei in vista della definizione della nuova agenda strategica Ue 2024-2029. Michel riferirà gli esiti delle sue consultazioni al Consiglio europeo straordinario della prossima settimana in cui presenterà una traccia aggiornata che poi inizierà a essere discussa a livello tecnico in vista dell'adozione formale da parte del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno. Nel corso del bilaterale a Chigi, tra le priorità d'azione dell'Ue da parte italiana sono stati indicati il rafforzamento della competitività economica europea, la gestione del fenomeno migratorio, la collaborazione in sicurezza e difesa e la politica di allargamento. Meloni ha sottolineato, quale precondizione per raggiungere questi obiettivi, la necessità di assicurare risorse adeguate per gli investimenti. 

Tra le risorse competitive dell'Ue su cui investire, poi, Meloni ha indicato il settore agricolo auspicando allo stesso tempo una rapida attuazione della revisione della Politica agricola comune (Pac) e delle misure volte ad alleviare la pressione finanziaria sugli agricoltori concordate al Consiglio Ue di marzo. Sono state inoltre discusse le ulteriori iniziative che l'Ue potrà intraprendere a sostegno della stabilità del Libano, tema che il Consiglio Ue della prossima settimana affronterà su richiesta italiana. Rispetto all'ipotesi di spostare i termini del Pnrr oltre il 2026 come proposto dal titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il presidente del Consiglio Ue si è invece mostrato prudente: “Penso che tra le opzioni utili per assicurarsi che il denaro del Next Generation Euvenga consegnato e usato in Italia e negli altri Stati membri ci sia anche la possibilità di chiedere un allungamento dei tempi o altre procedure facilitate. Penso sia davvero importante fare tutto il possibile per garantire che i soldi possano essere erogati. Non voglio anticipare, vorrei essere attento e cauto, perché dobbiamo entrare più nei dettagli con la Commissione europea e con gli Stati membri”. Il dossier Pnrr sarà certamente tra quelli che dovranno gestire i prossimi vertici europei. 

Tajani rilancia il partenariato strategico con la Cina

La Via della Seta per l'Italia è un'esperienza chiusa, ma il governo di Giorgia Meloni non ha intenzione di indebolire i rapporti con la Cina. L'obiettivo è “inaugurare una fase nuova investendo sul partenariato bilaterale”, nel solco di un'intesa sottoscritta esattamente 20 anni fa, ha spiegato il vicepremier Antonio Tajani, che ha accolto a Verona il ministro del Commercio di Pechino Wang Wentao. Dall'università Ca' Foscari, Tajani ha sottolineato “la solidità dei rapporti storici e culturali tra Italia e Cina”, che nel tempo si sono declinati anche in una fruttuosa relazione economica, culminata con la firma nel 2004 di un accordo di partenariato strategico. Roma, adesso, lavora perché Pechino rimanga il principale partner commerciale in Asia in una fase in cui le esportazioni continuano a crescere. Il dialogo e gli scambi Roma-Pechino non si articoleranno più attraverso i canali della Belt and Road Initiative, perché a dicembre l'esecutivo Meloni non ha rinnovato il memorandum che era stato firmato dal primo governo di Giuseppe Conte nel 2019, una scelta strategica per superare l'anomalia di un legame così strutturato con il Dragone, unico caso nel G7, a fronte di benefici economici inferiori alle attese. Per dare sostanza a questa nuova modalità di scambi il ministro degli Esteri ha riunito la Commissione Economica Mista, cui oggi seguirà un business forum, occasioni di confronto su settori come agroindustria, e-commerce, investimenti, farmaceutico e biomedicale. Il vicepremier ha definito “positiva” la prima giornata di lavori a Verona, annunciando che le due parti hanno deciso di convocare ogni anno una sessione della Commissione economica e ogni sei mesi una riunione delle Pmi a livello tecnico, per favorirne l'internazionalizzazione. A Pechino, tra le altre cose, è stato chiesto di facilitare maggiormente l'accesso delle imprese italiane alle gare pubbliche in Cina.

La Lega stoppa la frenata sull’autonomia: si va avanti

Torna alta la tensione politica sulle riforme istituzionalipremierato e autonomia differenziata, una tensione sia all'interno della maggioranza sia tra le opposizioni che stanno cercando di impedire l'approvazione dei due provvedimenti bandiera di FdI e Lega prima delle elezioni europee. Il partito di Matteo Salvini è riuscito a impedire uno slittamento dell'approdo in Aula dell'autonomia che avrebbe inibito l'approvazione da parte della Camera prima della tornata elettorale, uno scenario che non sarebbe dispiaciuto a Fi, in un’ottica di sorpasso dell'alleato nelle urne. Il Pd è impegnato contro le due riforme, e il capogruppo Francesco Boccia si è lamentato del fatto che sul premierato solo Pd e Avs si sono battuti, mentre M5S si è limitato a presentare 20 emendamenti. Sul premierato, che è all'esame della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, mancano da votare una dozzina di emendamenti e il via libera della Commissione giungerà puntuale il 23 aprile. 

Nella medesima Commissione, alla Camera si svolge la discussione generale sull'autonomia differenziata nella quale si sono iscritti tutti i deputati di Pd, M5s e Avs in un tentativo di ostruzionismo. L'obiettivo è far saltare l'approvazione in Commissione del ddl Calderoli il 24 aprile, data già decisa. Il Pd di Elly Schlein aveva chiesto al presidente della Camera Lorenzo Fontana tempi più lunghi di esame e un’apertura era giunta in mattinata dal presidente della Commissione Affari costituzionali Nazario Pagano, di Fi. Questi aveva ipotizzato un leggero slittamento dell'approdo in Aula, dal 29 aprile al 6 maggio, pochi giorni, ma sufficienti a mettere in discussione l'approvazione da parte della Camera del ddl: infatti, se le urne sono convocate un mese dopo, l'8 e 9 giugno, è pur vero che le sedute d'Aula si fermeranno due settimane prima per la campagna elettorale. La Lega ha subodorato e in Commissione il capogruppo Igor Iezzi ha bloccato tutto. Uno slittamento dell'autonomia metterebbe a rischio anche il premierato in Senato come da intesa tra Meloni e Salvini di dieci giorni.

A Milano Salvini apre il G7 trasporti a Milano

Al via a Milano il G7 dei Trasporti. Padrone di casa il ministro Matteo Salvini che già in mattinata ha avuto due incontri bilaterali, anche se la cerimonia di apertura è iniziata alle 16.000. Il vicepremier ha avuto modo di confrontarsi con i suoi omologhi del Canada Pablo Rodriguez e dell’Ucraina Oleksandr Kubrakov. Con il canadese è stata l’occasione per approfondire soprattutto i temi di green deal e decarbonizzazione, con chiari riferimenti al dossier delle auto elettriche cinesi. A proposito d’infrastrutture e trasporti, i due ministri hanno parlato delle rispettive esperienze in fatto di ferrovie e di collegamenti marittimi con particolare riferimento alla crisi nel Mar Rosso. Il vicepremier e il ministro ucraino hanno invece parlato soprattutto di emergenza elettrica alla luce degli attacchi alle centrali energetiche; “Focus anche sulla ricostruzione”. I grandi operatori italiani, ma anche internazionali, legati al mondo dei trasporti si sono incontrati invece a Lombardia G7: nella sede della regione i numeri uno di Fs, Autostrade per l'Italia, Msc, Acea, Webuild, Ita, Grimaldi, ma anche il Ceo di Msc e i rappresentati italiani di Amazon e Dhl Express si sono confrontati sulle sfide italiane della mobilità, legati alla globalizzazione e alle regole europee. Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica, ed Edoardo Rixi, viceministro ai Trasporti, hanno evidenziato il lavoro del Governo sugli investimenti per trasformare l'Italia in un hub commerciale strategico europeo

Conte strappa in Puglia. Forte irritazione di Schlein

Dopo il terremoto giudiziario che ha coinvolto Bari e la Regione Puglia, con nelle ultime ore l'arresto col fratello Enzo di Alfonso Pisicchio, Commissario dell'Arti (Agenzia regionale della tecnologia) ed ex assessore in Comune e poi in Regione, il leader del M5S Giuseppe Conte arriva nel capoluogo pugliese e in conferenza stampa annuncia: “Lasciamo i nostri posti in giunta, rimettiamo tutte le deleghe”. Così, Rosa Barone dà le dimissioni dall'assessorato al Welfare, Cristian Casili lascia la poltrona di vicepresidente del Consiglio regionale, Grazia Di Bari molla la delega alla Cultura e i consiglieri escono dalla maggioranza. Il Presidente del Movimento lancia poi l'idea di un Patto per la legalità per dire no ai candidati “impresentabili” e chiedere più trasparenza e zero conflitti d'interesse, che consegna subito dopo a Michele Emiliano che ribadisce: “L'amministrazione regionale è schierata sin dal primo giorno contro ogni forma di malaffare, contro le mafie, sempre pronta a denunciare irregolarità, a trasmettere in Procura notizia di ogni situazione opaca, è costante nel costituirsi parte civile nei processi”. La segretaria del PDrende nota la sua “forte irritazione” e chiede a Michele Emiliano di “aprire un netto cambio di fase in Puglia”. Già nei giorni scorsi a Bari Schlein aveva detto che “bisogna tenere lontani trasformisti e interessi sbagliati, e che serve rispetto per la comunità democratica fatta da tanti amministratori e militanti che hanno gli anticorpi per scardinare la cattiva politica”. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall’Istituto SWG l’8 aprile, in ascesa tutti i partiti del centrodestra mentre in negativo tutta l’opposizione. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni guadagna lo 0.2%, confermandosi primo partito italiano con il 26,9%. A fare da contraltare, il PD, che tuttavia perde lo 0,3% questa settimana e vede il distacco da FdI salire al 7,1%. Terza forza nazionale sempre il Movimento 5 Stelle (15,6%) che perde lo 0.2%. Guadagnano consensi la Lega (+0,3%), in costante ascesa nelle ultime settimane, e Forza Italia che si attesta al 7,8%. Nella galassia delle opposizioni, la grande novità è Stati Uniti d’Europa, la nuova composita formazione di Italia Viva e +Europa in vista delle elezioni europee, che si attesta al 5,3% (percentuale che scende però di 1 punto rispetto a quella separata dei due partiti della scorsa rilevazione). Seguono Azione (4,0%) e Alleanza Verdi e Sinistra (3,9%), entrambe in sensibile calo dello 0,1%. Chiudono il quadro settimanale Pace Terra e Dignità (1,6%), Libertà di Cateno De Luca (1,5%) e Democrazia Sovrana e Popolare (1,4%).

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) guadagna 0,7 punti e sale al 43,7%,mentre il centrosinistra, che ora conta solo PD e AVS, scende al 22,6%. Il Centro, sommando i consensi di Azione e della new entry Stati Uniti d’Europa, conta ora il 9,3% dei consensi; fuori da ogni alleanza, cala sensibilmente il M5S, assestandosi ora al 15,8% ma rimanendo saldamente terza forza nazionale.

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  1. Il Consiglio dei ministri approva il Def light 
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