Le regole che disciplinano l’elezione del Presidente della Repubblica

L’avvicinarsi della fine del mandato di Sergio Mattarella fissato per il prossimo 3 febbraio 2022 ha messo in moto le procedure che porteranno all’elezione del successore dell’ex giudice della Corte Costituzionale. Nel rispetto di quanto previsto dalla Costituzione, che fissa un arco temporale di 30 giorni entro la scadenza del mandato, il Presidente della Camera, Roberto Fico, sentito il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, alle 15.00 di lunedì 24 gennaio per l’inizio ufficiale delle procedure di voto.

L’identikit del possibile Capo dello Stato offerto dall’articolo 84 della Costituzione è piuttosto chiaro: può accedere alla carica ogni cittadino italiano che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti politici e civili. Contrariamente, non sarà così lineare il percorso per giungere ad un accordo tra i 1009 grandi elettori chiamati ad esprimersi. Questi ultimi sono composti da 630 deputati, 321 senatori(ai 315 senatori vengono aggiunti i sei senatori a vita) e 58 delegati regionali (tre per ogni Regione eletti dai rispettivi Consigli regionali, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne sceglie uno solo).

Le modalità di voto

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I membri del Parlamento in seduta comune insieme ai delegati regionali esprimono la loro preferenza tramite voto segreto e i quorum previsti sono due: 

  • per i primi tre scrutini serve la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti dell’Assemblea (673 su 1009);
  • dal quarto scrutinioè sufficiente la maggioranza assoluta (505). I Presidenti della Camera e del Senato non partecipano al voto.

Lo spoglio dei voti è attribuito al Presidente della Camera, in quanto Presidente del Parlamento in seduta comune, che legge tutte le schede tranne quelle nulle. Una volta che il Parlamento e i delegati regionali hanno eletto il Presidente della Repubblica, viene redatto il verbale dell'elezione che il Presidente della Camera, accompagnato dalla Presidente del Senato, comunica al neoeletto.

Prima di assumere le sue funzioni, il nuovo capo dello Stato presta giuramento pronunciando dinanzi al Parlamento in seduta comune la formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione» (articolo 91 Costituzione). Dal momento del giuramento, il Presidente della Repubblica resta in carica per sette anni e decade da tutte le cariche ricoperte prima dell’elezione.

Le variazioni dovute al Covid-19

A causa della perdurante pandemia da Covid-19, anche le procedure di voto per l’elezione del Presidente della Repubblica hanno subìto dei cambiamenti: infatti, sono state predisposte dai Questori di Camera e Senato misure di sicurezza per prevenire il contagio e garantire il distanziamento.

Si potrà entrare solo con green pass e mascherina FFP2, ci sarà una sola “chiama” al giorno e potranno entrare in Aula per votare 50 grandi elettori alla volta secondo fasce orarie e in base all’ordine alfabetico. Per lo spoglio dei voti saranno ammessi 200 grandi elettori in modo proporzionale alla numerosità dei gruppi parlamentari, mentre potranno accedere alle tribune 106 tra parlamentari e delegati regionali senza dover rispettare alcuna proporzionalità rispetto al gruppo parlamentare. 

Dal punto di vista logistico, la votazione non avverrà più nel “catafalco”, la celebre cabina in legno con tenda di velluto introdotta il 17 maggio 1992 dall’allora Presidente della Camera, Oscar Luigi Scalfaro, in occasione del settimo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica per assicurare la segretezza del voto, dopo che nella votazione precedente erano state trovate cinque schede in più rispetto ai votanti.  Il “catafalco” verrà sostituito, per permettere il ricambio d’aria, da quattro cabine senza tende in cui ciascun parlamentare scriverà il nome del candidato Presidente sulla scheda che verrà, poi, depositata nella cosiddetta “insalatiera”.

Al netto delle criticità organizzative, l’impatto più dirompente della pandemia da Coronavirus su questa elezione riguarda la possibilità di partecipare alle votazioni per gli eventuali positivi. Con le regole attuali, non solo non potrebbero avere accesso all'Aula, ma non potrebbero nemmeno viaggiare e spostarsi e questo è sicuramente un aspetto che renderà ancora più fragili i possibili accordi tra partiti. 

Per quanto riguarda, invece, la cerimonia di giuramento del nuovo inquilino del Quirinaleè stato stabilito che verranno ammessi tutti i grandi elettori, purché abbiano fatto un tampone la mattina stessa. 

Le precedenti elezioni del Presidente della Repubblica

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Storicamente, il percorso che ha condotto all’elezione del Presidente della Repubblica è sempre stato estremante complicato per via di veti, scontri e franchi tiratori. Risultano pertanto difficili non solo eventuali predizioni sul nome dell’eletto ma, anche, su quanto tempo sarà necessario al Parlamento riunito in seduta comune per eleggere il successore di Sergio Mattarella. Ad insegnarcelo è la storia della Repubblica Italiana: potrebbe volerci un solo turno di votazioni – come successe con Francesco Cossiga (1985) e Carlo Azeglio Ciampi (1999) – oppure ventitré, come nel caso di Giovanni Leone (1971). 

Per quanto riguarda Cossiga e Ciampi, la velocità dell’elezione è attribuibile a precedenti accordi bipartisan. Infatti, l’attribuzione dell’incarico a Cossiga, esponente dell’ala sinistra della DC, è frutto di un accordo raggiunto tra gli allora segretari della Democrazia cristiana e del Partito Comunista italianoCiriaco De Mita e Alessandro Natta. La celerità con cui viene selezionato il nome di Ciampi nel 1999, è dovuta sia al profilo altamente tecnico dell’ex Governatore della Banca d’Italia che, anche, alla spinta data dall'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema e dal segretario dei Democratici di Sinistra Walter Veltroni.

Tuttavia, gli eventi del 1985 e del 1999 sono rarità dal momento che in tutte le altre occasioni l’elezione è giunta solo successivamente ai primi tre scrutini. Per le altre occasioni, i grandi elettori hanno avuto bisogno di maggior tempo dovendo ricorrere a sei votazioni per il secondo mandato di Giorgio Napolitano, nove per Antonio Segni, sedici per Sandro Pertini e Oscar Luigi Scalfaro, ventuno per Giuseppe Saragat. Sono solamente quattro i casi in cui il nome del Capo dello Stato è stato individuato alla quarta tornata: Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Giorgio Napolitano (prima elezione) e Sergio Mattarella. 

Nella storia, chi è riuscito ad ottenere la carica con il maggior consenso è stato Sandro Pertini nel 1978 raggiungendo una percentuale di voti pari all’83,6%. Diversamente, nel 1971 Giovanni Leone approda al Quirinale grazie, solamente, al 51,4% delle preferenze. L’unico ad ottenere un secondo mandato è stato Giorgio Napolitano nel 2013 che, però, ha lasciato l’incarico nel 2015. Altra eccezione, per motivi differenti, è rappresentata da Carlo Azeglio Ciampi, il quale è l’unico ad essere salito al Quirinale senza una precedente esperienza elettiva, ma dopo essere stato premier e governatore della Banca d’Italia. Infine, nessun leader di partito in carica al momento del voto ha mai ottenuto il ruolo di Presidente.

I Presidenti della Repubblica italiana

 

Presidente

Partito

Scrutini

Percentuale

Voti

Mandato

 Enrico De Nicola

PLI

1

72,8%

405 su 556

1948

 Luigi Einaudi

PLI

4

57,6%

518 su 900

1948 - 1955

 Giovanni Gronchi

DC

4

78,1%

658 su 843

1955 - 1962

 Antonio Segni

DC

9

51,9%

443 su 854

1962 – 1964

 Giuseppe Saragat

PSDI

21

67,1%

646 su 963

1964 - 1971

 Giovanni Leone

DC

23

51,4%

518 su 1008

1971 - 1978

 Sandro Pertini

PSI

16

82,3%

832 su 1011

1978 – 1985

 Francesco Cossiga

DC

1

74,3%

752 su 1011

1985 – 1992

 Oscar Luigi Scalfaro

DC

16

66,5%

672 su 1011

1992 – 1999

10º

 Carlo Azeglio Ciampi 

Ind.

1

70,0%

707 su 1010

1999 – 2006

11º

 Giorgio Napolitano

DS

---

4

53,8%

543 su 1009

2006 – 2013

Ind.

6

73,2%

738 su 1007

2013 – 2015

12º

 Sergio Mattarella

Ind.

4

65,9%

665 su 1009

2015 - 2022

 

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Regole e numeri per l'elezione del Presidente della Repubblica - 19 gennaio 2022

 



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