La maggioranza spinge l’acceleratore sulla legge elettorale, muro opposizioni

La strada per la maggioranza resta tracciata e a chiarirla è anche il presidente della commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano al termine della riunione dell'Ufficio di presidenza: via libera della Camera entro l'estate e ok definitivo alla riforma del sistema elettorale entro l'anno. “Siamo pronti a discutere tutto, dal premio di governabilità alla soglia di sbarramento, fino alle preferenze. L'importante è garantire stabilità al prossimo Parlamento. Se invece restiamo fermi, con il Rosatellum, rischiamo l'ingovernabilità”. Il centrodestra resta dunque determinato a portare a casa entro il 2026 la partita della riforma del sistema di voto e pur mantenendo la disponibilità al dialogo su tutto con le opposizioni, vuole comunque andare avanti. 

Le opposizioni, dal canto loro, restano sulle barricate contestando le modalità della maggioranza e ribadendo che non si tratta di una priorità per i cittadini e la propria indisponibilità a sedersi al tavolo. Resta, dunque, il muro contro muro, anche se non manca chi avanza il sospetto di possibili trattative. “La proposta di legge elettorale della maggioranza piace molto a due persone: Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Ma il Pd non può dirlo”, sottolinea Ettore Rosato Vicesegretario di Azione. Intanto a dare il segno di quanto il tema sia all'attenzione della maggioranza, dopo l'ingresso in Commissione del responsabile organizzativo di FdI Giovanni Donzelli e dello sherpa della legge elettorale del partito di Meloni Angelo Rossi, nell'organismo parlamentare sbarca anche un altro tecnico, l'azzurro Stefano Benigni che prende il posto di Paolo Barelli

Da giorni il capogruppo azzurro è, del resto, nel mirino e sarebbe anche partita una raccolta firme tra i deputati per un cambio alla guida del gruppo, al momento comunque congelata. Ma tant'è: Benigni, insieme ad Alessandro Battilocchio, è colui che per gli azzurri è stato al tavolo di maggioranza che ha definito lo Stabilicum, una riforma che è comunque destinata ad essere modificata e i cui contorni potrebbero anche ampliarsi. Oltre a definire un calendario di audizioni la prossima settimana, una votazione fisserà il perimetro dei temi in discussione. La maggioranza preme perché ci sia anche quello del voto degli italiani all'estero mentre dalle opposizioni arriva la richiesta di riprendere la questione del voto fuori sede e da +Europa si spinge per aprire alla raccolta delle firme online. Se ne riparlerà comunque la prossima settimana quando la Commissione tornerà a riunirsi per definire anche i tempi d'esame. 

Ddl violenza sessuale, la Buongiorno punta a un nuovo testo condiviso

Cambierà ancora il testo del disegno di legge contro la violenza sessuale e a scriverlo sarà un comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato, nuovo escamotage per cercare di sciogliere i nodi e superare lo stallo che va avanti da mesi. L'idea è della relatrice Giulia Bongiorno, mente della modifica che a gennaio ha introdotto il concetto di “volontà contraria” a un atto sessuale, al posto del “consenso libero e attuale” che definiva i confini della violenza nella versione approvata alla Camera all'unanimità. Ora la Bongiorno tende la mano alle opposizioni e suggerisce di nominare un gruppo ristretto di senatori, rappresentanti di tutte le forze politiche, che partorisca un ddl condiviso. Per le opposizioni, la mossa è una marcia indietro sulla norma che, così com'è oggi, non ha chance di arrivare ad approvazione, merito anche della mobilitazione della società civile più volte scesa in piazza. Per la Bongiorno, prevale l'auspicio di “trovare un accordo come, nella mia esperienza politica, è sempre avvenuto su testi di così grande importanza”. 

Entro l'8 aprile si comporrà l'identikit del Comitato (i papabili sono Erika Stefani per la Lega, Susanna Campione per FdI, Pierantonio Zanettin per FI, la dem Valeria ValenteIvan Scalfarotto per Iv, Ilaria Cucchi di Avs e Ada Lopreiato del M5S). Le opposizioni unite vedono nella novità solo la prova che “il testo Bongiorno non esiste più” e in una nota comune Pd, Avs, M5S e Iv insistono: “Per noi l'unico terreno di confronto rimane il testo approvato alla Camera e quindi ripartiamo da lì”. Un ok unanime, quello del 19 novembre scorso, frutto di un'operazione gestita dalla premier Giorgia Meloni e dalla leader del Pd Elly Schlein, concordi, allora, nell'introdurre il principio del consenso a un atto sessuale, per la prima volta in Italia. Ma indietro non si torna, ribadisce il centrosinistra. E sintetizza: “Altrimenti, meglio nessuna legge che una legge sbagliata”. 

Parole che rivelano la tentazione, fra i contrari, di prender tempo e lasciar cadere la norma, così come rischia di avvenire per la legge sul fine vita, da mesi sparita dai radar del Senato. La Bongiorno confida ancora in un'intesa attraverso il Comitato ristretto, pensato per “omogeneizzare le novità introdotte dalla proposta di legge con le altre fattispecie di reati, sciogliere i nodi tecnici e quello politico che resta”. Agli antipodi, Anna Rossomando del Pd: “Si sono infilati da soli in un cul de sac”, osservando che in genere il Comitato ristretto cerca punti di convergenza su un testo base, mentre qui “dimostra l'evidente difficoltà di proseguire su un testo che ha stravolto il contenuto votato all'unanimità”. 

Nel governo scoppia il caso Piantedosi dopo le rivelazioni di Claudia Conte

Il video circolava sulle chat dei parlamentari di primo mattino, rilanciato da Dagospia, una videointervista a Money.it in cui la giornalista Claudia Conte rivela di avere una relazione con Matteo Piantedosi. Può sembrare semplice gossip ma è diventato rapidamente un caso politico, maneggiato con cautela a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni nel pomeriggio ne ha chiesto conto allo stesso Ministro dell'Interno, al termine di una riunione su sicurezza e migranti già fissata, e lui l'ha tranquillizzata. Ma l'allarme è comunque ancora alto, come si evince dagli umori all'interno della maggioranza. Il caso esplode in una giornata in cui Meloni, preparando la nuova fase a una settimana dall'appuntamento in Parlamento, passa da un appuntamento all'altro con vari Ministri: si confronta con Giancarlo Giorgetti sulla proroga del taglio delle accise, con Elvira Calderone su possibili misure contro il lavoro povero in vista del 1° maggio, e con l'ad dell'Eni Claudio Descalzi sull'approvvigionamento energetico. Oltre che, appunto, con Piantedosi. 

In ogni caso, il caso è considerato molto delicato all'interno del Governo, uno di quelli che potrebbero avere effetti a cascata. Il Ministro nelle scorse ore ha anche incontrato Matteo Salvini. Tra i due c'è totale sintonia, assicurano fonti della Lega, che da giorni ha questa linea: non chiediamo niente, ma se gli alleati dovessero aprire riflessioni sulla squadra di governo, per noi la priorità sarebbe il Viminale. In queste ore la Lega non rilancia l'opzione, nemmeno informalmente, proprio per rispetto di Piantedosi e per evitare ricostruzioni maliziose. “Claudia Conte e il legame con Piantedosi, quando il merito va oltre il pregiudizio”, è il titolo che su Money.it, riassume l'intervista concessa dalla 34enne a Marco Gaetani, volto noto tra i politici perché conduttore, tra l'altro, della radio di Atreju, la kermesse di FdI. Quando Gaetani le chiede conto delle voci “nei salotti politici” su “una relazione” con Piantedosi, lei esita e poi risponde: “Beh, è una cosa che non posso negare”. Il Ministro, 62 anni, sposato con Paola Berardino, prefetto di Grosseto, preferisce il silenzio per non alimentare speculazioni. 

Chi gli ha parlato lo descrive molto colpito dalla situazione: “Mi sento sotto un treno”, avrebbe detto. Intanto spuntano notizie come la nomina di Conte, a febbraio, come collaboratrice, “con incarico a tempo parziale e a titolo gratuito”, della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie. Ma anche, rivela il Domani, a giugno 2024 un incarico nella scuola di perfezionamento per le forze di Polizia, che fa capo proprio al ministero Viminale. Fonti del ministero, riferisce il Domani, sostengono che Piantedosi nulla sapeva di questo contratto. Le opposizioni iniziano a rumoreggiare e sicuramente dopo Pasqua torneranno alla carica per avere chiarimenti memori del caso Sangiuliano-Boccia, e del terremoto politico di un anno e mezzo fa. 

Il Governo è lavoro per un nuovo taglio temporaneo delle accise

Il Governo lavora per reperire le risorse necessarie con cui prorogare il taglio delle accise sui carburanti varato lo scorso 18 marzo e in scadenza il 7 aprile. Il Cdm per approvare il nuovo decreto, viene riferito, dovrebbe tenersi domani mattina alle 10.00 subito prima della pausa per le brevi vacanze di Pasqua. Il nuovo provvedimento dovrebbe durare fino alla fine di aprile, quindi altri 23 giorni. Con la precedente misura è stato stabilito un taglio delle accise di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio e di 12 centesimi al chilo sul Gpl. Ieri il prezzo medio monitorato dall'Osservatorio del Mimit vede il self benzina a 1,754 euro al litro, il gasolio a 2,076 euro. Ma le associazioni dei consumatori denunciano che si sono verificati anche picchi di 2,4 euro in autostrada. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegano fonti di Palazzo Chigi, è in stretto contatto con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per definire gli aspetti tecnici e reperire le risorse necessarie al prossimo decreto. 

La copertura necessaria si aggirerebbe attorno ai 600 milioni di euro. Il nuovo decreto-legge terrà conto anche dei numerosi pareri depositati in Commissione Finanze al Senato durante l'iter di conversione della precedente disposizione. Dall'analisi dell'andamento dei prezzi, scrive l'Antitrust nella sua nota, “non sono emerse particolari criticità concorrenziali, atteso che gli aumenti praticati dai diversi operatori sono risultati eterogenei” e nel complesso “generalmente inferiori a quelli rilevati in altri Paesi europei”. Unem intanto fa sapere che prende atto delle osservazioni formulate dall'Agcm nella memoria depositata a Palazzo Madama in relazione alle disposizioni contenute nel decreto relative alla pubblicazione sui siti internet dei prezzi consigliati dei carburanti. Tali osservazioni riflettono “pienamente le criticità puntualmente rappresentate nei giorni scorsi dall'associazione, volte a evidenziare, almeno sulla base degli orientamenti della stessa Autorità, i potenziali effetti distorsivi della misura”.

Il Mit invece annuncia che le concessionarie autostradali hanno fatto partire l'iter che porterà nei prossimi giorni alla riduzione del prezzo di vendita al pubblico dei carburanti di 5 centesimi di euro al litro nelle aree di servizio sulla rete di competenza per un periodo di 20 giorni. La proposta operativa, sviluppata da Aiscat, è in continuità con l'intervento del Governo dello scorso 19 marzo sul taglio temporaneo delle accise. La premier Giorgia Meloni intanto apre un altro fonte per le prossime settimane, presumibilmente farà parte della fase di rilancio dell'azione di governo. La presidente del Consiglio ieri ha incontrato la ministra del Lavoro Marina Calderone per fare il punto sulle misure già adottate a sostegno dell'occupazione e dei salari; nel corso del colloquio si è avviata una riflessione, in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno di quello povero.

Nel campo largo s’infiamma il dibattito sulla premiership 

Primarie sì, primarie no, primarie solo dopo “il programma”, primarie divisive meglio il “federatore”: la scelta del leader agita il campo largo. La segretaria Pd Elly Schlein, candidata naturale se si applicasse il “metodo centrodestra”, deve fronteggiare quasi un accerchiamento, tra Giuseppe Conte che punta direttamente alle primarie e i tanti che anche nel suo partito pensano sia meglio puntare su un “federatore” o su un “papa straniero”. L'affondo di ieri di Goffredo Bettini è di quelli che fanno scattare l'allarme: il più convinto sostenitore del “campo largo” e dell'alleanza con M5S ringrazia la segretaria per il “lavoro enorme” svolto fin qui, ma aggiunge: “La questione della premiership non va posta oggi. La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere”. “Non abbiamo l'esigenza di un nuovo Prodi perché quell'operazione è nata in una condizione particolare. Comunque mi pare che all'epoca l'operazione fu fatta con grande generosità da Massimo D'Alema. Il partito più grande comprese che per conquistare un pezzo di elettorato bisognava fare un atto di generosità”. 

Certo, aggiunge, “allo stato attuale, sia Schlein che Conte hanno un legittimo sentimento di giocare una partita che li riguarda. Ma la generosità può venire strada facendo”. L'idea che ci possano essere nomi più efficaci per consolidare la coalizione circola e il dualismo con il leader M5S non fa che rafforzare la convinzione di chi pensa che serva un “federatore” che eviti lacerazioni. “Il problema è che Conte e Schlein non si riconoscono e non si legittimano tra di loro”, insiste Rosy Bindi, che già qualche giorno fa aveva suggerito alla Schlein di “non essere troppo assertiva” nello scartare l'idea di un “papa straniero”, ruolo per il quale lei penserebbe a Bersani. Schlein, a Fanpage, dimostra di non voler raccogliere il suggerimento della Bindi: per scegliere il leader, spiega, “penso che sia giusto coinvolgere la nostra gente, anziché chiuderci nelle stanze e in un dibattito politicista”. 

Conte, dal canto suo, spiega che le primarie non sono l'ultimo metodo per scegliere il leader: “Sono stato l'ultimo a parlare di primarie, prima di me si erano pronunciati tutti”. Sono una risposta alla domanda di “partecipazione” emersa al referendum, ma “non sono da imporre sempre e comunque, c'è da fare un ragionamento di volta in volta. Noi abbiamo fatto tantissimi appuntamenti regionali confrontandoci con le altre forze che erano in coalizione e scegliendo molto spesso un candidato particolarmente accreditato che mette d'accordo tutti”. Roberto Gualtieri, uno dei possibili “federatori” secondo i rumors, le primarie le sconsiglia. Per Matteo Renzi, invece, i gazebo sono la soluzione migliore: “Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l'alternativa? Far decidere a chi?”. 

Alla Camera

Nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera non si riunirà. I lavori dell’Aula di Palazzo Montecitorio riprenderanno martedì della settimana prossima con l’informativa urgente del Governo sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi e con l’esame della mozione in materia di trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda le Commissioni oggi non si riuniranno.

Al Senato

Nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato non si riunirà. I lavori dell’Aula di Palazzo Madama riprenderanno mercoledì della settimana prossima con l’esame, in seconda lettura, del cosiddetto decreto bollette. Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali proseguirà l’esame del DL sulla sicurezza pubblica. Tutte le altre Commissioni, invece, non terranno seduta.

  1. La maggioranza spinge l’acceleratore sulla legge elettorale, muro opposizioni
  2. Ddl violenza sessuale, la Buongiorno punta a un nuovo testo condiviso
  3. Nel governo scoppia il caso Piantedosi dopo le rivelazioni di Claudia Conte
  4. Il Governo è lavoro per un nuovo taglio temporaneo delle accise
  5. Nel campo largo s’infiamma il dibattito sulla premiership 
  6. Alla Camera
  7. Al Senato



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