Da Cipro i 27 frenano sullo scostamento, resta l'ipotesi eurobond

La scelta di partire dagli aiuti di Stato suona già, di per sé, come una risposta implicita a Giorgia Meloni: utilizzare strumenti esistenti, evitare strappi, restare nel perimetro delle regole. Di fronte a una crisi energetica “volatile” che lascia presagire “mesi, forse anni, difficili”, l'Europa ha imboccato una via ben nota: ampliare il ricorso ai sussidi nazionali senza intervenire sul Patto di stabilità. Le misure presentate a ridosso del vertice Ue, nella lettura italiana, finiscono per avvantaggiare chi può contare su ampi margini di bilancio, cristallizzando uno squilibrio che la premier non intende accettare. Ursula von der Leyen non chiude, ma neppure apre. E tra i Ventisette, già nella cipriota Agia Napa, la sponda determinante per la premier potrebbe arrivare da Emmanuel Macron

La linea italiana è ormai scolpita: senza un margine di flessibilità sui conti, la risposta al caro energia è destinata a restare monca. “La Commissione non ha fatto abbastanza”, ha osservato anche il premier belga, Bart De Wever, prima di raggiungere gli altri leader, offrendo una sponda all'Italia anche sul dossier Ets. Una convergenza che non configura ancora un asse, ma lascia intravedere un fronte che chiede correttivi, per la prima volta senza Viktor Orban e con margini più stretti per costruire alleanze alternative. L'assenza del premier magiaro può cambiare gli equilibri interni all'Ue. Più che all'asse italo-tedesco e a un dialogo tra Parigi e Roma che si potrebbe guardare nel prossimo futuro. Il possibile ago della bilancia resta Macron, deciso a sostenere la competitività europea davanti a Stati Uniti e Cina, scongiurando tuttavia un rafforzamento del vantaggio tedesco. 

Se Parigi dovesse muoversi, l'equilibrio cambierebbe. Lo stop del Patto di stabilità “non sarebbe appropriato in questa fase”, ha ribadito a più riprese Bruxelles nelle ultime settimane. Non è quella la strada. Ma al vertice di Alden Biesen, appena due settimane prima che la crisi iraniana esplodesse, la pressione su von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz era già tornata a salire sul nodo più sensibile degli eurobond, indicato da Roma e Parigi come leva per rafforzare la competitività europea. “Quando la posta si alza, anche la Germania finisce per accettare”, osservava in febbraio Antonio Costa, richiamando precedenti ormai consolidati, dal Recovery Fundal programma Safe per la difesa, fino al sostegno finanziario a Kiev. L'idea potrebbe incunearsi nelle maglie del dibattito sul prossimo bilancio pluriennale nella seconda giornata del vertice Ue. Le parole chiavi sono risorse proprie e debito comune

Giorgetti ammette che le stime Dfp potranno essere riviste

La fotografia scattata dal Documento di finanza pubblica rischia di essere già vecchia. La guerra ha complicato il quadro, costringendo il governo a rivedere in peggio le previsioni formulate sei mesi fa. Ma vista l'incertezza del momento, le nuove stime, segnala l'Ufficio parlamentare di bilancio, potrebbero essere presto riviste. Mentre con le crescenti pressioni di spesa, legate alla guerra e agli impegni per la difesa, avverte l'Ocse, rischia di profilarsi la necessità di una pesante “correzione di bilancio”. Il primo a mettere le mani avanti sulle stime del Def, in realtà è stato proprio Giancarlo Giorgetti, presentando il Dfp che rinvia al 2027 l'uscita dalla procedura di infrazione: le stime sono “già oggi discutibili” e “richiederanno aggiornamenti”. All'orizzonte c'è un potenziale peggioramento della crescita, che il governo ha fissato allo 0,6% per quest'anno e il prossimo e allo 0,8% nel 2028. A prospettarlo è lo stesso Dfp, che traccia uno scenario di rischio caratterizzato dal prolungarsi della guerra, con aumento dei prezzi di petrolio e gas, aumento dei tassi di rendimento del Btp, deprezzamento dell'euro e indebolimento del commercio mondiale: l'effetto sarebbe una riduzione del tasso di crescita del Pil, che scenderebbe allo 0,4% quest'anno (-0,2 punti percentuali) e addirittura alla recessione il prossimo (-0,8 punti). 

L'Upb, che ha validato il quadro macroeconomico del Dfp, tiene alta la guardia: “lo scenario internazionale è esposto a fortissimi rischi” e “le previsioni potrebbero essere riviste, anche in misura significativa, nell'arco di un breve intervallo di tempo”. Manda un alert all'Italia anche l'Ocse, che ha tagliato allo 0,4% e 0,6% la stima di crescita per il 2026 e 2027, avvertendo che i rischi su tale scenario “sono significativi e in qualche modo orientati al ribasso”, anche se, vista l'incertezza internazionale, la variazione potrebbe anche essere positiva. L’economia, comunque, si è mostrata “resiliente”, rileva il capo economista dell'organizzazione parigina Stefano Scarpetta, sollecitando l'Italia a continuare con la riduzione del deficit. L'incertezza della prospettiva è chiara anche al Mef. Nella premessa al Dfp, Giorgetti rivendica come i “fondamentali in salute” abbiano permesso di contenere l'impatto del mutato contesto globale, ma ammette: il quadro è “in peggioramento rispetto allo scorso autunno”, a causa di “elementi che operano in senso stagflativo”, e se peggiorerà, “non si potrà escludere la possibilità che gli interventi addizionalifiniscano per gravare sulla finanza pubblica”. In questa situazione i margini di bilancio “ridotti” impongono la necessità di “ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti” anche nella difesa, avverte il ministro. 

Rush finale sul dl sicurezza. Il governo garantisce sui fondi per il correttivo

Dopo una lunga maratona delle opposizioni, prevista per due giorni e due notti alla Camera, il decreto sicurezza si appresta ad avere il via libera di Montecitorio in un clima incandescente dentro e fuori dall'Aula. Alle proteste nell'emiciclo si sono aggiunte quelle dei manifestanti davanti a Piazza Montecitorio. Provvedimento che sarà immediatamente ritoccato con un decreto correttivo al vaglio del Cdm. Questo secondo testo andrà incontro ai rilievi del Colle, in particolare sull'articolo 30-bis introdotto durante l'esame del Senato. Al termine di questo complicato percorso i due provvedimenti approderanno al Quirinale per la firma. In queste ore le interlocuzioni tra gli uffici legislativi di governo e Colle sul secondo provvedimento sono andate avanti. Le nuove norme dovrebbero prevedere anche un decreto ministeriale attuativo per la definizione della platea dei beneficiari dei contributi.

Il presidente della Repubblica Segio Mattarella, una volta che avrà sul tavolo entrambi i provvedimenti li leggerà personalmente prima di apporvi la firma. Il tempo utile è fino alle 24 di sabato 25 aprile. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, a margine della cerimonia al Quirinale per il 70 anni della Consulta, ha intanto rassicurato sui fondi del nuovo provvedimento correttivo: “le coperture ci sono” e, in sostanza, il caso è chiuso. Una precisazione che ha innescato il centrosinistra. E in effetti il clima tra maggioranza e opposizione sul provvedimento rimane decisamente caldo. Il centrosinistra è andato all'attacco nei tanti interventi susseguitisi tra i banchi semivuoti in Aula alla Camera. Sotto accusa, in particolare, la scelta di approvare il decreto e immediatamente dopo la sua correzione. Un metodo che, è stato evidenziato, potrà anche comportare ricorsi. 

“È una normativa” avverte il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso “che potrà venire, in ipotesi, all'esame della Corte”. Per le opposizioni, comunque, metodo e merito, per dirla con la segretaria Dem Elly Schlein hanno rappresentato “una forzatura istituzionale incredibile”. “Ma come vi viene in mente” ha accusato in Aula la segretaria Dem “di fare un testo che mina il diritto alla difesa e anche davanti ai rilievi del Quirinale di tirare dritto, di farci votare una norma incostituzionale per modificarla 2 minuti dopo? È arroganza al potere”. “Costringete il Parlamento a votare una norma incostituzionale, è una cosa enorme, state infilando una catena infinita di forzature”, ha accusato Nicola Fratoianni di Avs. “Una plateale incostituzionalità” accusa Riccardo Magi di +Europa “che nega il senso stesso del Parlamento”. “I dati dei rimpatri” ha evidenziato la pentastellata Chiara Appendino “sul sito del Viminale sanciscono il fallimento del governo: la media del governo Meloni è di 5.420 all'anno, cioè -20% rispetto alla media dei governi Conte”. 

Il centrodestra rivendica invece il provvedimento. Il decreto sicurezza dice soddisfatto il leader della Lega Matteo Salvini “sarà legge dello Stato entro domani. Quindi non sono chiacchiere, polemiche e insulti ma sarà legge dello Stato entro domani con buona pace di Schlein e della sinistra”. “Non accettiamo lezioni su questi temi dalla sinistra”, dice da Fratelli d'Italia il presidente della commissione Giustizia Ciro Maschio

Solovyov insiste e dopo la Meloni attacca Mattarella

Il filone sembra funzionare e dare i suoi frutti alla propaganda russa se per il terzo giorno consecutivo Vladimir Solovyov torna ad attaccare l'Italia sul proprio canale. “Sono diventato una stella della tv internazionale”, ha del resto ironizzato lo stesso giornalista russo, dopo il caso scoppiato con gli insulti rivolti a Giorgia Meloni, costati anche una convocazione all'ambasciatore di Mosca a Roma da parte della Farnesina. Dopo aver attaccato la premier e il suo sostegno all'Ucraina, stavolta nel rabbioso monologo dell'anchor preferito da Vladimir Putin sono finiti, pur senza essere direttamente citati, l'ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il presidente Sergio Mattarella, già più volte preso di mira dalle invettive del Cremlino. “Si è parlato delle impronunciabili offese alla premier italiana ma non di quello di cui ho parlato”, ha esordito Solovyov, secondo cui l'argomento della sua trasmissione era il ruolo “dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale”: “Voi, italiani, forse non lo sapete, ma voglio che sappiate della vergogna dei vostri nonni e bisnonni venuti in questa terra per uccidere i cittadini sovietici”. 

Poi ancora: “Ricordatevi le affermazioni dei vostri politici in carica: quando un vostro politico, come un ministro, dice del comandante supremo che è peggio di un animale, quando il vostro presidente paragona il nostro Paese al Terzo Reich non capite di cosa parlate”, ha detto, evocando quanto affermato da Di Maio su Putin nel 2022 e da Segio Mattarella quando nel febbraio 2025 disse che l'invasione russa dell'Ucraina è “della stessa natura delle guerre del Terzo Reich”. La nuova puntata di Solovyov Live, intitolata “Appello all'Italia”, prosegue poi con nuove bordate contro Kiev e contro i leader dell'Ue, colpevoli di aver “allevato il nazismo ucraino”. “Ieri hanno stanziato altri 90 miliardi. Vi applaudono i discendenti dei nazisti. Ursula von der Leyen, Kaja Kallas, Merz, Pistorius, Meloni, Macron, che non sono discendenti di De Gaulle, ma di Petain”. 

Secondo la Fondazione Anti-corruzione fondata dall'oppositore russo Alexey Navalny, Solovyov ce l'avrebbe con l'Italia per il sequestro di “quattro delle sue ville” nel nostro Paese. E se l'ambasciatore in Italia Alexey Paramonov, all'indomani della convocazione alla Farnesina, ha tentato di derubricare le parole di Solovyov come “estrapolate dal contesto” e di relegarle a posizioni “personali”, la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, sembra invece incitare il giornalista a commentare a modo suo anche il 20esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia appena approvato: “L'unica persona che può trovare le parole giuste in questa situazione è Vladimir Solovyov. Fratello, non deludermi”, ha scritto su Telegram, in un messaggio che suona quasi un endorsement. 

Via libera dall’avvocato della Corte Ue su cpr Albania. Esulta la Meloni

Il protocollo Italia-Albania “è compatibile” con le norme Ue sul rimpatrio e l'asilo, a condizione che “i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”: dalla posizione dell'avvocato generale della Corte di giustizia UeNicholas Emiliou, arriva una sponda per il governo italiano riguardo alla controversa questione del centro italiano di permanenza per i rimpatri a Gjadër. Si tratta di un parere che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo e non è comunque ritenuto vincolante. Nel suo documento l'avvocato sottolinea che il diritto Ue “non impedisce” a un Paese di istituire i cpr al di fuori del proprio territorio. Tuttavia, lo Stato resta vincolato al “rispetto di tutte le garanzie previste”, tra cui il diritto all'assistenza legale, all'interpretazione linguistica e ai contatti con familiari e autorità. Particolare attenzione deve essere assicurata ai minori e alle persone vulnerabili

Ad esultare di fronte a queste parole è innanzitutto la premier Giorgia Meloni, che crede fermamente nei risultati futuri di quel protocollo. Per la presidente del Consiglio si tratta della “conferma della validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all'Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all'immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”. Considerando “incoraggiante” quanto pronunciato dall'avvocato della Corte Ue, “rispetto al racconto che è stato fatto in questi anni”, Meloni ricorda con “dispiacere” le “difficoltà avute in questi due anni perché “le cose avrebbero potuto funzionare molto meglio e avrebbero potuto offrire, come ci si sta chiedendo a livello europeo, un modo nuovo di gestire i flussi migratori e quindi soluzioni anche innovative”. 

Infine, la precisazione: “Ho sentito alcuni membri dell'opposizione che ci accusano di cose che non sono reali, un miliardo in Albania non lo abbiamo mai speso, sono 138 milioni in un anno”. A chiedere che ora “tacciano le critiche ideologiche e le previsioni catastrofiche di chi ha portato avanti, per anni, la fallimentare politica della accoglienza indiscriminata” è il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti. Ma l'opposizione invece rincara: “Hanno buttato un miliardo in Albania”, sostiene il presidente del M5S Giuseppe Conte riferendosi al protocollo del governo, mentre il capogruppo Pd in commissione affari europei della Camera, Piero De Luca, aggiunge: “Sarebbe prudente e corretto da un punto di vista istituzionale attendere la sentenza della Corte, prima di annunciare la compatibilità del Protocollo Albania con il diritto Ue”. Stesso parere dal segretario di Più Europa Riccardo Magi.

  1. Da Cipro i 27 frenano sullo scostamento, resta l'ipotesi eurobond
  2. Giorgetti ammette che le stime Dfp potranno essere riviste
  3. Rush finale sul dl sicurezza. Il governo garantisce sui fondi per il correttivo
  4. Solovyov insiste e dopo la Meloni attacca Mattarella
  5. Via libera dall’avvocato della Corte Ue su cpr Albania. Esulta la Meloni



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