Meloni verso il 2027: legge elettorale, tensioni nel centrodestra e riconferma

Per Giorgia Meloni si apre un ultimo tratto di legislatura carico di incognite. Sul tavolo ci sono la legge elettorale, un complesso dossier economico che intreccia manovra, misure contro il caro carburanti, politica energetica e spese per la difesa, oltre alle tensioni internazionali e alle fibrillazioni interne alla maggioranza. Sullo sfondo resta poi il fattore Roberto Vannacci, destinato a pesare sugli equilibri del centrodestra nei prossimi mesi. Entro la fine dell’anno potrebbe diventare più chiaro se la presidente del Consiglio, dopo aver raggiunto il primato di longevità alla guida di un governo della Repubblica, punterà a completare naturalmente la legislatura oppure ad accelerare verso le urne nella primavera del 2027. L’obiettivo politico, in ogni caso, appare già definito: conquistare un secondo mandato a Palazzo Chigi. Il primo passaggio decisivo è atteso al Senato, dove Fratelli d’Italia punta a chiudere con gli alleati l’intesa sull’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. Il provvedimento dovrà quindi tornare alla Camera per l’approvazione definitiva. Un’eventuale nuova battuta d’arresto provocata dai franchi tiratori, dopo quanto accaduto a luglio, avrebbe conseguenze politiche difficilmente gestibili e potrebbe aprire immediatamente una crisi di governo.

Parallelamente si annuncia complesso il negoziato nella maggioranza sulle misure contro il caro carburanti, da costruire insieme agli interventi finanziabili attraverso i circa 14 miliardi di flessibilità europea. Il quadro sarà completato dalla prossima legge di bilancio e dagli investimenti nella difesa sostenuti attraverso i prestiti del programma Safe. Un elemento determinante sarà inoltre la possibile uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo, sulla quale peserà l’aggiornamento dei dati di finanza pubblica dell’Istat previsto per il 22 settembre. Pochi giorni dopo arriverà anche un primo test politico, seppure circoscritto, nei rapporti tra il centrodestra e Vannacci. Alle elezioni suppletive di Reggio Calabria si confronteranno Domenico Giannetta, appena passato da Forza Italia a Futuro Nazionale, e Fabio Roscioli, tesoriere azzurro e figura vicina a Marina Berlusconi. Il risultato potrebbe avere riflessi soprattutto sugli equilibri interni a Forza Italia, dove la leadership di Antonio Tajani convive da mesi con una richiesta di rinnovamento sostenuta dagli esponenti più vicini alla famiglia Berlusconi. Ancora più evidenti sono le tensioni nella Lega, dove l’area settentrionale del partito continua a esercitare pressione su Matteo Salvini per ottenere una gestione maggiormente collegiale. Si tratta di dinamiche che Palazzo Chigi osserva con particolare attenzione, anche in vista di un 2027 segnato da importanti elezioni amministrative. Tra le città chiamate al voto figurano Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo e Bologna. Qualora maturasse l’ipotesi di elezioni politiche anticipate, non sarebbe esclusa la possibilità di concentrare le consultazioni in un unico election day primaverile.

L’ipotesi di anticipare il voto sarebbe sul tavolo già dalle settimane successive alla sconfitta nel referendum sulla giustizia. La posta in gioco, tuttavia, va oltre la prossima legislatura. Il Parlamento eletto nel 2027 sarà infatti chiamato, nel 2029, a partecipare alla scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Rispetto al 2022, quando Meloni si presentava come una figura politica chiamata a sovvertire i pronostici, gli equilibri sono profondamente cambiati. Oggi la premier può contare su una posizione di forza dentro la coalizione, che diverrebbe ancora più solida in caso di una nuova vittoria del centrodestra. Anche per questo, tra gli avversari politici continua a circolare l’ipotesi che nel lungo periodo l’obiettivo possa diventare il Quirinale. Nel 2027 Meloni compirà infatti i 50 anni richiesti dalla Costituzione per poter essere eletta presidente della Repubblica. Più in generale, resta evidente l’ambizione politica di arrivare, prima o poi, all’elezione di un Capo dello Stato espressione della destra, rompendo un ulteriore tabù della storia repubblicana.

Legge elettorale, maggioranza al bivio tra preferenze e ballottaggio

La riforma della legge elettorale si prepara a diventare il primo vero banco di prova per la maggioranza alla ripresa dei lavori parlamentari. Al Senato, dove il confronto entrerà nel vivo già dai primi giorni di settembre, i partiti del centrodestra sono chiamati a definire gli ultimi nodi del testo, mentre le opposizioni si preparano a una battaglia parlamentare a colpi di emendamenti. Il passaggio decisivo è fissato per il 1° settembre, con la scadenza del termine per la presentazione delle proposte di modifica e, in serata, le repliche del relatore Andrea De Priamo e della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati. Entro quella data dovranno essere formalizzate le modifiche sulle quali la maggioranza ha lavorato nelle ultime settimane.

Un’intesa di massima era già stata raggiunta prima della pausa estiva sull’introduzione delle preferenze, riprendendo in parte il modello dell’emendamento bocciato alla Camera con voto segreto. Questa volta, però, la proposta dovrebbe essere sottoscritta da tutte le forze della coalizione. L’ipotesi prevede tre preferenze da esprimere scegliendo tra sei candidati, con il mantenimento dei capilista bloccati. Resta invece ancora da definire nel dettaglio il meccanismo relativo all’alternanza di genere, che dovrebbe comunque essere inserito nella riforma.

Il confronto interno al centrodestra non si esaurisce però alle preferenze. Gli sherpa della coalizione sono al lavoro anche su altre possibili correzioni, a partire dalla norma sui piccoli partiti. Il testo approvato alla Camera prevede infatti che, salvo il miglior perdente della coalizione, non concorrano alla cifra elettorale nazionale i voti delle liste che non raggiungono almeno il 3%. Una disposizione che potrebbe essere rivista nel nuovo passaggio parlamentare. L’altro nodo è il possibile ritorno del ballottaggio. Il secondo turno era previsto nella prima versione della riforma, ma è stato successivamente eliminato dal cosiddetto Bignami 2, che assegna il premio di maggioranza soltanto alle coalizioni capaci di superare il 42% dei voti. Con un quadro politico in evoluzione e la crescita nei sondaggi di Futuro Nazionale, nel centrodestra è aumentata l’attenzione sul rischio che nessuna coalizione raggiunga quella soglia, aprendo così la strada a una distribuzione dei seggi sostanzialmente proporzionale.

Tra i sostenitori del secondo turno figura il senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, che ha evidenziato il rischio di una situazione di stallo in assenza di un meccanismo capace di garantire una maggioranza. La sua proposta prevede un ballottaggio qualora nessuna coalizione superi il 48% e almeno due schieramenti raggiungano il 38%, senza possibilità di nuovi apparentamenti tra il primo e il secondo turno. All’interno di Fratelli d’Italia la questione resta oggetto di valutazione, ma al momento la reintroduzione del ballottaggio non appare tra le ipotesi più probabili. Senza un accordo complessivo nella coalizione, risulta inoltre difficile immaginare iniziative autonome dei singoli parlamentari su un tema così delicato. Il calendario parlamentare, intanto, lascia margini molto stretti. La scadenza degli emendamenti in Commissione coincide infatti con quella prevista per l’Aula, dove il testo arriverà il 9 settembre per poi approdare al voto finale il 15 settembre. Una scelta che le opposizioni interpretano come il segnale delle tensioni interne alla maggioranza e del tentativo di tenere compatta la coalizione lungo tutto l’iter.

Il centrosinistra prepara nel frattempo una forte opposizione parlamentare. Dai gruppi di minoranza potrebbero arrivare circa mille emendamenti, accompagnati da un pacchetto unitario di modifiche. Tra le principali richieste figurano l’introduzione di collegi o preferenze in alternativa alle liste bloccate e l’eliminazione dell’obbligo di indicazione del candidato premier, tema che ha riaperto anche nel campo progressista il confronto sull’opportunità delle primarie.

Schlein congela le primarie e rilancia il programma del campo largo

La ripartenza politica di Elly Schlein passa dalla scelta di mettere in secondo piano il confronto sulle primarie e riportare l’attenzione sui contenuti. Alla Festa dell’Unità di Rivalta sul Mincio, nella prima uscita pubblica dopo la pausa estiva, la segretaria del Partito democratico ha respinto l’idea che il futuro del campo progressista debba ruotare attorno alla competizione per la leadership, giudicando il dibattito ormai inutile e dannoso. La linea indicata è quella di concentrare il confronto sulla maggioranza e sui problemi economici e sociali. Schlein ha insistito in particolare sulle divisioni nel centrodestra in materia di extraprofitti, sottolineando le differenti posizioni espresse da Matteo Salvini e Antonio Tajani, mentre il costo dei carburanti continua a pesare sulle famiglie e sulle imprese. L’obiettivo della segretaria dem è spostare il confronto politico sui bisogni concreti e sull’agenda programmatica dell’opposizione. In questa cornice ha rilanciato la richiesta al governo di intervenire sugli extraprofitti delle società energetiche, chiedendo alla premier Giorgia Meloni di adottare una linea più incisiva. Sempre maggiore spazio occupa inoltre il tema della transizione ecologica, che Schlein intende trasformare in uno dei pilastri del programma progressista. Particolare attenzione viene riservata alle energie rinnovabili, anche attraverso il tavolo permanente recentemente avviato con circa 120 scienziati ed esperti di energia, che avevano sollecitato un maggiore impegno delle forze di centrosinistra.

Il capitolo delle primarie, tuttavia, continua a inseguire la segretaria lungo il percorso delle Feste dell’Unità che culminerà a Reggio Emilia il 13 settembre. Schlein cerca invece di spostare il confronto sulla legge elettorale, annunciando una forte opposizione al premio di maggioranza previsto dalla riforma, considerato eccessivo e interpretato come un tentativo di riproporre indirettamente il progetto del premierato. Sul futuro del campo largo, la linea resta quella di costruire l’alleanza sulla base di un programma condiviso e non semplicemente in funzione anti-governativa. Una posizione sostenuta anche dal co-leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, favorevole a privilegiare i contenuti rispetto alla discussione sulla leadership. All’interno e all’esterno del Pd, però, il confronto sulle primarie resta aperto. Vincenzo De Luca considera il rischio di una lunga fase di tensione interna e propone una soluzione più semplice: affidare la guida della coalizione alla forza politica capace di ottenere più voti. Di segno opposto la posizione del deputato dem Marco Furfaro, che difende le primarie come possibile strumento di partecipazione e mobilitazione politica. Schlein, dal canto suo, evita di alimentare direttamente il confronto con Giuseppe Conte. Negli ultimi giorni non risultano contatti tra i due leader, anche se la segretaria dem continua a mantenere rapporti con le altre forze progressiste. Sul piano politico la sfida resta quindi formalmente congelata, ma il calendario delle Feste rischia di trasformarsi progressivamente in un confronto a distanza tra Pd e Movimento 5 Stelle.

A Genova, Schlein sarà presente il primo settembre insieme a Francesco Boccia, mentre pochi giorni dopo dovrebbe essere la volta di Conte con Andrea Orlando. Nel mezzo si colloca Silvia Salis, sempre più frequentemente indicata tra i possibili nomi di una terza candidatura alla guida del campo progressista. A Bologna, Conte è atteso il 5 settembre e Schlein il 20, mentre il centrosinistra locale guarda anche alla possibile riconferma di Matteo Lepore.

Il passaggio più simbolico resta però quello di Reggio Emilia. Un anno fa, proprio da quel palco, Conte e Schlein avevano entrambi insistito sulla necessità dell’unità del fronte progressista. Dodici mesi dopo, quello stesso obiettivo rimane centrale, ma si accompagna a una domanda destinata a pesare sempre di più: chi sarà chiamato a guidare la coalizione alle prossime elezioni.

Futuro Nazionale cresce ancora: Vannacci supera Forza Italia nei sondaggi

I sondaggi continuano a premiare Futuro Nazionale e rafforzano il peso politico di Roberto Vannacci nel centrodestra. Secondo l’ultima rilevazione di BiDiMedia, il partito dell’ex generale raggiungerebbe infatti l’8%, superando Forza Italia, ferma al 7,3%, e diventando così la seconda forza dell’area dopo Fratelli d’Italia. La rilevazione, realizzata tra il 6 e il 26 agosto, assegna a Futuro Nazionale una crescita di 0,9 punti percentuali, il miglior incremento registrato tra le principali forze politiche. Dopo aver superato la Lega, Vannacci scavalcherebbe dunque anche il partito guidato da Antonio Tajani, modificando ulteriormente gli equilibri interni al centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche. Il dato arriva in una fase già caratterizzata da forti tensioni tra Futuro Nazionale e Forza Italia. A rendere ancora più acceso il confronto è stata la decisione del partito di Vannacci di presentarsi alle elezioni suppletive di Reggio Calabria contro gli azzurri, candidando Domenico Giannetta, passato recentemente da Forza Italia a Futuro Nazionale dopo essere stato capogruppo regionale del partito.

Tajani ha però ridimensionato il peso della rilevazione, sottolineando come altri sondaggi restituiscano scenari differenti e ribadendo di considerare più significativo il consenso espresso nelle urne e il radicamento territoriale di Forza Italia. Il segretario azzurro ha inoltre escluso, almeno allo stato attuale, un possibile ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione di governo, considerando Vannacci una figura collocata all’opposizione e politicamente distante dall’esecutivo. I numeri del sondaggio, tuttavia, alimentano il dibattito all’interno della maggioranza. Secondo BiDiMedia, senza Futuro Nazionale l’attuale coalizione di governo si fermerebbe al 39,2%, al di sotto della soglia del 42% prevista dalla proposta di nuova legge elettorale per ottenere il premio di maggioranza. Il quadro assume ancora maggiore rilievo se confrontato con il 44,7% attribuito al campo largo. Sulla base di questa fotografia, l’eventuale convergenza con Vannacci potrebbe diventare determinante per le possibilità di vittoria del centrodestra alle politiche del 2027.

In questo scenario acquistano peso anche le aperture emerse all’interno di Fratelli d’Italia. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha recentemente prospettato la possibilità di una futura collaborazione con l’ex generale, pur precisando che si trattava di una posizione personale. Anche la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha confermato l’esistenza di una riflessione ancora aperta sul tema. Futuro Nazionale, intanto, interpreta il risultato come la conferma di una crescita ormai strutturale. I parlamentari vicini a Vannacci hanno rivendicato l’aumento dei consensi come risposta a quanti continuano a considerare il movimento politicamente marginale. La progressione nei sondaggi pone così il centrodestra davanti a un nodo destinato a diventare sempre più rilevante: capire se Futuro Nazionale resterà un concorrente esterno alla coalizione oppure potrà trasformarsi, in vista del 2027, in un interlocutore necessario per costruire una nuova maggioranza elettorale.

Di Battista ricoverato a Cuba, solidarietà bipartisan e messaggi di vicinanza

Alessandro Di Battista è ricoverato in un ospedale dell’Avana dopo un malore che ha destato forte preoccupazione. L’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha fatto sapere attraverso i social di essere determinato a rientrare presto in Italia, rispondendo ai numerosi messaggi di incoraggiamento ricevuti nelle ultime ore. Tra i contatti più significativi c’è stato quello con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha telefonato a Di Battista per esprimergli la propria solidarietà. Secondo quanto riferito da fonti della Farnesina, l’ex parlamentare è apparso combattivo e con il morale saldo nonostante la complessità della situazione. Tajani ha assicurato il sostegno del governo, ribadendo che verrà garantita a Di Battista tutta l’assistenza necessaria, come previsto per ogni cittadino italiano che si trovi in condizioni analoghe all’estero. Nel corso della telefonata si è parlato anche di Cuba, dove Di Battista si trovava impegnato nei suoi reportage: l’ex deputato avrebbe illustrato al ministro le difficoltà vissute dalla popolazione dell’isola e la necessità di rafforzare gli aiuti al Paese.

Il colloquio si è chiuso in un clima di cordialità, con l’auspicio di un rapido ritorno in Italia e con la sottolineatura, da parte di Tajani, dell’importanza della solidarietà tra italiani anche al di là delle differenze politiche. Nel frattempo, sui social sono arrivati numerosi messaggi di vicinanza. Di Battista ha risposto a diversi utenti, confermando la volontà di impegnarsi per recuperare al più presto. Tra gli incoraggiamenti anche quello di Ilaria Loquenzi, in passato nello staff del Movimento 5 Stelle, e del pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, che gli ha manifestato pubblicamente il proprio sostegno. Alle parole di Sorbillo, Di Battista ha risposto facendo capire di apprezzare particolarmente la vicinanza ricevuta e assicurando di voler tornare presto a incontrarlo. Il ristoratore ha quindi rilanciato l’idea di festeggiare la guarigione con un grande momento conviviale a Napoli, sottolineando quanto la notizia del ricovero avesse suscitato apprensione.

Alla Camera

L’Assemblea della Camera e le relative Commissioni torneranno a riunirsi la prossima settimana.

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi oggi alle ore 18.00 per la comunicazione della presentazione di disegno di legge di conversione di decreto-legge.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sui ddl sulla legge elettorale.

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