La Meloni non parla del voto in Usa e punta alla riunione dei Volenterosi

L’esito del voto negli Stati Uniti era atteso, ma la nettezza con cui alla fine i democratici si affermano, quella no, non era stata messa in conto: è quanto filtra da Palazzo Chigi all’indomani delle elezioni di midterm che hanno sancito la sonora sconfitta di Donald Trump. Giorgia Meloni preferisce non commentare il risultato quando partecipa all'Altare della Patria alla cerimonia della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate. “Di America parliamo in un altro momento”, spiega la presidente del Consiglio dribblando il tema. Mood confermato per tutta la giornata, tra video postati sui social per celebrare il rinnovo della carta “Dedicata a te”, dichiarazioni di soddisfazione per la rinuncia della Svizzera a chiedere il rimborso delle spese mediche dei feriti italiani della tragedia di Crans-Montana, per l'intesa raggiunta sul dossier Electrolux, per l'approvazione definitiva del ddl ColtivaItalia, e incontri a palazzo Chigi con i vertici del colosso indiano Tata Motors che ha acquisito Iveco Group.

A spiegare la posizione del governo è quindi il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Noi rispettiamo sempre e comunque la volontà del popolo americano. Gli Stati Uniti sono la più importante e grande democrazia del mondo e ogni scelta che viene fatta deve essere rispettata, per cui il rapporto non cambia”. La linea diplomatica viene però arricchita, in un colloquio col Messaggero, da alcune considerazioni come “mai stati trumpiani”, “Meloni non è una Maga” e il voto negli Usa “non ha mai condizionato gli equilibri in Italia”. Per l’altro vicepremier Matteo Salvini, invece, “la speranza è che questa sonora sconfitta” dei repubblicani “venga colta come uno stop all'interventismo in giro per il mondo e come un'accelerazione verso la fine dei due conflitti” in Iran e Ucraina.

Su quest’ultimo tema, tuttavia, va registrato il possibile via libera a stretto giro da parte dell’Italia al 13° pacchetto di sostegni a Kiev. L’invio di aiuti sarà il primo e unico del 2026 ma temporalmente dovrebbe arrivare proprio a ridosso della nuova riunione della Coalizione dei Volenterosi convocata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz per giovedì 19 novembre. L’appuntamento ancora non figura nell’agenda ufficiale di Meloni che già in passato ha deciso di partecipare da remoto a questo tipo di vertici. Non è escluso però che tra due settimane, magari anche in virtù del fresco ok al pacchetto aiuti, la premier possa recarsi in presenza a Berlino nonostante i dubbi sulle mosse di Germania, Francia e Regno Unito e di quel formato E3 duramente criticato nelle ultime settimane.

Dopo la sconfitta di Trump le opposizioni attaccano duramente il governo

A tener banco, nella giornata post voto americano, è la polemica sui Maga: “Mai stati trumpiani” assicura il vicepremier azzurro Antonio Tajani, “Neanche Meloni è una Maga” e “ha detto tante volte di no a Trump”. Apriti cielo. “Si vergognano del loro passato” attacca Avs con Angelo Bonelli, “Tajani è il ministro degli Esteri che si è fatto fotografare con il cappellino Maga in mano”. L'istantanea della prima riunione del Board of peace diventa il cavallo di battaglia delle opposizioni, che accusano il governo Meloni di “sudditanza alle politiche di Trump” e di “non avere decenza” ora nel dissociarsene. Il leader azzurro diventa facile bersaglio del centrosinistra: “Un abile illusionista”, autore della “battuta del giorno”, secondo Piero De Luca del Pd. “Magari ora verranno a dirci che non hanno mai proposto il Nobel per la pace a Trump”, rincara la dose il pentastellato Riccardo Ricciardi.

Sì, perché il vero obiettivo delle critiche del campo largo è la premier e la sua politica estera di “sudditanza” al tycoon. La strategia delle opposizioni è associare la sconfitta di Trump a quella futura della leader di FdI e trarre spinta dalla vittoria dei democratici oltreoceano per rilanciare l'unità del fronte progressista e, dunque, l'alternativa al governo. Lo dice chiaramente Elly Schlein, che da un lato promette la sconfitta di “queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita” e dall'altro sottolinea “il grande protagonismo delle donne nella clamorosa sconfitta di Trump”. Pure Giuseppe Conte parla dell'urgenza di” voltare immediatamente pagina” ed esorta: “Possiamo davvero cambiare le cose” anche in Italia. Matteo Renzi, invece, cita Barak Obama: “Non c'è divisione interna al centrosinistra che non valga la pena di essere superata. Nel 2027 ci presentiamo uniti e sconfiggiamo Meloni”.

La manovra agita le regioni. FI tira in ballo il Mef, trovi le coperture

Resta alta la tensione anche su pensioni e scuola. A chiedere di riscrivere la manovra non sono soltanto le opposizioni: alla porta di Palazzo Chigi bussano governatori, sindaci e alleati. Le Regioni, all'unanimità e senza distinzioni di colore, avvertono che i fondi per la sanità “sono insufficienti”. “Le risorse non sono infinite”, taglia corto il capogruppo di FdI Lucio Malan, negando che si tratti di tagli. Al fuoco incrociato però si aggiunge la pressione di FI, che questa volta non si accontenta di rivendicare le proprie priorità e, a porte chiuse, chiama direttamente in causa il Tesoro. Il messaggio a Giancarlo Giorgetti è netto: “La legge di bilancio andrebbe migliorata” e “anche il Mef deve fare la sua parte” per trovare le coperture. Il verdetto della Conferenza delle Regioni sul sistema sanitario da tutelare non lascia margini d'interpretazione.

Il governatore dell'E-R, il dem Michele De Pascale, arriva persino a evocare un ricorso alla Corte costituzionale. Ma il malcontento attraversa gli schieramenti, coinvolgendo anche Marche e Abruzzo, a trazione meloniana con Francesco Acquaroli e Marco Marsilio. Per i territori si profila uno “scenario a debito”, è la sintesi della protesta bipartisan offerta dal presidente della Conferenza, il leghista Massimiliano Fedriga, impegnato ad avvertire che “la salute è un diritto inviolabile”. Il coro trasversale stride con la lettura del ministro Orazio Schillaci, impegnato alla Camera a rivendicare un Fondo sanitario da record, con 146 miliardi nel 2027. Ma anche i Comuni, per bocca del presidente dell'Anci Gaetano Manfredi, presentano il conto nei confronti di una manovra “restrittiva”, rischiarata appena da qualche “piccola fiammella” di risorse: servono correttivi dalla scuola all'energia.

Al Mef, però, i margini continuano a indicare la cifra di 26 miliardi. Il ministro Giuseppe Valditara, dopo l'iniziale sorpresa, annuncia di essere al lavoro per cancellare “i tagli” al personale scolastico. Se qualcosa va corretto, prova a smorzare i toni il collega di governo Luca Ciriani, “il Parlamento e le Commissioni esistono per questo”. Ma è nei rapporti tra alleati che la trattativa è di ora in ora più serrata. Nel quartier generale di San Lorenzo in Lucina, FI mette il dito nella piaga delle coperture. La manovra “andrebbe migliorata”, è la valutazione maturata anche dopo il confronto con Confsal, ma servono risorse “adeguate”.

La richiesta al Tesoro tradisce più di un'insofferenza per il protagonismo di Matteo Salvini, soprattutto sul superamento della Fornero, e lascia affiorare anche un pizzico di “malumore” nei confronti di Giorgetti. Antonio Tajani mette in fila le priorità e chiede “scelte concrete”: rivalutazione delle pensioni, stop ai tagli alla scuola e 48 milioni da reperire nella Difesa per la previdenza delle forze dell'ordine, un dossier caro al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ha già mobilitato i tecnici del Viminale. E tra gli azzurri non viene escluso un emendamento soppressivo anche sulla exit tax, vista come una patrimoniale sotto false spoglie. Intanto la manovra è arrivata alla Camera per la prima lettura; da lunedì al via le audizioni anche se per ora ancora non ci sono i relatori.

È resa dei conti nella Lega, pronta la sfiducia al capogruppo al Senato Romero

La Lega mostra i muscoli. Pronta a dare battaglia sulla Manovra e puntando su una netta discontinuità rispetto alle critiche mosse dai “nordisti” per tutta l'estate. Va in questa direzione la sfiducia del capogruppo a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo, chiesta con una raccolta firme. “Decideranno i senatori”, aveva detto Matteo Salvini e la maggior parte di loro l'ha fatto. Quasi tutti i 29 leghisti al Senato hanno firmato (con l'esclusione ovvia di Romeo, Salvini e qualche assente) per chiedere un passo indietro a Romeo che, insieme al governatore lombardo Attilio Fontana, più si è esposto nel denunciare il calo di consensi e una leadership troppo ristretta. Nessuna sorpresa per Romeo. La mossa era nell'aria, ora è realtà. L'intento è di spingerlo a dimettersi prima, per non arrivare a un'assemblea di gruppo da sfiduciato.

Romeo risponde picche all’offerta, pronto a resistere. E per tutto il pomeriggio si è alternato tra il lavoro in commissione e l'Aula, qui spesso in solitaria e a debita distanza da un paio di papabili successori (in pole, tra gli altri ci sarebbero anche Marco Dreosto e Andrea Paganella). Del resto su Romeo pesa anche l'endorsement dato a Massimo Garavaglia nella sfida a Salvini come segretario. Dieci giorni fa, al congresso straordinario, l'ex ministro e amico di Giancarlo Giorgetti ha raccolto il 24% dei voti certificando la nascita di una minoranza, ricevendo però l'invito di Salvini a entrare nella nuova squadra. Perciò ora Garavaglia mastica amaro.

“Prendo atto con rammarico della raccolta firme. Evidentemente non c'è la volontà di unire come mi sembrava fosse emerso dal Congresso, ma di spaccare tutto e allargare il divario di posizioni”. A questo punto per Garavaglia, che non ha firmato contro Romeo, si potrebbe fare più difficile un ingresso nella segreteria politica, tant'è che sul futuro dice “A me basta questo” e aggiunge di non aver sentito nessuno fino ad ora. Non essendoci un quorum definito dal regolamento del Senato sulla sfiducia al capogruppo, la palla passa ora al partito. Dovrebbe quindi esserci un'assemblea di gruppo per discuterne e votare. La decisione potrebbe essere ratificata al Consiglio federale convocato domani a Milano. Sul tavolo potrebbe esserci l'identikit dei 9 nuovi segretari politici che affiancheranno Salvini.

Alla Camera

Dopo che ieri è stato approvato definitivamente il DL sui carburanti e le attività energetiche strategiche, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per confrontarsi sul DL sul costo dei carburanti e il bollo auto e sulla pdl per il contrasto all'antisemitismo. Discuterà sulle mozioni sul superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Ue e sulle mozioni sulle mozioni sulla tutela dell’operato della Corte penale internazionale.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali, con la Trasporti, si confronterà sullo schema di Dlgs sul regolamento sulla ciberresilienza. La Difesa proseguirà l’indagine conoscitiva sulle tecnologie quantistiche nel settore della difesa e della sicurezza svolgendo audizioni. La Cultura svolgerà audizioni sul ddl sulla riorganizzazione del Consiglio universitario nazionale. La Ambiente esaminerà il DL sull’ambiente e sulle bonifiche La Trasporti inizierà l’esame dello schema di Dlgs sul nuovo codice della strada. Tutte le altre Commissioni riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.

Al Senato

Dopo che ieri ha approvato definitivamente il ddl per il consolidamento e sviluppo del settore agricolo, il ddl sul cinema e in prima lettura il ddl sui diritti delle persone con disabilità, l’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per svolgere le interrogazioni e alle 15.00 le interrogazioni a risposta immediata.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà audizioni sul ddl sulla trasparenza dei programmi elettorali e alcune sul ddl sull’istituzione dello scudo democratico. La Giustizia svolgerà audizioni ed esaminerà i ddl sulla disciplina del condominio. Si confronterà sul ddl sulle professioni pedagogiche ed educative e sul ddl per il rilascio degli immobili. Dibatterà sul ddl sull’allontanamento del minore e sul ddl sulla legittima difesa. La Ambiente, con la Industria, proseguirà la discussione sullo schema di Dlgs sulle tecnologie a zero emissioni nette. La Affari Sociali svolgerà audizioni ed esaminerà il ddl sui caregiver. Proseguirà la discussione dei ddl sul potenziamento dei servizi sanitari in ambito reumatologico e dei ddl sulle persone che assistono. Tutte le altre Commissioni riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.

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