Mattarella: i valori olimpici ispirino relazioni tra Paesi
Sembra emozionato Sergio Mattarella quando incontra gli atleti al Villaggio Olimpico. Ad accoglierlo ci sono Beppe Sala e Attilio Fontana e poi Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, e Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina. Il Capo dello Stato, come prima cosa, appone la sua firma sul “Murale della tregua”, poi si rivolge a chi sta per affrontare un'Olimpiade: “Siate consapevoli di quanto state per fare”, dice, volendo da subito sottolineare “il valore dello sport, che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità”. “Prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza; un successo autentico, importante. Presumo anche che non siate appagati da questo e che affronterete le competizioni con l’intenzione di avere altri risultati, altri successi. Ma non va mai dimenticato che la partecipazione è il primo importante traguardo e risultato”.
Mattarella, però, è da sempre il “primo tifoso” degli azzurri in gara e allora ricorda agli atleti che “la prima competizione è con sé stesse e con sé stessi, con i propri limiti, per superarsi, per migliorarsi”, per poi ammettere: “Ci auguriamo che siano tante le medaglie, naturalmente”. Gli atleti regalano quindi al presidente della Repubblica una giacca ufficiale della nazionale azzurra. Lui la indossa subito, poi scherza: “Sono leggermente fuori età per le Olimpiadi, e per il vero anche da giovane non sarei mai stato selezionato, vi assicuro”. Come già a Parigi, poi, il Capo dello Stato pranza con i ragazzi alla mensa del Villaggio Olimpico. Tra una lasagna zucca e formaggio, il pesce spada alla griglia con verdure al vapore e una fetta di torta di mele sorride e ascolta i racconti degli azzurri dello short track Arianna Fontana e Pietro Sighel. La serata del Presidente è invece dedicata all'accoglienza dei Capi di Stato.
In mattinata sono atterrati a Malpensa il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Ci sono anche, tra gli altri, il vicepremier cinese He Lifeng, il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, la Ministra dello Sport francese Marie Barsacq, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, il principe Al Hussien di Giordania, la principessa Anna di Gran Bretagna, il principe Alberto II di Monaco, il Re dei Paesi Bassi Willem Alexander, il presidente della Polonia Karol Nawrocki, l'Emiro del Qatar Al Thani e Annalena Baerbock (Onu).
Oggi arriverà a Milano anche Giorgia Meloni, che incontrerà prima il presidente della Repubblica polacca Karol Nawrocki e poi, alle 13 in prefettura, lo stesso JD Vance. In serata la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina allo Stadio Giuseppe Meazza di San Siro. Il messaggio che Mattarella consegna ai grandi del mondo, ancora una volta, è chiaro: il suo “auspicio” è che “i valori olimpici divengano ispirazione concreta nella vita internazionale e vengano praticati e non soltanto ammirati”. L’Assemblea Generale dell’Onu, approvando la Tregua Olimpica, ricorda, “ha esortato i Paesi membri a cooperare con il CIO e con il Comitato Internazionale Paralimpico per promuovere la pace e la comprensione umana, il dialogo, la tolleranza, la riconciliazione. È questo il significato del motto olimpico: “Citius, altius, fortius, communiter”, più veloce, più in alto, più forte, insieme.
Il Governo vara il pacchetto sicurezza. Esultano Meloni e Salvini
Uno Stato che “non si gira dall’altra parte”, difende “chi ci difende” e restituisce “sicurezza e libertà ai cittadini”. Giorgia Meloni rivendica, dopo due ore di Cdm, il nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. “Non misure spot”, assicura la premier, ma “un ulteriore tassello” della strategia dell'esecutivo, convinta che serva “un approccio più duro” sulla sicurezza, che si rende necessario anche perché finora “un certo doppiopesismo della magistratura” ha reso “difficile” difendere i cittadini. Si dice “indignata” la premier, che preferisce l'intervista tv su Rete4 alla conferenza stampa a Palazzo Chigi dove manda i suoi Ministri, per la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino: “Non ragazzini che vogliono fare un po' casino” ma persone “organizzate” che “agiscono contro lo Stato”. Difende l'intero pacchetto, spiega, come ha chiesto di fare anche al resto del Governo in Cdm, assicurando che non c'è alcuno “scudo penale”. Semmai quello ce l'hanno avuto finora “i centri sociali” perché “scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente”.
Da ora in poi invece, “non c'è più obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso”. Semplice. Di immigrazione, parte iniziale del pacchetto, ci si occuperà la prossima settimana (mentre entro “due settimane” arriverà il tanto atteso decreto bollette), con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge per contrastare l'immigrazione illegale che conterrà anche il blocco navale. Meloni spiega che intanto con il decreto-legge è stata cancellata una “cosa surreale”, cioè “l'automatismo” che prevedeva fino a oggi che se un immigrato “fa ricorso” sull'espulsione gli si deve “anche pagare l'avvocato” indipendentemente “dalla sua condizione economica”. È stato “abolito” perché “non esiste che un immigrato abbia addirittura più diritti di un italiano”. Col pacchetto sicurezza, sintetizza poco prima Carlo Nordio in conferenza stampa “cerchiamo, con un'attività di prevenzione, di evitare” che “si ripetano” i “tristi momenti” delle Brigate rosse.
E non si introducono norme “liberticide” garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni. “C'è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste sottolineature ma il testo del fermo preventivo è sempre stato così”, insiste Piantedosi, puntualizzando: “Conosciamo un minimo di diritto anche noi...”. Anche Matteo Salvini, che ringrazia “Mattarella”, precisa che nel testo “non è cambiato nulla”. In Cdm parlano a lungo il titolare dell'Interno e il Ministro della Giustizia, che si dilunga a spiegare ai colleghi proprio lo “scudo penale”, esortando a non chiamarlo così perché tale non è, chiarisce poi anche ai cronisti, perché varrà per tutti (e fa l'esempio dei medici) e “non dà impunità”. Spiega anche l'utilità del registro alternativo a quello degli indagati altrimenti “il pm potrebbe fare accertamenti a vita”.
Tra le novità del decreto le norme anti-maranza con la stretta sui coltelli e le multe a genitori ed esercenti, la stabilizzazione delle zone rosse con la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città, pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che torna procedibile d'ufficio. C'è il divieto di partecipare a manifestazioni per i condannati per terrorismo o lesioni agli agenti, e sanzioni pesanti per i cortei non autorizzati o che deviano dal percorso. Non c'è la cauzione che la Lega auspicava e che, avverte Salvini, il suo partito “porterà in Parlamento”. Ma con le multe (fino anche a 20mila euro), è sicuro Piantedosi, “già si anticipa il concetto di responsabilizzare” chi organizza i cortei. Il vaglio del pacchetto richiede più di un'ora. Le misure vengono illustrate nel dettaglio, diversi Ministri, raccontano, chiedono spiegazioni, ad esempio sulla differenza fra Daspo e fermo poi arriva l’approvazione e la soddisfazione di tutto il Governo.
Le opposizioni attaccano sul pacchetto sicurezza e Nordio che evoca le BR
Opposizioni all'attacco, con qualche distinguo, del nuovo pacchetto sicurezza varato dal governo. Critiche pesanti verso Carlo Nordio che parla di misure per evitare il ritorno ai tempi delle Brigate rosse. Il decreto è un nuovo provvedimento di “propaganda e paura”, accusa il Pd mentre per +Europa si tratta di “un salto di qualità illiberale” del Governo. Ma c'è anche chi, come il leader M5S Giuseppe Conte, rimarca, tra le critiche, anche una nota positiva: la stretta su ladri e borseggiatori. “Apprendiamo da Giorgia Meloni che dopo anni a dire no alle proposte del M5S per colpire ladri e borseggiatori con la procedibilità d'ufficio senza querela, ora al Governo si sono svegliati dal lungo sonno per inserire in un provvedimento quel che hanno sempre respinto in Parlamento. Buongiorno”. Per il resto il presidente pentastellato si concentra in particolare sull'inefficacia delle misure varate: “Cercasi vere misure per la sicurezza nelle strade delle nostre città” mentre mancano investimenti per “aumentare gli agenti, i presidi e i controlli nelle strade”, un punto, questo, sul quale tutta l'opposizione concorda.
“La destra”, sottolinea il capogruppo Dem in Senato Francesco Boccia, “continua a confondere la forza dello Stato con l'ostentazione della repressione. La sicurezza si costruisce con investimenti, organici adeguati, formazione, prevenzione, presidio del territorio e rispetto pieno delle libertà costituzionali”. “Grave e irresponsabile è poi l'uso delle parole. Evocare le Brigate Rosse come ha fatto il Ministro Nordio non è solo una forzatura storica, è un errore politico profondo”: “È da irresponsabili evocare il ritorno delle BR. Il Governo lavora per alzare la tensione sociale nel Paese”, accusa da Avs Angelo Bonelli. “Questo Governo ha prodotto tre decreti sicurezza: 48 nuovi reati, 57 aggravanti e oltre 410 anni di carcere. Eppure, i dati del Ministero dell'Interno dicono che la microcriminalità è aumentata. L'insicurezza è reale e si combatte potenziando le forze dell'ordine, garantendo stipendi dignitosi agli agenti e rafforzando investigazione e prevenzione, non con la propaganda penale”. Per +Europa con il segretario Riccardo Magi le nuove norme rappresentano un “salto di qualità nella visione scellerata che questo Governo ha dei concetti di giustizia e sicurezza, ma anche di Stato nel suo rapporto con il potere, con i cittadini e con i diritti individuali”.
In Cdm arriva il via libera al nuovo decreto sul ponte
Via libera del Cdm al decreto per il Ponte, pensato per superare i rilievi della Corte dei Conti sull'opera che dovrebbe collegare Calabria e Sicilia, sotto la regia del Mit. Non ci sono paletti alla magistratura contabile, scartata l'ipotesi di un Commissario straordinario, il Mit invierà alla Corte dei Conti l'accordo di programma per il controllo di legittimità e, insieme alle altre Amministrazioni coinvolte, curerà gli adempimenti necessari per arrivare a una nuova delibera del Cipess, attraverso l'aggiornamento del piano economico-finanziario dello Stretto di Messina, il parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio (Art) e di quello del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Il ministero s’impegna poi a completare gli adempimenti previsti dalla Direttiva Habitat 92/43/Ce, con due atti distinti: una ricognizione delle valutazioni ambientali da parte del ministero dell'Ambiente e un provvedimento dello stesso Mit sugli effetti dell'opera su salute e sicurezza pubblica. E sempre il dicastero guidato da Matteo Salvini curerà la preparazione della documentazione necessaria al dialogo con la Commissione Ue, finalizzato a verificare la “piena compatibilità” del progetto con le norme Ue.
L'amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Aldo Isi viene nominato Commissario straordinario per le opere ferroviarie a terra in Sicilia e Calabria. “Oggi si è definito ulteriormente l'iter approvativo del Ponte sullo Stretto in conformità ai rilievi della Corte”, sottolinea il Mit. Sulla stessa linea l'amministratore delegato della Stretto di Messina Pietro Ciucci. Il decreto, però, accende subito lo scontro politico: “Con l'approvazione del decreto, Salvini inserisce una norma per evitare che il progetto venga valutato nella sua interezza dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, limitando il parere alla sola relazione della società che ha progettato l'opera. Siamo alle solite furbizie”, attacca il portavoce di Avs Angelo Bonelli. Duro anche il leader M5S Giuseppe Conte secondo il quale “hanno deciso di andare avanti con lo scempio del progetto fallito del Ponte sullo Stretto”.
Vannacci attacca sullo stop alle armi a Kiev
Roberto Vannacci sfida Matteo Salvini. Indirettamente ma andando a colpo sicuro. Il cavallo di Troia scelto è un emendamento di due leghisti a lui molto vicini, Edoardo Ziello e Rossano Sasso, che chiede uno stop immediato alle armi inviate a Kiev, un dietrofront nettissimo sul decreto Ucraina che la prossima settimana affronta l'aula a Montecitorio. “Condivido l'emendamento”, è il messaggio telegrafico dell'ex generale che martedì scorso ha lasciato la Lega. Nello strappo, ha perso i galloni da vicesegretario ma non rinuncia al seggio nel Parlamento Ue. Anzi, se lo tiene stretto: “Non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei!”, insiste sui social. La prima rivalsa di Vannacci è concreta e prevedibile. Punta a colpire quello che è stato a lungo il fianco debole del Carroccio ossia il sostegno all'Ucraina del presidente Zelensky. Sono noti i malumori covati da mesi nel partito, ma poi sempre soffocati al momento del voto di ogni nuova proroga degli aiuti in Parlamento, fino al 15 gennaio scorso quando proprio Ziello e Sasso certificano la distanza e, unici leghisti alla Camera, votano contro la risoluzione di maggioranza, mentre al Senato solo Claudio Borghi non partecipa al voto su un testo per cui la Lega aveva puntato i piedi rispetto agli alleati togliendo l'espressione “aiuti militari” se non nelle premesse.
La mossa di Vannacci non sorprende. A Matteo Salvini e alla Lega imputa di aver tradito proprio sul sostegno a Kiev, “prono alla coalizione” e continuando a dire una cosa e votarne un'altra. La prova del nove è attesa la prossima settimana in Aula. Pesa l'emendamento dei due leghisti ribelli. Diplomaticamente il capogruppo Riccardo Molinari li invita a restare, ma ammette: “Presentare emendamenti contro la linea della maggioranza e del partito non è corretto”. Ai due leghisti, nella firma dell'emendamento, si associa Emanuele Pozzolo, ex meloniano e tra i primi a sostenere Futuro nazionale”. Insieme presentano anche un odg che ribadisce l'interruzione degli aiuti militari, chiedendo al Governo di dirottare quei fondi per le forze dell'ordine in Italia, un'insistenza che alcuni big del Carroccio liquidano come una provocazione che non metterà a rischio né il partito né la coalizione. La Lega, insomma, da quanto filtra dai vertici, confermerà la linea avuta su Kiev finora, tenendo conto dell'attuale situazione del conflitto e della fase negoziale in corso. Ovviamente l'emendamento cadrebbe nel vuoto se il Governo chiedesse il voto di fiducia, scelta che indirettamente aiuterebbe le opposizioni, mentre la non fiducia rischia di evidenziare le divisioni nel centrosinistra. Intanto Vannacci va dritto per la sua strada. Sabato sarà a Chiavari e il 12 febbraio a Brescia, altre tappe del suo tour con il “mondo al contrario”.

