Carburanti, nuovi rincari: il governo valuta misure di contenimento e accelera sulla riforma della rete distributiva
Prosegue il monitoraggio del governo sull’andamento dei prezzi dei carburanti, tornati a crescere nelle ultime settimane in relazione alle tensioni sui mercati internazionali dell’energia e alle incertezze legate agli scenari geopolitici. L’esecutivo conferma la disponibilità a intervenire qualora l’evoluzione dei prezzi dovesse rendere necessario un nuovo provvedimento di sostegno per cittadini e imprese. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito che eventuali nuove misure saranno valutate sulla base dell’andamento del mercato, delle prospettive future e delle risorse disponibili nel bilancio dello Stato. «Se sarà necessario un ulteriore provvedimento lo faremo», ha dichiarato il ministro, sottolineando la necessità di interventi mirati ed efficaci. Anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato il monitoraggio costante della situazione, con particolare attenzione agli effetti delle tensioni internazionali sulle forniture energetiche e sui prezzi finali. Tra le ipotesi allo studio figura il possibile ricorso al meccanismo delle accise mobili, già previsto dalla normativa vigente, che consentirebbe di compensare parte degli aumenti dei prezzi attraverso una riduzione della componente fiscale sui carburanti. La misura, tuttavia, richiede una valutazione preventiva dell’impatto economico e non avrebbe effetti immediati, poiché dipenderebbe dall’evoluzione del prezzo del greggio e dall’incremento delle entrate fiscali collegate all’aumento dell’Iva sui prodotti energetici. L’eventuale intervento sulle accise si inserirebbe in un quadro caratterizzato da precedenti misure di contenimento adottate dal governo negli anni scorsi, che avevano previsto riduzioni temporanee della tassazione sui carburanti con un significativo impatto sulle finanze pubbliche. Per questo motivo, l’esecutivo valuta attentamente la sostenibilità economica di eventuali nuovi interventi, considerando che il settore carburanti ha già richiesto risorse pubbliche per circa 2 miliardi di euro. Tra le alternative considerate vi sono anche misure più selettive rivolte alle fasce maggiormente esposte agli aumenti, attraverso contributi per l’acquisto di carburante o agevolazioni legate alla mobilità, come il sostegno agli abbonamenti per il trasporto pubblico.
Il vicepremier Matteo Salvini ha inoltre avanzato l’ipotesi di interventi specifici a favore dei pendolari, proposta che ha suscitato critiche da parte di alcune associazioni dei consumatori. Secondo i dati disponibili sulla rete nazionale, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service ha registrato nuovi incrementi. Il 22 luglio il prezzo medio della benzina è risultato pari a 1,949 euro al litro, mentre quello del gasolio ha raggiunto 2,124 euro al litro. Sulla rete autostradale i valori medi sono stati rispettivamente di 2,040 euro al litro per la benzina e 2,196 euro al litro per il gasolio. Parallelamente agli interventi di breve periodo, il governo intende procedere con una riforma strutturale della rete di distribuzione dei carburanti attraverso il disegno di legge sulla Concorrenza. Il provvedimento, atteso all’esame del Consiglio dei ministri, prevede una revisione del sistema delle stazioni di servizio con l’obiettivo di ridurre il numero degli impianti meno efficienti e favorire una maggiore qualità dei servizi. La rete italiana conta attualmente oltre 22 mila distributori, un numero superiore rispetto a quello di altri grandi Paesi europei. La riforma punta quindi a favorire processi di aggregazione, chiusura degli impianti obsoleti e investimenti nelle strutture più moderne, anche attraverso incentivi destinati alla riconversione energetica. In particolare, sono previste agevolazioni per sostenere la trasformazione delle stazioni di servizio verso nuovi modelli di mobilità, con investimenti dedicati alla diffusione delle infrastrutture per la ricarica elettrica e dei biocarburanti. Per il periodo 2028-2030 sono stati ipotizzati incentivi pari a 40 milioni di euro annui. L’obiettivo complessivo della riforma è rendere più efficiente la rete distributiva italiana, aumentare la capacità di investimento degli operatori e creare condizioni favorevoli per una maggiore competitività del mercato, con possibili effetti positivi anche sui prezzi finali per gli automobilisti. Sul fronte della finanza pubblica, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha inoltre evidenziato un atteggiamento di prudente ottimismo rispetto alla procedura europea per disavanzo eccessivo, in vista degli aggiornamenti previsti nei prossimi mesi. Le valutazioni potrebbero beneficiare anche delle verifiche in corso sugli effetti del Superbonus sui conti pubblici.
Energia, il governo valuta un nuovo pacchetto da 7 miliardi in autunno: allo studio interventi per famiglie, imprese e transizione verde
Il governo valuta un nuovo intervento sul fronte energetico con risorse fino a 7 miliardi di euro da utilizzare in autunno, prima della prossima legge di bilancio. L’obiettivo è introdurre misure di sostegno per famiglie e imprese alle prese con l’aumento dei costi dell’energia, sfruttando gli spazi di flessibilità previsti dalle nuove regole europee sugli investimenti strategici. Il piano, ancora in fase di definizione, prevede l’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale legata agli investimenti green, che consentirebbe temporaneamente una maggiore capacità di spesa rispetto alla traiettoria di bilancio concordata con Bruxelles. L’attivazione dello strumento richiederebbe un passaggio parlamentare per autorizzare lo scostamento necessario a reperire le risorse. Le misure allo studio dovranno rispettare gli indirizzi della Commissione europea e saranno orientate sia al contenimento dell’impatto del caro energia sia al rafforzamento della sicurezza energetica nazionale. Tra gli interventi valutati rientrano incentivi per favorire la diffusione delle tecnologie a basso impatto ambientale, come l’acquisto di automobili elettriche, l’installazione di impianti fotovoltaici e gli investimenti per migliorare l’efficienza energetica di abitazioni e imprese.
Il possibile nuovo decreto energia si inserisce nel percorso già avviato dall’esecutivo con le misure adottate nei mesi precedenti per ridurre il peso dei costi energetici. Il governo aveva già varato interventi destinati a sostenere consumatori e sistema produttivo, con agevolazioni per contenere gli effetti dell’aumento delle bollette elettriche e del gas e con misure dedicate alla competitività industriale e alla transizione energetica. La nuova iniziativa dovrà tenere conto della necessità di mantenere l’equilibrio dei conti pubblici e del percorso europeo di riduzione del deficit. Per questo motivo l’eventuale ricorso a maggiori risorse sarà collegato a investimenti con un impatto economico e ambientale riconosciuto a livello europeo, evitando interventi strutturali sulla spesa corrente. Una parte significativa delle risorse potrebbe essere destinata alle imprese, in particolare ai settori maggiormente esposti ai consumi energetici, con strumenti finalizzati a ridurre i costi di produzione e favorire la competitività. Parallelamente, sono previste misure rivolte alle famiglie, con l’obiettivo di attenuare l’impatto delle oscillazioni dei prezzi dell’energia. Tra gli interventi compatibili con le linee europee rientrano il potenziamento delle fonti rinnovabili, la diffusione dell’autoconsumo energetico, l’efficientamento degli edifici e il sostegno alla mobilità elettrica. L’obiettivo è accelerare la trasformazione del sistema energetico italiano e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate. Il dossier energia resta quindi centrale nell’agenda dell’esecutivo, impegnato a individuare un equilibrio tra misure immediate contro il caro energia e investimenti capaci di produrre effetti nel medio e lungo periodo. La definizione del pacchetto da 7 miliardi dipenderà dalle decisioni europee sulla flessibilità di bilancio e dalle valutazioni sulle risorse disponibili.
Ue, la Commissione: “Progressi costanti nell’attuazione dell’agenda Draghi sulla competitività europea”
L’Unione europea sta procedendo nell’applicazione delle raccomandazioni contenute nel rapporto sulla competitività europea elaborato da Mario Draghi. A confermarlo è stata la portavoce della Commissione europea Paula Pinho, intervenuta durante il consueto briefing con la stampa dopo l’incontro tra l’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca centrale europea e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Secondo Bruxelles, il percorso avviato per dare seguito alle indicazioni del rapporto Draghi sta registrando “progressi costanti”, in particolare su alcuni ambiti ritenuti strategici per rafforzare la posizione dell’Unione nello scenario economico internazionale. Tra questi figurano la semplificazione normativa, la diversificazione delle relazioni commerciali e il completamento del mercato unico. “Abbiamo fatto progressi sul fronte della semplificazione”, ha spiegato Pinho, ricordando che la Commissione europea ha già presentato diverse proposte per ridurre gli oneri amministrativi a carico di imprese e cittadini, anche se alcune misure devono ancora essere approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Il tema della riduzione della complessità regolatoria rappresenta uno degli elementi centrali del piano europeo per migliorare la competitività delle aziende dell’Unione, soprattutto rispetto ai principali concorrenti globali. La portavoce della Commissione ha inoltre evidenziato i risultati raggiunti nell’ambito della diversificazione commerciale. Bruxelles ha indicato come esempi gli accordi conclusi con diversi partner internazionali, tra cui il Mercosur, l’India e la Svizzera, considerati parte della strategia europea per ampliare le opportunità economiche e ridurre le dipendenze da singoli mercati esterni. Nel confronto tra Draghi e von der Leyen è stata affrontata anche la roadmap denominata “Un’Europa, un mercato”, che punta a coordinare il lavoro delle tre principali istituzioni dell’Unione – Commissione, Parlamento e Consiglio – attraverso un piano comune per rafforzare il mercato unico. Secondo la Commissione, il valore aggiunto dell’iniziativa risiede proprio nell’impegno condiviso delle istituzioni europee a seguire una linea comune nell’attuazione delle misure individuate. Il rapporto Draghi, presentato nel 2024, aveva indicato la necessità di un cambio di passo per l’economia europea, chiamata ad affrontare una fase caratterizzata da una crescita più debole, dalla crescente concorrenza di Stati Uniti e Cina, dal ritardo negli investimenti tecnologici e dalla frammentazione del mercato interno. Tra le proposte principali figuravano un aumento degli investimenti strategici, una maggiore integrazione finanziaria, il sostegno all’industria europea e interventi per contenere i costi energetici. La Commissione europea ha successivamente inserito la competitività tra le priorità della nuova legislatura, utilizzando il rapporto Draghi come riferimento per definire una serie di interventi destinati a rafforzare la capacità produttiva dell’Unione. Nonostante i passi avanti rivendicati da Bruxelles, molte delle misure indicate nel rapporto restano ancora in fase di attuazione e richiederanno ulteriori negoziati tra gli Stati membri e le istituzioni europee. Tra i dossier più complessi figurano il completamento del mercato unico, l’accesso ai capitali per le imprese, lo sviluppo delle tecnologie avanzate e la riduzione dei costi energetici. La Commissione, tuttavia, sostiene che la presenza di una tabella di marcia condivisa rappresenti un elemento decisivo per trasformare le raccomandazioni contenute nel rapporto Draghi in interventi concreti, con obiettivi e tempi definiti.
Giorgetti vede uno spiraglio sul deficit: sulla spesa per la difesa decide il Parlamento
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intravede margini di flessibilità sul fronte dei conti pubblici grazie agli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea, mentre resta aperto il confronto politico sulle modalità di finanziamento degli investimenti nel settore della difesa. La decisione finale, ha chiarito il ministro, spetterà comunque al Parlamento. Al centro del dibattito c’è l’utilizzo del programma europeo Safe (Security Action for Europe), lo strumento comunitario pensato per sostenere gli investimenti nella sicurezza e nella difesa attraverso finanziamenti agli Stati membri. Giorgetti ha sottolineato che si tratta comunque di prestiti e che l’Italia dovrà valutare attentamente la convenienza rispetto alla possibilità di continuare a ricorrere ai tradizionali strumenti di finanziamento sul mercato, attraverso le emissioni di titoli di Stato. Secondo il ministro, la maggiore credibilità finanziaria raggiunta dall’Italia consente oggi al Tesoro di collocare Btp senza particolari difficoltà, rendendo necessario un confronto tra costi, condizioni e vantaggi delle diverse opzioni disponibili prima di assumere una decisione definitiva. Giorgetti ha inoltre voluto chiarire uno dei punti più discussi nel dibattito pubblico: l’aumento delle spese militari non comporterà una riduzione delle risorse destinate a sanità, istruzione o altri servizi essenziali. La linea del governo è che gli investimenti aggiuntivi nella difesa possano essere sostenuti attraverso la flessibilità prevista dalle nuove regole europee di bilancio, senza compromettere gli altri capitoli di spesa. Il ministro ha ricordato che l’Italia è tra i Paesi europei che stanno rispettando il nuovo Patto di stabilità e crescita e che proprio il percorso concordato con Bruxelles potrebbe consentire di utilizzare margini aggiuntivi per finanziare investimenti strategici. La flessibilità richiesta dall’Italia non riguarderebbe soltanto il settore della difesa, ma anche gli investimenti energetici. La cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale permetterebbe infatti di discostarsi temporaneamente dal percorso di spesa programmato, mantenendo comunque sotto controllo la sostenibilità del debito pubblico. Per il governo, questa possibilità rappresenta una leva importante in vista della prossima legge di bilancio. La scelta tra ricorso ai fondi europei del programma Safe e maggiore utilizzo del mercato finanziario sarà però sottoposta al confronto parlamentare, chiamato a definire le priorità e le modalità operative degli investimenti.
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