Fisco: CDM, ok a DLGS su riforma sistema sanzionatorio TUF 

Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare, su proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, uno schema di decreto legislativo attuativo della delega prevista dalla legge 5 marzo 2024, n. 21 sulla riforma dei mercati dei capitali, con l’obiettivo di riordinare in modo organico il sistema sanzionatorio e le procedure previste dal Testo unico della finanza (d.lgs. 58/1998). Il provvedimento, secondo la ricostruzione diffusa, mira a rendere più efficiente ed efficace l’apparato sanzionatorio amministrativo nei mercati finanziari, graduando gli illeciti in base alla gravità effettiva, rafforzando le garanzie per i destinatari dei procedimenti e puntando a ridurre il contenzioso, a beneficio delle Autorità di vigilanza e del funzionamento del mercato. Nel merito, lo schema interviene sui limiti edittali delle sanzioni per allinearli alla severità delle violazioni, con riferimento in particolare agli obblighi di trasparenza, alla corretta prestazione dei servizi di investimento e alle comunicazioni dovute dalle società quotate. Per società ed enti, le sanzioni pecuniarie previste per violazioni in materia di intermediazione e per inadempimenti dei doveri degli emittenti sono indicate in un range da 5.000 euro fino a 10 milioni di euro, oppure fino al 5% del fatturato totale annuo se superiore a 10 milioni; per le persone fisiche con funzioni di amministrazione, direzione o controllo, il massimo viene indicato in 2 milioni, con minimo di 5.000 euro. Per le società quotate che omettono comunicazioni prescritte, la sanzione minima viene elevata a 10.000 euro.

Tra le innovazioni, viene introdotto un istituto di definizione concordata del procedimento (settlement), che consentirebbe ai destinatari di una contestazione di proporre un accordo all’Autorità di vigilanza: in caso di accoglimento, la sanzione pecuniaria sarebbe ridotta di un terzo, a fronte dell’impegno a rimuovere gli effetti della violazione e a indennizzare gli investitori. Il testo prevede inoltre maggiore flessibilità nell’applicazione delle sanzioni interdittive, consentendo alle Autorità di modularle o ometterle in base alle caratteristiche del caso, con l’intento di evitare automatismi ritenuti sproporzionati. Il decreto attribuirebbe a Consob e Banca d’Italia la facoltà di non avviare procedimenti per condotte considerate prive di impatto sulla trasparenza del mercato o senza danno per gli investitori, prevedendo in tali ipotesi la possibilità di un richiamo formale. Sul piano procedurale, viene delineata una disciplina generalizzata del procedimento sanzionatorio per tutte le sanzioni del Tuf, con richiamo al contraddittorio, alla piena conoscenza degli atti istruttori, alla separazione tra funzioni istruttorie e decisorie e alla certezza dei termini. In materia di confisca, l’istituto resterebbe in vigore ma verrebbe limitato al solo profitto effettivamente derivato dalla violazione, superando il riferimento al “prodotto” in linea con indicazioni della giurisprudenza costituzionale; viene inoltre prevista la possibilità per la Consob di disporre la confisca tramite ingiunzione di pagamento e, in mancanza di liquidità, la confisca per equivalente su beni di pari valore. Restano infine confermati il coordinamento e lo scambio informativo tra Banca d’Italia e Consob per assicurare unità dell’azione di vigilanza, così come le tutele per le segnalazioni interne (whistleblowing), con garanzie di riservatezza e protezione da misure ritorsive.

Bankitalia: Panetta, fratture ampliate ma più commercio globale nonostante dazi

Al 32° congresso annuale di Assiom Forex a Venezia, organizzato con Banca Ifis, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panettaha sostenuto che il commercio internazionale continua a crescere nonostante l’inasprimento delle barriere, invitando a non considerare irreversibile la tendenza alla frammentazione. Nel richiamare il quadro geopolitico, ha osservato che le tensioni non si sono ridotte e che le fratture si sono ampliate, pur a fronte di un’economia mondiale che, a suo avviso, non ha rallentato: la crescita avrebbe superato le attese e gli scambi avrebbero proseguito la loro espansione anche in presenza dei dazi statunitensi attribuiti all’amministrazione di Donald Trump, ricordando che tali misure sarebbero state oggetto di una bocciatura da parte della Corte Suprema americana. Nello stesso intervento, Fabio Panetta ha segnalato elementi di fragilità dell’economia globale, indicando tra i principali rischi l’elevato indebitamento pubblico, gli squilibri nei saldi esterni e l’accumulo di vulnerabilità nei mercati finanziari. 

Ampio spazio è stato dedicato all’intelligenza artificiale, che il governatore ha descritto come motore di un nuovo ciclo tecnologico in grado di alimentare innovazione e investimenti e di sostenere gli scambi, pur ritenendo prematuro valutarne pienamente gli effetti. In questa cornice, ha affermato che sia ragionevole attendersi un impulso alla produttività, ma ha anche evidenziato incertezze sulla portata e sulla distribuzione dell’impatto tra Paesi, settori e lavoratori, richiamando i possibili riflessi su occupazione, disuguaglianze e concentrazione del potere economico; per questo ha indicato come priorità investimenti in formazione, capitale umano e conoscenza, così da favorire una produttività più diffusa e una crescita duratura e, al contempo, governare le implicazioni economiche e sociali dell’innovazione. Con riferimento a Italia ed Europa, il governatore ha invitato a rafforzare la capacità decisionale e di azione dell’Unione europea e a completare l’integrazione finanziaria, delineando l’obiettivo di un autentico mercato europeo dei capitali capace di convogliare il risparmio verso beni pubblici comuni e investimenti strategici. A margine, il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro ha interpretato l’attenzione relativamente minore riservata al tema bancario come un segnale che le banche non rappresenterebbero un problema, ma piuttosto uno strumento per affrontare le sfide descritte nell’analisi del governatore.

Bce: Lagarde, euro digitale di massima importanza. Molto attenti a inflazione percepita, influisce su fiducia

Nel corso di interventi al Parlamento europeo, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha richiamato l’attenzione su due dossier ritenuti rilevanti per la stabilità economica e la credibilità dell’istituzione: la gestione dell’inflazione e il progetto dell’euro digitale. Da Strasburgo, Christine Lagarde ha spiegato che la Bce monitora con particolare cura l’inflazione “percepita” dalle famiglie, osservando che nell’area euro essa risulta mediamente superiore a quella misurata dagli indicatori ufficiali. Secondo la presidente, questa divergenza è significativa perché può incidere direttamente su consumi, risparmi e richieste salariali, influenzando l’andamento dell’attività economica e delle dinamiche dei prezzi; inoltre, contribuisce a formare le aspettative sull’inflazione futura, che l’istituto segue per cogliere eventuali segnali di scostamenti prolungati rispetto all’obiettivo di medio termine del 2%. Christine Lagarde ha aggiunto che la percezione dell’inflazione può riflettersi anche sulla fiducia nelle istituzioni, Bce inclusa, e che tale fiducia è considerata un elemento che aiuta ad ancorare le aspettative. In questo quadro, ha indicato che il rafforzamento della fiducia dei cittadini è un compito condiviso tra Bce e Parlamento europeo, chiamato a farsi tramite delle preoccupazioni dell’opinione pubblica, mentre l’Eurotower, ha sostenuto, deve adempiere al proprio mandato e spiegare in modo comprensibile le ragioni e le modalità delle proprie decisioni.

Parallelamente, in un confronto a Bruxelles, Christine Lagarde ha ribadito la centralità del progetto dell’euro digitale, definendolo di massima importanza e collocando la sua realizzazione entro la fine del proprio mandato. Il tema è stato ripreso dall’eurodeputato Marco Falcone, che ha riferito di aver sollecitato chiarimenti sul futuro dell’incarico della presidente senza ricevere, a suo dire, indicazioni dirimenti, sottolineando che la chiarezza alla guida della Bce è considerata un fattore di stabilità per i mercati. Marco Falcone ha invece valutato positivamente gli impegni richiamati sul versante operativo dell’euro digitale, affermando che la presidente avrebbe confermato l’intenzione della Bce di sostenere i costi dell’infrastruttura tecnica necessaria, in modo analogo a quanto avviene per banconote e monete, con l’obiettivo di fornire rassicurazioni a mercato e sistema bancario e di rafforzare la volontà politica in Parlamento. Il mandato di Christine Lagarde scade nell’ottobre 2027 e, secondo le indicazioni riportate, l’eventuale approdo dell’euro digitale è atteso oltre il 2028.

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