Bce, Lane: nuovo shock energetico, necessaria una risposta monetaria misurata

Il recente rialzo dei prezzi dell’energia rappresenta una seconda ondata dello shock dal lato dell’offerta e richiede da parte della Banca centrale europea una risposta monetaria «misurata», senza tuttavia prefigurare un percorso prestabilito per i tassi di interesse. È questa la valutazione espressa dal capo economista e membro del Comitato esecutivo della Bce, Philip Lane, nel corso della conferenza annuale sulla politica monetaria dell’istituto a Francoforte del 5 ottobre. EEuropean Central Bank+1 Lane ha sottolineato che l’aumento dei tassi dal 2% al 2,5%, deciso tra giugno e settembre, è stato prudente alla luce dello shock energetico e degli altri sviluppi dell’economia, ma ha ribadito che le future decisioni saranno assunte volta per volta sulla base dei dati. Secondo l’economista irlandese, la recente risalita dei prezzi dell’energia può essere interpretata come una seconda fase dello shock sull’offerta, dopo il primo forte incremento seguito allo scoppio del conflitto in Medio Oriente e la successiva temporanea attenuazione durante l’estate. La Bce dovrà quindi valutare con attenzione se questa nuova ondata avrà effetti più pronunciati della precedente sulla crescita e sull’inflazione e, soprattutto, se il rincaro dell’energia finirà per alimentare dinamiche inflazionistiche più ampie. EEuropean Central Bank La valutazione della politica monetaria, ha osservato Lane, non può tuttavia essere ricondotta esclusivamente all’andamento dei prezzi energetici. Sulla dinamica dell’economia dell’area euro incidono infatti anche l’orientamento delle politiche di bilancio, le condizioni finanziarie e il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale, fattori che possono interagire tra loro e modificare sia le prospettive di crescita sia quelle dei prezzi. Sul fronte dell’attività economica, la tenuta mostrata dall’eurozona nel corso dell’anno resta un elemento positivo, ma l’inasprimento delle condizioni finanziarie e l’aumento dei rendimenti a lungo termine sono destinati a esercitare pressioni sulla crescita. Anche l’intelligenza artificiale presenta un quadro ambivalente: gli investimenti collegati alla tecnologia stanno sostenendo attività, servizi ed esportazioni, ma il forte fabbisogno di finanziamento associato al boom dell’IA contribuisce ad alimentare la pressione sui tassi di interesse di lungo periodo. RReuters+1 Il quadro inflazionistico resta comunque particolarmente delicato. A settembre l’inflazione dell’area euro è salita al 3,8%, dal 3,2% di agosto, principalmente per effetto dell’accelerazione dei prezzi dell’energia, mentre l’inflazione di fondo si è mantenuta su livelli decisamente più contenuti, al 2,5%. RReuters Proprio l’assenza, finora, di evidenze significative di effetti di secondo impatto sui salari e sui prezzi dei beni e servizi costituisce uno degli elementi che consentono alla Bce di mantenere un approccio graduale. Lane ha infatti ribadito che non emergono al momento segnali forti di una trasmissione generalizzata del rincaro energetico all’inflazione sottostante. RReuters In questo contesto, la linea indicata dal capo economista resta quella di una politica monetaria flessibile e fondata sull’analisi complessiva dei dati, con l’obiettivo di riportare l’inflazione sotto controllo senza reagire automaticamente a ogni variazione dei prezzi energetici. La Bce continuerà pertanto a valutare, riunione dopo riunione, l’evoluzione dell’inflazione, della sua componente sottostante e della trasmissione della politica monetaria, mantenendo aperte tutte le opzioni sulle prossime mosse dei tassi.

Intesa Sanpaolo, accordo con le associazioni di categoria: 20 miliardi per sostenere imprese e territori

Intesa Sanpaolo rafforza il sostegno alle piccole e medie imprese italiane attraverso un nuovo piano da 20 miliardi di euro, sviluppato in collaborazione con le principali associazioni di categoria, con l’obiettivo di favorire l’accesso al credito, gli investimenti e la competitività del tessuto produttivo. L’iniziativa è stata accolta positivamente dai rappresentanti di Federalberghi, Confartigianato e Confcommercio, che hanno sottolineato il ruolo del credito nel sostenere le imprese in una fase caratterizzata da elevata incertezza e da importanti trasformazioni economiche. Per il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, l’accordo rappresenta un sostegno concreto alle aziende del comparto turistico e, più in generale, alle imprese di prossimità, consentendo loro di affrontare con maggiore capacità di investimento gli imprevisti e le difficoltà che condizionano l’attività economica. Bocca ha evidenziato come il coinvolgimento del principale gruppo bancario italiano costituisca un accompagnamento per le piccole e medie imprese, considerate una componente essenziale del sistema produttivo e dei territori. Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha posto invece l’accento sulla necessità di accelerare gli investimenti delle piccole imprese per preservare competitività e capacità di crescita. In questo quadro, secondo Granelli, il rapporto tra banca e impresa deve essere fondato su una maggiore conoscenza delle caratteristiche dei singoli operatori, dei loro progetti e delle specificità territoriali. L’obiettivo è rendere il credito più aderente alle esigenze degli artigiani e delle piccole aziende, sostenendo innovazione, occupazione e capacità produttiva del made in Italy. Anche il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha definito di particolare rilievo il nuovo accordo, sottolineando soprattutto l’impatto atteso sulle microimprese e sulle attività commerciali. Tra gli elementi dell’intesa viene indicato l’innalzamento da 10 a 20 euro della soglia per le transazioni digitali effettuate dalle imprese associate a Confcommercio al di sotto della quale non vengono applicate commissioni. Secondo le stime dell’associazione, la misura potrebbe determinare un risparmio complessivo di circa 100 milioni di euro per gli operatori interessati. Il nuovo piano si inserisce quindi in una strategia volta a rafforzare il rapporto tra sistema bancario e mondo produttivo, con particolare attenzione alle imprese di minori dimensioni, che rappresentano una componente centrale dell’economia italiana. L’intervento punta a facilitare l’accesso alle risorse finanziarie necessarie per investimenti, innovazione e transizione digitale, contribuendo al rafforzamento della competitività delle imprese e dei territori.

Manovra, Giorgetti: il rigore dei conti consente di discutere sulla flessibilità

Il governo italiano intende aprire in sede europea una riflessione sull’applicazione delle regole di bilancio alla luce del nuovo scenario economico, senza mettere in discussione l’impianto complessivo della governance fiscale dell’Unione. Lo ha affermato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento all’assemblea di Federtrasporto, sottolineando che il rispetto degli impegni di finanza pubblica da parte dell’Italia costituisce, secondo il governo, la base per chiedere un confronto sulle modalità con cui le regole possono essere adattate alle condizioni economiche attuali. Al centro della posizione italiana vi è in particolare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sui principali indicatori macroeconomici e sulla dinamica della spesa pubblica. Giorgetti ha riferito che l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di valutare come tenere conto dell’inflazione legata ai beni energetici nel calcolo dei parametri di bilancio, osservando che il nuovo quadro di governance europea individua nella dinamica della spesa netta il principale riferimento operativo per il monitoraggio delle politiche fiscali. La riforma della governance economica dell’Ue, entrata in vigore nel 2024, ha infatti sostituito il precedente sistema incentrato su una pluralità di indicatori con percorsi nazionali di spesa netta, definiti nell’ambito dei piani strutturali di bilancio di medio termine. Per l’Italia, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato nel gennaio 2025 il piano nazionale relativo al periodo 2025-2029, prevedendo un percorso di aggiustamento dei conti pubblici e un limite alla crescita della spesa netta. CConsiglio dell'Unione Europea+1 Secondo gli ultimi dati della Commissione europea, nel 2025 la spesa netta italiana è cresciuta dell’1,5%, con uno scostamento limitato rispetto al massimo raccomandato, mentre per il 2026 è prevista una crescita dell’1,4%, al di sotto del limite indicato nel percorso concordato. CConsiglio europeo La questione assume particolare rilevanza alla luce del nuovo shock energetico che ha interessato l’economia europea nel 2026. La Commissione europea prevede per l’Italia una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, mentre l’inflazione è stimata al 3,2% quest’anno, per poi scendere all’1,8% nel 2027. L’aumento dei prezzi dell’energia rappresenta uno dei principali fattori alla base dell’accelerazione dell’inflazione, con effetti destinati a propagarsi progressivamente anche ad altri beni e servizi. EEconomy and Finance+1 In questo contesto, il ministro ha evidenziato la necessità di non utilizzare per la valutazione della dinamica della spesa unicamente l’inflazione programmata diversi anni fa, ma di considerare un parametro maggiormente coerente con l’inflazione effettivamente registrata e con le condizioni economiche correnti. La richiesta italiana si inserisce in un confronto più ampio sul funzionamento delle regole fiscali europee in presenza di shock dal lato dell’offerta. La stessa Commissione ha rilevato che l’attuale aumento dei prezzi dell’energia pone un problema di equilibrio tra sostegno alla crescita, contenimento delle pressioni inflazionistiche e sostenibilità dei conti pubblici, sottolineando la necessità di evitare interventi fiscali che possano alimentare ulteriormente l’inflazione e, allo stesso tempo, di preservare la capacità degli Stati di rafforzare la resilienza delle rispettive economie. EEconomy and Finance+1 Per l’Italia il margine di manovra resta comunque condizionato dall’elevato livello del debito pubblico. Nelle previsioni di primavera, la Commissione stima un rapporto debito/Pil pari al 138,5% nel 2026 e al 139,2% nel 2027, mentre il deficit è previsto al 2,9% del Pil in entrambi gli anni. EEconomy and Finance Il confronto europeo sulla flessibilità si sviluppa quindi all’interno di un quadro nel quale il governo italiano intende mantenere gli impegni assunti sul percorso di finanza pubblica, chiedendo al contempo che l’applicazione delle regole tenga conto delle condizioni macroeconomiche effettive e dell’impatto degli shock energetici.

  1. Bce, Lane: nuovo shock energetico, necessaria una risposta monetaria misurata
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