Ecofin: Giorgetti, importante compromesso fra governi entro estate su integrazione mercati finanziari

Nel corso dell’Ecofin del 10 marzo 2026, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha delineato la posizione italiana sul percorso di integrazione dei mercati finanziari europei, collegando in modo stretto il tema della semplificazione regolatoria a quello dell’unione del risparmio e degli investimenti. Dall’insieme delle dichiarazioni riportate emerge una linea coerente, fondata sull’idea che l’integrazione non debba limitarsi al piano normativo, ma debba estendersi anche alle prassi di vigilanza e agli assetti operativi della supervisione, così da ridurre le duplicazioni, rafforzare la coerenza del mercato unico e creare condizioni più favorevoli per gli operatori. Secondo quanto riferito, Giorgetti ha indicato come essenziale il completamento dell’unione del risparmio e degli investimenti anche attraverso un’unione bancaria pienamente effettiva e una maggiore integrazione dei mercati. In questa prospettiva, il ministro ha sostenuto che la semplificazione non possa essere intesa come mera riduzione formale degli obblighi, ma debba tradursi in un riassetto più profondo delle regole comuni, delle modalità di applicazione e delle strutture di controllo, in modo da garantire una più ordinata convergenza europea. Un punto centrale della posizione italiana riguarda il ruolo dell’Esma, che viene considerato da valorizzare nell’ambito del rafforzamento dell’architettura europea dei mercati finanziari. Al tempo stesso, Giancarlo Giorgetti ha evidenziato la necessità che tale evoluzione si accompagni a un coinvolgimento strutturato dei supervisori nazionali, ritenuti indispensabili per assicurare efficacia operativa e mantenere un sistema di vigilanza capace di coniugare coordinamento europeo e radicamento nelle specificità dei singoli ordinamenti. In questa impostazione, la parziale centralizzazione della supervisione viene quindi presentata non come sostituzione delle autorità nazionali, ma come rafforzamento di un modello integrato.

Il ministro ha inoltre messo in evidenza che un quadro più integrato comporterebbe benefici concreti per gli operatori, a partire dalla diminuzione delle richieste informative ripetute, degli adempimenti sovrapposti e delle duplicazioni amministrative, con un maggiore ricorso al principio di proporzionalità. Per questo viene indicata come prioritaria la razionalizzazione e l’integrazione dei meccanismi nazionali di reporting, ritenute necessarie per evitare incoerenze e alleggerire il carico burocratico che grava sui soggetti vigilati. Un ulteriore profilo riguarda la coerenza delle prassi di vigilanza. Giorgetti ha osservato che regole formalmente comuni, se applicate in modo difforme tra le diverse giurisdizioni, producono incertezza operativa, aumentano i costi di conformità e finiscono per ostacolare l’attività transfrontaliera. Da questo punto di vista, una maggiore integrazione della supervisione viene descritta come uno strumento utile anche a ridurre gli arbitraggi regolamentari e a migliorare l’impiego delle risorse di controllo. L’impostazione, secondo quanto riportato, dovrebbe però tradursi progressivamente in strumenti operativi concreti per risultare credibile ed effettiva. Sul piano applicativo, l’Italia si è detta favorevole alla costituzione di collegi di vigilanza rafforzati, gruppi o team di supervisione congiunti e squadre miste composte da autorità europee e autorità nazionali. Tali strutture dovrebbero operare attraverso programmi comuni, ispezioni congiunte e flussi informativi standardizzati, con l’obiettivo di rendere la vigilanza più uniforme, coordinata ed efficiente all’interno dell’Unione.

Dalle dichiarazioni riportate emerge infine anche una precisa indicazione sui tempi del negoziato. Giorgetti ha infatti sottolineato l’importanza di procedere con rapidità, indicando come obiettivo il raggiungimento di un compromesso in Consiglio entro l’estate del 2026. Tale scadenza viene presentata come funzionale all’avvio del successivo confronto con il Parlamento europeo e, più in generale, come un passaggio necessario per imprimere un’accelerazione al processo di integrazione finanziaria europea.

Bankitalia, Panetta: euro digitale salvaguarda ruolo moneta pubblica

Nel corso di un intervento tenuto a Londra alla conferenza del Financial Stability Board sui pagamenti transfrontalieri, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha sostenuto che, in un contesto sempre più digitale, la fiducia nel sistema e la stabilità monetaria richiedono che la moneta emessa dalla banca centrale continui a rappresentare il principale strumento di regolamento dei pagamenti, mantenendo al tempo stesso un’interazione sicura ed efficace con le soluzioni offerte dagli operatori privati. In questa prospettiva, Panetta ha indicato nell’euro digitale lo strumento attraverso cui la Banca centrale europea, la Banca d’Italia e più in generale l’Eurosistema stanno cercando di preservare il ruolo della moneta pubblica nei pagamenti al dettaglio. Il governatore ha ricondotto questa scelta alla necessità, per le banche centrali, di accompagnare l’innovazione garantendo che essa si sviluppi all’interno di un sistema monetario resiliente, capace di mantenere stabilità e affidabilità anche nell’evoluzione tecnologica dei servizi di pagamento. L’intervento ha inoltre posto l’accento sulle caratteristiche che, devono orientare la costruzione dei nuovi sistemi di pagamento. Tali sistemi dovrebbero fondarsi su apertura, efficacia nei mercati interni e interoperabilità transfrontaliera, così da consentire all’innovazione di rafforzare il quadro globale dei pagamenti anziché produrne una frammentazione. Il richiamo alla città di Londra, descritta come uno dei principali nodi globali di connessione, è stato utilizzato per sottolineare che il futuro dei pagamenti si definirà in una dimensione collaborativa e internazionale, non limitata a contesti chiusi. Un ulteriore elemento evidenziato dal governatore riguarda la necessità di non perdere di vista l’impatto concreto delle innovazioni sulle persone. Pur riconoscendo il carattere tecnico delle discussioni in materia, Panetta ha osservato che i progressi in termini di velocità, trasparenza ed efficienza dei costi producono effetti tangibili nella vita quotidiana. L’articolo restituisce quindi una linea di intervento che collega la modernizzazione dei pagamenti non solo a esigenze di architettura monetaria e regolatoria, ma anche a obiettivi di utilità concreta per cittadini e operatori economici.

Euro digitale, dalla Bce via alle manifestazioni d'interesse per il progetto pilota

La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha sostenuto che l’attuale shock economico legato alla guerra in Iran non sia paragonabile a quello prodotto nel 2022 dall’invasione russa dell’Ucraina e che, di conseguenza, non si profili un rischio di stagflazione per l’area euro. Pur riconoscendo che il livello di incertezza e volatilità sia eccezionalmente elevato, Lagarde ha delineato un quadro macroeconomico che giudica più solido e controllato rispetto a quello di quattro anni prima. A sostegno di questa valutazione, la presidente ha richiamato innanzitutto il diverso livello dei prezzi energetici, osservando che nel 2022 il gas aveva raggiunto circa 340 euro per megawattora, mentre attualmente si colloca intorno a 45 euro. A questa differenza si aggiunge, secondo la presidente della Bce, una condizione inflazionistica di partenza molto meno critica: allo scoppio della guerra in Ucraina l’inflazione era già spinta verso l’alto dagli effetti della pandemia e si attestava intorno al 6%, mentre oggi nell’area euro si collocherebbe all’1,7%. In questo contesto, la crescita economica viene descritta come ancora relativamente resistente, attorno all’1,4%, elemento che contribuirebbe a rendere il sistema più capace di assorbire eventuali tensioni.Un ulteriore fattore distintivo rispetto al 2022, nella lettura proposta da Lagarde, riguarda la natura dell’interruzione degli approvvigionamenti. All’epoca, ha ricordato, la perdita del gas russo fu immediata e irreversibile. Nel caso attuale, invece, la situazione verrebbe considerata potenzialmente reversibile qualora l’azione diplomatica riuscisse a favorire una de-escalation del conflitto e la riapertura del traffico nello stretto di Hormuz. In tale scenario, pur senza un ritorno immediato alle condizioni precedenti alle ostilità, sarebbe possibile un progressivo riassorbimento delle tensioni e un rientro verso livelli più normali. La presidente della Bce ha tuttavia insistito sul fatto che il principale elemento di criticità risiede oggi nel grado di incertezza, definito sorprendente e senza precedenti, persino superiore a quello del 2022. Questa valutazione non si traduce però, secondo l’articolo, in un allarme per una deriva stagflazionistica. La presidente della BCE ha infatti escluso che l’economia europea stia andando in quella direzione, richiamando il carattere storico della stagflazione, tipico degli anni Settanta, quando le aspettative di inflazione erano sfuggite al controllo. Nella sua ricostruzione, tale fenomeno non si determinerebbe casualmente, ma sarebbe associato a errori di politica monetaria. Per questo ha ribadito che le banche centrali, forti dell’esperienza recente, sarebbero consapevoli della necessità di mantenere l’inflazione sotto controllo e adotterebbero tutte le misure ritenute necessarie per farlo.

  1. Ecofin: Giorgetti, importante compromesso fra governi entro estate su integrazione mercati finanziari
  2. Bankitalia, Panetta: euro digitale salvaguarda ruolo moneta pubblica
  3. Euro digitale, dalla Bce via alle manifestazioni d'interesse per il progetto pilota



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