Governo: frenata su spese difesa, priorità caro energia

Nel corso dell’incontro tra i leader della maggioranza, tenutosi a margine del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, sono stati affrontati i principali dossier economici e politici legati al possibile ricorso alle risorse europee del fondo Safe per la difesa, alle misure contro il caro energia e allo sciopero degli autotrasportatori previsto dal 25 al 29 maggio. Alla riunione avrebbero preso parte la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo quanto si apprende, la linea della Presidente del Consiglio resterebbe improntata al rispetto degli impegni assunti in sede internazionale, incluso l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5 per cento del Pil entro il 2035, ma con la valutazione del mutato contesto geopolitico rispetto al momento in cui tali impegni sono stati definiti. La priorità dell’Esecutivo sarebbe infatti individuata nel contrasto al caro energia, con particolare attenzione alle fasce sociali più fragili, alla luce dell’aumento dei prezzi legato al conflitto in Iran, in corso da circa due mesi e mezzo. La posizione sarebbe condivisa anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nel question time alla Camera ha riferito che il Governo sta sviluppando un confronto serrato con la Commissione europea sulla possibilità di ricorrere a una maggiore flessibilità di bilancio, al fine di sostenere famiglie e imprese rispetto agli effetti del caro energia, indicato come la priorità principale. 

Il ministro ha inoltre precisato che solo al termine delle interlocuzioni con Bruxelles potrà essere valutata l’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per incrementare le spese funzionali a fronteggiare l’eccezionalità del contesto, comprese quelle per la difesa. Sul tema è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha spiegato di essere in attesa delle decisioni del Ministero dell’Economia, poiché entro la fine di maggio occorrerebbe stabilire se accedere al fondo Safe e procedere alla sottoscrizione dei relativi contratti. Il ministro ha riferito di avere inviato due comunicazioni al titolare del Mef per conoscere l’orientamento definitivo e di essere in attesa di una risposta. Nel corso dell’incontro sarebbe stato affrontato anche il tema dell’autotrasporto. Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini avrebbe manifestato preoccupazione per la possibile conferma dello sciopero annunciato per la prossima settimana, tema sul quale è intervenuto più volte negli ultimi giorni.

Consob: Freni esce da corsa a presidenza. Giorgetti, scelta sua ma contento resti al Mef

Federico Freni esce dalla corsa per la presidenza della Consob, riaprendo uno dei dossier più delicati per il Governo nell’ambito del rinnovo dei vertici delle autorità economiche. Il sottosegretario al Ministero dell’Economia, esponente della Lega e indicato nei mesi scorsi come uno dei profili più accreditati per la guida dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari, ha comunicato il proprio passo indietro dopo settimane di tensioni e resistenze interne alla maggioranza, in particolare da parte di Forza Italia. Le perplessità emerse riguardavano soprattutto l’appartenenza politica di Federico Freni e il suo incarico attuale al Mef, elementi ritenuti da una parte della maggioranza potenzialmente non coerenti con l’esigenza di individuare una figura percepita come pienamente indipendente dalla politica. Il sottosegretario ha confermato la rinuncia, precisando che chiarirà in seguito le ragioni e i tempi della decisione. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interpellato a Montecitorio, ha preso atto della scelta del sottosegretario, definendola una decisione personale da rispettare, e ha espresso soddisfazione per la permanenza di Federico Freni al Ministero dell’Economia. La rinuncia rischia tuttavia di prolungare ulteriormente i tempi per il rinnovo dei vertici della Consob. Il 28 aprile, durante la conferenza stampa sul decreto Lavoro, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva espresso ottimismo sulla possibilità di definire rapidamente sia il dossier Consob sia quello relativo all’Antitrust, indicando una possibile chiusura entro la settimana successiva. A distanza di due settimane, le nomine restano ancora sospese. Il mandato di Paolo Savona alla guida della Consob è scaduto da oltre due mesi. Dal 9 marzo la funzione di vertice è esercitata dalla vicaria Chiara Mosca. L’iter per la nomina del presidente dell’Autorità prevede comunque passaggi istituzionali articolati, a partire dalla deliberazione del Consiglio dei ministri, seguita dalle audizioni nelle commissioni parlamentari competenti, dal decreto di nomina del Presidente della Repubblica e dalla registrazione presso la Corte dei conti. Forza Italia, che da tempo aveva manifestato riserve sulla candidatura di Federico Freni, ha ribadito la propria posizione attraverso il portavoce nazionale Raffaele Nevi. Il partito ritiene necessario individuare una figura autorevole, solida e credibile, posta al di fuori delle dinamiche politiche. Le obiezioni, secondo quanto chiarito da Raffaele Nevi, non sarebbero riferite alla persona del sottosegretario, ma al principio di evitare una nomina riconducibile agli equilibri interni al Governo. L’impasse potrebbe essere superata con una soluzione interna alla stessa Autorità. Tra i profili indicati nelle interlocuzioni figura Federico Cornelli, dal 2023 componente della Commissione Consob e membro della Commissione di revisione del Testo unico della finanza.

Euro Digitale, in nuovo testo al PE rimosso periodo transitorio e ok a limite con atto delegato

è in corso al Parlamento europeo un nuovo confronto tra i relatori sul dossier relativo all’euro digitale. Gli eurodeputati competenti stanno esaminando, in particolare, il tema del tetto alle quantità di euro digitale che cittadini e imprese potranno detenere nei propri portafogli digitali. La nuova proposta di compromesso presentata dal relatore principale, l’eurodeputato del Partito popolare europeo Fernando Navarrete Rojas, prevede che attività commerciali e imprese possano trattenere nei portafogli gli incassi derivanti dalle transazioni fino a 24 ore. Resta inoltre confermata la deroga già avanzata da Fernando Navarrete Rojas per eliminare il divieto di accumulo in presenza di eventi di forza maggiore. Rispetto alle precedenti ipotesi, il nuovo testo elimina l’idea di un periodo transitorio e attribuisce alla Commissione europea il compito di definire il limite massimo di detenzione, con l’obiettivo di evitare che l’euro digitale possa assumere la funzione di riserva di valore. Alla Banca centrale europea resterebbe invece la possibilità di stabilire ulteriori limiti di natura tecnica. Secondo la proposta del relatore, i limiti indicati dalla Bce dovranno assicurare la stabilità del sistema finanziario dell’Eurozona e dei singoli Stati membri, garantire l’obbligo di accettazione dell’euro digitale e rispettare il principio di proporzionalità. Il testo prevede inoltre che venga valutato l’impatto dei limiti sulle banche in eventuali situazioni di crisi di liquidità nell’Unione europea. Il limite definito dalla Commissione dovrebbe essere proposto almeno due anni prima della data di emissione dell’euro digitale, sulla base di una raccomandazione della Banca centrale europea. La proposta dovrebbe essere adottata mediante atto delegato, lasciando quindi a Parlamento europeo e Consiglio dell’Ue la possibilità di formulare eventuali obiezioni. I negoziati al Parlamento europeo proseguiranno anche a margine della sessione plenaria di Strasburgo prevista per la prossima settimana. L’obiettivo resta quello di adottare, il 23 giugno in commissione Affari economici, un testo da sottoporre ai successivi negoziati con il Consiglio dell’Ue.

Bankitalia: Panetta eletto presidente del board della Bri

Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta è stato nominato presidente del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. L’incarico avrà durata triennale e decorrerà dal 3 giugno. Fabio Panetta succederà a François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, che aveva già annunciato la decisione di lasciare l’istituto francese e si dimetterà dalla presidenza del board della Bri il 2 giugno. Il Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali è responsabile della definizione degli indirizzi strategici e politici dell’istituzione, della supervisione della gestione e dell’esercizio delle funzioni previste dallo statuto della Banca. Il board è composto da un massimo di 18 membri. Ne fanno parte sei amministratori di diritto, individuati nei governatori delle banche centrali di Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, i quali possono nominare congiuntamente un ulteriore componente appartenente alla nazionalità di una delle rispettive banche centrali. Altri undici governatori di banche centrali membri possono essere eletti nel Consiglio.

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  2. Consob: Freni esce da corsa a presidenza. Giorgetti, scelta sua ma contento resti al Mef
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