Nordio avvia l'iter per la grazia a Roggero. Convocato da Mattarella

La proposta di grazia per Mario Roggero, promossa dal Guardasigilli Carlo Nordio dopo la condanna definitiva a quasi quindici anni, ha provocato tensioni tra il Governo e il Quirinale. Sergio Mattarella ha convocato il Ministro della Giustizia e ha ricordato che la concessione della grazia costituisce una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, come stabilito dalla Costituzione e confermato dalla Corte costituzionale nel 2006. I partiti della maggioranza si sono schierati a sostegno del gioielliere settantaduenne. I capigruppo di centrodestra di Camera e Senato hanno promosso una raccolta di firme tra i parlamentari per sollecitare la grazia. Matteo Salvini ha manifestato la propria disponibilità ad aiutare Roggero e la sua famiglia, senza escludere una possibile candidatura qualora consentita dalla legge. Guido Crosetto ha chiesto di esperire ogni possibilità per consentirgli di tornare a casa, mentre Antonio Tajani ha aderito alla proposta. 

Palazzo Chigi non ha diffuso commenti ufficiali, ma fonti di maggioranza hanno riferito una condivisione politica dell’iniziativa. Alcuni esponenti hanno giudicato eccessivo l’intervento del Capo dello Stato, mentre il Partito democratico ha chiesto se Giorgia Meloni fosse stata informata delle mosse del Ministro. I sostenitori di Roberto Vannacci hanno invece accusato la maggioranza di ipocrisia. Dopo l’annuncio dell’avvio dell’istruttoria ministeriale, Mattarella ha precisato che il richiamo non ha riguardato il merito della grazia, considerato prematuro in assenza delle motivazioni della Cassazione, ma il rispetto delle attribuzioni costituzionali. Nel colloquio ha richiamato anche il dovere, espresso da Luigi Einaudi, di preservare integralmente i poteri assegnati dalla Costituzione al Presidente della Repubblica. Nordio ha preso atto delle osservazioni, mantenendo il sostegno della maggioranza.

La Camera approva fra le polemiche la legge elettorale. Ora tocca al Senato

La Camera ha approvato in prima lettura la legge elettorale con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astenuti, tra proteste delle opposizioni e tensioni interne alla maggioranza. I parlamentari del centrosinistra hanno esposto cartelli contro Giorgia Meloni e il provvedimento, definito una legge truffa e incostituzionale. Elly Schlein ha accusato il centrodestra di non disporre più di una maggioranza compatta. Nicola Fratoianni ha parlato di una «schiforma», mentre Giuseppe Conte ha sostenuto che la legge sia stata concepita per consolidare il potere della maggioranza e del suo leader. Le opposizioni hanno annunciato una battaglia unitaria contro il provvedimento.

Concluso l’esame a Montecitorio, l’attenzione si è spostata sul passaggio al Senato. Giorgia Meloni ha annunciato una riflessione interna al centrodestra dopo la sconfitta sull’emendamento relativo alle preferenze. Giovanni Donzelli ha confermato che il confronto avrebbe riguardato anche l’eventuale ripresentazione della modifica a Palazzo Madama, dove non è previsto il voto segreto sulla legge elettorale. Fabio Rampelli ha auspicato che il Senato possa correggere l’esito della Camera. Anche Alessandro Colucci, di Noi moderati, ha chiesto di rivalutare l’emendamento, mentre Matteo Salvini ha manifestato la speranza di recuperare una forma di indicazione delle preferenze. FN, dopo avere ottenuto il sostegno di Fratelli d’Italia sulla proposta, ha comunque votato contro la legge. Edoardo Ziello ha dichiarato che il partito sarebbe stato disponibile a sostenerla in terza lettura qualora il Senato avesse introdotto le preferenze. 

Meloni e FdI aprono una riflessione sulle preferenze e Vannacci

Giorgia Meloni ha avviato una riflessione sull’opportunità di riproporre al Senato le preferenze, bocciate alla Camera, valutando i rischi per la tenuta della maggioranza e per l’intera legge elettorale. Fratelli d’Italia ha rivendicato di avere comunque vinto una battaglia di coerenza, dimostrando di avere sostenuto fino in fondo la modifica.

Tra le ipotesi esaminate è rientrata la ripresentazione dell’emendamento a Palazzo Madama, eventualmente correggendo le disposizioni sulla parità di genere. Con il voto palese, Lega e Forza Italia difficilmente avrebbero potuto sottrarsi. Tuttavia, il successivo ritorno del testo alla Camera avrebbe potuto rendere necessario il ricorso alla fiducia, esponendo il Governo alle accuse di avere imposto una legge elettorale a colpi di maggioranza. Sarebbe inoltre rimasta l’incognita del voto segreto finale sul provvedimento. Palazzo Chigi non ha ancora assunto una decisione definitiva e ha valutato i diversi scenari insieme ad Angelo Rossi, indicato come principale regista della riforma. La bocciatura alla Camera ha mostrato la contrarietà alle preferenze presente in una parte dei parlamentari di maggioranza, soprattutto nell’area nordista della Lega e tra gli esponenti di Forza Italia più vicini alla famiglia Berlusconi.

Diversi dirigenti di Fratelli d’Italia hanno consigliato di non insistere, per tutelare la stabilità dell’Esecutivo, ritenendo già sufficientemente chiaro il segnale politico. Il sostegno all’emendamento di FN è stato interpretato come una scelta coerente sul merito e non come l’avvio di un accordo con Roberto Vannacci. Tra i fedelissimi della premier è infatti prevalsa la convinzione che non vi siano le condizioni per l’ingresso di FN nella coalizione.

La stretta sui piccoli partiti riapre la partita al centro e agita il campo largo

L’emendamento contro la frammentazione approvato dalla Camera ha suscitato forti critiche tra i partiti minori del centrosinistra e ha riaperto il confronto nell’area riformista. +Europa ha definito la norma una misura presentata dalla maggioranza ma destinata a penalizzare soprattutto il campo largo. Riccardo Magi ha chiesto alle opposizioni di intervenire al Senato per correggerla. La modifica, proposta da Paolo Emilio Russo di Forza Italia, ha avuto l’obiettivo dichiarato di ridurre la frammentazione e il potere di veto delle forze minori. La norma ha stabilito che i voti delle liste rimaste sotto il 3%, fatta eccezione per la migliore tra quelle escluse, non concorreranno più al risultato complessivo della coalizione né al raggiungimento del premio di maggioranza.

Il sistema precedente consentiva invece alle liste superiori all’1% di contribuire al risultato degli alleati. La nuova disciplina ha quindi rischiato di trasformare in voti dispersi i consensi ottenuti dalle formazioni minori. Secondo Lorenzo Pregliasco di YouTrend, la modifica ha incentivato l’aggregazione delle forze centriste, rendendo più probabile un’intesa tra Progetto Civico di Onorato, Casa Riformista e +Europa. Italia Viva ha rappresentato il principale simbolo già disponibile per una lista comune. In assenza di un accordo, il centrosinistra avrebbe potuto perdere circa due punti percentuali. Matteo Renzi ha ribadito che il campo largo non potrebbe vincere senza l’area centrista e si è detto disponibile a costruire un progetto più ampio di Italia Viva.

Il Senato dà il via libera alle pre-intese sull'autonomia per 4 Regioni

Il Senato ha approvato le pre-intese sull’autonomia differenziata per Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria, tutte amministrate dal centrodestra. Le Regioni hanno chiesto il trasferimento di competenze in materie quali protezione civile, salute, professioni e previdenza complementare e integrativa. Il provvedimento è stato destinato al successivo esame della Camera, ma il percorso per completare la riforma è rimasto articolato. Giancarlo Giorgetti ha affermato che, per concludere definitivamente il dossier, non sarebbe stato possibile votare ad aprile.

Le opposizioni hanno presentato 677 ordini del giorno: soltanto cinque sono stati accolti e successivamente respinti dall’Aula. Con cartelli recanti gli slogan «No allo SpaccaItalia» e «Una e indivisibile», hanno denunciato il rischio di accrescere le disparità territoriali e contestato la costituzionalità delle intese. Francesco Boccia ha accusato il centrodestra di avere trasformato l’autonomia in una moneta di scambio per la legge elettorale, mentre Luca Pirondini ha definito la riforma una misura sostenuta soltanto dalla Lega. Roberto Calderoli ha espresso soddisfazione per l’avanzamento dell’iter e ha confermato l’intenzione di portarlo a termine. Matteo Salvini ha ringraziato anche Umberto Bossi e Roberto Maroni per il contributo storico al progetto. Dopo il voto della Camera, il Consiglio dei ministri dovrà approvare le intese definitive, sottoporle alle singole Regioni e varare uno o più disegni di legge. Il Parlamento sarà infine chiamato ad approvarli a maggioranza assoluta.

Salvini parla alle imprese italiane in Russia: “le sanzioni non fermano la guerra”

Matteo Salvini ha sostenuto che le sanzioni non abbiano determinato la fine della guerra tra Russia e Ucraina e che il conflitto possa concludersi soltanto attraverso un negoziato. Intervenendo in videocollegamento all’assemblea di Gim Unimpresa a Mosca, ha criticato l’atteggiamento dei Paesi baltici, accusati di avere manifestato un eccessivo furore verso la Russia proponendo sanzioni anche contro il patriarca Kirill.

Il vicepremier ha auspicato che l’Unione europea non approvi numerosi ulteriori pacchetti sanzionatori prima dell’avvio di un confronto diplomatico. Ha escluso di avere subito condizionamenti dal Cremlino e ha affermato di avere agito esclusivamente nell’interesse nazionale e con l’obiettivo di salvare vite umane.

Salvini ha riconosciuto le responsabilità russe nell’avvio della guerra, ricordando che il Governo ha sempre distinto tra aggressore e aggredito. Ha tuttavia sottolineato che molte imprese italiane intendono tornare a operare in Russia una volta concluso il conflitto. Per questo ha chiesto di favorire una soluzione negoziata, evitando misure sanzionatorie che, a suo giudizio, hanno ostacolato il dialogo e prodotto conseguenze negative anche per i Paesi che le hanno adottate.

Meloni vuole “andare avanti” ma veleni e sospetti tra alleati rimangono

Giorgia Meloni ha cercato di trasmettere pubblicamente un messaggio di continuità, definendo la sconfitta sulle preferenze un semplice incidente parlamentare. Ha rilanciato l’azione del Governo sui temi della sicurezza e della promozione dell’agroalimentare, mentre Palazzo Chigi ha approfondito le cause e le responsabilità della spaccatura emersa alla Camera. La premier si è confrontata con i propri fedelissimi e Fratelli d’Italia ha sostenuto una proposta di FN sulle preferenze. La scelta, pur apparendo come una possibile apertura verso Roberto Vannacci, è stata interpretata soprattutto come un messaggio a Lega e Forza Italia, accusate di non avere rispettato gli impegni assunti. Tra i parlamentari di FdI è emerso il tema di due vicepremier incapaci di controllare pienamente i rispettivi partiti. Nella maggioranza sono stati stimati fino a quaranta o cinquanta franchi tiratori.

I primi sospetti si sono concentrati sugli esponenti di Forza Italia vicini a Marina Berlusconi, con particolare riferimento a Marta Fascina. La presidente di Fininvest, tuttavia, non sarebbe stata coinvolta nella decisione del partito di sostenere l’emendamento e avrebbe preferito restare estranea alla discussione. Meloni ha guardato anche alla Lega. Nei tabulati sono stati evidenziati i nomi di Giancarlo Giorgetti e Federico Freni, presenti ma formalmente in missione, e di Vannia Gava, che non ha partecipato al voto. Fratelli d’Italia ha inoltre rilevato che Fabio Rampelli non ha potuto votare perché impegnato a presiedere la seduta al posto di Lorenzo Fontana. Nonostante le tensioni, Palazzo Chigi ha escluso decisioni drastiche e un ricorso immediato alle elezioni anticipate. L’orizzonte politico si è spostato sulla legge di bilancio e sulle elezioni previste tra febbraio e marzo 2027, anche se gli equilibri della coalizione sono rimasti legati all’esito definitivo della riforma elettorale.

Vertice del campo largo alla Camera, accelerare sul cantiere dell’alternativa

Dopo la sconfitta della maggioranza sulle preferenze, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono riuniti alla Camera per valutare come consolidare il risultato e definire le successive iniziative parlamentari. I leader hanno condiviso l’obiettivo di non disperdere la ritrovata unità e di accelerare la costruzione di un’alternativa politica più ampia possibile. Il Partito democratico ha sostenuto che Giorgia Meloni non potesse ignorare la frattura emersa nel centrodestra e ha considerato la legge elettorale politicamente compromessa. Le opposizioni hanno attribuito particolare rilievo alla debolezza manifestata dai partiti di Antonio Tajani e Matteo Salvini. Schlein ha dichiarato che il centrosinistra sarebbe stato pronto ad affrontare le elezioni in qualsiasi momento.

Il sit-in promosso da +Europa davanti a Montecitorio, al quale ha partecipato anche Italia Viva, è stato indicato come un segnale di unità. In Aula, Pd, M5S e Avs hanno votato insieme l’emendamento della maggioranza sul voto degli studenti e dei lavoratori fuorisede, privilegiando un approccio pragmatico nonostante le riserve sul testo. Conte ha annunciato che il programma del Movimento era quasi completato e che avrebbe potuto essere sottoposto al confronto con gli alleati. Ha ridimensionato le divergenze sulla politica estera, sostenendo che le opposizioni fossero più convergenti della maggioranza sul ripristino del diritto internazionale. Il campo largo ha comunque scelto di non accelerare eccessivamente. La manifestazione unitaria di Padova è stata accantonata per evitare nuove divisioni. Le forze di opposizione hanno preferito trasformare la sintonia raggiunta in un metodo di lavoro, consolidare la collaborazione parlamentare e rinviare il confronto programmatico strutturato.

La maggioranza trova l'accordo: Valentino nuovo presidente Antitrust

Dopo avere definito la nomina alla Consob, la maggioranza ha raggiunto un accordo sulla presidenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, indicando Saverio Valentino come successore di Roberto Rustichelli.

Valentino, avvocato e componente dell’Antitrust dal 13 giugno 2023, è stato nominato ufficialmente dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. La scelta ha riguardato un profilo tecnico ed è stata confermata dopo l’indicazione di Guido Stazi alla guida della Consob. Negli equilibri della maggioranza, le principali autorità pubbliche in scadenza sono state ripartite tra i tre maggiori partiti: la Consob è stata attribuita a Forza Italia, l’Antitrust a Fratelli d’Italia e l’Anac alla Lega. Il partito di Matteo Salvini ha puntato infatti a indicare il nuovo vertice dell’Autorità anticorruzione, competente anche sulla vigilanza degli appalti pubblici.                                                                                               

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 13 luglio, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 27,2%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 21,3%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che perde 0,2 punti attestandosi al 12,9%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale al 7,7%, la Lega scende al 5,4% e Noi Moderati resta stabileall’1,1%. Nel campo largo, AVS è in calo al 6,4%, Italia Viva è stabile al 2,5%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,5%) e +Europa (1,3%). Infine, Futuro Nazionale, che registra una crescita dello 0,3% e si attesta al 6,3%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in crescita al 41,4%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) in calo al 43,1% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro, stabile, si attesta al 4,8%, e Futuro Nazionale, cresce al 6,3%.

  1. Nordio avvia l'iter per la grazia a Roggero. Convocato da Mattarella
  2. La Camera approva fra le polemiche la legge elettorale. Ora tocca al Senato
  3. Meloni e FdI aprono una riflessione sulle preferenze e Vannacci
  4. La stretta sui piccoli partiti riapre la partita al centro e agita il campo largo
  5. Il Senato dà il via libera alle pre-intese sull'autonomia per 4 Regioni
  6. Salvini parla alle imprese italiane in Russia: “le sanzioni non fermano la guerra”
  7. Meloni vuole “andare avanti” ma veleni e sospetti tra alleati rimangono
  8. Vertice del campo largo alla Camera, accelerare sul cantiere dell’alternativa
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  10. I sondaggi della settimana



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