Si apre l’assemblea generale dell’Onu. Meloni pronta a riconoscere la Palestina a due condizioni

Ricordato che l'Onu nacque nel 1945 con lo scopo principale di evitare nuovi conflitti dopo la Seconda guerra mondiale, Meloni ha detto che la domanda da farsi oggi è: ci siamo riusciti? La premier ha puntato il dito contro la Russia, per aver inferto “una ferita profonda al diritto internazionale”. Sono alcuni dei passi salienti dell'intervento della premier Giorgia Meloni all'Assemblea generale dell'Onu, durato 16 minuti, un discorso nel quale ha denunciato l'inadeguatezza dell'architettura dell'Onu e ha invitato a contrastare sia le persecuzioni religiose sia il traffico di esseri umani, anche rivedendo le “anacronistiche” convenzioni internazionali su migrazione e asilo.

Dopo aver condannato gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, Meloni ha anche accusato Israele di aver superato con la sua reazione “il limite del principio di proporzionalità”. La presidente del Consiglio ha quindi detto di ritenere che “Israele non abbia il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese”. Da qui, l’annuncio di una mozione della maggioranza per il riconoscimento della Palestina subordinato a due condizioni, ossia la restituzione degli ostaggi da parte di Hamas e la sua esclusione da ogni forma di governo nella Striscia. Meloni ha comunque spiegato di continuare a ritenere che il riconoscimento della Palestina in “assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità non risolva il problema”, mentre la principale pressione politica andrebbe fatta nei confronti di Hamas

Meloni accusa Flotilla e opposizioni: irresponsabili. Polemiche

Giorgia Meloni “condanna” l'attacco alla Global Sumud Flotilla, ma allo stesso tempo accusa partecipanti e organizzatori di mettere a rischio l'incolumità per un'iniziativa fatta “non per consegnare gli aiuti” ma “per creare problemi al Governo”. A New York la premier ha seguito la situazione, in stretto contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani anche lui all'assemblea Onu e con quello della Difesa Guido Crosetto, che ha inviato una fregata se ci fosse bisogno di soccorso ma non certo per “l'uso della forza militare”. Dunque, l'Italia sta indagando sulle responsabilità, ma il problema, per la presidente del Consiglio, è un altro e nel mirino ci sono le opposizioni.

La verità, per Meloni, è che quello che accade in Italia, con il sostegno alla Flotilla e le manifestazioni di piazza pro-Palestina, ha come obiettivo “attaccare il Governo italiano”. Dunque, chiede responsabilità, in particolare ai parlamentari italiani. Contro le opposizioni, da Meloni, arriva però un'altra accusa: quella di contribuire a creare un clima di odio, in particolare verso di lei.

Parole “gravi” per Giuseppe Conte e sulla stessa linea Elly Schlein

Crosetto apre ma le opposizioni attaccano su Flotilla e Palestina

Tra i leader di PdM5S e Avs è un rincorrersi in attacchi e accuse alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo le parole sulla Global Sumud Flotilla. La cassa di risonanza dell'indignazione di Schlein, Conte e dei co-leader Avs Bonelli e Fratoianni diventa l'Aula di Montecitorio con l'informativa del ministro Guido Crosetto sull'attacco alla spedizione diretta a Gaza per rompere il blocco agli aiuti umanitari. “Ferma condanna” per un “attacco inaccettabile” è arrivata dal membro del Governo, che ha poi annunciato che saranno presto due le navi della Marina Militare che vigileranno sulla sicurezza delle imbarcazioni italiane della Flotilla. Quindi l'offerta di mediazione, che si realizzerebbe con l'apporto del Patriarca Latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, che si farebbe garante della distribuzione degli aiuti, ma la proposta sarà rifiutata. Nel frattempo, le opposizioni continuano ad attaccare la premier e lo scontro prepara la sfida Parlamentare sul riconoscimento dello Stato di Palestina

Le opposizioni respingono, al momento, la proposta di risoluzione messa in campo dalla premier all'Onu. Pd, M5s e Avs si apprestano a presentare una risoluzione comune per ribadire la richiesta al Governo di riconoscere immediatamente lo Stato di Palestina, senza ulteriori condizioni. I contatti fra i partiti sono in queste ore sempre più fitti e l'obiettivo è quello di arrivare con una posizione unitaria all'appuntamento del 2 ottobre con le comunicazioni, e il voto conseguente, del ministro Antonio Tajani in Aula. Ma a dire di “No” alla proposta del governo sono anche i centristi.

Gli scontri di Milano acuiscono la tensione tra maggioranza e opposizioni

Il giorno dello sciopero pro Gaza, con mobilitazioni e cortei in tutta Italia ma soprattutto con gli scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti a Milano, rende incandescente il dibattito politico. La giornata è caratterizzata da un lungo e duro botta e risposta tra centrodestra e centrosinistra: la premier Giorgia Meloni sceglie i social per attaccare “violenze e distruzioni” ed esprime solidarietà alle forze dell'ordine e chiede che anche gli altri partiti condannino quanto accaduto. Con lei diversi esponenti del governo e le cariche istituzionali. 

Le opposizioni, con la segreteria del Pd Elly Schlein ed il leader M5S Giuseppe Conte, invitano a distinguere tra le violenze nel capoluogo lombardo e chi manifesta pacificamente. Intanto, Dem, Avs e pentastellati accusano la presidente del Consiglio di continuare a “sottrarsi al dibattito in Parlamento” sulla situazione a Gaza. 

Salvini spinge sul Veneto ma la decisione arriverà dopo il voto nelle Marche

Matteo Salvini è pronto per un tour nelle Marche a sostegno di Francesco Acquaroli, ma con un occhio agli umori del suo partito sul dopo Pontida e l'altro fisso sul Veneto, la partita più sentita dalla base della Lega. Nonostante il leader del Carroccio sponsorizzi oramai in ogni occasione il suo vice Alberto Stefani per la successione di Luca Zaia bisognerà aspettare ancora, almeno un'altra settimana. Le agende non facilitano un incontro di coalizione per arrivare a definire non solo la candidatura per Palazzo Balbi ma pure per Puglia e Campania, dove il centrosinistra ha invece già schierato tutti i suoi nomi. 

La prima sfida sarà quella di Matteo Ricci nelle Marche. Ma per il Veneto c'è tempo, insistono nel centrodestra e la decisione oramai arriverà dopo il voto marchigiano, in cui i partiti avranno l'occasione di pesarsi di nuovo. Pure all'interno di Fratelli d'Italia c'è chi scommette che il candidato alla fine rimarrà alla Lega ma con il passare delle settimane lo scenario si fa sempre più incerto e complesso, visto che sul tavolo si sarebbe aggiunta la trattativa sulla legge elettorale, oltre al futuro della Lombardia, su cui punterebbero i meloniani se non avranno il Veneto. Nel partito di via Bellerio viene visto come fumo negli occhi l'addio ai collegi uninominali per passare al proporzionale. 

Salvini con i Ministri della Lega per lo sprint nelle Marche

Mentre Giorgia Meloni e Antonio Tajani sono all'Onu, Matteo Salvini si lancia in un tour nelle Marche prima del voto. E apre, in un discorso tutto interno, all'idea esplicitata da Luca Zaia di un modello Csu-Cdu anche per l'organizzazione della Lega, anche se ora l'attenzione è tutta per gli appuntamenti elettorali, a partire dal Veneto

Acquaroli e Salvini arrivano per ultimi in una sala gremita. Spazio per le questioni nazionali ce n'è, dal riconoscimento della Palestina alla cauzione per le manifestazioni ma le parole d'ordine per le Marche sono sanità e opere pubbliche. Sulla sanità, peraltro, Acquaroli riceve la benedizione sia del Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sia di Roberto Calderoli che, anzi, invita le Marche a iniziare già a pensare a chiedere l'Autonomia differenziata perché “i requisiti” ci sono tutti. Nel frattempo, bisogna però rimanere concentrati sull'ultimo miglio prima del voto; per assicurarlo, e cercare una buona performance per la Lega, Matteo Salvini resterà nelle Marche fino a venerdì, due, tre appuntamenti al giorno battendo tutte le province. 

Nel centrodestra, convinto di vincere, la parola d'ordine è minimizzare, ricondurre le elezioni regionali a un voto territoriale, non nazionale. E insistere sul richiamo alle urne per evitare inciampi come quello sardo: “andate a votare”, va ripetendo a ogni appuntamento elettorale il vicepremier, unico dei leader della coalizione di governo in regione per tutta la settimana (Leggi lo speciale di Nomos Elezioni Regionali Marche 2025). 

Il Senato approva, non senza polemiche, la delega sul salario minimo

Martedì il Senato ha approvato definitivamente la legge delega sul salario minimo, un provvedimento inizialmente proposto dalle opposizioni come legge immediatamente applicativa e trasformato alla Camera dalla maggioranza in una delega al Governo, che ora dovrà decidere se esercitarla o meno. Il Governo di Giorgia Meloni aveva già ricevuto una delega per introdurre la direttiva europea sul salario minimo, ma non l'ha esercitata; nel caso del testo approvato martedì in via definitiva è delegato a varare entro sei mesi “uno o più decreti legislativi” che dovranno definire i “contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati”, al fine di prevedere che il trattamento minimo di tali contratti “costituisca la condizione economica minima da riconoscere ai lavoratori appartenenti alla medesima categoria”, criterio già indicato nel testo delle opposizioni che tuttavia indicavano anche una soglia minima di 9 euro

Sono esclusi da questa norma i lavoratori pubblici. Contro questa delega hanno votato tutte le opposizioni compresa Iv, che alla Camera non aveva firmato il ddl presentato dai leader dei vari partiti. Nel dibattito il centrodestra ha difeso la delega, ma curiosamente ha criticato esplicitamente il salario minimo in quanto tale, ma sul quale la maggioranza ha dato la delega al Governo per realizzarlo. 

Primo sì all'immunità di Ilaria Salis. La Lega attacca

Ilaria Salis vince il primo round della partita sulla sua immunità e ora il voto finale, previsto alla Plenaria di Strasburgo per la prima settimana di ottobre, sembra un po' più in discesa. La commissione Affari Legali dell'Eurocamera ha infatti votato contro la richiesta di revoca della sua immunità parlamentare presentata dalle autorità ungheresi, in uno scrutinio a voto segreto concluso sul filo di lana, 13 a 12. Il risultato arriva quasi inaspettato: a sostenere pubblicamente l'eurodeputata di Avs erano solo gli eurodeputati della Sinistra, dei Verdi, dei Socialisti e dei Liberali, in totale 11 membri sui 25 totali della commissione: a salvare Salis sarebbero stati due europarlamentari del gruppo dei Popolari. L'eurodeputata monzese dopo il voto si è mostrata sorridente alle telecamere e ha esultato. Immediata è stata la reazione di Budapest, mentre in Italia ad attaccare è stata la Lega, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, puntando il dito contro il Ppe. 

Giorgetti interviene al Senato sul Documento programmatico di finanza pubblica

Appare già in salita, prima ancora di iniziare, il confronto tra banche e Governo. Il cammino verso la manovra è ancora lungo e intanto la presidente del consiglio mette le mani avanti sull'ipotesi di congelare l'età pensionabile a 67 anni. Nel mentre il titolare del Mef, impegnato a mettere a punto la cornice di numeri che sosterrà la manovra, rivendica i risultati della linea scelta dal Governo, ma invita anche l'Europa a fare mea culpa e striglia le imprese perché facciano di più sui salari. Giorgetti interviene in Aula al Senato dove viene votata all'unanimità la risoluzione unitaria di maggioranza e opposizioni sui contenuti del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che sostituirà la Nadef ed è atteso entro il 2 ottobre alle Camere. Dalle prime stime provvisorie contenute nel Dpfp emerge una crescita tendenziale pari a +0,5% per il 2025 e +0,7% nel 2026. Per quanto riguarda il deficit, l'ipotesi di scendere sotto il 3% già quest'anno trova conferma nel programma trimestrale di emissione del dipartimento del Tesoro del Mef. 

Dopo l'upgrade del rating dell'Italia, diverse istituzioni finanziarie si sono viste migliorare il giudizio. E questo beneficio dovrebbe ora tradursi in uno “sforzo di sistema”. Giancarlo Giorgetti torna a sferzare le banche, ma non solo, affinché traducano le loro migliori condizioni in un contributo da affiancare allo sforzo su cui il Governo è al lavoro, a partire dalla prossima legge di bilancio, per aiutare famiglie e imprese. Il messaggio è chiaro, ciascuno deve contribuire per quanto può. Ma nel mondo bancario c'è preoccupazione. Il tema è spinoso anche politicamente, con la maggioranza divisa tra Forza Italia che boccia gli extraprofitti e la Lega che invece punta proprio sul contributo dalle banche come copertura per una nuova rottamazione. La proposta leghista di una rateizzazione in 120 rate su 10 anni, concretizzata in un ddl all'esame del Senato, sembra tuttavia essere avviata a un ridimensionamento in manovra. 

Sul fronte dei conti pubblici, intanto, Giorgetti conferma l'impegno a continuare a lavorare per “ridurre al massimo” gli interessi sul debito pubblico. La ricetta usata finora ha funzionato, spiega il titolare del Mef: migliorando le condizioni di fiducia del mercato finanziario nei confronti del Paese, infatti, “sono migliorate” le condizioni di finanziamento del nostro “enorme debito”. Ad aiutare in questo momento è anche la riduzione dello spread.  

Rush finale del centrodestra nelle Marche e per le decisioni sulle altre regionali

“Riteniamo che possa rafforzarsi nelle Marche il buon governo del centrodestra”, ha sostenuto il segretario di FI Antonio Tajani che nel fine settimana riunirà i Ministri (ci sarà anche il responsabile dell'Interno Matteo Piantedosi e quello del Lavoro Elvira Calderone) e tutti i big del partito a Telese per lanciare il “Manifesto della Libertà” insieme con alcuni “personaggi della storia che rappresentano un punto di riferimento per il nostro movimento” (il segretario generale del Ppe Dolors Montserrat, Manfred Weber, presidente del Ppe, e Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo). 

Prima il risultato nelle Marche, poi il completamento del risiko delle candidature nelle altre Regioni che andranno al voto. L'obiettivo è, riferiscono dalla maggioranza, chiudere subito dopo lo spoglio delle elezioni (e l'auspicata riconferma del meloniano Francesco Acquaroli). Il comizio dei leader Giorgia MeloniAntonio TajaniMatteo SalviniMaurizio Lupi e Antonio De Poli in programma martedì a Lamezia Terme a sostegno del governatore uscente Roberto Occhiuto potrebbe suggellare l'intesa. In pole, per il Veneto resta Alberto Stefani mentre si pensa a candidati civici in Puglia e in Campania. Per quanto riguarda il governatore uscente Luca Zaia, starebbe riflettendo su alcune opzioni rispetto al suo futuro: se candidarsi alle suppletive per il seggio lasciato vacante da Stefani, come vorrebbe Salvini, o valutare altri incarichi di nomina governativa. Un eventuale accordo su Stefani potrebbe poi comportare un riequilibrio con gli alleati della Lega riguardo l'attuale composizione del Consiglio regionale. Resta in stand by il dossier sulla Lombardia: in un'intervista il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto di “non escludere” che il Veneto resti alla Lega ma ha subito precisato che nella Regione attualmente governata da Attilio Fontana le personalità di Fdi sono “prevalenti” rispetto a quelle del partito di via Bellerio. La seconda carica dello Stato ha anche auspicato che il voto lombardo si tenga in anticipo di un anno, in coincidenza con le politiche, nella primavera del 2027. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 22 settembre, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia scende al 30,2%.In seconda battuta il Partito Democratico rimane stabile al 21,9%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna 0,2 punti e si attesta al 13,5%. Tra le altre forze del centrodestra, la Lega sale al 9,0%, mentre Forza Italia perde 0,1 punti (8,0%). Nella galassia delle opposizioni, AVS sale al 6,7%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,3%)IV(2,2%)+Europa (2,0%) e Noi Moderati (1,0%)

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) resta al 48,2%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) registra invece il 28,6% delle preferenze, registrando un aumento di 0,1 punti percentuali; fuori da ogni alleanza, il M5S, guadagna 0,2 punti e si attesta al 13,5%. A chiudere il Centro che registra un risultato con segno negativo di 0,4 punti, scendendo al 7,5%.

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