Meloni parla della crisi in Iran e teme per crisi del diritto internazionale

Un conflitto che è stato deciso “senza il coinvolgimento dei partner europei”, ma che sul suolo del Vecchio continente è già arrivato, come dimostra il drone che ha colpito nella notte la base della Royal Air Force a Cipro. A più di 48 ore dall'attacco, Giorgia Meloni decide di parlare della “preoccupante” situazione che si è creata in Iran e nell'area del Golfo dopo la decisione di Usa e Israele di attaccare Teheran. Pochi minuti per dire che il governo ha messo tra le sue priorità il rientro degli italiani rimasti bloccati, ma anche per dare una lettura del contesto. E così, la presidente del Consiglio esprime più in generale i suoi timori per la “crisi del diritto internazionale”. Una crisi che considera figlia dell'attacco della Russia all'Ucraina e di quella “stagione di caos” diventata inevitabile dopo che “un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino”. L'estensione del conflitto a quell'area così strategica per i fragili equilibri del Medio Oriente ha colto di sorpresa le cancellerie europee. I timori, sono quelli di una guerra dalla durata più lunga di quanto non si fosse temuto all'inizio. Toccato anche il tema del sostegno di tipo militare che potrebbe essere richiesto. Ci sono poi due immediate conseguenze della crisi di cui il governo si è dovuto occupare: il rischio di attacchi terroristici e il costo dell'energia e delle materie prime. 

Mattarella vede Meloni e Crosetto. Il Governo in Parlamento sulla crisi del Golfo

Prima Guido Crosetto, poi Giorgia Meloni: nell'arco di un'ora il Ministro della Difesa e la premier salgono al Quirinale da Sergio Mattarella, due incontri a quattr'occhi sugli scenari e le scelte del Governo in una situazione di crisi internazionale delicata. Lei e Crosetto sono saliti separati, il Ministro a definire il quadro tecnico attuale, i possibili scenari e i rischi per l'Europa. La premier, invece, ha delineato le valutazioni del Governo, anche sulla richiesta di aiuti arrivata da EmiratiQatar e Kuwait, colpiti dalla reazione militare dell'Iran all'offensiva di Usa e Israele. Gli scenari preoccupano l'esecutivo: si teme un allargamento, soprattutto dopo il missile balistico lanciato da Teheran verso un alleato Nato come la Turchia. Le scorte di missili balistici iraniani, i rischi di terrorismo, gli impatti economici del conflitto sono tra i temi affrontati nelle riunioni di Governo, per cui l’attenzione è “massima”, ma per ora non filtra preoccupazione per i risvolti del conflitto sulla sicurezza energetica dell'Italia. Se la crisi dovesse risolversi nell'arco di un mese potrebbero non essere necessari particolari interventi, anche se si stanno valutando “azioni di mitigazione”. Il tema è stato affrontato nelle riunioni di Governo convocate da Giorgia Meloni. Alla prima riunione di Governo, oltre a Meloni e Tajani, hanno partecipato i ministri Guido CrosettoGilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari: sul tavolo gli “sviluppi della crisi” e le “ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte”. Poi il vertice si è allargato a Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, amministratori delegati di Eni e Snam, con cui è stata fatta “un'analisi dell'impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell'energia e sull'economia”. Tajani ha spiegato che sono allo studio misure “soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l'estero”.

La Farnesina è al lavoro per il rientro di migliaia di italiani. Task force in Oman

Dopo i primi rientri nella giornata di lunedì, altre centinaia di italiani sono riuscite a tornare in Italia con i voli partiti dagli Emirati Arabi e dall'Oman. Altri voli commerciali e speciali sono decollati da Muscat verso Roma Fiumicino, e altri due voli Etihad da Abu Dhabi, uno per Milano e l'altro per Roma. Nelle prossime ore inoltre è stato programmato un ulteriore volo da Muscat. “Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati” dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ed è già operativa la task force inviata dalla Farnesina all'aeroporto di Muscat e alla frontiera tra Oman ed Emirati Arabi: l'obiettivo è facilitare il passaggio dagli Emirati all'Oman e l'imbarco dei voli da Muscat. 

Meloni parla chiaro: non vogliamo entrare in guerra

L'Italia non è in guerra e “non vuole entrarci”. Giorgia Meloni riferirà in Parlamento sulla situazione in Iran e nel Golfo l'11 marzo. Al momento, ribadisce, invierà aiuti militari nel Golfo, in termini di mezzi e non di uomini. Intanto, la Farnesina chiude temporaneamente l'ambasciata italiana a Teheran, trasferendo il personale a Baku. In merito alle basi militari in Italia, al momento non c’è nessuna richiesta per un loro uso più esteso. La questione, eventualmente, passerà dal vaglio del Parlamento. Per l’utilizzo delle basi, ricorda la premier, “Tutti si stanno attenendo agli accordi bilaterali”. Meloni ha sentito anche il presidente francese Emmanuel Macron: i due leader “hanno ribadito il comune impegno per sostenere le Nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e a evitare un’escalation militare in Libano”. Meloni ha avuto con Volodymyr Zelensky un approfondito scambio di vedute sullo stato di avanzamento del processo per il raggiungimento di una pace giusta e duratura per l’Ucraina e sui prossimi passi da compiere. La premier conferma anche il costante contatto con i Paesi alleati e con tutti i leader del MO, ricordando che la priorità resta la messa in sicurezza delle decine di migliaia di italiani che sono nell’area. Intanto, la sottosegretaria agli Esteri, Maria Tripodi, ha partecipato al Consiglio Affari Esteri straordinario con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per fare il punto con i partner dell’area. L’Italia ha negoziato e sostenuto l’adozione di una dichiarazione congiunta Ue-Gcc, per ribadire la piena solidarietà europea ai partner del Golfo e affermare l’urgenza di una de-escalation delle tensioni nell’intera regione, inclusa la situazione in Libano

Le opposizioni attaccano Tajani e Crosetto e invocano Meloni in Aula

Nell'aula di Montecitorio prima e del Senato poi, ancora prima di entrare nel merito delle comunicazioni dei Ministri degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto sulla crisi iraniana, le opposizioni protestano per l'assenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma, alla Camera, sono spaccate in tre: Pd, M5S e AVS presentano una risoluzione unitaria, Italia viva una autonoma e Azione e il Partito liberaldemocratico di Marattin un'altra ancora. Al Senato le risoluzioni di minoranza sono due: quella di Pd-M5S-AVS e quella di Iv. Le opposizioni hanno tuonato contro “la morte del diritto internazionale prima e dell'Europa politica poi” chiedendo nella risoluzione unitaria di Pd-M5S e AVS di non concedere l'utilizzo di basi a “forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran”. Poche scintille al Senato, soprattutto suscitate dall'intervento del leader di Iv Matteo Renzi, che accusa Tajani di “mediocrità. Siamo oltre la politica, siamo all'avanspettacolo”. La replica del vicepremier: “È facile andare nel Golfo per fare conferenze ben pagate” ma “è molto più difficile tutelare i cittadini italiani”. Renzi però ne ha anche per Guido Crosetto, a suo dire preso di mira da “qualcuno all'interno dei servizi d’intelligence”, come dimostra il fatto che da due anni “su alcune testate ci sono le veline di un conflitto tra il ministro Crosetto e il sottosegretario Mantovano”. Quanto alle risoluzioni sulle comunicazioni, alla Camera l'opposizione di centro propone suoi documenti autonomi, più vicine a quella di maggioranza: Italia viva chiede l'impegno per la de-escalation mentre Azione e il Pld chiedono di aumentare gli investimenti sulla difesa. Un pezzo di queste risoluzioni ottiene il parere positivo del Governo e passa, mentre la risoluzione del campo progressista viene bocciata. Al Senato, come da regolamento, approvata la risoluzione di maggioranza restano precluse quelle di minoranza. 

Crosetto si difende: avrò sbagliato a restare a Dubai, ma lì c’erano i miei figli

Nessun segreto sulla sua presenza a Dubai, anzi. A sentire Guido Crosetto l'errore semmai è stato quello di voler restare lì. Il ministro della Difesa lo ripete più volte nelle oltre due ore di audizione nelle commissioni riunite di Camera e Senato, dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran. Parallelamente all'escalation militare, a tenere banco è stata la presenza del ministro della Difesa a Dubai. Nessun blocco dovuto ai bombardamenti, mette in chiaro Crosetto di fronte alla richiesta di chiarimenti sulla sua presenza negli Emirati. Il titolare della Difesa prova a fare ordine chiarendo di aver “valutato, e neanche da solo”, di partire per Dubai per raggiungere la sua famiglia e intervallare qualche giorno di vacanza con incontri istituzionali senza gravare sulle casse dello Sato. 

Mantovano difende Crosetto e l’intelligence dopo il caso Dubai

Il Ministro Guido Crosetto era a Dubai “in ferie” e l'intelligence “non monitora i viaggi privati dei Ministri”. La puntualizzazione sulla discussa puntata negli Emirati Arabi del titolare della Difesa alla vigilia dell'attacco all'Iran arriva dal sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata, mentre la polemica politica non si spegne. L'affaire ha coinvolto anche l'intelligence: qualcuno si è chiesto infatti se potesse l'Aise non sapere che il Ministro della Difesa fosse a Dubai. Poteva eccome, risponde Mantovano nel corso della presentazione della relazione annuale dell'intelligence: “la legge 124 vieta l'attività di controllo su una serie di persone, tra cui gli esponenti politici. Quello che veramente importa è l'operatività del Ministro”. Tra Crosetto e l'intelligence e tra il Ministro e lo stesso sottosegretario non tutto è sempre filato liscio. Era stato lo stesso ministro in passato a riferire nel gennaio del 2024 al procuratore di Perugia Raffaele Cantone di avere rapporti “non particolarmente buoni con l'Aise”. In quel caso Crosetto aveva chiesto di essere ascoltato dal magistrato in seguito a una fuga di notizie che lo aveva riguardato e di cui aveva chiesto conto allo stesso Mantovano, oltre che al direttore dell'agenzia Giovanni Caravelli. Altri punti di frizione potrebbero riguardare la riforma delle forze armate, che il titolare della Difesa ha messo in cantiere. Ma l'Autorità delegata responsabile dell'intelligence nega dissapori.

Rallenta la corsa della legge elettorale. Ora priorità al referendum 

L’obiettivo è di entrare nel vivo solo dopo il voto sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. La partita sulla legge elettorale torna a intrecciarsi con quella referendaria e la corsa rallenta. Del resto, una volta presentato in Parlamento l'articolato, ora è il momento dell'approfondimento per tutti i partiti. I leghisti restano i più freddi sulla modifica del sistema di voto, tanto che accettano di ragionare su possibili modifiche. Quel che sembra certo è che i ritocchi saranno messi in conto nel corso dell'esame parlamentare, con FdI che proverà a riproporre le preferenze. Si entrerà nel vivo, ad ogni modo, dopo il voto referendario. Al momento la Commissione Affari Costituzionali non ha incardinato il testo che le è stato assegnato e il presidente Nazario Pagano ha riferito che farà una sua proposta in una delle prossime riunioni. Si procede, dunque, ma senza fretta, in attesa anche dell'esito della consultazione popolare di fine marzo.  

Il centrodestra è preoccupato per la rimonta del No

A poco più di due settimane dal referendum sulla giustizia, anche nei sondaggi il No è dato in crescita, soprattutto se l'affluenza dovesse attestarsi sotto il 50% degli aventi diritto. Tanto che se Antonio Tajani sprona i suoi a fare di più per la riforma della giustizia è la stessa Giorgia Meloni che in radio lancia un accorato appello al voto: chi la vuole, la separazione delle carriere, se poi il 22 e il 23 marzo non spenderà quei “cinque minuti” per depositare il suo sì nell'urna, “non potrà lamentarsi”. “Ora o mai più” dice la premier alla radio di prima mattina, elencando quelli che a suo avviso sono i pro della riforma: la fine delle correnti grazie al sorteggio del Csm, che “garantisce minore dipendenza dalla politica”, e il premio al “valore dei singoli magistrati”. La sinistra invece si ritrova a “mentire”, è la tesi della premier e del centrodestra, perché non ha argomenti nel merito per criticare la riforma, e ha politicizzato la partita perché sul piano tecnico non saprebbe “cosa dire”. Meloni poi ha puntato il dito contro quei “giudici che bloccano” espulsioni e rimpatri di migranti illegali. Ma il timore è piuttosto diffuso nel centrodestra, mentre il sondaggio Ipsos che vede il No prevalere con affluenza al 42% non è passato per niente inosservato.  

80 anni del voto alle donne. Meloni: la parità non si fa con le quote

Sono passati 80 anni da quando le donne ottennero il pieno diritto di cittadinanza, andando alle urne per votare ed essere elette. Eppure, ancora oggi, pochi Comuni sono guidati da sindache e il percorso verso la parità di genere resta un cammino aperto. Il 10 marzo 1946 segnò l'ingresso delle donne nella piena cittadinanza politica e oggi quella data è il simbolo di una sfida ancora attuale. Perché “la parità non è una concessione, è un diritto: un diritto troppo a lungo negato e ancora oggi, in molte situazioni, negato”, ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A riflettere sul passato e sul futuro di questo cammino è stato l'incontro “1946-2026. Voto alle donne. La democrazia italiana compie ottant'anni”, a Roma. Sindache, imprenditrici, professoresse e partigiane: una carrellata di storie, ma anche di Ministri, per ricordare che non esiste democrazia senza pari diritti tra uomo e donna. La presenza di campionesse olimpiche, da Deborah Compagnoni a Manuela Di Centa, ha accompagnato la celebrazione. 

Vannacci punta al decreto sicurezza e lancia la costituente di Futuro Nazionale

Per lo sbarco a Roma, Roberto Vannacci ha messo insieme un pacchetto di emendamenti al decreto sicurezza. Li presenteranno alla Camera i deputati del suo neonato partito: Rossano SassoEdoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo. Il modello del generale è quello della “Tolleranza zero” dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani: “Vi do l'indirizzo politico di Futuro Nazionale: quello che vorremmo ottenere con la nostra attività è il ritorno al Belpaese”. Per prime vengono le Forze dell'ordine: Vannacci ha chiesto che possano avere mani più libere nell'uso delle armi e che non vengano sottoposte a indagini quando ci sia la “manifesta evidenza” che stavano operando secondo le regole. Per il 2026 ci sarà una tregua: “per tutto il 2026 il simbolo non sarà usato alle amministrative, contiamo di usarlo dal 2027. Per il 2027 vedremo. Siamo interlocutori del centrodestra, poi le valutazioni si faranno a ridosso delle elezioni”. Contatti seppure “sporadici” con il mondo dei Maga, intenzione di partecipare a qualche evento che ruota intorno all'area trumpiana, nessun legame con Vladimir Putin. Posizione chiara sulla guerra in Ucraina: si risolve accettando le condizioni della Russia. Roberto Vannacci traccia i contorni di Futuro Nazionale. L'ex generale annuncia che “il primo vagito di Futuro Nazionale sarà con l’Assemblea costituente di giugno”. Il partito punta ai delusi dal Governo Meloni che ha “tradito” e “infranto” alcuni “baluardi” della destra. 

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 2 marzo, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia resta stabile al 29,8%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 21,6%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna 0,2 puntiattestandosi all’11,7%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale all’8,4%, mentre la Lega resta stabile al 6,6%. Nella galassia delle opposizioni, AVS sale al 6,9%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,3%)IV (2,2%)+Europa(1,5%) e Noi Moderati (1,0%). Infine, Futuro Nazionale, che guadagna 0,2 punti e si attesta al 3,6%.

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) rimane stabile al 45,8%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) scende al 28,5% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il M5S sale all’11,7%. A chiudere il Centro, che perde 0,1 punti e si attesta al 7,0%, e Futuro Nazionale, che sale al 3,6%.

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  1. Meloni parla della crisi in Iran e teme per crisi del diritto internazionale
  2. Mattarella vede Meloni e Crosetto. Il Governo in Parlamento sulla crisi del Golfo
  3. La Farnesina è al lavoro per il rientro di migliaia di italiani. Task force in Oman
  4. Meloni parla chiaro: non vogliamo entrare in guerra
  5. Le opposizioni attaccano Tajani e Crosetto e invocano Meloni in Aula
  6. Crosetto si difende: avrò sbagliato a restare a Dubai, ma lì c’erano i miei figli
  7. Mantovano difende Crosetto e l’intelligence dopo il caso Dubai
  8. Rallenta la corsa della legge elettorale. Ora priorità al referendum 
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  10. 80 anni del voto alle donne. Meloni: la parità non si fa con le quote
  11. Vannacci punta al decreto sicurezza e lancia la costituente di Futuro Nazionale
  12. I sondaggi della settimana

 



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