La Meloni va in pressing sull’Ue in tema di flessibilità

L’aumento dell’inflazione, con il dato annuo proiettato sopra il 3%, ha rischiato di restringere i margini della manovra. Giorgia Meloni ha scritto all’Ue sostenendo che, con lo “spazio limitato” previsto dalle regole sulla spesa, sarebbe stato difficile sostenere famiglie e imprese senza misure restrittive. Bruxelles ha ricordato di aver già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri. Il tema è stato affrontato anche a Palazzo Chigi, insieme ai prossimi passaggi verso la manovra e al Documento programmatico di finanza pubblica. Al Mef è stata ribadita la necessità di una manovra “seria”, in un contesto segnato anche dal rialzo dei rendimenti e da uno spread arrivato a 118,5 punti. Nella lettera alla Commissione Ue, Meloni ha evidenziato che in Italia una quota di spesa pari al 20,4% del Pil è direttamente interessata dall’inflazione superiore alle stime, a cui si aggiunge un ulteriore 12% destinato a risentirne dal 2027, in particolare sul fronte delle pensioni. La premier ha chiesto che la Commissione tenga conto di questi fattori nella valutazione del rispetto della regola sulla spesa e che la questione venga discussa all’Ecofin del 9 ottobre. Ha inoltre proposto di utilizzare almeno parte dell’extragettito derivante dal caro-prezzi per attenuare temporaneamente l’aumento dei costi energetici. Giancarlo Giorgetti ha già illustrato la posizione italiana ai partner europei, mentre Bruxelles ha mantenuto cautela, anche alla luce della clausola per energia e difesa già concessa all’Italia. Giorgetti ha confermato che la manovra sarebbe rimasta improntata alla serietà. Il Documento programmatico di finanza pubblica, sulla base delle risoluzioni parlamentari, dovrà definire il quadro macroeconomico e una prima indicazione delle misure con i relativi effetti finanziari. È stata prospettata una revisione al rialzo della crescita 2026, rispetto al +0,6% previsto ad aprile, verso stime comprese tra +0,8% e +0,9%. Il deficit 2026 dovrà invece restare sotto il 3% per consentire l’uscita dalla procedura europea.

La maggioranza tiene sulla legge elettorale. Giovedì voto finale

Il centrodestra ha superato il primo voto segreto alla Camera sulla legge elettorale: l’Aula ha respinto con 229 voti contrari e 151 favorevoli le cinque pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni. La maggioranza ha quindi evitato defezioni come quelle registrate sulle preferenze, anche dopo il richiamo di Giorgia Meloni sulle conseguenze di un eventuale stop alla riforma. La coalizione ha garantito un’elevata presenza in Aula, anche con numerosi membri del Governo, mentre tra le opposizioni hanno partecipato i principali leader di partito. I deputati di maggioranza presenti sono stati 222, mentre le pregiudiziali sono state respinte con 229 voti, facendo emergere sette consensi aggiuntivi. Il capogruppo di Futuro Nazionale, Edoardo Ziello, ha indicato il possibile sostegno del gruppo, pur annunciando opposizione alla legge nelle successive sedi parlamentari. Il margine di 78 voti ha comunque rafforzato la maggioranza in vista del voto finale, mentre è rimasto il timore di nuovi scrutini segreti. Sui primi tre articoli modificati dal Senato è stata prevista la questione di fiducia, seguita dalle dichiarazioni di voto e dal voto conclusivo.

La Meloni è chiara sul caso Regeni: chiudere i rapporti con l'Egitto non aiuta

È proseguito il confronto tra Governo e famiglia Regeni sulla provvisionale di 150 mila euro riconosciuta alla Presidenza del Consiglio dalla Corte d’Assise di Roma nella sentenza che ha condannato a dieci anni tre agenti egiziani per sequestro di persona. Giorgia Meloni ha ricordato che la sentenza non è definitiva e ha sostenuto che interrompere i rapporti diplomatici con l’Egitto non aiuterebbe a risolvere il caso, richiamando anche la riapertura delle relazioni con il Cairo avvenuta durante il Governo Gentiloni. La legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha replicato che, in base all’articolo 540 del codice di procedura penale e al dispositivo della sentenza, la provvisionale è immediatamente esecutiva e non richiede il passaggio in giudicato. Lo stesso punto è stato ribadito da Paola e Claudio Regeni. Il ministro Tommaso Foti ha invece annunciato che il Governo avrebbe atteso la pronuncia della Cassazione prima di avviare le procedure per ottenere il pagamento dai condannati. L’eventuale percorso diplomatico si è prospettato lungo e privo di tempi certi. Parallelamente, è scoppiata una polemica per il rinvio in Commissione Difesa dell’esame del rinnovo del memorandum Italia-Egitto sulla cooperazione tecnologica e militare, dovuto all’indisponibilità del relatore Mauro Malaguti.

Passa la risoluzione della Lega sul potenziamento di Strade sicure

La Commissione Difesa della Camera ha approvato la risoluzione della Lega per il rafforzamento dell’operazione Strade Sicure, superando le tensioni emerse nella maggioranza sul tema. Il provvedimento ha ottenuto il sostegno dell’intero centrodestra, dopo che la Lega aveva insistito per ampliare il contingente mentre FI e FdI avevano mantenuto una posizione più prudente. L’intesa ha mostrato un clima più disteso nella coalizione, anche durante l’esame della legge elettorale. La risoluzione ha previsto di portare i militari impiegati da circa 6.800 a 10 mila, con 3.200 unità aggiuntive destinate alla sicurezza di città, stazioni e luoghi sensibili. È stata inoltre prevista l’estensione dei presidi ai 61 capoluoghi di provincia ancora esclusi e l’assunzione di nuovi carabinieri. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha mantenuto una posizione prudente e, in audizione, ha ricordato che l’aumento strutturale degli organici delle Forze armate richiede coperture pluriennali e potrà essere affrontato soltanto dopo la legge finanziaria.

La Salis viene esclusa dal palco al Salone Nautico di Genova. La Meloni la chiama

L’inaugurazione della 66esima edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova è stata segnata dall’esclusione dal palco della sindaca Silvia Salis, rimasta in platea mentre accanto alla premier Giorgia Meloni erano presenti il presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci. L’episodio ha suscitato polemiche, successivamente attenuate da un chiarimento. Secondo fonti di Palazzo Chigi, Meloni si è detta sorpresa e dispiaciuta e ha chiesto spiegazioni agli organizzatori, che hanno attribuito l’accaduto a un errore organizzativo. Meloni ha successivamente telefonato a Salis per esprimerle il proprio rammarico. La sindaca ha evitato di alimentare la polemica, sottolineando il dispiacere per non aver potuto partecipare al momento istituzionale e confrontarsi con la presidente del Consiglio. Salis ha inoltre evidenziato che avrebbe auspicato un dialogo più ampio con il Governo sulle principali esigenze della città di Genova.

La Schlein riunisce segreteria Pd e apre ai centristi

Nel Pd si è intensificato il confronto interno su leadership, programma di coalizione e perimetro delle alleanze, mentre nel M5S è proseguito il dibattito sulle primarie. Elly Schlein ha riunito la Segreteria in vista della Direzione nazionale, sostenendo la necessità di allargare la coalizione oltre l’asse Pd-M5S-Avs e coinvolgere anche le forze moderate e centriste nella definizione del programma. Dall’area vicina alla segretaria è emersa la disponibilità ad affrontare eventuali primarie e la contrarietà all’ipotesi di un federatore o di competitor interni, dopo la circolazione del nome di Giorgio Gori. I riformisti hanno valutato una propria strategia in vista della Direzione, mentre tra le ipotesi è emersa la costituzione di una cabina di regia su programma e candidature. Si è inoltre discusso della possibile proroga del mandato di Schlein, in scadenza a metà marzo, in vista delle elezioni politiche. Giuseppe Conte ha ribadito la posizione del M5S sull’Ucraina, chiedendo una svolta negoziale e confermando la disponibilità al confronto con il Pd. Il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi ha sottolineato la necessità di un’analisi interna al centrosinistra, anche alla luce delle possibili tensioni nella maggioranza sulla legge elettorale. Matteo Renzi ha invece sostenuto la necessità di costruire una proposta riformista capace di intercettare elettori del centrodestra insoddisfatti, ritenendo insufficiente un’alleanza concentrata esclusivamente sull’area più a sinistra.

Vannacci attacca, FN supera i sondaggi e noi siamo indispensabili al centrodestra

Dopo le elezioni suppletive in Calabria, Roberto Vannacci ha rivendicato il risultato di Futuro Nazionale, mentre Forza Italia ha attribuito la vittoria al proprio candidato Fabio Roscioli e alla coalizione di centrodestra. Il candidato sostenuto da FN, Domenico Giannetta, è arrivato terzo sfiorando l’11%. Vannacci ha sottolineato che il risultato avrebbe superato di 3,4 punti la media dei sondaggi nazionali, mentre FI ha evidenziato la bassa affluenza, pari al 22%, e ha escluso la necessità di un’alleanza con FN. Esponenti di Forza Italia, tra cui Matilde Siracusano, hanno definito un eventuale accordo con FN un errore, mentre Vannacci ha sostenuto che il partito sarebbe indispensabile al centrodestra. L’eurodeputato ha interpretato il risultato come positivo, sostenendo che, tenuto conto del diverso collegio e della minore affluenza rispetto alle precedenti Regionali, circa 6 mila voti sarebbero riconducibili direttamente a Futuro Nazionale. Gli avversari hanno contestato questa lettura, sostenendo che il valore aggiunto di Vannacci non avrebbe superato il 4%. Ignazio La Russa ha definito le suppletive un “test marginale”, invitando a non sovrastimare né ridimensionare eccessivamente il risultato. Vannacci ha comunque ribadito il ruolo di FN all’interno dell’area di centrodestra, senza avanzare previsioni sulle elezioni del 2027.

Asse Macron – Meloni sulla strage di Ustica

Il governo già aveva annunciato che si sarebbe opposto alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica. Lo aveva fatto il 27 giugno, nell'ultimo anniversario della tragedia del Dc9 Itavia. Non a caso, due giorni dopo il vertice intergovernativo Italia-Francia ad Antibes, dove Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, tra abbracci e battute, avevano mostrato che i rapporti Roma-Parigi non erano più glaciali. I leader avrebbero affrontato il discorso anche qualche settimana prima, al G7 di Evian. Sicuramente da qualche mese il dialogo tra Roma e Parigi è tornato fluido. La Meloni, che in questi mesi con la controparte francese si è fatta “portavoce” delle richieste dei familiari delle vittime, si augura che i documenti sulla strage in arrivo dalla Francia bastino alla Procura per ritirare la richiesta di archiviazione. La mossa francese è stata apprezzata a Roma, dove si registra l'auspicio che questo nuovo “entente cordiale” possa essere un viatico positivo anche per affrontare gli altri temi di politica internazionale condivisi. D'altronde la premier tre anni fa aveva chiarito di non avere problemi a porre la questione all'Eliseo, ma attendeva di avere “elementi oggettivi” dopo che Giuliano Amato, in un'intervista, aveva sostenuto che “la responsabilità dell'aeronautica francese, con la complicità degli americani” fosse la “versione più credibile” della strage del 1980. Parole meritevoli di “attenzione” per la Meloni, che chiese all'ex presidente del Consiglio se avesse “elementi” che permettessero “di tornare sulle conclusioni della magistratura e del Parlamento, e di metterli eventualmente a disposizione, perché il governo” potesse “compiere tutti i passi eventuali e conseguenti”. Dall'opposizione, la leader di FdI per anni aveva sostenuto che su questa vicenda “l'Italia fu succube di potenze straniere” e al governo Conte nel 2020 aveva chiesto “la desecretazione di tutti gli atti e dei documenti che riguardano Ustica e le altre stragi italiane”. “Nessun atto riguardante la tragedia del Dc9 è coperto da segreto di Stato”, avrebbe chiarito più tardi, nel 2023, una volta approdata a Palazzo Chigi, dove il dossier è sempre stato seguito.

Nel centrodestra è braccio di ferro sul candidato per Milano

Una riunione dei leader a pranzo non basta a risolvere il braccio di ferro nel centrodestra sulla scelta del candidato sindaco a Milano. È stato il tema principale del confronto a cui hanno partecipato Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Una riunione lontano da Palazzo Chigi, probabilmente nella residenza romana della premier. Ma filtra qualche nervosismo dal massimo riserbo che circonda l'appuntamento, andato in scena alla vigilia dell'approdo in Aula alla Camera della riforma elettorale e a pochi giorni dal Cdm di venerdì, che dovrebbe varare il Documento programmatico di finanza pubblica. Attesa a Praga con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per la visita ufficiale in Repubblica Ceca, la Meloni dopo pranzo ha congedato gli ospiti poco prima che da Reggio Calabria arrivassero i risultati della vittoria alle Suppletive del centrodestra. Un motivo in più per Meloni per insistere sulla narrazione del “voto utile” per contenere la crescita di Roberto Vannacci verso le Politiche. L'orizzonte più probabile resta la prossima primavera. E ai piani alti dell'esecutivo si continua a valutare l'election day. Nel centrodestra al momento non c'è grande fiducia sull'esito delle Amministrative nei grandi capoluoghi. A partire da Milano. Anche se “il centrosinistra sta facendo un gran caos e chissà”, il tenore dei ragionamenti che si fanno nella coalizione. Sul candidato Matteo Salvini insiste sulla vicesegretaria della Lega Silvia Sardone, e certo non gli dispiacerebbe arrivare al Congresso federale (dovrebbe essere il 24-25 ottobre) con in mano la sua candidatura. Forza Italia, però, non molla su Matteo Perego. Sul sottosegretario alla Difesa non mancherebbero i dubbi di alcuni colleghi di partito, mentre ci sarebbe il sostegno di una parte di FdI. L'altra segue invece l'indicazione di Ignazio La Russa, che sostiene Maurizio Lupi.

A Reggio Calabria vince le supplettive il centrodestra con Roscioli

Il centrodestra a Reggio Calabria mantiene saldamente le posizioni e resiste alla spallata del generale Vannacci che, comunque, traduce per la prima volta i sondaggi in voto andando oltre l'8% fin qui ipotizzato dalle rilevazioni nazionali. La vittoria di Fabio Roscioli è ampia. Con il 51% delle preferenze stacca Frank Benedetto, candidato del campo largo, che arriva al 36,6%, mentre Domenico Giannetta di Futuro nazionale ottiene il 10,94% dei voti. Francesco Toscano, di Democrazia sovrana e popolare, si ferma all'1,4%. “Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio ha preso sassate elettorali”, commenta a caldo il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto. Usa le stesse parole, sul palco allestito di fronte al comitato di Roscioli, il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, che insieme a Occhiuto ha più volte rivendicato e sottolineato le ragioni della scelta di Roscioli per questa tornata. Ma il commento del generale non si fa attendere ed è un'esultanza per aver infranto il muro del 10% alle prime elezioni col simbolo di FN. “Senza aver mai rinculato di un millimetro” sui temi che sono al centro del programma del partito, dalla remigrazione allo stop di armi all'Ucraina. “Noi siamo appena decollati voi continuate pure a pensare alle scollature”. Tutto il centrodestra saluta la vittoria come frutto di compattezza, a cominciare dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che spostando il focus da Vannacci al centrosinistra sottolinea come la coalizione si sia imposta “sul campo larghissimo delle opposizioni”. Il fronte a sostegno di Frank Benedetto infatti comprendeva tra gli altri, oltre al Pd e al M5S, anche Casa riformista, Centro democratico, Partito socialista, Avs e Rifondazione comunista. Per Meloni si tratta di “un voto che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori”. Occhi puntati anche sull'affluenza con il dato definitivo alla chiusura dei seggi del 22,34%.

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 28 settembre, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 27,4%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 20,6%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che resta stabile al 12,8%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia scende al 6,9%, la Lega cala al 5,1% e Noi Moderati resta stabile all’1,0%. Nel campo largo, AVS è in crescita al 6,6%, Italia Viva è stabile al 2,4%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,2%) e +Europa (1,7%). Infine, Futuro Nazionale, resta stabile e si attesta all’ 8,0%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è stabile al 40,4%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) scende al 42,4% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro si attesta al 4,9%, e Futuro Nazionale è stabile all’ 8,0%.

  1. La Meloni va in pressing sull’Ue in tema di flessibilità
  2. La maggioranza tiene sulla legge elettorale. Giovedì voto finale
  3. La Meloni è chiara sul caso Regeni: chiudere i rapporti con l'Egitto non aiuta
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  11. I sondaggi della settimana