Meloni punta al dossier interni, vertice a Chigi sulla sicurezza
Giorgia Meloni ha posto al centro dell’agenda i dossier di politica interna, chiedendo a Palazzo Chigi e ai Ministeri una ricognizione degli obiettivi e dei provvedimenti rimasti in sospeso, per individuare quelli da completare entro la fine della legislatura. Ha inoltre convocato una riunione con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e alcuni Ministri sul tema della sicurezza, includendo i disagi e i sabotaggi lungo le linee ferroviarie, che Salvini ha collegato anche a possibili atti di terrorismo. La premier ha affidato a Tajani la partecipazione al vertice dei Volenterosi sull’Ucraina, per concentrarsi sui dossier nazionali, pur confermando la preoccupazione del Governo per lo scenario internazionale.
La maggioranza è entrata in una fase sempre più orientata alla campagna elettorale. I sondaggi hanno evidenziato una crescente critica verso Donald Trump, con cui Meloni ha raffreddato i rapporti, e un rafforzamento di FN e delle posizioni di Roberto Vannacci, considerato da FdI un avversario politico. Dopo la ricognizione dei provvedimenti, il Governo ha previsto di selezionare quelli prioritari, con particolare attenzione a sicurezza, immigrazione e spese per la difesa. Meloni ha inoltre rivendicato l’influenza italiana sul nuovo approccio europeo ai flussi migratori e sulle sanzioni contro il traffico di migranti.
L’Esecutivo ha avviato anche la preparazione dell’ultima legge di bilancio della legislatura. L’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione e una riduzione delle tensioni in Medio Oriente potrebbero consentire maggiori margini espansivi, anche grazie al progressivo esaurimento degli effetti del superbonus. È proseguito inoltre il confronto con la Commissione europea sulla flessibilità per la crisi energetica, mentre la Lega ha aumentato la pressione sugli alleati presentando una proposta per una Zes del Nord, con una copertura stimata in 3 miliardi di euro.
Sì del Parlamento Ue ai negoziati sull'euro digitale; Lega e FN contro
Il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione e autorizzato l’avvio dei negoziati sui tre dossier relativi all’euro digitale, ai servizi di pagamento forniti da Stati esterni all’eurozona e al tetto all’uso del contante. L’obiettivo è stato quello di dotare l’Unione di un sistema di pagamento autonomo, riducendo la dipendenza dagli operatori statunitensi come Visa, Mastercard, PayPal, Apple Pay e Google Pay. I colloqui con il Consiglio Ue potranno iniziare dal 13 luglio sotto la guida del relatore Fernando Navarrete.
Il testo ha definito l’euro digitale come una moneta elettronica emessa dalla Bce, utilizzabile online e offline, con garanzie sulla privacy e transazioni verificate senza esposizione dei dati personali. Sono stati previsti servizi di base gratuiti, tra cui apertura e gestione del conto e accesso ad almeno uno strumento di pagamento. La maggior parte delle imprese sarebbe tenuta ad accettarlo, con esclusioni per autonomi, microimprese e piccole imprese. La presidente della Bce Christine Lagardeha spiegato che, conclusi i triloghi, sarebbero iniziati il lavoro tecnico e i test. Il progetto pilota è stato previsto per il 2027, seguito dalla fase di sperimentazione fino al 2028 e da una possibile prima emissione nel 2029. Hanno votato a favore popolari, socialisti, liberali, verdi e sinistra, comprese Forza Italia, Pd, M5s, Azione e Avs. Si sono opposti i Patrioti, inclusa la Lega, Europa delle nazioni sovrane e Roberto Vannacci. I conservatori europei hanno votato contro, con l’eccezione della delegazione di FdI.
Sui bond comuni la Spagna spacca l'Eurogruppo, Italia a favore
L’Eurogruppo ha accolto con prudenza l’estensione della deroga al Patto di stabilità dalle spese per la difesa a quelle energetiche, ribadendo che le misure anticrisi avrebbero dovuto essere temporanee e mirate e non compromettere la sostenibilità dei bilanci. Pur trattandosi di una decisione della Commissione europea, i Paesi dell’eurozona dovranno approvare i piani nazionali contenenti le spese per l’energia, in un confronto condizionato dalla posizione restrittiva dei Paesi frugali.
La Spagna ha proposto l’emissione di bond europei fino a 850 milioni di euro l’anno, con l’obiettivo di creare un titolo comune sicuro, rafforzare il ruolo internazionale dell’euro, ridurre i costi di finanziamento e favorire l’integrazione dei mercati dei capitali senza aumentare il debito complessivo dell’Unione. Secondo il vicepremier Carlos Cuerpo, l’aumento delle emissioni congiunte avrebbe potuto generare risparmi per 25 miliardi di euro e liberare risorse per gli investimenti nazionali, in linea con il rapporto Draghi.
L’Italia, rappresentata dal ministro Giancarlo Giorgetti, ha espresso una valutazione positiva, pur riconoscendo le difficoltà politiche di una simile proposta in sede europea. Anche Francia e Portogallo hanno manifestato un orientamento favorevole, seppure con cautela, mentre i Paesi frugali hanno confermato la loro netta opposizione.
Dopo Napoli i riformisti attaccano Conte sulla Russia
Le dichiarazioni di Giuseppe Conte contro il riarmo e contro la rappresentazione della Russia come minaccia hanno provocato forti critiche nell’area riformista del Pd e tra le forze centriste. Giorgio Gori ha contestato che tali parole siano state pronunciate durante una manifestazione della coalizione alternativa al centrodestra, mentre Carlo Calenda ha accusato i dirigenti democratici di non aver preso posizione contro il loro principale alleato. Antonio Tajani ha invitato i riformisti e i cattolici del centrosinistra ad aderire a Forza Italia, sostenendo che nel campo largo abbiano prevalso posizioni di estrema sinistra.
In difesa di Conte sono intervenuti Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che hanno condannato l’invasione russa ma respinto l’obiettivo di destinare il 5% del Pil alle spese militari. Hanno sostenuto che il leader del M5S abbia escluso una minaccia militare immediata tale da giustificare una nuova corsa agli armamenti. Il Pd e il M5S non hanno inizialmente replicato direttamente, mentre i democratici hanno concentrato le critiche sulla proposta di riforma elettorale attribuita al Governo.
La polemica si è intrecciata con l’uscita di Bruno Tabacci dal gruppo Pd e il suo passaggio al Misto, motivato con la necessità di costruire uno spazio politico alternativo alla destra ma distinto dal Partito democratico. Anche Pina Picierno, Ettore Rosatoe Licia Ronzulli hanno criticato Conte e il silenzio di Elly Schlein. Il caso ha provocato inoltre uno scontro sui social tra Calenda e Riccardo Magi. Filippo Sensi ha ricordato di aver già contestato quelle posizioni, mentre Lia Quartapelle ha chiesto una coalizione con idee più chiare e maggiormente aperta alle sensibilità moderate, liberali e civiche.
Meloni su Trump: “Non mi pento di nulla, punto all'unità dell'Occidente”
Giorgia Meloni ha dichiarato di non essersi pentita delle scelte compiute nel rapporto con Donald Trump, sostenendo di aver agito nell’interesse nazionale e per preservare l’unità dell’Occidente. Al vertice Nato ha confermato l’impegno italiano ad aumentare le spese per la difesa, ma secondo tempi, modalità e priorità stabiliti dal Governo, chiedendo che gli investimenti restino prevalentemente in Italia. Ha inoltre posto al centro dell’agenda gli impegni nazionali, affidando ad Antonio Tajani la partecipazione al vertice dei Volenterosi sull’Ucraina e confermando al tempo stesso il sostegno italiano a Kiev.
I rapporti con Trump sono stati definiti “cordiali”, ma hanno perso la precedente sintonia politica. Il presidente statunitense ha criticato la decisione italiana di non concedere le basi per l’offensiva contro l’Iran, mentre il Governo ha scelto di distinguere le dichiarazioni del leader americano dalle concrete relazioni tra i due Paesi.
Meloni ha ribadito di aver investito nel rapporto con Trump sulla base di alcune affinità, tra cui immigrazione e contrasto alla cultura woke, ma ha confermato che l’Italia non avrebbe partecipato agli attacchi contro l’Iran.
La premier ha giudicato l’offensiva priva di risultati concreti e ha richiamato il rischio di un allargamento della crisi in Medio Oriente, valutando positivamente la possibilità di proseguire a Roma i negoziati tra Israele e Libano. Sul conflitto ucraino ha confermato a Volodymyr Zelensky il sostegno alla popolazione civile, le forniture energetiche e la prosecuzione degli aiuti militari, sottoposti alla valutazione del ministro Guido Crosetto. Il tema ha continuato a dividere il centrodestra, soprattutto per l’opposizione della Lega e di Roberto Vannacci. Il Governo ha accantonato il ricorso al Safe e l’adesione al Purl, ma ha confermato che l’attuale livello di spesa per la difesa, pari al 2,8% del Pil, è destinato ad aumentare.
Nel centrodestra ancora non c’è l’intesa sulle preferenze
Oltre tre ore di riunione non sono bastate agli sherpa del centrodestra per sciogliere il nodo delle preferenze, che FdI, su impulso della premier Giorgia Meloni, ha proposto di inserire nella nuova legge elettorale. Alessandro Colucci di Noi Moderati ha ammesso che il confronto non ha prodotto risultati. Con Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per FdI e Antonio De Poli dell’UDC, ha sostenuto la necessità di modificare le liste bloccate previste dal testo atteso alla Camera il 14 luglio. Donzelli ha segnalato progressi, precisando che sono rimaste questioni da definire entro il termine per gli emendamenti.
Gli alleati hanno proseguito il confronto per individuare una soluzione condivisa. Ignazio La Russa ha affermato che, senza accordo, FdI avrebbe potuto presentare un emendamento sulle preferenze dopo il confronto con la coalizione, posizione che Donzelli non ha smentito. Forza Italia ha invece confermato la contrarietà alle soluzioni intermedie, compresa quella del capolista bloccato con preferenze per gli altri candidati, ribadendo la scelta tra liste bloccate e preferenze integrali.
La Lega non ha manifestato aperture né alzato barricate, confidando che il voto segreto possa respingere la modifica. Donzelli ha escluso un vertice tra i leader, sottolineando che il Governo è rimasto estraneo al confronto. La maggioranza ha condiviso la necessità di ridurre le circoscrizioni estere per correggere l’effetto maggioritario prodotto dal taglio dei parlamentari: l’ipotesi ha previsto il passaggio da quattro a due circoscrizioni alla Camera e da quattro a una al Senato, ma l’emendamento non è stato ancora definito. È rimasto aperto anche il voto ai fuori sede, sostenuto da FdI ma divisivo e tecnicamente complesso.
Le opposizioni contro Fontana e La Russa sulla Vigilanza Rai
Le opposizioni hanno confermato la mobilitazione sulla Vigilanza Rai e hanno inviato una lettera dura ai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, che hanno chiesto ai gruppi di indicare i componenti di una nuova Commissione bicamerale dopo le dimissioni di massa. Le minoranze hanno contestato l’iniziativa, giudicata tardiva e burocratica, e si sono coordinate con rappresentanti di PD, M5S, AVS, Italia Viva e Azione.
Dopo il passaggio di Maria Stella Gelmini a Noi Moderati, Azione ha acquisito il diritto a un componente, ma ha deciso, come le altre opposizioni, di non indicare nomi. I capigruppo M5S Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi hanno accusato la maggioranza di aver bloccato la Commissione per quasi due anni e hanno definito un’eventuale ricostituzione senza intesa un tentativo di occupazione politica in vista delle elezioni. Le opposizioni hanno inoltre sollecitato l’attuazione del Media Freedom Act, non ancora recepito in Italia. La commissione del Senato incaricata dell’esame è stata però sconvocata. I presidenti delle Camere avrebbero potuto procedere alle nomine per ripristinare l’operatività della Vigilanza, ma è emersa l’intenzione di evitare forzature.
Stretta sulla cittadinanza, tensione alla Camera per l’iter accelerato
La Camera ha approvato, tra forti tensioni, la dichiarazione d’urgenza sulla proposta di legge della Lega che ha introdotto nuove cause ostative all’acquisizione della cittadinanza per i giovani di origine straniera nati in Italia e ulteriori ipotesi di revoca. Matteo Salvini ha rivendicato il risultato, mentre Futuro Nazionale ha parlato di “effetto Vannacci” e ha chiesto un decreto sulla “remigrazione”.
Le opposizioni hanno duramente contestato il provvedimento. Il PD lo ha definito una misura di “punizione collettiva”, fondata sulla profilazione razziale e contraria alla Costituzione; il M5S ha denunciato l’affermazione di un principio di superiorità della razza, mentre Più Europa ha parlato di una norma dal carattere razzista. Forza Italia, promotrice dello “Ius Italiae”, non è intervenuta nel dibattito ma si è preparata a presentare emendamenti in Commissione.Le cause ostative hanno riguardato numerosi reati, dal femminicidio alla rissa, dalle minacce ai furti, fino all’occupazione di immobili, ai danneggiamenti, all’imbrattamento e alle frodi informatiche, con efficacia fino alla piena riabilitazione. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari ha motivato la stretta con la mancata integrazione dei minori di seconda generazione e con l’aumento dei fenomeni di sicurezza e delinquenza giovanile.La revoca della cittadinanza, già prevista per terrorismo ed eversione, è stata estesa a omicidio, mutilazioni genitali femminili, tratta di persone e violenze sessuali su minori o di gruppo. La Commissione Affari costituzionali ha avviato immediatamente l’esame e ha avuto trenta, anziché sessanta, giorni per riferire all’Assemblea.
La Lega ha celebrato l’accelerazione dell’iter, mentre Massimiliano Romeo ha criticato i sostenitori di Vannacci, rivendicando l’azione istituzionale del partito. Parallelamente, FdI ha presentato una proposta sui rimpatri dei cittadini stranieri condannati, prevedendo l’espiazione della pena nel Paese d’origine e l’estensione della revoca della cittadinanza ai reati più gravi, tra cui omicidio, strage, sequestro di persona e delitti di mafia. AVS ha denunciato una rincorsa politica a Vannacci, giudicata pericolosa e inefficace.
I sondaggi della settimana
Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 29 Giugno, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia scende al 27,1%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 21,5%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che perde 0,2 puntiattestandosi al 13,1%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale al 7,4%, la Lega sale al 5,6% e Noi Moderati scende all’1,1%. Nel campo largo, AVS è in crescita al 6,5% così come Italia Viva che sale al 2,5%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,4%) e +Europa (1,4%). Infine, Futuro Nazionale, che registra una crescita dello 0,4% e si attesta al 6,0%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in crescita al 41,2%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) in calo al 43,6% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro, in calo, si attesta al 4,8%, e Futuro Nazionale, cresce le al 6,0%.
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