L’Italia incassa l’ok dalla Commissione Ue sulla clausola salvaguardia

L’Italia ha ottenuto il via libera della Commissione Ue alla richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che ha previsto maggiore flessibilità di bilancio per energia e difesa. Il portavoce Balazs Ujvari ha spiegato che la valutazione ha escluso rischi per la sostenibilità fiscale a medio termine. La richiesta, presentata a settembre dall’Italia come diciannovesimo Stato membro, è quindi passata all’esame del Consiglio Ue per l’approvazione definitiva entro un mese.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato l’opportunità di destinare la flessibilità alla produzione rinnovabile e all’efficientamento energetico degli edifici pubblici, sanitari e scolastici. Il ministro Tommaso Foti ha definito il risultato un passaggio politico cruciale, richiamando l’impatto dell’inflazione sui bilanci nazionali, tema sostenuto anche dalla premier Giorgia Meloni al Med9 di Spalato.

L’Italia ha inoltre sollecitato ulteriore flessibilità, incontrando le riserve del Commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, che ha escluso la possibilità di introdurre continuamente deroghe alle regole di bilancio, pur assicurando approfondimenti sulla richiesta italiana. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha chiesto una corretta interpretazione dei fattori rilevanti per il rispetto del Patto di stabilità, anche nell’ambito della clausola energia già approvata, ribadendo la necessità di salvaguardare la sostenibilità della finanza pubblica. Il confronto è proseguito all’Eurogruppo, senza decisioni, mentre diversi Paesi hanno espresso perplessità sul rischio che nuove richieste di flessibilità indeboliscano il quadro normativo europeo.

La maggioranza approva definitivamente la legge elettorale

La Camera ha approvato definitivamente lo Stabilicum in terza lettura, con 227 voti favorevoli, 164 contrari e nessun astenuto. Il centrodestra ha superato la prova del voto segreto, mentre le opposizioni hanno protestato in Aula, esponendo cartelli contro la riforma. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione, sostenendo che la nuova legge abbia consentito agli elettori di scegliere partito, coalizione, programma, candidato premier e parlamentari. Ha inoltre sottolineato l’importanza della stabilità dei governi e della partecipazione, rivendicando la compattezza della maggioranza. Il vicepremier Antonio Tajani ha confermato la solidità del centrodestra e l’intenzione di proseguire l’esperienza di governo, escludendo sorprese nel voto parlamentare.

Le opposizioni hanno contestato duramente la riforma, prospettando iniziative davanti alla Corte costituzionale. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato la maggioranza di aver modificato le regole elettorali per timore del voto, ribadendo la capacità dell’alleanza progressista di competere con qualsiasi sistema. Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha criticato una legge costruita, a suo giudizio, sulla base dei sondaggi e degli equilibri politici.

Anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs hanno denunciato l’approvazione della riforma a colpi di maggioranza, evidenziando il ricorso per tre volte alla questione di fiducia e sollevando dubbi di costituzionalità. Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha annunciato la sospensione dello sciopero della fame e il passaggio dalla contestazione politica a quella giudiziaria, attraverso ricorsi ai tribunali e alla Consulta, rivolgendo un appello al presidente Sergio Mattarella.

Sale l'ipotesi di election day a maggio anche se Meloni rimanda la questione

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha aperto alla possibilità di elezioni anticipate, mentre la premier Giorgia Meloni ha mantenuto una posizione prudente, ricordando la distanza dalla conclusione naturale della legislatura e definendo le ipotesi sulle date del voto semplici speculazioni. Fazzolari ha individuato due possibili scadenze: settembre, al termine del quinquennio, oppure giugno, per consentire al nuovo Governo di predisporre la legge di bilancio con maggiore tranquillità. Le sue dichiarazioni sono state presentate come valutazioni tecniche, senza preferenze per una delle due opzioni.

Nonostante la scadenza formale della legislatura del 12 ottobre, l’ipotesi di un election day primaverile, probabilmente a fine maggio, ha continuato a raccogliere consensi negli ambienti vicini a Meloni. In caso di voto autunnale, è stata invece considerata più plausibile una convocazione a metà novembre, preceduta da una manovra anticipata. Gli alleati hanno tuttavia espresso contrarietà a uno scioglimento anticipato: Antonio Tajani ha ribadito la preferenza di Forza Italia per il termine naturale della legislatura, mentre Maurizio Lupi ha escluso l’urgenza di tornare alle urne, privilegiando l’approvazione della manovra e la continuità del Governo.

La legge di bilancio è stata individuata come possibile spartiacque politico, anche alla luce dell’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale, che potrebbe accentuare le pressioni dei parlamentari per un ritorno alle urne. Nessuna decisione è stata comunque assunta, anche in attesa del congresso della Lega di fine ottobre.

Il calendario delle politiche si è intrecciato inoltre con la scelta dei candidati per le elezioni amministrative nelle grandi città, a partire da Milano. È rimasta aperta anche l'incognita Futuro nazionale, il cui tentativo di avviare un dialogo programmatico con il centrodestra, avanzato da Edoardo Ziello, ha incontrato la netta contrarietà della coalizione. Francesco Lollobrigida e Lupi hanno escluso alleanze con il movimento, mentre Fazzolari ha criticato l’inaffidabilità politica di Roberto Vannacci, giudicata incompatibile con l’obiettivo di stabilità perseguito dal centrodestra.

Conte tenta di accelerare: tavolo programma entro ottobre, poi primarie

Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha intensificato il pressing su Elly Schlein per accelerare la definizione del programma e delle primarie del campo progressista. Intervenendo nel programma di Bruno Vespa, ha indicato la necessità di avviare il confronto programmatico dopo il 18 ottobre, data prevista per la presentazione delle proposte di Avs e per l’assemblea nazionale del Pd, così da arrivare rapidamente a un programma condiviso e successivamente alla scelta del candidato premier. Conte ha sottolineato l’importanza di evitare primarie troppo vicine alla campagna elettorale, superando l’incertezza su programma e leadership della coalizione senza attendere eventuali pronunciamenti della Corte costituzionale sulla nuova legge elettorale. Ha quindi auspicato l’apertura del tavolo programmatico entro ottobre e lo svolgimento delle primarie nel più breve tempo possibile, per non concedere un vantaggio politico a Giorgia Meloni.

Il leader M5S ha inoltre ricordato di aver proposto a Schlein un passo indietro reciproco per evitare uno scontro interno, proposta non accolta dalla segretaria dem, anche alla luce delle disposizioni statutarie del Pd sulla candidatura del segretario alla Presidenza del Consiglio. Pur senza indicazioni ufficiali, tra le possibili figure alternative è circolato il nome di Roberto Gualtieri. Parallelamente, Schlein ha cercato di ricomporre le tensioni con i leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Quest’ultimo ha chiarito che le proprie perplessità sulle primarie non sono state rivolte alla segretaria del Pd, ma al rischio che la consultazione accentui le divisioni anziché favorire l’unità. Ha quindi auspicato un rapido superamento delle polemiche e una definizione dell’area di centro, attraverso una o due liste, per arrivare alla conclusione del patto programmatico.

La premier punta sulla flessibilità e vede von der Leyen al Med9

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato il tema del caro energia attraverso una strategia articolata su misure nazionali, tra cui il possibile ricorso alle accise mobili, e un rafforzamento del pressing sull’Unione europea per ottenere maggiore flessibilità di bilancio a fronte dell’inflazione. Al vertice Med9 di Spalato, la premier ha registrato interesse per la proposta italiana di considerare i fattori rilevanti nella valutazione preventiva del rispetto delle regole europee sulla spesa, in vista del successivo Consiglio Ue.

Meloni ha discusso il tema con Ursula von der Leyen, che ha indicato il contrasto all’aumento dei prezzi energetici e il bilancio europeo tra le priorità del vertice di Bruxelles. Ha inoltre incontrato brevemente Emmanuel Macron e si è confrontata con i leader mediterranei su competitività, energia, Medio Oriente e migrazioni. Il premier croato Andrej Plenkovic ha evidenziato il peso economico del Med9, pari al 41% del Pil europeo, e il contributo della prospettiva mediterranea alle strategie comunitarie. La premier ha richiamato il sostegno della Grecia alla richiesta italiana, precisando che l’obiettivo non è stato ampliare indiscriminatamente la spesa, ma riconoscere gli effetti dell’inflazione, aumentata dall’1,8% programmato al 4%, sui costi obbligati per pensioni, assegno unico e cantieri del Pnrr. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha sostenuto la legittimità della richiesta, portando il confronto anche all’Eurogruppo e all’Ecofin.

Il gasolio cresce ancora, Meloni pensa ad accise mobili dopo price cap

Il prezzo del gasolio ha continuato a crescere dopo la conclusione degli sconti fiscali, mentre quello della benzina ha registrato una diminuzione. Il Mimit ha rilevato un prezzo medio del diesel pari a 2,28 euro al litro presso le pompe bianche, maggiormente penalizzate dalla difficoltà di applicare sconti, mentre Eni ha ridotto il proprio prezzo di quattro centesimi, portandolo a 2,21 euro al litro.

La premier Giorgia Meloni ha sollecitato le compagnie a rispettare pienamente il price cap, confermando la disponibilità del Governo a intervenire nuovamente attraverso il meccanismo delle accise mobili. Ha ricordato la disponibilità di circa 170 milioni di euro, maturati a settembre, e ha prospettato la possibilità di impiegarli immediatamente oppure conservarli per compensare la conclusione delle misure di contenimento già in vigore, subordinando la scelta anche alla tenuta del tetto ai prezzi. Sul piano internazionale, gli Stati membri dell’Agenzia internazionale dell’Energia hanno confermato la disponibilità a utilizzare ulteriori riserve strategiche di carburante, mentre la Francia ha annunciato il rilascio di 10 milioni di barili di gasolio. A livello europeo, la presidenza irlandese ha rilanciato l’ipotesi di una tassazione degli extraprofitti delle società energetiche. Il ministro Thomas Byrne ha sostenuto la necessità di contenere le conseguenze dell’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sui cittadini, portando il tema al confronto in sede Ecofin.

Conte, Bonelli e Fratoianni si vedono a pranzo ma senza Schlein

Il presidente del M5S Giuseppe Conte e i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono incontrati a pranzo alla Camera, alla vigilia del voto definitivo sulla legge elettorale, senza la partecipazione della segretaria del Pd Elly Schlein. L’incontro ha attirato attenzione per le tensioni interne al campo largo, accentuate dalle dichiarazioni di Schlein sul maggiore peso elettorale del Pd rispetto agli alleati.

M5S e Avs hanno condiviso posizioni differenti da quelle del Pd su diversi temi, tra cui l’interruzione dell’invio di armi all’Ucraina e l’eventuale alleanza con Matteo Renzi. È rimasta inoltre aperta la questione delle primarie, alle quali Avs si è mostrata contraria, senza aver ancora definito se presentare un proprio candidato o sostenerne uno di un’altra forza politica. I due partiti hanno comunque rappresentato un possibile fronte comune nel confronto sul programma della coalizione. I partecipanti hanno ridimensionato la portata politica del pranzo, spiegando che l’incontro non è stato programmato e che il confronto ha riguardato il voto delle opposizioni sulla riforma elettorale. Conte ha confermato la prospettiva di un successivo tavolo programmatico con Schlein, mentre dal Pd è stata sottolineata la normalità dei contatti tra alleati.

L’assenza della segretaria dem ha tuttavia suscitato malumori tra alcuni parlamentari del Pd. Il senatore Filippo Sensi ha criticato la centralità attribuita agli incontri tra leader, richiamando la necessità di costruire un programma convincente e un credibile profilo di governo. Anche M5S e Avs hanno chiesto di accelerare il percorso politico, mentre nel Pd è emersa una posizione meno urgente, fondata sulla convinzione che, anche in caso di elezioni anticipate a maggio, sia rimasto tempo sufficiente per completare il lavoro programmatico.

Nel campo largo rimane il nodo del programma e delle primarie

L’ipotesi di un election day a maggio ha accelerato il dibattito nel campo largo sulla definizione di un programma condiviso e sulla scelta di un leader in grado di competere con Giorgia Meloni. Il presidente del Pd Stefano Bonaccini ha proposto di accantonare temporaneamente le primarie per concentrarsi sul programma e costruire un patto di coalizione. Nel Pd è stata confermata la compatibilità della finestra gennaio-marzo per le primarie con un eventuale voto a maggio, mentre il M5S ha insistito sulla necessità di anticiparle. Tra i possibili candidati unitari sono circolati i nomi di Silvia Salis, Gaetano Manfredi, Roberto Gualtieri e Antonio Decaro. Goffredo Bettini e Andrea Orlando hanno tuttavia riconosciuto la crescente inevitabilità delle primarie, auspicando un confronto partecipativo e un’accelerazione sul programma. Da Avs, Angelo Bonelli ha ribadito il rischio che le primarie accentuino le divisioni, sollecitando un confronto sui contenuti anziché sui rapporti di forza tra partiti, in risposta indiretta alle dichiarazioni di Elly Schlein. Ha suscitato discussioni anche la proposta del M5S di introdurre primarie online: l’entourage della segretaria dem ha mostrato apertura, subordinandola a rigorosi sistemi di identificazione, mentre i riformisti hanno espresso timori per possibili interferenze esterne.

È rimasta irrisolta anche la questione dell’area centrista. Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha ribadito la disponibilità a una lista unitaria liberal-democratica, europeista e riformatrice, chiedendo a Matteo Renzi un accordo paritario tra +Europa e Italia Viva, alla luce dei rispettivi consensi nei sondaggi. Per il 24 e 25 ottobre sono stati inoltre programmati gli Stati generali di Progetto Civico di Alessandro Onorato. Nel frattempo, Dario Franceschini ha riunito alla presentazione del suo libro Giuseppe Conte, Elly Schlein e Maria Elena Boschi, sottolineando la necessità di accelerare sulla definizione del programma del centrosinistra.

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 5 ottobre, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 27,7%. In seconda battuta, il Partito Democratico sale al 20,7%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che scende al 12,6%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale al 7,1%, la Lega sale al 5,2% e Noi Moderati resta stabile all’1,0%. Nel campo largo, AVS è stabile al 6,6%, Italia Viva scende al 2,3%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,1%) e +Europa (1,6%). Infine, Futuro Nazionale registra un calo e si attesta all’ 7,8%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in crecita al 41,0%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) scende al 42,2% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro si attesta al 4,7%, e Futuro Nazionale è in calo al 7,8%.

  1. L’Italia incassa l’ok dalla Commissione Ue sulla clausola salvaguardia
  2. La maggioranza approva definitivamente la legge elettorale
  3. Sale l'ipotesi di election day a maggio anche se Meloni rimanda la questione
  4. Conte tenta di accelerare: tavolo programma entro ottobre, poi primarie
  5. La premier punta sulla flessibilità e vede von der Leyen al Med9
  6. Il gasolio cresce ancora, Meloni pensa ad accise mobili dopo price cap
  7. Conte, Bonelli e Fratoianni si vedono a pranzo ma senza Schlein
  8. Nel campo largo rimane il nodo del programma e delle primarie
  9. I sondaggi della settimana