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La Settimana Economica 1- 7 giugno 2019

La Commissione raccomanda l’apertura di una procedura e boccia la manovra

La Commissione europea ha approvato un nuovo rapporto sul rispetto della regola del debito da parte dell'Italia, in cui conclude che il Paese è inadempiente e che sarebbe dunque giustificata l’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo. In sostanza per Bruxelles, la coalizione gialloverde, invece di migliorare la situazione dei conti, con la manovra 2019 l'ha peggiorata. Con l'aggravante di non aver fatto nemmeno quelle riforme strutturali e pro-crescita che la Ue chiede da anni, come ridurre le tasse sul lavoro e i tempi della giustizia, aumentare competitività, produttività e concorrenza. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis lo ha detto senza giri di parole: “L'Italia deve riconsiderare la sua traiettoria di bilancio e metterla chiaramente su un percorso di discesa, perché quello attuale ha creato danni all'Italia: la crescita va giù, gli interessi sul debito salgono e c’è un impatto negativo sugli investimenti”. Il problema, spiega, “non è la procedura, ma la situazione generale degli indicatori macroeconomici, peggiorati nell'ultimo anno”.

La Commissione è critica su Quota 100

La Commissione punta il dito contro le nuove misure, e soprattutto contro Quota 100, perché è la riforma che capovolge gli effetti positivi degli interventi del passato e indebolisce la sostenibilità a lungo termine delle finanze, danneggiata anche dall'aumento dei tassi d'interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019. La Ue stima che nel 2018 la spesa per interessi è stata di 2,2 miliardi, ovvero 1000 euro a persona. La manovra espansiva ha quindi aggravato la deviazione dei conti pubblici dagli impegni presi con l'Europa. Come a dicembre è stato riscontrato uno scostamento significativo: per il 2018 si tratta di una differenza di 0,4% (certificata dai dati Eurostat) e nel 2019 di circa 0,5%, contando già tutte le flessibilità possibili.

Ci vorrà tempo per l’avvio della procedure d’infrazione

“Non stiamo aprendo oggi una procedura per deficit eccessivo, questo è solo un primo passo di un percorso che potrebbe concludersi con una procedura Edp”, ha precisato il commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. Incassata l'approvazione dei commissari, il documento sul debito italiano verrà ora sottoposto al Comitato economico e finanziario, che ha 15 giorni per pronunciarsi con una opinione. A quel punto la Commissione dovrà decidere se inviare all’Italia una propria opinione e attendere la risposta del Governo italiano. Risposta che se non sarà sufficiente farà scattare l’avvio della procedura. Nel frattempo, ha assicurato Moscovici, “noi siamo sempre pronti a scambiare nuove cifre e informazioni fattuali con il governo italiano. È questo quello che bisogna fare ora. La porta resta sempre aperta all'accordo e allo scambio. Ma sta al governo italiano dimostrare che si può evitare la procedura Edp”. Parole alle quali palazzo Chigi ha risposto accogliendo la linea del dialogo salvo poi ribadire tramite Luigi Di Maio e Matteo Salvini che su pensioni e quota 100 il Governo non tornerà mai indietro.

Per Moody’s e Draghi le previsioni italiane non sono credibili

Dopo la minaccia di aprire una procedura d'infrazione da parte della Commissione Europea, a complicare le cose arriva anche il giudizio negativo dell’agenzia di rating Moody's che giudica come poco credibili le previsioni di crescita del Governo guidato da Giuseppe Conte. Ma non solo, anche il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha invocato, parlando dell’Italia, la predisposizione di un “piano credibile” di riduzione del debito. Ma è sullo scontro con l'Ue sui conti italiani, con una procedura d'infrazione per debito evitabile solo con una manovra correttiva, che arriva l'avvertimento più pesante di Moody's, il cui rating sull'Italia, Baa3, se tagliato di un solo gradino diverrebbe junk, ovvero spazzatura equiparando i Btp a un rischioso investimento speculativo. La prossima revisione del rating di Moody's è prevista per il 6 settembre, proprio nel bel mezzo della costruzione della legge di bilancio in vista della quale il Governo italiano promette di dare battaglia sulla flat tax e di non aumentare l'Iva così come definito dal DEF. Mario Draghi, da Vilnius dove era riunita la Bce, prova a stemperare lo scontro fra Roma e i partner europei: all'Italia “non credo che verrà chiesto un rapido declino del debito, sappiamo tutti che è impossibile. Sarà un piano di medio termine che tuttavia dev'essere credibile, e la credibilità si misura da come questo piano è architettato, pianificato e dalle azioni che seguono”.

Moody’s contesta le stime del Governo

L'agenzia di rating contesta soprattutto le stime del Governo secondo cui il deficit 2019 potrebbe alla fine risultare più basso del 2,4% inserito nel Def con l'auspicio di un 2,1%: sarà invece al 2,6% quest'anno (stima vicina al 2,5% di Bruxelles) e al 2,7% il prossimo, lontano dalle stime del governo per il 2020 e 2021. La conseguenza sarà un debito pubblico che continuerà a salire mettendo l'Italia in balia degli umori dei mercati. Moody's resta la più pessimista sull'Italia fra le principali agenzie di rating; a febbraio Fitch ha confermato il suo BBB (un gradino sopra Moody's) con prospettive negative: il prossimo appuntamento è il 9 agosto. Idem per Standard &Poor's, che si esprimerà nuovamente il 25 ottobre.

A Draghi e Mood’s non piacciono i minibot

Il numero uno della Bce ha silurato l'idea leghista dei minibot: “O sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito” che aumenta la montagna da 2.350 miliardi che l'Italia già deve fronteggiare. Anche Moody’s è molto scettica sulla misura che nei giorni scorsi è stata oggetto di una mozione approvata all’unanimità alla Camera e che se introdotta rappresenterebbe un “credit negative” e ridurrebbe la credibilità dell’Italia. Se effettivamente introdotti, tuona l'agenzia di rating Moody’s, i minibot sarebbero “un primo passo verso la creazione di una valuta parallela e la preparazione dell'uscita dell'Italia dall'Eurozona”.

Per l’Istat le famiglie senza lavoro o pensione sono 1,1 milioni

Secondo l’Istat in Italia ci sono 1.151.000 famiglie con due o più componenti senza occupazione e senza redditi da pensioni da lavoro. È quanto mette in evidenza l'Istituto nel Report sulle famiglie e il mercato del lavoro riferito al 2018. Si tratta di un valore stabile rispetto al 2013 dopo la forte crescita avvenuta con la crisi; ora l'incidenza è al 7,9% del totale mentre era al 4,8% nel 2004. Nel suo rapporto l'Istat mette in luce come appena in una coppia su due in Italia entrambi i componenti abbiano un lavoro con il dato che è comunque sensibilmente mutato negli ultimi quindici anni per la crescente partecipazione femminile al mercato del lavoro e per gli effetti della recessione economica che ha portato a una significativa diminuzione dell’occupazione maschile e del relativo tasso. Nonostante la contrazione avvenuta durante il periodo di crisi, le coppie con entrambi i partner occupati risultano le più diffuse e pari, nel 2018, a 5 milioni 22 mila (+276 mila rispetto al 2004, +5,8%). La loro quota sul totale delle coppie è passata dal 40,0% del 2004, al 42,2% del 2008 fino al 44,4% del 2018, spiega l'Istat. Si confermano le grandi disparità a livello territoriale. La quota di coppie con entrambi i partner occupati si attesta al 55,4% al Nord, al 50,6% nel Centro mentre nel Mezzogiorno arriva appena al 26,4%, senza segnali di crescita rispetto al 2004.

Per l’Istat l’attività economica resta moderata

L'indicatore anticipatore sull'andamento dell'economia italiana messo a punto dall'Istat ha segnato a maggio un'ulteriore diminuzione seppure di minore entità rispetto al mese precedente, suggerendo la persistenza di uno scenario di moderazione dei livelli di attività economica. Lo rende noto l'Istituto di statistica sottolineando che nell'ultimo mese si è protratta la situazione di incertezza sul futuro delle relazioni commerciali internazionali, in particolare tra Usa e Cina. A rallentare ancora a maggio è stata anche l'attività dei servizi. L'indice Pmi calcolato da IHS/Markit fra i direttori acquisti, è sceso a 50 punti da 50,4 di aprile. Tuttavia il dato è migliore delle attese degli analisti che lo avevano previsto a 49,8, sotto quota 50, soglia di demarcazione tra espansione e contrazione del ciclo.

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Settimana Economica 1-7 giugno 2019

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