Conte invia la lettera a Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione

Alla vigilia di un Consiglio europeo decisivo per evitare all’Italia la procedura d’infrazione, il premier Giuseppe Conte invia all'Europa, a tutti gli Stati membri, a Jean Claude Juncker e a Donald Tusk, la lettera in cui il Governo giallo-verde, pur ribadendo il rispetto delle regole, ne chiede con nettezza un cambio. “È un dovere aprire adesso, senza ulteriore indugio, una fase costituente per ridisegnare le regole di governo delle nostre società e delle nostre economie”, si legge nella lettera con cui Conte, di fatto, ha mandato un messaggio chiaro a Bruxelles: con la sola stabilità si rischia la sopravvivenza stessa dell'Europa. La lettera è stata inviata al termine di un Cdm in cui la bozza di assestamento di bilancio annunciata non è stata votata ma discussa in una riunione di circa un'ora precedente il Consiglio dei ministri e nella quale Conte ha provato a definire i numeri da portare a Bruxelles come segno della credibilità dell'Italia.

Duello fra Conte e la Commissione Ue sui conti pubblici

È duello totale tra Italia e Ue sui conti pubblici. La trattativa con l'Europa parte in salita, con il Governo molto preoccupato per i futuri passi della procedura d’infrazione e fermo nel contestare le stime della Commissione che ritiene lontane dalla realtà. L'Italia non arriva a Bruxelles a mani vuote, precisa il premier Giuseppe Conte appena atterrato nella capitale belga per il vertice europeo, ma poi, dopo i colloqui avuti a margine del Consiglio, esprime timore sull'esito del negoziato e cerca un ultimo contatto con Merkel per cercare una via d'uscita. Il premier ha portato alla Ue un tesoretto di almeno cinque miliardi, capace di frenare la corsa del deficit 2019 al 2,1%, invece del 2,5% previsto dalla Commissione Ue. Senza un compromesso politico, però, potrebbero non bastare perché Bruxelles chiede un aggiustamento più ampio. Conte gioca anche su un altro terreno, più politico, mettendo in discussione le regole che considera sbagliate e controproducenti, “come dimostra il caso della Grecia”. Ma Bruxelles non è disposta a seguire l'Italia in questa partita: “Lavoriamo per evitare la procedura, ma non lo si fa attraverso commenti sulle regole”, ha avvertito il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici.

Moscovici lavoriamo per evitare la procedura

Per ora però, chiarisce Moscovici, non bisogna perdere tempo a parlare di modifiche a norme concordate da tutti, ma occorre lavorare per evitare la procedura per debito eccessivo. L'iter è partito e va possibilmente interrotto prima del 2 luglio, giorno in cui la Commissione potrebbe adottare la raccomandazione di apertura della procedura che poi l'Ecofin dell'8-9 luglio dovrà approvare. I Commissari e i tecnici sono al lavoro sulla lettera e aspettano che mercoledì il Cdm approvi l'assestamento di bilancio. Non conterrà tagli di nuove risorse, assicura Conte, ma certifica “in un documento ufficiale” risparmi e maggiori entrate, rendendo definitivo il congelamento già programmato dei 2 miliardi che facevano già parte dell'accordo di dicembre. Ma questo tesoretto potrebbe non bastare: i due miliardi congelati sono già stati incorporati nelle previsioni Ue, quindi vanno esclusi. Ne restano solo tre e, sulla carta, Bruxelles chiede un aggiustamento dello 0,4% del Pil per il 2018 e dello 0,5% per il 2019: solo per sanare il 2018, quindi, servirebbero oltre sei miliardi.

Allarme Istat: nel secondo trimestre molto probabile un Pil negativo

Secondo l’Istat, il Pil italiano rischia una nuova ricaduta e nel secondo trimestre potrebbe tornare a scendere. L'Istituto in occasione della presentazione del Rapporto annuale ha infatti illustrato una nuova stima, secondo cui la probabilità di contrazione del Pil nel secondo trimestre è relativamente elevata. Una doccia fredda se si pensa che i primi tre mesi dell'anno si erano invece chiusi con un +0,1% e che lo stesso istituto ha previsto un mese fa una crescita dello 0,3% nel 2019. Guardando al 2018, l'Istat mette in evenienza come l'Italia abbia proseguito il percorso di riequilibrio dei conti pubblici, ma i progressi fatti non sono stati sufficienti ad arrestare la dinamica del debito, in salita. Il presidente Blangiardo, comunque, stima che lo 0,3% sia ancora raggiungibile. “Questa è una valutazione fatta alla luce delle informazioni più recenti disponibili. C'è un panorama internazionale in continuo movimento e nei nostri modelli teniamo conto anche di questo. Questo non vuol dire necessariamente che sia in discussione la stima fatta su base annua che riteniamo possa continuare a reggere perché riteniamo che nella seconda parte dell'anno ci possa essere una discreta tenuta”.

Per l’Istat l’occupazione cresce di poco nel 2018

Il rapporto raccoglie e riorganizza i dati che mensilmente l'Istituto già diffonde e traccia un quadro riferito all'anno passato. Sul fronte del mercato del lavoro, nel 2018 il livello dell'occupazione è tornato a essere il più alto degli ultimi dieci anni, superando di 125 mila unità quello pre-crisi (+0,5% rispetto al 2008), ma il sistema è cambiato e presenta una maggiore fragilità delle posizioni lavorative. Il rapporto rileva come ad aumentare sia stato principalmente il lavoro dipendente (che in dieci anni è aumentato di 682 mila unità, +4%), la cui crescita nel corso del decennio è dovuta essenzialmente al tempo determinato: rispetto al 2008 si contano 876 mila occupati a tempo pieno in meno e quasi un milione e mezzo di part time involontario in più. Le nuove vulnerabilità riguardano i giovani, le donne, i stranieri e i divari territoriali.

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Settimana Economica 15-21 giugno 2019



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