Il rischio recessione complica i piani della Bce e di Christine Lagarde

La strada verso una politica monetaria neutrale è segnata, ma da qui al meeting decisivo del 21 luglio diversi ostacoli rischiano di scompaginare i piani della Bce di Christine Lagarde, che nelle prossime ore dovrà nuovamente difendere le decisioni di Francoforte al tavolo dei leader del Consiglio Ue. Il Consiglio Bce convocato il 15 luglio per l'emergenza-spread, innescata una settimana prima chiudendo gli acquisti di debito e preannunciando il rialzo dei tassi, sembra aver placato gli animi e i mercati. Riportando lo spread del Btp sotto i 200 punti base e abbattendo il rendimento del decennale di 40 centesimi. Ma malumori e angosce serpeggiano ancora sotto la superficie. In molti considerano i mercati vulnerabili perché la “prima linea di difesa concordata in quel meeting d'emergenza ancora non è stata attivata”. Si tratta dei reinvestimenti del programma pandemico Pepp, con cui la Bce durante la pandemia ha comprato 1.700 miliardi che ora, reso flessibile, dovrebbe dirottare verso i titoli più fragili gli afflussi di denaro provenienti dal rimborso dei bond che man mano arrivano a scadenza. 

Christine Lagarde, all'Europarlamento pochi giorni fa, non si era sbilanciata sui tempi tecnici della prima linea di difesa né dello scudo anti-spread vero e proprio che gli uffici tecnici stanno preparando in vista del meeting del 21 luglio, quando tale strumento dovrebbe mettere l'aumento dei tassi da 25 punti base al sicuro dalle angosce dello spread. È significativo, però, che il presidente della Bundesbank Joachim Nagel torni a pressare sui rialzi dei tassi: agendo “troppo poco o troppo tardi” si rischia “di rendere necessari rialzi dei tassi d'interesse ancora maggiori per riportare l'inflazione sotto controllo. Ciò creerebbe costi economici molto più alti”, è l'avvertimento del presidente della Bundesbank. Parole che riflettono il timore di molti dei falchi: che la Bce, con un'Europa prima fiaccata dal Covid, poi esposta agli effetti della guerra in Ucraina, e con un'architettura più fragile, sia costretta a un parziale dietro-front dai rialzi dei tassi alle prime avvisaglie di difficoltà per l'economia, mentre la Fed pare disposta a sopportare una recessione pur di domare l'inflazione. Il bollettino economico parla di “elevata incertezza” per l'economia europea ma ribadisce che la crescita dovrebbe reggere. Eppure, i segnali negativi arrivano da tempo.

Lo scudo anti-spread di Savona e della Consob

Il presidente della Consob Paolo Savona coglie l'occasione della sua quarta relazione annuale per lanciare una proposta anti-spread: si tratta di uno strumento articolato su diversi piani. Prima di tutto deve "incanalare il risparmio verso le iniziative produttive delle imprese di ogni dimensione". Il secondo passo è "creare portafogli che auto-proteggano i risparmiatori dall'inflazione, nel cui ambito gli investimenti in titoli di proprietà svolgono una funzione primaria. La proposta prevede una composizione equilibrata tra attività mobiliari e immobiliari, affidando la redditività agli andamenti dell'economia reale, così alleggerendo la politica monetaria del peso di manovre inusuali sui tassi dell'interesse. Le soluzioni tecniche possono essere diverse e la politica avrebbe il compito principale di creare la struttura giuridica di accoglimento più idonea, per dare vita a un meccanismo protettivo del risparmio". 

L'obiettivo finale è quello di chiudere il cerchio della finanza. Significa proteggere la ricchezza nazionale mettendo il patrimonio degli italiani (mobiliare e immobiliare) a servizio del risanamento delle finanze pubbliche e dello sviluppo del Paese. In questo modo sarà più facile rendere l'Italia più autonoma rispetto alle scelte della Bce e dall'altro tagliare le unghie allo spread nazionalizzando in gran parte il finanziamento del debito pubblico. Savona ricorda che l'equilibrio tra attività mobiliari e immobiliari è "innato" per le famiglie italiane, e cita come battistrada del suo scudo i Fondi di investimento a lungo termine (ELTIF) e i Piani individuali di risparmio (PIR). Ben graditi nel contesto i Btp, che proteggono dall'inflazione, come l'attuale Btp Italia in collocamento, e per aumentare l'efficacia della "capacità auto-protettiva dall'inflazione di un siffatto portafoglio", Savona cita l'opportunità per il risparmiatore di ampliarlo guardando "in modo equilibrato rispetto all'euro, i suoi investimenti denominati in valute estere usate per le esportazioni".

Per l’Istat, a maggio cresce l’export con paesi extra Ue +4,7%, ma cala l’import

A maggio 2022 l’Istat stima, per l'interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, un aumento congiunturale per le esportazioni (+4,7%) e un lieve calo per le importazioni (-0,8%). L'incremento su base mensile dell'export riguarda tutti i raggruppamenti principali di industrie, a eccezione dei beni di consumo non durevoli (-0,9%), ed è determinato in particolare dalle maggiori vendite di beni strumentali (+7,6%) e beni intermedi (+7,0%). Dal lato dell'import, la diminuzione congiunturale è dovuta soprattutto alla flessione degli acquisti di energia (-3,2%). Diminuiscono anche gli acquisti di beni strumentali (-2,8%) mentre aumentano, con intensità diverse, le importazioni di beni di consumo durevoli (+11,6%) e non durevoli (+2,4%) e beni intermedi (+0,7%). Nel trimestre marzo-maggio 2022, rispetto al trimestre precedente, l'export cresce dell'8,5%; l'aumento, generalizzato, è molto sostenuto per energia (+50,8%). Nello stesso periodo, l'import segna un rialzo congiunturale del 15,0%, cui contribuisce in ampia misura il forte aumento degli acquisti di energia (+31,9%). 

Un contributo importante deriva anche dall'aumento delle importazioni di beni intermedi (+9,6%). Diminuiscono gli acquisti di beni di consumo durevoli (-4,2%). A maggio 2022, l'export cresce su base annua del 26,2%. L'aumento, diffuso a tutti i raggruppamenti, è particolarmente accentuato per energia (+116,2%). L'import registra una crescita tendenziale più intensa (+67,9%), anch'essa diffusa a tutti i raggruppamenti e molto elevata per energia (+182,0%). A maggio 2022 il disavanzo commerciale con i paesi extra Ue è pari a 637 milioni, a fronte di un avanzo di 4.783 milioni dello stesso mese del 2021. Il deficit energetico (-8.686 milioni) è molto più ampio rispetto a un anno prima (-2.914 milioni) ma l'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici, pari a 8.049 milioni, è elevato e in aumento rispetto a maggio 2021 (7.697 milioni). 

Istat, occupazione in aumento nel primo trimestre 2022

L’Istat è chiaro: nel primo trimestre 2022 l'input di lavoro, misurato in Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno), è aumentato in termini congiunturali (+1,7% rispetto al quarto trimestre 2021) e su base annua (+6,7% rispetto al primo trimestre 2021); la stessa dinamica si rileva per il Pil, in crescita rispettivamente di +0,1% e +6,2%. L'occupazione, a sua volta, aumenta rispetto sia al trimestre precedente sia al primo trimestre 2021. È quanto emerge dalla Nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione diffusa da Istat, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Inps, Inail e Anpal. Su base congiunturale, la crescita dei dipendenti si osserva in termini di occupati (+0,6%, Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro) e di posizioni lavorative del settore privato extra-agricolo (+1,3%, Istat, Rilevazione Oros), che aumentano nell'industria in senso stretto (+0,6%), nei servizi (+1,3%) e soprattutto nelle costruzioni (+3,8%). 

La crescita congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti trova conferma nei dati del Ministero del lavoro ricavati dalle Comunicazioni obbligatorie (CO) rielaborate che, in tre mesi, evidenziano un aumento di 183 mila posizioni, a tempo indeterminato (+85 mila rispetto al quarto trimestre 2021) e a tempo determinato (+98 mila). Nel primo trimestre 2022 le attivazioni di rapporti di lavoro alle dipendenze sono state 2 milioni 687 mila (+1,5% in tre mesi) e le cessazioni 2 milioni 504 mila (+3,7%). L'occupazione dipendente è in aumento anche su base tendenziale, in termini di occupati (+4,6% in un anno, Istat-Rfl) e di posizioni lavorative dei settori dell'industria e dei servizi (+6,1%, Istat-Oros). Le posizioni lavorative aumentano nei dati delle CO (+671 mila rispetto al primo trimestre del 2021), in tutti i settori di attività economica, con l'unica eccezione di quello agricolo; tale dinamica positiva trova conferma nei dati Inps-Uniemens (+763 mila posizioni in un anno), con differenze sostanzialmente imputabili al diverso perimetro di osservazione. Prosegue la crescita tendenziale delle posizioni lavorative a tempo indeterminato sia nei dati delle CO, seppur in rallentamento (+268 mila in un anno; era +299 mila nel quarto trimestre 2021, +310 mila nel terzo e +371 nel secondo), sia in quelli Inps-Uniemens (+200 mila rispetto al primo trimestre 2021). 



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