Prima di lasciare la Bce Draghi traccia la strada per Lagarde

L'ultima riunione della Bce sotto la presidenza di Mario Draghi non ha portato, come atteso, a novità di politica monetaria: confermati i tassi ai nuovi livelli annunciati a settembre (ossia -0,50% per i depositi presso la Bce), immutata la guidance sul rialzo dei tassi e ribadito che il nuovo programma di quantitative easing inizierà il primo di novembre al ritmo di 20 miliardi di euro al mese. In realtà una novità c’è stata: lo stesso pacchetto di misure, il cui annuncio un mese fa aveva portato alcuni governatori come il tedesco Weidmann e l'olandese Knot a esprimere apertamente il loro dissenso, ieri è stato approvato all’unanimità: un fatto questo che, non a caso, è stato sottolineato a più riprese da Draghi che ha ricordato come gli sviluppi che si sono registrati da settembre a oggi hanno pienamente giustificato le misure prese un mese fa dal Consiglio direttivo. Dunque, la medicina somministrata un mese fa, è stata più che tempestiva e appropriata, se è vero che la congiuntura ha rallentato ulteriormente. Ciononostante, ci si attende che l'economia rimanga su un percorso di crescita positiva, per quanto modesta, nella seconda metà dell'anno. A chi gli chiedeva di cosa fosse più orgoglioso, Draghi ha risposto che l'intero Consiglio deve essere orgoglioso di aver sempre perseguito il proprio mandato sulla stabilità dei prezzi; quanto alle critiche ha sottolineato con una punta d’ironia come queste si siano spesso appuntate su aspetti che non rientrano nel mandato della Bce. Alla riunione di giovedì ha partecipato in veste di spettatrice la prossima presidente della Bce Christine Lagarde, cui Draghi ha detto di non dover dare alcun consiglio poiché sa benissimo cosa da fare da sola e avrà comunque tutto il tempo necessario per individuare con il Consiglio la strada da seguire. Di sicuro tuttavia, se non consigli, Draghi lascia alla Lagarde una politica monetaria fortemente indirizzata e che potrà proseguire con il pilota automatico a lungo, dando tutto il tempo necessario all'ex direttore generale del Fondo Monetario di farsi le ossa per quanto riguarda la politica monetaria e di consolidare i rapporti in seno al Consiglio direttivo.

Il Governo rassicura l’Ue sulla manovra: nessuna deviazione significativa

Sarà una manovra economica moderatamente espansiva, rispettosa delle regole Ue, senza deviazioni significative e soprattutto prudente. Nelle sei pagine inviate a Bruxelles il Governo gioca tutte le carte a sua disposizione per rassicurare l'Ue che l'Italia non sarà un problema e che la politica economica per il prossimo anno non prevede alcun colpo di testa: “Tutte le stime contenute nel documento programmatico di bilancio sono piuttosto prudenti”, scrive il Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e al Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Anche il piano contro l'evasione fiscale, da cui si attendono circa 3 miliardi di euro, è stato quantificato “in maniera prudente ma rigorosa” e, tanto per essere prudenti, “non abbiamo registrato alcun impatto sulle entrate fiscali che possa derivare della promozione delle transazioni cashless”. Nel 2020, scrive il Ministro, non si prospetta una deviazione significativa perché il deterioramento del saldo strutturale di 0,1% del Pil è leggero.

In questa situazione, “l'adeguamento strutturale richiesto per un Paese ad alto debito è di 0,5 punti percentuali”, cui si aggiunge la richiesta di un margine di flessibilità per eventi eccezionali da 0,2% che fa seguito a quella già presentata lo scorso anno per far fronte ai rischi sismici e idrogeologici. Grazie alla flessibilità chiesta dall'Italia, l'impostazione moderatamente espansiva della manovra è coerente con il patto di stabilità e crescita; contemporaneamente viene assicurata la sostenibilità della finanza pubblica e la traiettoria discendente del debito, evitando una stretta pro-ciclica in linea con gli orientamenti dell'Eurogruppo del 9 ottobre. In sostanza è comunque prevista una chiara convergenza verso gli obiettivi di medio termine dell'Italia con un rapporto deficit/Pil al 2,2%. Le politiche messe in campo, assicura poi il Ministro Roberto Gualtieri, porteranno ad un ulteriore abbassamento dello spread, “producendo risparmi sulla spesa per interessi e un ulteriore miglioramento del saldo strutturale”. Come? Con le misure per aumentare la tax compliance e combattere l'evasione, che valgono circa lo 0,2% del Pil in ognuno dei prossimi tre anni, i cambiamenti negli incentivi fiscali e nei sussidi dannosi per l'ambiente, e gli incrementi nei prelievi ambientali che porteranno ulteriori risparmi per lo 0,1% del Pil. In aggiunta, diversi cambiamenti nella tassazione contribuiranno per una cifra vicina allo 0,3% del Pil, con una serie di microtasse pronte a partire.

Istat: a settembre export extra Ue +2,5%, su anno +9,4%

A settembre 2019 si registrano segnali positivi per l’export verso i paesi extra Ue in termini sia congiunturali sia tendenziali. È il quadro che emerge dai dati dell’Istat. L’Istituto stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue, un aumento congiunturale sia per le esportazioni (+2,5%) sia per le importazioni (+2%). Le esportazioni sono in marcato aumento su base annua (+9,4%). L’incremento è rilevante per i beni di consumo non durevoli (+24,6%) e i beni intermedi (+10,5%). A differenza delle esportazioni, le importazioni registrano una lieve flessione tendenziale (-0,1%) determinata dall’energia (-8,7%). A settembre 2019 un marcato aumento tendenziale contraddistingue le vendite verso Giappone (+39,5%) e Svizzera (+31,5%). Al contrario, l’export verso paesi Mercosur (-7,9%), paesi OPEC (-5,5%) e Cina (-2,6%) è in forte diminuzione. Gli acquisti dai paesi Opec (-18%) e Asean (-5,9%) registrano flessioni tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai paesi extra Ue. In aumento gli acquisti da Giapppone (+15,4%), Turchia (+14,9%), India (+13,2%) e Stati Uniti (+10,1%).

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Settimana Economica 19 - 25 ottobre 2019



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