Per l’Istat l'impatto della crisi Covid sull'economia rimane pesantissimo

Il quadro economico si presenta, alla metà del 2020, particolarmente complesso e incerto. In concomitanza con i primi segnali di rafforzamento del ciclo, l'emergenza sanitaria ha generato uno shock globale di eccezionale intensità che sta producendo una recessione globale. L'Italia, come altri paesi, ne risente in maniera diretta, con una caduta dell'attività di ampiezza inedita, rispetto alla quale si intravedono i primi segnali di reazione. È la fotografia scattata dal rapporto annuale dell'ISTAT, presentato alla Camera dal presidente Gian Carlo Blangiardo. La crisi provocata dall'emergenza Coronavirus “rischia di acuire drammaticamente divari sociali ed economici, già a livelli inaccettabili”, ha commentato il presidente della Camera, Roberto Fico, dicendosi certo che “il Parlamento giocherà un ruolo centrale nella definizione delle strategie di intervento”. La crisi determinata dell'emergenza sanitaria ha investito l'economia italiana in una fase caratterizzata da una prolungata debolezza del ciclo. 

Lo scorso anno il Pil è cresciuto unicamente dello 0,3% e il suo livello è rimasto appena al di sotto di quello registrato nel 2011, alla vigilia dell'ultima recessione. Nel primo trimestre 2020, il blocco parziale delle attività in marzo ha determinato effetti rilevanti, con una contrazione congiunturale del Pil del 5,3% e cadute ancora più marcate dei consumi privati (-6,6%) e degli investimenti (-8,1%). La politica di bilancio fortemente espansiva, necessaria per contrastare la crisi e resa possibile dalla sospensione del Patto di stabilità e crescita, avrà quest’anno un impatto rilevantissimo sui saldi di finanza pubblica e sul rapporto tra debito e Pil. Lo scorso anno, l’Italia ha proseguito il percorso di risanamento della finanza pubblica, favorito da un ulteriore ampliamento dell’avanzo primario (l’1,7% del Pil). Il rapporto deficit/Pil è sceso dal 2,2% del 2018 all’1,6%. Questi progressi hanno consentito di mantenere invariata l’incidenza del debito sul Pil (al 134,8%) che tuttavia è rimasta molto sopra la media Uem (all’84,1%).

Covid e rischio riciclaggio, secondo Bankitalia in lockdown +8% segnalazioni

Lo scenario post coronavirus porta con sé un maggior pericolo di riciclaggio e usura. Perché “l'emergenza sanitaria ha aperto un enorme spazio di manovra alla criminalità per impadronirsi di ampi perimetri della vita del Paese”. È l'allarme che arriva dall'Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d'Italia, lanciato dal direttore Claudio Clemente. Dal rapporto annuale Uif emerge un aumento delle segnalazioni per sospetti di riciclaggio nel 2019: sono state 105.789, circa 7.700 in più rispetto a un anno prima (+7,9%), mentre le segnalazioni di operazioni sospette di finanziamento del terrorismo si sono attestate a 770 unità (-27,8%), per una minore percezione della minaccia di matrice islamica. Fra marzo e maggio 2020, in piena emergenza Covid, il numero delle segnalazioni analizzate e trasmesse agli organi investigativi è aumentato di circa l’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il rischio individuato da Uif è che si possa ampliare “l'area del fenomeno delle frodi nei confronti dello Stato, attuate mediante false attestazioni di possesso dei requisiti previsti per l'erogazione degli aiuti”. Per Clemente “le infiltrazioni criminali nel sistema produttivo rappresentano il rischio più grave, per l'effetto di contagio sulle filiere e i danni permanenti al funzionamento dei mercati e della concorrenza”. Infiltrazioni che potrebbero trovare nei prossimi mesi terreno fertile in una situazione economica molto critica

Per Bankitalia nel 2020 le imprese avranno un calo del fatturato del 7% 

Nel complesso dell'anno 2020 il fatturato delle imprese calerebbe di circa il 7%, dopo aver ristagnato nel 2019. Lo rileva l'indagine sulle imprese industriali e dei servizi condotta dalla Banca d'Italia tra fine gennaio e metà maggio. Secondo le imprese sondate, l'emergenza sanitaria Covid-19 ha prevalentemente comportato una forte flessione della domanda, soprattutto interna, per beni e servizi. Le difficoltà finanziarie, riportate diffusamente, ma ritenute meno rilevanti di quelle derivanti dal calo delle vendite, sono riconducibili ai ritardi nella riscossione dei crediti e alla necessità di sostenere le spese correnti. La flessione sarebbe concentrata nel primo semestre (-25,8 per cento) e più forte per le imprese operanti nel commercio, nel comparto alberghiero e della ristorazione (-37,5 per cento) e in quello del tessile, abbigliamento, pelli e calzature (-32,2 per cento). La contrazione dell’occupazione attesa nel 2020, pari all'1,3%, è molto contenuta in confronto a quella attesa delle vendite, presumibilmente a causa dell’ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni

Il capo economista Bce Lane annuncia la possibilità di in pausa la politica monetaria

A seguito dei massicci interventi contro la crisi del coronavirus, mentre emergono i primi e incerti segnali di ripresa dell'Eurozona, la Banca Centrale Europea (Bce) potrebbe mettere in pausa la sua politica monetaria. È quanto afferma il capo economista della Bce, Philiip Lane. Come riferisce il quotidiano "Handelsblatt", Lane ha aggiunto che saranno, comunque, necessari “diversi mesi” prima che diventi chiaro quale andamento avrà la ripresa dell'area euro. Intanto, per il capo economista della Bce, la situazione è sotto controllo per un anno, periodo che potrebbe essere necessario per valutare gli sviluppi dell'economia europea. Alla base della previsione di Lane vi è il programma di emergenza della Bce per l'acquisto di titoli di Stato dei paesi dell'area euro contro la pandemia (Pepp). All'inizio di giugno, tale programma è stato aumentato da 750 a 1.350 miliardi di euro.

La scadenza del Pepp è prevista per giugno 2021. In merito alla situazione attuale, Lane ha osservato che “il secondo trimestre è sicuramente il punto più basso” della crisi, ma vi è già stato “un primo passo significativo nel processo di recupero”. Tuttavia, Lane rimane cauto per gli sviluppi futuri. I dati positivi potrebbero, infatti, proseguire “a lungo”, ma potrebbero sempre manifestarsi delle “interruzioni” nell'attuale tendenza al miglioramento, che “dice poco sulla ripresa generale”. Per quanto riguarda l'inflazione, Lane ha spiegato che il rischio di una discesa in territorio negativo è possibile. Tuttavia, nei calcoli della Bce, il dato rimane “molto basso, ma nell'intervallo positivo”.

C’è ottimismo nei mercati per la ripresa economica mondiale

mercati finanziari guardano il bicchiere mezzo pieno. Sia nel vecchio continente che dall'altra parte dell'Atlantico prevale l'ottimismo nonostante l'aumento dei contagi da coronavirus, in particolare negli Usa e in Brasile, che potrebbe ritardare la ripresa economica globale. Gli investitori scommettono su nuovi aiuti dell'amministrazione Usa e della Federal Reserve. Mentre in Europa c’è stato l'incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel in vista del semestre tedesco e del Consiglio Ue di metà mese per il varo definitivo del recovery fund. Negli Stati Uniti da segnalare anche l'aumento record, a maggio, dei compromessi delle vendite di case. In Europa le borse hanno tratto entusiasmo dai dati sulla fiducia nell'Eurozona che hanno indicato un netto rialzo, posizionando l'Italia al terzo posto della classifica dell'indicatore del sentimento economico a giugno, dopo il sostegno del governo tedesco alla Bce nella disputa con la Corte di Karlsruhe sul Qe

Il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz ha ritenuto che la Bce abbia spiegato “in modo comprensibile la proporzionalità degli acquisti di bond, oggetto della recente pronuncia dell'Alta Corte tedesca. Dal canto suo, Fitch ha confermato che nel 2020 il Pil globale segnerà una flessione del 4,6% per poi risalire al +4,9% nel 2021. Per l'agenzia di rating l'economia globale sembra aver toccato il fondo in aprile, i dati sulle attività economiche iniziano a mostrare “una ripresa e le previsioni di crescita si stabilizzano, ma i rischi sono al ribasso per una possibile recrudescenza del virus e per il fatto che i rischi di nuovi lockdown restano elevati”. Conferme anche per l'Italia che quest'anno dovrebbe registrare una contrazione del 9,5% per poi rimbalzare l'anno prossimo del 4,4% e attestarsi al 2,1% nel 2022. 

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Settimana Economica 27 giugno - 3 luglio 2020



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