Per Fitch tra aprile e giugno il Pil italiano crollerà, ma si riprenderà già nel 2021

L’agenzia di rating Fitch rivede le stime sul Pil mondiale nel 2020 alla luce della velocità con cui la pandemia di coronavirus si sta evolvendo. La nuova previsione è di una riduzione dell'attività economica globale dell'1,9% nel 2020 con un Pil degli Stati Uniti in calo del 3,3%, l'eurozona in calo del 4,2% e il Regno Unito in calo del 3,9%. Per l’Italia l’agenzia stima una diminuzione del prodotto interno lordo del 4,7% mentre per Spagna, Germania e Francia il calo è previsto intorno al 3,8-3,9%. Per l’Italia, come per tutte le economie principali, è comunque stimato un rimbalzo nel 2021: per il nostro paese la previsione è di una ripresa di appena il 2,3%, pari insomma alla metà del prodotto perso quest’anno, un valore assai inferiore alla crescita ipotizzata per i nostri partner europei. Segno più anche quest’anno – ma solo del 2% - per la Cina. Ma se l'impatto sul Pil globale sarà pesante, pari in un anno a quello subìto durante la crisi finanziaria globale scoppiata nel 2007, nel primo semestre 2020 l'impatto immediato sull'attività e sui posti di lavoro sarà peggiore. Per i soli Stati Uniti la stima è che, nel 2° trimestre, si arriverà ad una disoccupazione del 10% con la perdita di 10 milioni di posti. Quanto all'Italia, la stima di Fitch è di un tasso in risalita all'11% con un leggero recupero nel 2021 al 10,7%. Per l'agenzia, l'impatto dei blocchi alle attività produttive nel secondo trimestre potrebbe far scendere il Pil di un ulteriore 7-8% nell'UE e negli Stati Uniti, un calo trimestrale senza precedenti in tempo di pace, simile a quello che ora si stima sia avvenuto in Cina nel 1° trimestre. Per l'Italia, le stime di Fitch sono di un calo del Pil dell'1% nel primo trimestre e del 6,8% nel secondo, valori peraltro inferiori a quelli stimati per l'economia di Usa, Spagna o Francia.

L’Europa pensa a un piano Marshall da 2.770 mld 

La Commissione Ue mette in campo un maxi piano anti-disoccupazione, un fondo di sostegno sanitario con quel che resta del bilancio comune, e il dirottamento sull'emergenza di tutti i fondi strutturali già assegnati ai Paesi: “Il nostro piano Marshall”, lo definisce la presidente Ursula von der Leyen. Sommato agli interventi nazionali, finora vale 2.770 miliardi di euro, “la più ampia risposta finanziaria a una crisi europea mai data nella storia”. La settimana europea è stata quasi interamente dedicata all'Italia e ai Paesi che soffrono di più dall'epidemia. In una lettera a La Repubblica, la von der Leyen chiede scusa agli italiani per il ritardo negli aiuti e prosegue con una serie di annunci di misure che potranno portare beneficio quasi immediato ai più colpiti. Il più importante è il fondo anti-disoccupazione Sure, che potrà mobilitare fino a 100 miliardi di euro da concedere in prestito ai Governi che hanno bisogno di rifinanziare la propria cassa integrazione. Lo strumento, gestito dalla Commissione Ue, parte con una base di 25 miliardi di garanzie versate dagli Stati membri su base volontaria e andrà a finanziarsi sul mercato. Martedì prossimo, l'Eurogruppo dovrà dare il via libera a Sure, assieme al resto del pacchetto che prevede anche un Fondo per gli indigenti, aiuti a pescatori e agricoltori, un piano per dirottare verso l'emergenza tutti gli aiuti delle politiche di coesione e un mini-fondo di sostegno ai sistemi sanitari da 3 miliardi. Ma non è ancora abbastanza per mettere in sicurezza l'economia europea e assicurarne la ripartenza. Il premier Giuseppe Conte, in un'intervista all'emittente tv spagnola La Sexta, insiste sulla necessità di coronabond e di un più ampio European Recovery and Reinvestment Plan. L'Eurogruppo continua il suo lavoro sulle proposte che finiranno sul tavolo dei Ministri martedì 7 aprile, ma c’è ancora chi vuole usare il Mes come risposta principale.

Il decreto aprile varrà 40mld; quasi pronto il decreto liquidità da 20mld

La roadmap del Governo sembra tracciata: nel fine settimana, il decreto liquidità per dare una garanzia da circa 20 miliardi alle imprese medio-grandi, poi, entro Pasqua, un nuovo decreto, che potrebbe arrivare anche a 40 miliardi, con misure a sostegno di sanità, aziende, lavoratori, enti locali e famiglie: oltre 60 miliardi in totale se si sommano alle misure del decreto Cura Italia. La nuova manovra anti Coronavirus prende forma in un susseguirsi di riunioni di maggioranza e con l'opposizione. Il Governo s’impegna a prorogare la cassa integrazione, rinviare le tasse, finanziare i primi ristori, aumentare il bonus per gli autonomi e aiutare chi non ha reddito. Le richieste dei partiti sono tantissime e gli spazi di manovra, avverte Gualtieri, “non illimitati”. Si attende di capire in concreto che aiuto arriverà dall'UE, per non caricare tutto il peso sul debito italiano. Ma l'ipotesi, cui ha aperto il premier Giuseppe Conte, che una parte dei contributi arrivi attraverso il Mes torna ad alimentare tensioni. Il decreto per garantire liquidità alle imprese sarebbe dovuto arrivare in Consiglio dei ministri oggi ma il testo non è pronto: il Cdm dovrebbe riunirsi tra sabato e domenica e, a mercati chiusi, potrebbe anche vagliare l'annunciato rafforzamento del golden power in difesa delle aziende italiane. Nella riunione con l'opposizione, il ministro Roberto Gualtieri annuncia che il decreto sulla liquidità aggiungerà una garanzia per circa 200 miliardi di credito, fino al 25% del fatturato, per le imprese a partire da quelle medie e grandi. Un ombrello che si aggiunge ai 100 miliardi garantiti dal Fondo centrale di garanzia, che verrà ulteriormente rafforzato e semplificato, e ai 290 interessati dalla moratoria. Non tutti all’interno della maggioranza sono soddisfatti: secondo Italia Viva “vanno considerate anche le partite Iva, commercianti, artigiani, e garantire loro liquidità usando come riferimento il fatturato dell'anno precedente”, spiega Ettore Rosato. Raggiungere sulle misure il consenso più ampio possibile è l'obiettivo dichiarato dal Governo, tanto che una nuova riunione con l'opposizione verrà convocata per questa sera. 

Per l’Istat, nel IV trimestre 2019 l’occupazione è stabile ma diminuiscono le ore lavorate

Secondo i dati su mercato del lavoro elaborati dell’Istat, nel quarto trimestre 2019, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione rispetto al trimestre precedente (-0,3%) e un lieve aumento in termini tendenziali (+0,3%). Lo rileva oggi l’Istat, diffondendo relativi al IV trimestre 2019. Tali dinamiche risultano coerenti con la fase di rallentamento dell’attività economica che, nell’ultimo trimestre, è confermata dalla variazione congiunturale negativa registrata dal Pil (-0,3%). Dal lato dell’offerta di lavoro, nel quarto trimestre del 2019, il numero di persone occupate è rimasto sostanzialmente invariato in termini congiunturali, a sintesi dell’aumento dei dipendenti e del calo degli indipendenti. Stando ai dati diffusi, il tasso di occupazione è pari al 59,2%, con una variazione nulla rispetto al terzo trimestre. Inoltre, nei dati mensili più recenti (gennaio 2020) e al netto della stagionalità, il tasso di occupazione e il numero di occupati mostrano un calo rispetto al mese precedente. Dal lato delle imprese, prosegue la crescita della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,4% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. L’aumento delle posizioni lavorative è associato a una diminuzione delle ore lavorate per dipendente, pari a -0,3% su base congiunturale e a -0,5% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione positiva. Il tasso dei posti vacanti rimane invariato sia su base congiunturale sia su base annua. Il costo del lavoro registra una diminuzione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e una crescita pari all’1,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. L’andamento del costo del lavoro è sintesi di una stabilità delle retribuzioni e di una riduzione degli oneri sociali (-0,3%) su base congiunturale, accompagnati da un proseguimento nella crescita su base annuale sia delle retribuzioni (+1%) sia degli oneri sociali (+1,9%). 

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Settimana Economica 28 marzo - 3 aprile 2020.pdf



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