Moody's è chiara: la ripresa sarà disomogenea e porterà un aumento dell'inflazione

La Bce, nel tarare la sua politica monetaria, dovrà fare i conti con i dilemmi che vengono da una ripresa disomogenea e dall'aumento dell'inflazione. Lo sottolinea Moody's in un rapporto, rilevando in particolare che nell'economie più deboli, come quella dell'Italia, ci vorrà tempo prima che la ripresa sia ben radicata, mentre nei Paesi più forti, come la Germania, la maggiore rapidità dell'uscita dalla crisi porterà pressioni su prezzi e salari.  Per l'agenzia di rating, la Banca Centrale Europea probabilmente manterrà la sua politica monetaria molto accomodante per diversi anni, guardando oltre a un aumento dei tassi di inflazione di breve termine e concentrandosi piuttosto sul mettere al sicuro la ripresa economica dopo la pandemia che procede a velocità diverse tra i Paesi dell'area euro. Tuttavia, “nonostante gli elevati livelli di sostegno fiscale e monetario nell'Unione Europea, la forza della ripresa e dei livelli di inflazione probabilmente divergeranno, il che apre la strada a una ripresa a varie velocità”, commenta Madhavi Bokil, Vice President - Senior Credit Officer di Moody's e autore del rapporto. “Le tendenze potenzialmente divergenti della crescita e dell'inflazione nell'area euro saranno all'origine di sfide per la Bce nel calibrare una politica monetaria comune”, aggiunge l'economista. Moody's prevede che i dati sull'inflazione saranno volatili per il resto del 2021 e per buona parte del 2022, per effetto degli aumenti temporanei dei prezzi di beni e servizi. 

Gentiloni annuncia che nel 2023 ci saranno nuove regole per il Patto di stabilità

Dalla revisione delle regole sul Patto di stabilità e crescita alla minimum tax, fino alle riforme che impegneranno l'Italia per accedere ai fondi europei nei tempi stabiliti. E poi il Next generation Eu e il Sure: i primi storni saranno erogati entro luglio ma i provvedimenti, in quanto straordinari, non saranno commutati in misure permanenti. Il commissario europeo per l'economia, Paolo Gentiloni, in mezz'ora di collegamento con il Festival dell'economia di Trento disegna la mappa economica del post pandemia. Tassello cruciale, il Patto di stabilità che potrebbe tornare in vigore dal 2023. “Non ho una soluzione in tasca” precisa Gentiloni. C'è una discussione in corso in Francia, Germania e anche in Italia sulle regole del bilancio economico relativo al Patto di stabilità. Possiamo ipotizzare che le regole anche legislative in vigore per l'attuazione degli obiettivi possano essere riviste affinché siano adeguate al contesto in cui ci troviamo. La discussione è stata avviata a gennaio 2020 per ragioni istituzionali, un mese prima dello scoppio dell'emergenza sanitaria. Poi, tutto è finito nel freezer della pandemia. Ora abbiamo iniziato una nuova discussione con la consapevolezza che ci troviamo in un’ambiente diverso: i tassi di interesse del 4% del pre pandemia, oggi sono incomparabili. Così come il debito pubblico che prima del Covid era in media del 60 per cento. Siamo consapevoli che l'identificazione economica di oggi non ha nulla a che vedere con quella di oltre un anno fa. Se i tassi di interesse sono a un livello decisamente basso, così non si può dire per il debito che mediamente sfiora il 102% per la maggior parte degli Stati membri, con l'Italia a livelli ancora più alti. Il risultato è che, dalla crisi finanziaria in poi, c'è stato un graduale abbassamento degli investimenti pubblici netti che oggi è quasi arrivato a zero. Ma tutta la ripresa, dalla trasformazione digitale in su, ha bisogno di una forte spinta verso gli investimenti.  

L’Istat rivede le stime del Pil 2021: +4,7%

La ripresa è avviata e il Pil quest'anno segnerà un deciso rialzo, nell'ordine del 4,7%. Dopo aver rivisto al rialzo le stime del I trimestre (+0,1% contro il -0,4% precedentemente previsto), l'Istat prevede un consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi. Anche per l'anno prossimo, la crescita sarà sostenuta e nell'ordine del 4,4%. Nel 2021, spiega l'Istat, il Pil verrà trainato dalla domanda interna che, al netto delle scorte, contribuirebbe positivamente per 4,6 punti percentuali; la domanda estera netta fornirebbe un limitato apporto positivo (+0,1 punti percentuali) mentre quello delle scorte sarebbe nullo in entrambi gli anni di previsione. La fase espansiva dell'economia italiana è prevista estendersi anche al 2022 quando, verosimilmente, l'attuazione delle misure previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dovrebbe fornire uno stimolo più intenso. Nel 2022, il Pil è previsto aumentare (+4,4%) sostenuto ancora dal deciso contributo della domanda interna al netto delle scorte (per 4,5 punti percentuali) mentre la domanda estera netta fornirebbe un marginale contributo negativo (per -0,1 punti percentuali).

L’Istat intravede una crescita del mercato del lavoro

Il mercato del lavoro in Italia sta ripartendo. L'Istat rivela che il primo trimestre è stato caratterizzato da un miglioramento congiunturale dei principali indicatori del mercato del lavoro che riflettono l’eterogeneità della ripresa tra i settori produttivi. L'aumento delle unità di lavoro (ULA) per il totale dell'economia (+0,3%) è stato trainato dal settore delle costruzioni (+7,6%), dall'agricoltura (+2,9%) e dalla manifattura (+1,9%) mentre la performance del comparto dei servizi (-0,9%) è stata influenzata negativamente dai risultati del Commercio all'ingrosso, trasporto, alloggio e ristorazione (-5,9%). Le ore lavorate hanno evidenziato un analogo andamento sebbene la variazione per il totale dell'economia abbia manifestato un lieve calo (-0,2%) a sintesi di una riduzione nei servizi (-1,4%) e di aumenti nelle costruzioni (+7,2%), nell'agricoltura (+2,8%) e nella manifattura (+0,9%). Sempre l'Istat sottolinea che i dati di aprile hanno evidenziato un contenuto aumento degli occupati (+0,1%, pari a +20mila unità) che rafforza i segnali positivi emersi a partire da febbraio. Si è accentuato anche il processo di ricomposizione tra inattivi (-1,0%, pari a -138mila unità) e persone in cerca di lavoro (+3,4% rispetto a marzo, pari a +88mila unità).  

Il tasso di disoccupazione è salito al 10,7% (+0,3 punti). La fase di recupero dell'occupazione si estenderà anche ai prossimi mesi. Nel primo trimestre 2021, il tasso di posti vacanti destagionalizzato per il totale delle imprese con dipendenti ha mostrato un aumento congiunturale nell'industria (+0,3 punti percentuali) più accentuato di quello nei servizi (+0,1 punti percentuali). A maggio le attese sull'occupazione delle imprese hanno registrato un deciso incremento in tutti i settori. Nei prossimi mesi dovrebbe proseguire l'aumento delle ore lavorare e delle ULA, che si muoverebbero in sintonia con la dinamica della produzione. Anche il numero delle persone in cerca di lavoro, tuttavia, è previsto crescere, influenzato dal progressivo attenuarsi delle misure di sostegno pubbliche. Nel 2021 si attende una crescita delle ULA (+4,5%) che, in parziale decelerazione, proseguirà anche nel 2022 (+4,1%). Il tasso di disoccupazione aumenterà nel corso dell'anno (9,8%) per poi ridursi nel 2022 (9,6%). Nel biennio di previsione l'aumento delle retribuzioni per ULA dovrebbe evolversi in linea con l'aumento dei prezzi (+1,0 in entrambi gli anni).

L'Opec prevede aumento domanda, e il petrolio corre

Il petrolio corre spinto dall'Opec e dai suoi alleati. Il cartello dei maggiori paesi produttori conferma un aumento della produzione per giugno e luglio sulla scia di un atteso balzo della domanda negli Stati Uniti e in Cina, i due maggiori consumatori di greggio al mondo. Previsioni che spingono le quotazioni a New York ai massimi da due anni, mentre il Brent schizza ai livelli più alti da marzo saldamente sopra i 70 dollari al barile. In un quadro congiunturale in miglioramento, con i contagi sotto controllo in Cina e l'accelerazione delle vaccinazioni negli Stati Uniti e in Europa, l'Opec ritiene che il mercato sia pronto per il previsto aumento della produzione di 450.000 barili al giorno. E questo perché la domanda è attesa schizzare nella seconda metà dell'anno tanto da far scendere alla fine di luglio le scorte globali sotto la media quinquennale del 2015-2019, segnalando di fatto la fine della saturazione del mercato dovuta alla pandemia. Sul mercato petrolifero e sui prezzi del greggio è acceso il faro delle banche centrali. Il rialzo delle quotazioni ha già contribuito a un aumento dell'inflazione a livello globale. I dati sui prezzi al consumo nell’Eurozona hanno evidenziato un balzo dell'inflazione al 2% in maggio e la maggior parte dell'aumento è legato ai prezzi energetici, più alti del 13,1% rispetto allo stesso periodo del 2020. Lo stesso è accaduto negli Stati Uniti, con prezzi saliti del 4,2%. La Fed continua a ripetere il suo mantra: i rialzi dell'inflazione sono temporanei, con le tensioni destinate a rallentarsi. Ma l'andamento dei prezzi aumenta la pressione sulle banche centrali, mettendole all'angolo e costringendole, almeno in parte, a rivedere parte delle loro strategie. Per anni infatti il controllo dei prezzi è stato il mantra di Bce e Fed, poi però la pandemia ha cambiato tutto ed introdotto l'inflazione sopra al 2% per favorire la ripresa. 

 

 



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