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La Settimana Economica 5-11 maggio 2018

Def, Padoan, Istat e Bankitalia preoccupati dalla decelerazione della crescita e dal rischio dazi

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione sul Def davanti alle Commissioni Speciali di Camera e Senato, ha ricordato che la previsione di crescita per il 2019 è stata “leggermente ridotta”, dall’1,5% all’1,4%, mentre rimane invariata quella del 2020 all’1,3%. “Viene usata maggiora cautela - dice Padoan - sia per i rischi geopolitici, sia per l’eventuale protrarsi della fase di incertezza politica del Paese, potenzialmente in grado di frenare la ripartenza degli investimenti”. A questo proposito i dazi imposti dagli Stati Uniti “rappresentano, allo stato attuale, il rischio più significativo per le previsioni” di crescita. Una preoccupazione che è stata espressa anche dal presidente dell'Istat Giorgio Alleva e da Luigi Federico Signorini, vicedirettore della Banca d'Italia

Lavoro: più giovani ma più precari

Per quanto riguarda l'occupazione, nell’audizione sul Def l'Istat segnala come nel 2017 i giovani tra i 15 e i 34 anni occupati siano in aumento dello 0,9% rispetto all'anno precedente (+45mila, +1% gli uomini e +0,7% le donne). La crescita, ha spiegato Alleva, è stata più vivace nel Nord (+1,3% pari a 35mila persone) rispetto a quanto osservato nel Centro (+0,7%, pari a ottomila persone) e nel Mezzogiorno (+0,1%, 2mila persone). Tuttavia si tratta di occupazione precaria: l'occupazione giovanile, sottolinea l'Istituto di statistica, “si caratterizza sempre di più per un'elevata incidenza di lavoratori a termine, che costituiscono circa un terzo dei lavoratori alle dipendenze e il 28,2% del totale dell'occupazione giovanile (31,1% per le donne)”. Rispetto al 2008, l'incidenza del lavoro a termine per i giovani “è aumentata di nove punti percentuali, a fronte di un aumento più contenuto sul totale dell'occupazione (+1,9 punti)”.

Istat, a marzo torna a crescere la produzione industriale

Secondo l’Istat, la produzione industriale italiana torna a crescere a marzo dopo due mesi di flessione congiunturale consecutivi. L'indice della produzione industriale è aumentato dell'1,2% rispetto a febbraio. Il dato destagionalizzato dell'indice generale è il più elevato dall'inizio dell'anno, ma inferiore al picco di dicembre 2017. I beni di consumo non durevoli (+5,3%) e quelli strumentali (+4,7%) hanno registrato la più ampia crescita tendenziale; tuttavia la variazione congiunturale è stata positiva solo per i primi (+1,4%) e lievemente negativa per i secondi (-0,3%). L'indice destagionalizzato mensile ha evidenziato variazioni congiunturali positive in tutti i comparti; sono aumentati i beni di consumo (+2,5%), l'energia (+1,3%), i beni strumentali (+0,8%) e i beni intermedi (+0,7%).

I settori di attività economica che hanno registrato la maggior crescita tendenziale sono stati quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+11,9%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+4,6%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+4,2%). Diminuzioni, invece, si sono viste nei settori dell'attività estrattiva (-8,1%) e della fabbricazione di prodotti chimici (-0,4%). La solo produzione di autoveicoli a marzo è scesa. L'indice Istat corretto per gli effetti del calendario ha infatti segnato una diminuzione tendenziale del 6,4%. Il primo trimestre ha registrato, invece, una contrazione del 2,5% su base annua, la più ampia dal secondo trimestre del 2013.

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La Settimana Economica 5-11 maggio 2018

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