payoff_header_new_en.gif

Log in
Facebook Twitter LinkedIn LinkedIn

La Settimana Economica 6 - 12 aprile 2019

L’FMI taglia le stime del Pil in Italia per il 2019

Nuova, consistente sforbiciata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita dell'Italia che nel 2019, secondo quanto si può legge nel World Economic Outlook, dovrebbe attestarsi allo 0,1%, il valore più basso fra tutte le principali economie considerate. Dopo la stima fatta a ottobre scorso di un Pil a +1,0%, a gennaio la previsione era scesa allo 0,6%. Ora il nuovo taglio, mentre resta invariata la previsione per il 2020 di un Pil a +0,9%. Il dato per l'anno in corso sembra condizionato dal trascinamento a inizio 2019 della debolezza, registrata alla fine dello scorso anno: su base annua, infatti, il Fondo stima un quarto trimestre in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. Le cause alla base del taglio della previsione sull'Italia, spiega l'FMI, la debole domanda interna, stimata in calo dello 0,2%, mentre i rendimenti dei titoli di Stato rimangono elevati. Quanto all'inflazione nel nostro Paese è vista in frenata allo 0,8% quest'anno per poi risalire leggermente all'1,2% nel 2020. Uno degli effetti di questa crescita quasi zero, peraltro è il calo del Pil reale procapite, che quest'anno dovrebbe scendere dello 0,3%, unico caso fra le principali economie mondiali, per poi risalire leggermente dello 0,9% il prossimo anno e dello 0,7% nel 2021.

Il Cdm dà il via libera al DEF: crescita allo 0,1%

Il Consiglio dei Ministri ha varato il Documento di Economia e Finanza (DEF). Quello che emerge dai dati messi nero su bianco è un'Italia in sostanziale stagnazione economica, con una crescita di pochi decimi superiore allo zero nonostante la spinta attesa da misure come il decreto crescita e lo sblocca-cantieri. La situazione è aggravata dall’effetto dei rendimenti sul debito ancora elevati e da un deficit strutturale in rialzo. Nel quadro tendenziale del DEF la crescita 2019 scende drasticamente dall’1% previsto lo scorso anno allo 0,1%. Le stime programmatiche prevedono invece 0,2% nel 2019, a fronte di uno stimolo pari a uno 0,1% di Pil atteso dai decreti per cantieri e crescita, per poi accelerare allo 0,8% nel 2020. Un'ulteriore spinta arriverebbe dal reddito di cittadinanza, da cui il Def si attende un +0,2% di Pil, mentre l'effetto di quota 100, cifrato nelle tabelle del Def, sarebbe intorno allo zero. Il deficit/Pil nel 2019 salirebbe al 2,4% dal 2% che era stato previsto nelle ultime stime del Governo, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. Il deficit strutturale peggiorerebbe invece a -1,5% del Pil nel 2019 per poi arrivare a -0,8% nel 2022. Di fronte al rialzo delle stime di deficit, restano congelati i due miliardi di spesa già oggetto della clausola contenuta nella legge di bilancio 2019. Il Def prevede un debito pubblico al 132,6% del Pil per quest'anno, in rialzo dal 132,2% del 2018 a causa della bassa crescita nominale e di rendimenti reali relativamente elevati, un calo nel 2020 al 131,3% e al 128,9% nel 2022. Nella nota di Palazzo Chigi, si parla di deficit strutturale, ovvero al netto dell'andamento ciclico e delle misure temporanee, che darebbe luogo a una variazione dell'indebitamento di solo -0,1 punti percentuali. Tenendo conto della flessibilità concordata con la Commissione, il risultato di quest'anno rientrerebbe quindi nei limiti del Patto di Stabilità e Crescita.

Tria avverte: per la prossima manovra serviranno almeno 40 miliardi

Oltre quaranta miliardi da trovare, a fronte di rischi di ribasso del Pil anche al di sotto dello 0,2%. Basta leggere tra le righe della versione finale del Documento di economia e finanza per avere una misura delle difficoltà che il Governo M5S-Lega dovrà affrontare nella prossima legge di bilancio. Serviranno “coperture di notevole entità”, avverte il Ministro dell'Economia Giovanni Tria, per evitare l'aumento dell'Iva e provare a mettere il primo mattone della flat tax. Come fare, è tema del dopo: ci si penserà alla chiusura delle urne per le europee, quando il quadro politico potrebbe essere stravolto. Ma il bagno di realtà del Def pesa sulla campagna elettorale. Nel Def c'è scritto nero su bianco che “la previsione di crescita del Pil dello 0,2% per il 2019 è soggetta a rischi al ribasso”. Lo dice anche l'Ufficio parlamentare di bilancio nel validare le stime del Governo. La crescita zero è a un passo e a un passo anche la richiesta di una manovra correttiva da parte dell'Ue. Di sicuro, avverte Tria nella premessa al Documento, serviranno coperture per almeno 40 miliardi per fermare l'aumento dell'Iva, finanziare missioni di pace, pubblico impiego, investimenti, e pure, come chiedono i partiti, abbassare le tasse. La flat tax, assicura la Lega, si farà magari in versione ridotta: al momento si parla dei redditi fino a 30mila euro e non fino a 50mila come inizialmente ipotizzato.

FMI, Lagarde sprona l'Italia: intenzioni buone, ora misure credibili

In un quadro congiunturale che resta all'insegna dell'incertezza, il Direttore generale del Fondo Monetario Christine Lagarde chiede maggiori sforzi ai singoli Paesi per contrastare un rallentamento generalizzato della crescita e riserva un ammonimento anche all'Italia: “Sul fronte fiscale abbiamo letto le dichiarazioni, approviamo le intenzioni, ma quello di cui abbiamo bisogno sono misure identificabili, credibili e misurabili che permettano al Governo di mantenere le proprie promesse. Questo è quello che vorremmo vedere”, ha spiegato in una conferenza stampa a Washington durante i lavori primaverili del FMI. Lagarde vede progressi sul fronte delle banche dove però gli sforzi non vanno interrotti e spiega: “Il volume degli Npl sta calando gradualmente, c'è ancora da fare ma il lavoro è iniziato e il declino è necessario per rafforzare il sistema bancario”.

Moscovici: rivedremo le nostre stime, per l’Italia servono riforme strutturali

“Dobbiamo completare la nostra valutazione sulla situazione italiana e daremo i nostri dati il prossimo 7 maggio. Ci saranno delle differenze rispetto alle previsioni dell'inverno. Prenderemo le nostre decisioni sulla base delle nostre previsioni”: così il Commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici in un'intervista a Sky. “Una cosa è chiara. C'è un rallentamento dell’economia italiana e dobbiamo tenerlo in considerazione. L'Italia deve essere credibile e rispettare gli impegni presi, specialmente per quel che riguarda il deficit strutturale”; “Pensiamo che l'Italia debba anche aumentare la propria crescita potenziale, per questo servono riforme che possano fortificare la produttività e la competitività”. E aggiunge che “L'Italia è una delle economie più importanti e questa è la ragione per cui deve affrontare i problemi strutturali e sviluppare gli investimenti”.

Scarica la settimana economica

Settimana Economica 6 - 12 aprile 2019

Nomos Centro Studi Parlamentari è una delle principali realtà italiane nel settore delle Relazioni Istituzionali - Public AffairsLobbying e Monitoraggio Parlamentare e Legislativo