Gentiloni bacchetta l’Italia sulla crescita

“La crescita va stimolata. Nessun dubbio che i conti pubblici vadano tenuti sotto controllo, ma adesso è tempo di spingere l’economia a dodici stelle”. Ne è convinto il commissario UE per l’Economia, Paolo Gentiloni, che presentando le previsioni economiche d’inverno ha tracciato la rotta da seguire. “L’Europa cresce da sette anni, ma a ritmi troppo bassi. Per accelerare questo ritmo di crescita c’è bisogno di politiche più espansive”. È tempo di concentrarsi sulla crescita, dopo anni di stabilità e austerità. Esattamente ciò che chiede l’Italia, e da un bel po’. Ma per il Paese la politica del rigore non è ancora finita, perché il debito resta comunque un fardello. Le previsioni di autunno non contengono questo indicatore, ma le stime di novembre lo prevedevano in crescita per quest’anno (dal 136,2% al 136,8% in rapporto al Pil) e per il prossimo (137,4%). “Il governo è consapevole della necessità di una graduale riduzione del debito, conservando una politica espansiva”. Si dovrà trovare il modo di trovare una ricetta che sappia coniugare l’una e l’altra necessità. Le condizioni, a livello europeo, sembrano esserci. È in corso una riflessione sulle regole attuative del patto di stabilità e crescita, e c’è da definire come tradurre in pratica il Green New Deal. “Mi auguro che il contesto europeo aiuti questo mix di politiche in Italia”, l’auspicio di Gentiloni, che però richiama il Paese alle sue responsabilità e ai suoi doveri. “L’Italia ha dei problemi strutturali che spetta al governo risolvere”. Tradotto: serviranno riforme. “Ci sarà bisogno di molto lavoro nei prossimi mesi, e confido che il governo italiano instauri un buon dialogo con la Commissione per svolgere questo lavoro”.

Istat nel IV trimestre il tasso dei posti lavoro vacanti è stabile all’1,1%

Nel quarto trimestre 2019, il tasso di posti vacanti destagionalizzato, nel complesso delle attività economiche, è rimasto stabile rispetto al trimestre precedente ed è pari all’1,1%. Stabile all’1% anche nello specifico dell’industria, mentre nel settore dei servizi il tasso di posti vacanti si attesta all’1,3% con un incremento di 0,1 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2019. Lo rende noto l’Istat diffondendo le stime preliminari sui “Posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi” nel quarto trimestre 2019. I dati sono relativi ai posti vacanti per lavoratori dipendenti nelle imprese con almeno 10 dipendenti dell’industria e dei servizi. I posti vacanti, ricorda l’Istat, misurano le ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo”.

L’Istat certifica il crollo della produzione industriale

Secondo L’Istat, la produzione industriale a dicembre del 2019 è scesa del 2,7% rispetto a novembre, segnando il calo più forte da gennaio del 2018. Secondo l’istituto di statistica su base annua segna una diminuzione del 4,3% (dato coretto per gli effetti di calendario). Il dato annuo risulta in flessione anche in termini grezzi ma la contrazione diventa meno ampia (-1,3%). Il ribasso congiunturale segue la crescita zero di novembre. Su base annua, invece, tutti i mesi del 2019 sono stati archiviati con il segno meno tranne febbraio. Guardando alla dinamica tendenziale, al netto degli effetti di calendario, a dicembre si registrano “accentuate” diminuzioni per i beni intermedi (-6,6%), l’energia (-6,0%) e i beni strumentali (-4,7%). Il calo più contenuto si osserva, invece, per i beni di consumo (-0,8%). Nella media del 2019 invece la flessione è stata più marcata per i beni intermedi (-2,8%), meno forte è stata quella rilevata per i beni strumentali (-1,9%). Un lieve incremento ha caratterizzato la produzione di beni di consumo (+0,3%) e di energia (+0,4%). Nel 2019 la produzione industriale è tornata a scendere dopo cinque anni. Lo rileva l’Istat, che per l’anno scorso stima un calo dell’1,3% in media rispetto al 2018, quando si era registrata una crescita dello 0,6%. Si tratta della prima diminuzione dal 2014 e di quella più ampia dal 2013, quindi da sei anni.

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Settimana Economica 8 - 14 febbraio 2020

 

 



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