Caos Parlamentarie M5S, raffica di proteste e possibili ricorsi

In casa del Movimento 5 Stelle, tra martedì e mercoledì si sono svolte le parlamentarie on line per la selezione dei candidati del movimento di Grillo alle prossime elezioni politiche. Nei giorni scorsi erano arrivate oltre 15 mila autocandidature.

Con un lungo post sul blog, ieri sera è stata dichiarata la chiusura del voto e sottolineato come ci sia “stata una grande partecipazione. Tutto si è svolto con regolarità e in sicurezza grazie alla verifica via sms di tutti coloro che hanno partecipato. I risultati delle votazioni sono stati affidati a due notai che li custodiranno fino a domenica. Le liste definitive saranno annunciate questa domenica a Pescara”.

Il voto ha coinvolto un numero maggiore di candidati e di votanti rispetto alle parlamentarie del 2013, ma verrà ricordato anche per i fortissimi rallentamenti che si sono registrati sulla piattaforma Rousseau, che hanno impedito a molte persone di votare provocando fortissime polemiche sul blog di Grillo. A lamentarsi non sono stati solamente gli attivisti che hanno avuto difficoltà a votare ma anche i candidati che sono stati esclusi dalla competizione. Fra questi anche il deputato Francesco Cariello.

Le prossime ore ci diranno se a prevalere sarà il risultato, le polemiche o i possibili ricorsi. La linea dei vertici del movimento è quella di lasciar passare questi giorni senza alimentare polemiche e quindi attendere sino alla tre giorni di Pescara, organizzata per presentare il programma di governo e i candidati che hanno già superato il voto online e lanciare la corsa elettorale in vista del voto del prossimo 4 marzo.

Pd, squadra Governo in campo nei collegi

Ieri il Partito Democratico ha riunito la Direzione nazionale per approvare il programma ma soprattutto per concedere la deroga alla candidatura a quegli esponenti che hanno superato i 15 anni consecutivi di mandato parlamentare. La notizia più rilevante è che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e i ministri, da Minniti a Orlando, da Franceschini a Delrio, saranno tutti candidati nei collegi uninominali e in uno o più listini proporzionali.

Gentiloni sarà candidato alla Camera, probabilmente nel suo collegio di Roma 1 e al proporzionale in Lazio, Piemonte e in una Regione del Sud (non la Puglia). Per quanto riguarda i ministri, Delrio correrà a Reggio Emilia, Franceschini a Ferrara, Orlando a La Spezia, Martina a Milano, De Vincenti al Sud, Pinotti a Genova, Lotti a Empoli, Padoan forse a Roma, Minniti forse in Calabria. Matteo Renzi invece si candiderà per il Senato nel collegio uninominale di Firenze.

Le prime linee del Partito Democratico saranno schierare nei collegi uninominali. Matteo Renzi su questo è stato categorico: nonostante alcune perplessità ci saranno i big del partito come Matteo Orfini, Ettore Rosato e Lorenzo Guerini.

Quanto alle candidature, la Direzione ha approvato all’unanimità un regolamento che esclude gli eletti uscenti che non sono in regola con il pagamento delle quote al partito e per il resto affida ogni decisione finale, su proposta dei territori, al segretario. “Decide tutto Renzi”, hanno seraficamente sintetizzano dalla minoranza. E così per i consiglieri regionali, così come per gli esponenti Dem che hanno superato i 15 anni di mandato in Parlamento, da Roberto Giachetti a Beppe Fioroni e Piero Fassino, sarà il leader Dem a decidere se concedere una deroga. Comunque sia la Direzione nazionale tornerà a riunirsi la prossima settimana per l’approvazione delle liste

Rebus Lazio-collegi agitano centro destra e Nci minaccia addio

La scelta del candidato alla regione Lazio e la spartizione dei collegi su tutto il territorio nazionale sono due rebus che agitano le acque nel centro destra. Lo stallo per la scelta del nome da contrapporre a Zingaretti e Lombardi per la conquista della Presidenza della Regione Lazio è legato principalmente alla mancanza di un nome forte e soprattutto dai sondaggi profondamente negativi per la coalizione.

Al problema Lazio si aggiunge l'ultimatum recapitato da Noi con l'Italia al resto degli alleati. La richiesta recapitata a Berlusconi, Salvini e Meloni è quella di avere “pari dignità” nella coalizione e una diversa ripartizione dei collegi uninominali. La percentuale assegnata a Nci è del 4% che equivale a 13 posti. Gli esponenti della cosiddetta quarta gamba giudicano questi numeri inaccettabili e minacciano di correre da soli non solo alle politiche ma anche alle regionali presentando dei propri candidati. Il piano alternativo sarebbe già pronto con l'ipotesi di far correre Michele Iorio in Molise, Maurizio Lupi in Lombardia e Renzo Tondo in Friuli.



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