Conte ricuce sulla riforma del Mes, ma Renzi avverte: pronti al no sul Recovery

“Il Governo ha bisogno della massima coesione delle forze di maggioranza: è importante il confronto dialettico, la varietà di posizioni, ma poi va superata in una sintesi superiore la varietà di opinioni”. Tutta la delicatezza della posizione di Giuseppe Conte si riassume in queste sue parole nel suo intervento in aula al Senato in vista del Consiglio europeo. Certo, il Presidente del Consiglio incassa in entrambi i rami del Parlamento, dopo la ricomposizione faticosa di gran parte dello strappo nel Movimento 5 Stelle, la riforma del Meccanismo europeo di stabilità ma deve fare i conti con l'attacco frontale del leader di Italia viva Matteo Renzi, che annuncia un futuro voto contrario dei suoi diciotto senatori al Recovery Plan del Governo se non ne modificherà i contenuti e non ritirerà il suo progetto di governance. Intanto il Consiglio dei ministri che doveva dare l'ok al Piano è slittato ancora a data da destinarsi, forse oggi, ma non è certo. Quella dell'ex premier è una sorta di requisitoria: “Avevamo chiesto a Conte di venire in aula, non va bene che ci arrivi nottetempo alle 2 un progetto di 128 pagine, con una proposta che prevede dei manager con poteri sostitutivi rispetto al Governo. Signor presidente, dice Renzi rivolgendosi a Conte, visto che i suoi collaboratori chiamano le redazioni dei giornali dicendo che noi siamo in cerca di una poltrona, se ha bisogno di qualche poltrona le comunico che ce ne sono tre: due da ministro e una da sottosegretario. Sono a sua disposizione”. Comunque, se nella manovra “c'è un provvedimento che porta la governance del Next Generation Eu e un provvedimento con la Fondazione dei servizi segreti votiamo no. Lo diciamo prima”. 

Comunque sia, alla Camera i voti a favore della risoluzione di maggioranza che dà il via libera alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità legando il sì all'impegno del Governo italiano per altre riforme in ambito europeo, sono 314 contro 239 no e 9 astensioni; al Senato, il documento passa con 156 sì, 129 no e 4 astenuti: numeri non larghissimi ma sufficienti per ora a tenere a galla la barca capitanata da Conte. Tredici i dissidenti irriducibili del M5S alla Camera che hanno votato contro, due invece al Senato. Conte incassa alla Camera la ribellione pro-Mes di Renato Brunetta che alla Camera tuona: “Io non voterò contro, voterò in dissenso dal mio partito, questo non sarà in mio nome”. Ma al Senato allargano il solco a favore della maggioranza anche i nove forzisti che non partecipano al voto e Andrea Cangini annunciando questa scelta ringrazia il gruppo azzurro per il “rispetto”. I nodi per il premier restano tutti da sciogliere però, non solo per l'ennesima prova di fragilità della maggioranza che lo sostiene ma anche per lo stallo ancora non superato in Europa sul Recovery Fund e per lo scontro interno alla maggioranza sulla sua gestione. Conte va a Bruxelles annunciando uno “spiraglio” nel negoziato con Polonia e Ungheria che finora hanno bloccato il via libera all'intesa su Recovery Fund, la partita su cui si decide la sorte del Governo e la ripresa post-pandemia per l'Italia. Matteo Salvini rimprovera in aula a palazzo Madama “l'attivismo del presidente Mattarella” raccontato sui giornali. In tema del consueto confronto fra il capo del Governo e il capo dello Stato in vista del Consiglio Ue varie fonti fanno circolare precisazioni sul fatto che di maggioranza, rimpasti, crisi di governo ed elezioni non si è parlato; ma nei palazzi se ne parla eccome e senza un accordo che consenta il varo del Piano in Consiglio dei ministri l'argomento è destinato a rimanere attuale.  

Nel M5S si consuma lo strappo: 15 parlamentari votano no. Si pensa a espulsioni

La resa dei conti è forse rimandata, ma per i frondisti del Movimento 5 Stelle da ora in poi non sarà vita facile. I pentastellati non escono dilaniati dal voto sul Mes ma sicuramente almeno ridisegnati. I due voti contrari al Senato e i 13 alla Camera rappresentano un buon risultato rispetto a totale iniziale di 58 dissidenti, ma è sempre un voto contrario all'operato di Giuseppe Conte. I pontieri hanno lavorato giorno e notte per indirizzare il voto non a danno del Governo, ci sono riusciti ma non si potrà evitare che questi dinieghi passino inosservati. Sul tavolo sicuramente sanzioni disciplinari e, secondo fonti qualificate, non sono escluse le espulsioni. Al Senato i nomi sono quelli di Nicola Morra e Barbara Lezzi; quest'ultima ha votato sì, mentre il presidente dell'Antimafia non ha partecipato al voto, confermando la contrarietà ma almeno facendo un passo indietro nello scontro tra governisti e chi farebbe a meno di questo esecutivo. Alla Camera la fronda anti Mes è composta da Fabio Berardini, Pino Cabras, Andrea Colletti, Emanuela Corda, Jessica Costanzo, Carlo Ugo De Girolamo, Francesco Forciniti, Paolo Giuliodori, Mara Lapia, Alvise Maniero, Francesco Sapia, Arianna Spessotto e Andrea Vallascas. 

Il dissenso, emerso nei giorni scorsi attraverso una lettera allo stato maggiore grillino, adesso è agli atti: “Con questa riforma, nel 2022, la Bce si riterrà autorizzata a non acquistare titoli di Stato, e un governo tecnico si ritroverà a richiedere, a supplicare, il ricorso al Mes”, sentenzia Colletti. Vito Crimi non apprezza: “Le parole di Giuseppe Conte sono chiare e non lasciano alibi a chi ancora sostiene che dovremmo andare in Europa a porre il veto sulla modifica del trattato sul Mes”, taglia corto. Al contempo, oggi inizieranno i primi voti dei militanti per cambiare lo statuto. Di leadership però se ne parlerà non prima di metà gennaio: il mandato di Vito Crimi scadrà il 31 dicembre ma, sembra ormai assodato, ci sarà una proroga al nuovo anno. Il percorso è lungo: solo a festività iniziate sarà terminato il processo di cambiamento del Movimento e solo allora si potrà cominciare a dare vita a quella guida collegiale di cui si dovrebbero dotare i 5 Stelle. Intanto venerdì sarà certificata la fine della figura del capo politico con l'avvio, dopo 15 giorni, della campagna elettorale per i candidati alla segreteria

Conte è sotto assedio e sul Recovery valuta modifiche profonde sulla governance

Un'ipotesi di mediazione sulla governance del Recovery fund è sul tavolo: ci si potrebbe spingere fino ad archiviare i sei supermanager incaricati di seguire l'esecuzione, mantenendo la struttura di missione a Palazzo Chigi. Ma quando Matteo Renzi prende la parola al Senato per sfidare apertamente Giuseppe Conte ogni mediazione risulta congelata. Sarà il premier a valutare a mente fredda, forse solo al ritorno dal Consiglio europeo, che risposta mettere in campo. Renzi alza la posta e mette in discussione tutto l'impianto del Piano di rilancio contenuto nelle bozze portate da Conte in Consiglio dei ministri; il sospetto degli alleati di governo è che non voglia solo una marcia indietro pubblica del premier sul Recovery ma che aspetti solo gennaio per aprire la crisi di Governo. Non tutti i ministri ne sono convinti: secondo alcuni non c’è la voglia reale di rottura, anche perché lo spauracchio restano le elezioni; nel Governo però è diffuso il malcontento per la prima ripartizione dei fondi del Piano. 

È l'ora di pranzo quando Conte si collega in videoconferenza con il Quirinale, insieme ai ministri Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola: il tradizionale pranzo che precede ogni Consiglio europeo, dopo il contagio della ministra Luciana Lamorgese, viene convertito in video-conferenza. Si parla di temi europei, ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella assiste preoccupato da giorni allo sfilacciamento della maggioranza ed è convinto, assicurano fonti parlamentari, che a questo punto sia necessario un cambio di passo, un passaggio di rilancio, anche considerati i dossier di enorme portata all'ordine del giorno, a partire dalla manovra.  

I partiti di maggioranza si mostrano convinti che si sta davvero scherzando sul fuoco: tornano a rincorrersi le ipotesi di rimpasto, si riaffaccia anche quella di un ribaltone a Palazzo Chigi, c’è la consapevolezza che la prima opzione sul tavolo di Mattarella sarebbe il voto. Gennaio sarà il crocevia ma prima bisogna approvare la legge di bilancio, poi la verifica sarà ineludibile. Nel testo della manovra, spiega una fonte di governo, è già deciso che non ci sarà né un emendamento sulla governance del Recovery, né quello per creare una fondazione sulla cybersecurity, che non piace né al Pd, né a Iv, né a una parte del M5S. “Renzi sa che gli emendamenti alla manovra non ci saranno, ecco perché il suo è solo uno show, senza reale intenzione di rottura”, dice un esponente del Governo, e aggiunge che il decreto legge sulla governance del Recovery, che a questo punto è rinviato, potrebbe contenere molte novità rispetto al progetto originario di Conte, dalla scomparsa dei sei manager fino alla riduzione dei 300 consulenti (già scesi a 90) componenti la struttura di missione. Di sicuro, dice un esponente vicino a Conte, il premier non intende smentire sé stesso: se accetterà il dibattito in Aula che gli chiede Renzi e quel confronto con le parti sociali invocato anche dal Pd sarà lui a dirlo, ma respinge le accuse di poca apertura al dialogo che si è sentito rivolgere da Renzi come, con ben altri toni, dal Dem Graziano Delrio. Dal Nazareno Nicola Zingaretti continua a tacere: il Pd è per una mediazione, senza polemiche, ribadiscono i Dem. Ma non è più un mistero che la prima decisione sulla ripartizione dei fondi del Recovery abbia scontentato molti, anche tra i Dem, dal Ministro Roberto Speranza, che dice essere pochi i 9 miliardi alla sanità, alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, fino alle donne Dem, che chiedono di fare di più per la parità di genere. È poco, dice Renzi tirando in ballo Dario Franceschini, anche quanto stanziato per il turismo. Il primo problema, comunque, ora è come riaprire il confronto e se sia possibile farlo davvero. Conte dovrebbe convocare i leader per parlare della nuova agenda di governo, ma ad ora di incontri non c’è traccia. 

L’Aula del Senato

Nella giornata di oggi, l’Assemblea del Senato non si riunirà; i lavori riprenderanno lunedì prossimo alle 16.30 con l’esame del decreto ristori.

Le Commissioni del Senato

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà lo schema di decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l'elezione della Camera e del Senato, svolgerà delle audizioni sul ddl costituzionale per l'introduzione di un vincolo per il legislatore di rispettare la volontà popolare espressa con referendum abrogativo e alcune sui ddl per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla diffusione di informazioni false. La Giustizia esaminerà la proposta di proroga del termine per la Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti della comunità «Il Forteto» e il disegno di legge sulla sospensione della decorrenza di termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o d’infortunio. Le Commissioni Esteri e Difesa dibatteranno sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per il finanziamento delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, per l'anno 2020. La Difesa proseguirà il ciclo di audizioni sull’affare assegnato relativo ai profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale.  

La Bilancio, in sede riunita con la Finanze, proseguirà l’esame sul decreto per la tutela della salute e le misure di sostegno economico connesse all'emergenza COVID, il cosiddetto decreto ristoro, che comprende anche i successivi decreti bis, ter e quater che sono confluiti all’interno del provvedimento tramite un emendamento del Governo. La Istruzione, con la Sanità, svolgerà diverse audizioni sull’affare assegnato relativo all’impatto della DDI sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti. La Lavori Pubblici svolgerà diverse audizioni sullo schema di contratto di programma tra MIT, Ferrovie dello Stato Italiane e Tunnel Euralpin Lyon-Turin. (TELT), per il finanziamento, la progettazione e la realizzazione della sezione transfrontaliera della parte comune della nuova linea ferroviaria Torino-Lione e, con la Industria, ascolterà i rappresentanti del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante regolamento per l'individuazione degli attivi di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. La Attività produttive svolgerà diverse audizioni nell'ambito dell'affare assegnato sui sistemi di sostegno e di promozione dei servizi turistici e le filiere produttive associate alla valorizzazione del territorio. 

L’Aula della Camera

L’Aulla della Camera tornerà a riunirsi alle 9.00 per proseguire la discussione sul decreto legge per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle Regioni a statuto ordinario; successivamente esaminerà il decreto sulle disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19

Le Commissioni della Camera

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà lo schema di decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l'elezione della Camera e del Senato. La Giustizia si confronterà sullo schema di decreto legislativo per la cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea – EPPO e proseguirà il ciclo di audizioni sull’accesso alla professione forense. La Commissioni Esteri, con la Attività produttive, esaminerà lo schema di decreto legislativo sulle misure per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas e quello che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali e di oro originari di zone di conflitto o ad alto rischio. Nella giornata di oggi la Commissione Bilancio non si riunirà per iniziare l’esame degli oltre 800 emendamenti segnalati dai gruppi parlamentari che sono stati presentanti alla legge di bilancio. 

La Cultura si confronterà sulla pdl per la soppressione del divieto di contemporanea iscrizione a più università o corsi di studio universitari. La Ambiente esaminerà lo schema di decreto ministeriale per il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e per l'anno 2020 relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni e altri organismi, e il decreto legislativo per il controllo delle emissioni di sostanze emananti odore. La Attività produttive esaminerà lo schema di decreto legislativo sulle misure volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas e si confronterà sullo schema di decreto ministeriale sulle modalità e i criteri per un ingresso consapevole dei clienti finali nel mercato dell'energia. La Affari Sociali proseguirà il confronto sulle pdl relative alle attività funerarie, della cremazione e della conservazione o dispersione delle ceneri. 

La Agricoltura esaminerà lo schema di decreto ministeriale per il riparto dello stanziamento del Mipaaf per l'anno 2020, relativo a contributi a enti, istituti, associazioni, fondazioni e altri organismi, lo schema di decreto legislativo per la produzione e la commercializzazione dei materiali di moltiplicazione e delle piante da frutto e delle ortive, lo schema di decreto legislativo per la protezione delle piante dagli organismi nocivi, lo schema di decreto legislativo per la produzione a scopo di commercializzazione e la commercializzazione di prodotti sementieri e lo schema di decreto legislativo per la produzione e la commercializzazione dei materiali di moltiplicazione della vite. Ascolterà poi i rappresentanti dei Centri di assistenza agricola (CAA) in merito alla convenzione che ne regola i rapporti con l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA).

 



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