Il Governo vara la delega fiscale. Per Meloni è una svolta epocale

Il Cdm ha approvato la delega fiscale: “Una vera e propria svolta per l'Italia”, la definisce Giorgia Meloni, “una riforma epocale, strutturale e organica, una rivoluzione attesa da 50 anni”. Per il Mef “le nuove regole saranno operative entro 24 mesi dall'entrata in vigore della legge delega e vanno nella direzione di semplificare e ridurre la pressione fiscale, favorire investimenti e assunzioni”: sul fronte delle imprese ci sarà una graduale eliminazione dell'Irap e una riduzione dell'attuale aliquota Ires per chi investe e\o assume. La riforma punta a instaurare un rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria nella logica di un dialogo: è così che prende forma il “Fisco amico”, nel quale però opposizioni e i sindacati, che già evocano la piazza, vedono solo condoni e favori ai più ricchi. Il provvedimento, suddiviso in 5 parti e 20 articoli, punta a ridisegnare l'intero sistema, dai tributi ai procedimenti alle sanzioni, fino ai Testi unici e i Codici. Per renderlo operativo servirà l'approvazione del Parlamento e poi il varo dei decreti delegati che dovranno contenere anche le coperture finanziarie, che in parte saranno garantite dalla revisione delle attuali 600 tax expenditures: sconti, agevolazioni, bonus che saranno rivisti. 

La riforma parte dalla rivoluzione dell'Irpef, con la riduzione delle aliquote da 4 a 3. Le due ipotesi, non indicate nella delega, sono 23%, 27% e 43% o 23%, 33%, 43%. La flat tax per tutti resta un obiettivo di legislatura e intanto per i dipendenti arriva quella incrementale; per le imprese c’è la nuova Ires a due aliquote per far pagare di meno chi più assume e investe; si punta poi al graduale superamento dell'Irap con priorità per le società di persone, gli studi associati e le società tra professionisti. Ci sarà il concordato preventivo biennale e un rafforzamento dell'adempimento collaborativo: “Si riscrivono le regole della lotta all'evasione fiscale” dice il Mef “che diventa preventiva e non più repressiva”. Il Governo interviene sul sistema sanzionatorio tributario: in particolare, per le sanzioni penali si userà un occhio di riguardo per chi si trova impossibilitato a pagare il tributo per fatti a lui non imputabili. È previsto poi un alleggerimento delle sanzioni penali, in particolare quelle connesse al reato di dichiarazione infedele, per le imprese che aderiscono alla cooperative compliance, che hanno tenuto comportamenti non dolosi e lo comunicano tempestivamente al Fisco. Un altro effetto “premiale” per chi aderisce all'adempimento spontaneo è poi l'ulteriore riduzione delle sanzioni amministrative per i rischi di natura fiscale comunicati preventivamente. 

Il Cdm approva, salvo intese, il decreto sul Ponte sullo Stretto di Messina 

Dopo quasi 10 anni torna in vita la Società dello Stretto di Messina con l'obiettivo di arrivare al progetto esecutivo per il Ponte entro il 31 luglio del 2024; era il 15 aprile del 2013 quando con decreto del presidente del Consiglio dei ministri la Società venne posta in liquidazione. Il governo di Giorgia Meloni ha approvato in Cdm salvo intese il decreto-legge che dispone la revoca dell'atto di liquidazione della società che dovrebbe essere posseduta al 51% dal Mit, con quote per Rfi, Anas e le Regioni Sicilia e Calabria. Si riparte dal progetto definitivo del 2011 che verrà adeguato alle nuove norme tecniche, di sicurezza e ambientali per arrivare a realizzare un ponte lungo 3,2 chilometri. Soddisfazione è stata espressa dal vicepremier e ministro dei Trasporti e Infrastrutture Matteo Salvini che parla di “giornata storica non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta l'Italia. Dopo cinquant'anni di chiacchere questo Cdm approva il ponte che unisce la Sicilia al resto d'Italia e all'Europa”. 

Critiche invece le associazioni ambientaliste, con Legambiente che parla di “inutile opera faraonica” ritenendo più urgente “la partenza dei cantieri per la transizione ecologica”; critico anche il Wwf. Toni diversi dalla maggioranza: per il leader di FI Silvio Berlusconi il Ponte “è un progetto concreto, che rappresenta l'idea di futuro che abbiamo sempre avuto. Già 20 anni fa con il mio governo avevamo pronto il progetto, un'opera strategica che si sarebbe realizzata se la sinistra non fosse intervenuta con la politica dei No. Questa volta non ci fermeranno”. Soddisfazione anche dal presidente della Regione Sicilia Renato Schifani per il quale il ponte è “un'opera strategica che da sempre la Sicilia e i siciliani ritengono fondamentale per eliminare il divario tra Nord e Sud e che permetterà alla nostra Isola di avere finalmente un collegamento diretto con l'Italia e il resto dell'Europa”. Dall'opposizione è da registrare la reazione ironica di Peppe Provenzano che in tweet scrive: “Un ponte immaginario (e salvo intese) per far passare l'autonomia differenziata che frantuma l'Italia e affossa il Mezzogiorno”. 

Meloni ha incontrato i superstiti di Cutro. Critiche le opposizioni

Ai superstiti del naufragio di Cutro e ai familiari delle vittime, Giorgia Meloni ha garantito che la ricerca delle salme proseguirà e ha assicurato l'impegno diplomatico dell'Italia in sede Ue per dare seguito alle richieste di accoglienza e di ricongiungimento in altri Paesi europei. E infine ha indirizzato il suo discorso contro gli scafisti: ha chiesto agli ospiti “quanto fossero consapevoli dei rischi legati alle traversate del Mediterraneo e ribadito la linea del Governo nella lotta contro i trafficanti di esseri umani”, obiettivo cui mira anche il tavolo tecnico con l'Egitto per la cooperazione nel settore del contrasto all'immigrazione clandestina su cui si sono accordati il ministero dell'Interno Matteo Piantedosi e l'omologo egiziano Mahmoud Tawfik

Durante l’incontro la premier, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sottosegretario Alfredo Mantovano hanno ascoltato i racconti di alcuni dei migranti, tradotti dai mediatori culturali che li hanno seguiti assieme ad alcuni operatori di Unhcr; “È stato molto toccante, abbiamo ascoltato storie strazianti”, ha detto poi Tajani. Tutto si è svolto “in un clima emozionato e commosso”, secondo il comunicato di Palazzo Chigi, in cui si spiega che gli ospiti “si sono rivolti facendo appello al suo cuore di madre” e hanno anche ringraziato “sentitamente per l'incontro, per l'operato in loro aiuto, per quanto fatto dall'Italia in Afghanistan”. La Meloni ha ringraziato tutti i presenti per i racconti e la condivisione, ha garantito che le ricerche non si fermeranno e ha ribadito l’impegno sulle richieste di accoglienza e di ricongiungimento. Infine, ha promesso di lavorare “per un Afghanistan libero e rispettoso dei diritti umani, in particolare di quelli delle donne, e per superare le diverse crisi che hanno colpito PakistanPalestina e Siria”. Critiche le opposizioni: “Con imperdonabile ritardo incontrano parenti e superstiti e li colpevolizzano. Disumanità totale”, attaccano dal Pd, con la segretaria Elly Schlein che sottolinea come la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel paesino calabrese, subito dopo la tragedia, abbia “colmato il vuoto e l'assenza grave del Governo davanti ai morti della strage”. “È inconcepibile” che la premier “abbia riproposto il teorema Piantedosi sull’inconsapevolezza di chi si è messo nelle mani dei trafficanti continuando a dimenticare che quelle persone scappavano da regimi feroci come i tagliagola afgani”, rilancia Angelo Bonelli (Avs). 

Il Governo ha varato la riorganizzazione del Ministero dell’Economia

I tempi sulle nomine stringono e, con l'avvicinarsi delle scadenze dei Cda delle principali controllate pubbliche, arriva l'attesa riorganizzazione del ministero dell'Economia. Il governo di Giorgia Meloni ha deciso di istituire il nuovo Dipartimento dell'Economia che avrà il controllo delle partecipate e ne nominerà i vertici: quest'anno toccherà a una settantina di società, ma in tutto tra il 2023 e 2024 si parla di 135 controllate, da Eni a Corneliani, da Enel a Cinecittà. Il nuovo Dipartimento dell'Economia del Mef avrà a capo un direttore generale (non ancora nominato) e sarà suddiviso in tre Direzioni cui spetteranno le competenze su interventi finanziari in economia, partecipazioni societarie e tutela attivi strategici e valorizzazione del patrimonio pubblico. La prima Direzione si occuperà anche di garanzie pubbliche, di sostegno pubblico a esportazione e internazionalizzazione, di vigilanza su enti e fondazioni non bancarie e di moneta. Alla seconda Direzione spetteranno i poteri cardine finora assegnati al Tesoro: analisi, gestione e valorizzazione delle partecipazioni societarie dello Stato nonché esercizio dei diritti del socio, indirizzo, monitoraggio e controllo sull'attuazione del TU in materia di società a partecipazione pubblica, gestione dei processi di societarizzazione, privatizzazione e dismissione nonché supporto ai processi di valorizzazione industriale delle società partecipate. La seconda Direzione si occuperà anche del golden power e dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea e con gli organismi internazionali nelle materie di competenza. Infine, la terza Direzione gestirà tutto ciò che ruota intorno a beni immobili, partecipazioni e concessioni di beni demaniali e servizi. Al Tesoro resteranno le competenze sulla programmazione economico finanziaria, la gestione del debito pubblico, i rapporti finanziari europei e internazionali, la regolamentazione e la vigilanza finanziaria. 

Alla Ragioneria generale dello Stato cambia invece nome il Servizio centrale per il Pnrr guidato da Carmine Di Nuzzo che diventa l'Ispettorato generale per il Pnrr: opererà in continuità con quanto fatto finora e si occuperà di rendicontare, monitorare i progetti e le spese delle amministrazioni locali e di discutere con la Commissione europea della ricezione dei fondi. Sarà inoltre di “supporto” alle funzioni politiche attribuite dal dl Pnrr al Ministro degli Affari europei Raffaele Fitto. Nel corso del Cdm che ha approvato il ridisegno, il Ministro Giancarlo Giorgetti ha presentato la relazione sulla spending review dei ministeri, atto propedeutico per il via libera del decreto ministeriale che prevede un risparmio di 800 milioni nel 2023, 1.200 milioni nel 2024 e 1.500 milioni del 2025. 

L’Ue vara il Net-Zero Industry Act e il Raw Materials Act

L'Ue ridisegna, in chiave tutta industriale, il Green Deal. Il Net-Zero Industry Act e il Raw Materials Act si presentano come due piani complementari che puntano, da un lato alla produzione di tecnologie pulite e dall'altro a evitare, sulle materie prime strategiche, gli stessi errori fatti sul gas russo. Il Net Zero Act sarà oggetto di discussione al Consiglio Ue della prossima settimana ed è tutt'altro che scontato che sia ben accolto da tutti. L'inclusione del nucleare o meno tra le tecnologie strategiche, ad esempio, ha già diviso, e a lungo, la Commissione, che alla fine è giunta a un compromesso: il nucleare è rimasto fuori dalle tecnologie strategiche ma quello di quarta generazione, che produce scarti minimi, è rientrato nel piano come oggetto di sostegni mirati. Il macro-obiettivo del Net-Zero Act è produrre in-house entro il 2030 almeno il 40% della tecnologia pulita necessaria alla svolta verde. A questo fine l'Ue è pronta a una serie di agevolazioni per tutti quei progetti che includano, innanzitutto, 8 tecnologie strategiche, dall'eolico al fotovoltaico, dal biogas all'elettrico: permessi più facili, agevolazioni fiscali, sandbox regolamentari dove testare le nuove tecnologie in ambienti ad hoc sono tra i principali strumenti che Bruxelles metterà a disposizione. Il testo, tuttavia, mantiene una certa vaghezza sui finanziamenti. Certo, c'è il nuovo regime temporaneo di aiuti di Stato e c'è la banca dell'idrogeno, lanciata assieme al piano. E ci sono i programmi europei già in funzione, dal Recovery a InvestEu fino al Fondo Innovazione, ma secondo gli industriali non basta. Presto, potrebbero sostenerlo anche diverse capitali, Roma inclusa. 

Il Raw Material Act ha, invece, per oggetto un elenco di materie prime critiche la cui domanda è in costante crescita ma che, in futuro, potrebbero scarseggiare: nichel, tungsteno, magnesio, elementi delle terre rare, litio sono solo alcuni esempi. Il piano è che, entro il 2030, l'Ue non usi oltre il 65% di materie critiche provenienti da un singolo Paese terzo. Tra gli obiettivi c'è anche quello di estrarre in Ue, entro lo stesso anno, almeno il 10% delle materie critiche utilizzate. “Oggi finisce l'ingenuità e si passa all'azione”, ha scandito il Commissario al Mercato interno Thierry Breton



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