Conte attende gli effetti delle misure. Lega all'attacco

La politica e le istituzioni sono costrette ad adeguarsi all'era del coronavirus anche nel giorno della celebrazione del 159/esimo anniversario dell’Unità d'Italia, un’unità che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a richiamare mentre il Paese continua a navigare nel pieno dell'emergenza Covid-19. I primi riscontri delle chiusure messe in campo dal Governo non si avranno prima di una settimana: solo fra qualche giorno il premier Giuseppe Conte potrà pronunciarsi su un eventuale prolungamento della serrata quasi totale decisa l'11 marzo e valida, al momento, fino al 25. L'ipotesi che il Dpcm sia prorogato almeno fino al 3 aprile è certamente in campo anche se fonti di Governo sottolineano che “nessuna decisione è stata presa al momento”. Di certo Conte non ha nessuna intenzione di cambiare strategia, sia dal punto di vista delle misure restrittive sia da quello economico: “Gli italiani hanno sempre saputo rialzarsi, tutti sappiano che lo Stato è al loro fianco, non li lascerà soli”, scrive il premier.  

Palazzo Chigi celebra l’anniversario illuminando, poco prima delle 19, la facciata della sede del Governo con il Tricolore. “Il clima di difficoltà, d’incertezza e di sofferenza che stiamo vivendo rende ancora più stringente la necessità di unità sostanziale di tutti i cittadini attorno ai valori costituzionali e ai simboli repubblicani”, sono le parole con cui dal Quirinale si ricorda la ricorrenza. Nel frattempo questa notte il decreto legge cura Italia è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale: la corposità del provvedimento e i lavori rallentati dalle misure di sicurezza hanno infatti reso meno agili le ultime limature tecniche al decreto che, peraltro, rende percorribile il rinvio delle nomine ai vertici delle partecipate attraverso una norma che consente di convocare entro 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio (e non più 120) le assemblee ordinarie; la norma è valida fino al 31 luglio o comunque fino alla fine dello stato d'emergenza.  

Il ritardo dell'entrata in vigore del decreto riaccende le opposizioni: “Questa eterna confusione genera incertezza e l'incertezza è un grave danno per l'Italia. Chiediamo al Governo di varare subito un decreto molto snello ed essenziale”, sottolinea la leader di Fdi Giorgia Meloni mentre Matteo Salvini attacca l'intero provvedimento, giudicando “insufficienti” i 25 miliardi di risorse e negando il “consenso” della Lega a quelle che lui chiama “norme svuota-carceri”. Entrambi i leader, inoltre, se la prendono con l'Europa: “L'Ue è nemica, ci ridia i 58 miliardi che l'Italia ha versato”, attacca l'ex ministro dell'Interno, “Qualcuno in Ue vuole affossare l'Italia”, incalza Giorgia Meloni. 

Come saranno esaminati decreti coronavirus? La politica s’interroga

Con i dpcm e i decreti, le misure sanitarie ed economiche per l'emergenza coronavirus sono già in vigore ma le Camere dovranno esaminarli e approvarli entro 60 giorni. Come? È questa la domanda che rimbalza tra Camera, Senato e palazzo Chigi. In tempi di emergenza virus servono o no modalità eccezionali per evitare rischi? Gruppi parlamentari e uffici tecnici sono in contatto. Diverse le ipotesi in campo, diverse le proposte ma al momento non c'è una decisione prevalente. Per ora viene confermata, da fonti parlamentari, soltanto l'intenzione di accorpare i due decreti in un unico provvedimento. Resta la volontà dei presidenti di Camera e Senato Roberto Fico ed Elisabetta Casellati di non chiudere il Parlamento, ovvero garantire la presenza fisica, pur limitata, ai lavori. La decisione, si dice in ambienti parlamentari, è sostenuta anche dal Quirinale ed è condivisa da diverse forze politiche. Matteo Renzi scrive su Fb: “Il Parlamento non deve chiudere. La democrazia non si sospende”. Anche dalla Lega, che pure aveva sostenuto l'ipotesi del voto a distanza, la questione viene considerata al momento chiusa dopo la presa di posizione dei presidenti delle Camere. 

Oggi si riunirà la Capigruppo del Senato. All'ordine del giorno ci sono le modalità del dibattito, il prossimo 25 marzo, sulle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio Ue. Ma non è escluso che il tema dell'esame dei decreti Coronavirus entri nel dibattito, anche perché partirà proprio da palazzo Madama l'esame di un provvedimento economico che sembra quasi una manovra per ampiezza e numeri. Come esaminare questa “manovra poderosa” com’è stata definita dal premier Conte, contando che non solo dall'opposizione ma anche dalla maggioranza potrebbero arrivare proposte emendative? Va fatto come sempre oppure in streaming, come chiede ad esempio il dem Stefano Ceccanti? Le ipotesi di lavoro sono diverse: ad esempio il dem Dario Stefano, vicepresidente della Bilancio, Commissione che sarà in prima linea nell'esame dei decreti Coronavirus, avanza la proposta di una “deroga eccezionale” al regolamento “affinché si possa concedere la sede deliberante alle Commissioni”. Insomma, il provvedimento non arriverebbe in aula ma verrebbe votato dalle commissioni.  

Fico lancia l’ipotesi della commissione speciale che esamina tutti gli atti

“Continueremo a ragionare sul tema del voto a distanza anche confrontandoci con il Senato. Nel frattempo, oltre a ricorrere a soluzioni basate su accordi tra le forze politiche, possiamo pensare all'istituzione di una Commissione speciale, come quelle costituite all'inizio delle legislature per l'esame di atti del Governo. Limiteremmo così il numero delle persone coinvolte direttamente. Discuteremo in Capigruppo questa soluzione, così come altre valide alternative”, è quanto spiega il presidente della Camera, Roberto Fico, in un’intervista a Repubblica. La Commissione speciale, chiarisce, durerebbe “per la fase dell'emergenza. Alla Commissione potremmo affidare l'istruttoria di tutte le leggi sottoposte all'esame della Camera, ferma restando la deliberazione finale dell'Aula. Quella va mantenuta, nelle forme e nei modi necessari a garantire la tutela della salute: è un obiettivo comune di tutto il Paese al quale la Camera non può e non ha alcuna intenzione di sottrarsi”.  

Quanto al voto a distanza, Fico ribadisce: “Sono giorni concitati e credo si debba scongiurare il rischio di adottare, sull'onda dell'emotività, soluzioni che non abbiamo ponderato a sufficienza sul piano regolamentare e soprattutto costituzionale. Il 4 marzo, nel sottoporre la questione del voto a distanza alla Giunta per il Regolamento, ho cercato di far comprendere la complessità del tema. Un elemento fondante del sistema parlamentare è la partecipazione degli eletti ai dibattiti e alle votazioni; è per questo che l'articolo 64 della Costituzione fa riferimento alla presenza dei parlamentari. Bisogna capire se in una fase di emergenza possiamo interpretare quella presenza in modo diverso. Ma qualsiasi soluzione tecnica deve garantire il pieno rispetto della Costituzione. E poi il voto contestuale e personale di ogni deputato, la sicurezza della trasmissione dei dati da remoto, la possibilità per chi presiede l'aula di controllare che tutto avvenga regolarmente, tutto questo con 630 deputati connessi da remoto in un sistema che prevede innumerevoli votazioni. Non possiamo essere superficiali”. 

L’Ue chiude le frontiere esterne. Commissione Ue: vaccino in autunno

Frontiere esterne chiuse per 30 giorni, ma aperte all'interno dell'Unione Europea per permettere lo scambio di merci e di materiale medico. Questa la linea della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ieri ha trovato l'accordo dei leader europei collegati in videoconferenza. Via libera all'”Europa area protetta”, in auto-quarantena, da parte di Giuseppe Conte, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Pedro Sanchez e altri leader, con l'eccezione di Boris Johnson: il Regno Unito, in fase d'uscita dall'Ue, non aderisce alla chiusura dei confini. Il premier italiano Giuseppe Conte ripete che si tratta di una crisi straordinaria, senza precedenti, e si deve rispondere con mezzi altrettanto straordinari, mettendo in campo qualsiasi strumento di reazione, secondo la logica del whatever is takes. Non bisogna illudersi che qualcuno potrà rimanere indenne a questo tsunami economico-sociale, dice l'inquilino di Palazzo Chigi durante il collegamento con Bruxelles e le altre capitali.

In un video-messaggio prima e in conferenza stampa poi, la presidente della Commissione europea ha spiegato di aver parlato con i manager di un'azienda tedesca, la CureVac, che sta portando avanti una “promettente” ricerca per arrivare a un vaccino al coronavirus. Bruxelles aiuterà queste ricerche con uno stanziamento di 80 milioni, auspicando di avere una soluzione “forse prima dell'autunno”. Sul vaccino di CureVac era scoppiato un giallo internazionale: secondo alcune ricostruzioni, ci sarebbe stata un'offerta di un miliardo di dollari dall'Amministrazione Trump per averlo in esclusiva per gli Stati Uniti. Si era già immaginato anche come bloccare la mossa della Casa Bianca con un'apposita clausola prevista dagli accordi di Schengen. La stessa Von Der Leyen, evidenziando che l'interesse di Washington mostra quanta speranza è riposta nella ricerca di CureVac, sottolinea che il vaccino potrebbe salvare vite “in Europa e nel resto del mondo”: una risposta indiretta, anche se molto chiara, all'approccio “America First” di The Donald. 

Rivolta poi ai leader europei, la presidente della Commissione dice che deve essere consentito ai cittadini di ritornare nei rispettivi Paesi, mantenere il flusso di beni, perché in questo momento il mercato unico si rivela “il nostro strumento più prezioso”. Per quanto riguarda il fronte economico, Bruxelles conferma che la Commissione darà ampio margine di flessibilità sugli aiuti di Stato. Si potranno istituire regimi di sovvenzioni dirette (o agevolazioni fiscali) fino a 500mila euro alle società, fornire garanzie statali agevolate sui prestiti bancari, abilitare prestiti con tassi di interesse agevolati. Nel suo intervento nel corso della videoconferenza con i leader europei il premier Giuseppe Conte, tra gli strumenti possibili, ha indicato i coronavirus bond o anche un fondo di garanzia europeo come strumento per finanziare le iniziative dei singoli Governi.  



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