Con la fine del 2017 è arrivata anche la conclusione della XVII legislatura, che avrebbe dovuto durare pochi mesi e che invece si è contraddistinta per l’avvicendamento di tre differenti Presidenti del Consiglio e per un Referendum costituzionale bocciato da oltre il 60% degli elettori. I cinque anni sono stati caratterizzati dall’uscita della crisi economica e il Pil è passato dal -2,8% del 2013 all'1,5% nel 2017.

Dopo la decisione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di sciogliere le Camere, il 2018 si è aperto nel pieno di una nuova e più che complessa campagna elettorale. Le prossime elezioni politiche si terranno domenica 4 marzo assieme a quelle regionali di Lazio e Lombardia.

Mancano poco meno di 8 settimane al voto e i partiti sono già all’opera per la costruzione delle alleanze. I macro scenari sembrano ormai delineati: il Centro Destra, costituito da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi per l’Italia, sfiderà una coalizione di Centro Sinistra il cui perno principale è rappresentato dal Partito Democratico guidato da Matteo Renzi e insieme il Movimento 5 Stelle e il neo partito Liberi e Uguali. Il cammino per la formazione delle coalizioni è ancora lungo e sono ancora molti i partiti, partitini e movimenti in cerca di una collocazione o di un apparentamento.

Quello che è certo è che i simboli dei partiti andranno depositati al Viminale tra la mattina del 44esimo e le 16 del 42esimo giorno prima del voto, quindi tra il 19 e il 21 gennaio. Le liste dovranno essere presentate tra il 35esimo e il 34esimo giorno prima del voto, quindi tra il 29 e il 31 gennaio. Dal trentesimo giorno prima della data delle elezioni potranno svolgersi i comizi e le riunioni di propaganda elettorale. Nei 15 giorni precedenti il voto è vietata la diffusione dei sondaggi.

Dopo il voto la prima seduta delle nuove Camere sarà convocata a venti giorni dalle elezioni, quindi il 23 marzo. Solo dopo l'elezione dei due presidenti di Camera e Senato e la costituzione dei gruppi parlamentari, sarà possibile per il capo dello Stato avviare le consultazioni per formare il nuovo governo. L’attuale, guidato dal presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni, rimarrà in carica per lo svolgimento degli affari correnti fino al giuramento di quello nuovo che, in caso di risultato chiaro alle elezioni, non potrà comunque entrare in carica prima della prima settimana di aprile.

Berlusconi, Salvini, Meloni hanno trovato l’accordo sul programma

Il centro destra riparte da Arcore. Dopo oltre quattro ore di riunione Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno trovato un accordo sulle priorità del programma, in attesa di discutere dei collegi nei prossimi giorni: flat tax, meno vincoli europei, controllo più rigido dell'immigrazione e cancellazione della legge Fornero sulle pensioni.

Fra gli impegni messi nero su bianco dai tre leader di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia figurano anche l’abbassamento delle tasse, la riduzione della burocrazia, maggiore sicurezza, la riforma della giustizia e il giusto processo, la difesa delle aziende italiane e del Made in Italy, un imponente piano di sostegno alla natalità, l’adeguamento delle pensioni minime a mille euro, il codice di difesa dei diritti delle donne e la revisione del sistema istituzionale in senso federale e presidenzialista.

Il vertice, atteso da diverse settimane, ha dato il via libera all’inclusione nella coalizione della cosiddetta quarta gamba, il partito fondato da Fitto, Lupi e Tosi, pur vincolando le candidature a nomi graditi a tutti e tre i leader.

Prima del vertice, a dispetto della sintonia mostrata alla fine, Berlusconi e Salvini si erano sfidati a colpi di simbolo. L'ex premier ha annunciato sui social il suo: sotto "Forza Italia" la scritta Berlusconi Presidente. Immediata la replica del leader della lega che è tornato a rilanciare il suo simbolo accompagnato dalla scritta “Salvini Premier”. Alla fine potrebbe essere previsto un simbolo comune, ma quello che è certo è che il duello su chi sarà il capo della coalizione dopo il voto si deciderà in base ai risultati di FI e Lega.

Maroni: “Non corro per le Regionali ma sono a disposizione”

Intanto a complicare ulteriormente gli scenari interni al centro destra ci ha pensato Roberto Maroni che in una lunga conferenza stampa ha dichiarato l’intenzione di non ripresentarsi alle prossime elezioni regionali per la carica di Presidente della Regione Lombardia. La mossa inaspettata apre un nuovo fronte per la scelta di un candidato: la Lega punta sull'ex sindaco di Varese Attilio Fontana, dato per favorito: in Forza Italia si è fatto il nome di bandiera dell'ex ministro Mariastella Gelmini. Tutto comunque lascia presagire un ritorno alla politica nazionale di Roberto Maroni, che potrebbe dare vita a un nuovo asse con Berlusconi in un’ottica anti Salvini.

Renzi: avanti tutta contro il Centro Destra

Alla prima uscita televisiva del 2018, Matteo Renzi ha rilanciato la sfida al centro destra e al tandem Berlusconi-Salvini. Secondo il segretario dem, il Partito Democratico sarebbe pienamente in partita e punta a migliorare la performance del 2013, quando sotto la guida di Pierluigi Bersani ottenne il 25,8%. L'unica vittoria alla quale aspira Renzi, tuttavia, è esprimere un premier del Pd.

Sul tema, ha allargato il ventaglio delle candidature sottolineando che nel partito ci sono tanti esponenti capaci, a partire da Paolo Gentiloni che “si è dimostrando un ottimo Presidente del Consiglio”. Renzi ha poi confermato la linea dettata sul finire del 2017: stop personalismi, il Pd fa squadra e per Renzi si tratta di una squadra che può puntare in alto.

Gentiloni, Delrio e la stessa Boschi sono tutti “top player, ma il partito per le candidature alle politiche si appresta ad accogliere altre personalità del mondo della politica, come il ministro Pier Carlo Padoan, e della società civile. Per centrare l'obiettivo Renzi promuoverà una campagna elettorale sulle cose fatte fino ad oggi: “100 punti dai quali ripartire per migliorare”, è la formula utilizzata.

Il leader del Pd ha poi rivolto non poche stoccate al neonato partito di Liberi e Uguali, che, a suo giudizio, non farebbe altro che indebolire il centro sinistra per favorire la Lega di Salvini. Ma lo scontro più duro è sulle tasse universitarie, che Pietro Grasso sogna di eliminare, una proposta definita “un regalo ai ricchi e ai fuori corso", in altre parole “una proposta scritta da Grasso e pensata per Luigi Di Maio”, con riferimento alla non laurea del capo politico del Movimento 5 Stelle.



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