L’Aula del Senato ha esaminato il 9 giugno alcune mozioni sulle iniziative per affrontare l'emergenza climatica (1-00194 (testo 5) Andrea Ferrazzi - PD, Patty l’Abbate – M5S, Eugenio Comincini-IV, Paola Nugnes-Misto-LeU e Julia Unterberger-Aut, 1-00198 (testo 2) Antonio Iannone - FdI, 1-00199 Anna Maria Bernini – FI e 1-00244 (testo 2) Luca Briziarelli – Lega).    

 

La sintesi della seduta è disponibile solo per gli abbonati. Clicca qui per chiedere informazioni o per chiedere un periodo di prova

{user_group 10}

Sono state approvate la mozione di maggioranza, riformulata in corso di seduta, e alcuni punti delle mozioni delle opposizioni (di quella della Lega sono stati accolti tutti i punti del dispositivo con alcune riformulazioni), previo parere favorevole del ministro dell’ambiente Sergio Costa. 

Costa, prima di esprimere il parere sulle mozioni che consentono di riflettere e di dibattere su alcune argomentazioni forti che attraversano il Paese e l'Europa, ha ricordato le iniziative assunte a livello europeo: nei giorni scorsi è stata presentata la nuova strategia per la tutela della biodiversità dalla Commissione ambiente, voluta fortemente dall'Italia, è stato presentato il piano Farm to fork, dove si parla di riduzione dei pesticidi, è stata presentata, il 4 marzo scorso, la nuova legge sul clima dell'UE, e, prima ancora del Covid, dalla Commissione presieduta dalla von der Leyen sono stati annunciati investimenti per 1.000 miliardi di euro (100 miliardi all'anno) e ancora non si parlava dei finanziamenti post Covid, che hanno, però, una condizione. L'Europa ci chiede di far sì che quei finanziamenti siano orientati al green. Secondo insigni economisti per ogni posto di lavoro prodotto dal fossile, si producono con il green dai tre ai cinque posti di lavoro a parità di spesa: più lavoro, più tutela ambientale. Costa si è poi soffermato sul PNIEC, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, che taglia del 40% le emissioni in atmosfera, già depositato dall'Italia. L’Italia è pronta a renderlo ancora più ambizioso in relazione allo studio di impatto che l'UE depositerà a settembre in merito al piano di decarbonizzazione del 2050: verrà depositato il nuovo piano di impatto, verrà fissata una percentuale di riduzione non già del 40%, ma compresa in una forchetta tra il 50 e il 55%, verrà chiaramente rielaborato, rafforzato e spinto il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima.

La mozione di maggioranza impegna il Governo a: 

  • riconoscere la necessità di intervenire per affrontare l'emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese ed operare per consentire la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia;
  • accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico;
  • sostenere l'azione parlamentare volta all'inserimento del principio della tutela della natura, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;
  • rafforzare le misure contenute nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per dare piena attuazione agli impegni adottati nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;
  • procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l'efficientamento energetico, anche per favorire l'utilizzo migliore delle tecnologie esistenti per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, comprese le tecnologie dell'idrogeno rinnovabile, in coerenza con il PNIEC, la valorizzazione delle aree verdi e per il sostegno all'utilizzo di tecniche e materiali di edilizia ecocompatibile, adottando le iniziative necessarie per la loro razionalizzazione e stabilizzazione e favorire l'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili;
  • attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, rispettando i tempi per il recepimento nell'ordinamento giuridico nazionale delle direttive europee del "pacchetto economia circolare" che permetta di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;
  • pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, con l'obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, con misure volte alla loro conversione ecologica, a cominciare dall'agricoltura;
  • elaborare politiche di trasporto, edilizia e modelli produttivi sostenibili che rispondano in maniera coerente alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e che coinvolgano Regioni e Comuni;
  • favorire la transizione verso un sistema di trasporto pubblico e privato sostenibile con l'obiettivo della completa decarbonizzazione (emissioni zero) del settore;
  • attuare un percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;
  • intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione equa e giusta verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;
  • adottare ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia fissando come obiettivo l'impatto climatico zero entro il 2050;
  • promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign;
  • realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati;
  • favorire le politiche di rigenerazione urbana delle città e del tessuto urbano, di tutela dei beni culturali, paesaggistici e degli ecosistemi, di contrasto al nuovo consumo di suolo e all'abusivismo edilizio, stabilendo modalità e certezze per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico;
  • individuare le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio con uniformità di indirizzi in tutto il Paese ma con considerazione specifica per quelle aree del Paese sottoposte a più forte rischio idrogeologico o soggette con frequenza a eventi meteorologici estremi;
  • garantire un adeguato utilizzo dei fondi a disposizione del nostro Paese, combinando contributi europei previsti nella programmazione europea, anche per il periodo 2021-2027, e risorse nazionali, per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;
  • realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di prevenzione e mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici;
  • promuovere lo sviluppo della filiera agricola biologica e delle buone pratiche agronomiche, in modo da ridurre l'impatto della chimica nel suolo e tutelare le risorse sotto il profilo qualitativo e quantitativo, aumentare e mantenere la qualità del territorio, la fertilità organica del suolo ed il sequestro di carbonio;
  • favorire l'occupazione giovanile attraverso l'introduzione di incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani per svolgere attività finalizzate alla salvaguardia delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione del territorio e alla gestione delle emergenze, nonché all'implementazione delle fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo della economia circolare;
  • attuare la strategia nazionale per Io sviluppo sostenibile, rendendo pienamente operativa la cabina di regia "Benessere Italia", istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
  • farsi promotore nelle opportune sedi internazionali, tra le quali rivestirà importanza particolare il prossimo incontro della conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow nel novembre 2021 (Cop26), in accordo e coordinamento con le istituzioni europee, di ogni necessaria azione che permetta di giungere al traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'accordo di Parigi, e più in generale di politiche a livello globale tese ad un reale cambio di direzione in tutti i settori dell'economia che consenta la transizione energetica verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva e rapida decarbonizzazione dell'economia.

La mozione di FdI impegna il Governo a: 

  • adottare, anche con il coinvolgimento del Parlamento, iniziative volte all'attuazione degli impegni di cui agli accordi siglati in sede internazionale volti alla riduzione delle emissioni di gas serra e all'attuazione della progressiva transizione energetica verso la decarbonizzazione;
  • incentivare la ricerca scientifica in materia di adattamento climatico urbano, attraverso la sperimentazione di nuovi materiali e nuove tecnologie sul versante dell'edilizia nella prospettiva di ridurre i consumi energetici;
  • avviare un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone e delle infrastrutture a rischio idrogeologico attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti;
  • adottare tutte le misure necessarie per stanziare adeguate risorse per favorire la prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico e gli interventi a difesa del suolo, ivi inclusi quelli destinati alla lotta all'erosione costiera;
  • promuovere una maggiore sensibilizzazione dei cittadini verso gli effetti dei cambiamenti climatici, promuovendo best practice volte alla tutela dell'ambiente e introdurre, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'insegnamento dell'educazione ambientale;
  • valutare l'opportunità di promuovere progetti di ricerca orientati all'individuazione di strategie di adattamento per la gestione delle risorse naturali in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico;
  • farsi portavoce, nelle competenti sedi internazionali, dell'individuazione di regole e standard condivisi a livello globale finalizzati alla concreta e fattiva attuazione degli accordi siglati in sede internazionale.

La mozione di FI impegna il Governo a: 

  • proseguire l'impegno affinché l'Europa, sul tema dell'emergenza climatica , sia unita nel portare avanti la propria strategia, al fine di essere più incisiva durante il confronto con gli altri Paesi;
  • proseguire le politiche finalizzate alla realizzazione di un nuovo modello energetico-ambientale fondato sull'efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale e sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché l'attuazione dei principi dell'economia circolare.

La mozione della Lega impegna il Governo a: 

  • approvare in tempi brevi i decreti necessari a dare concreta ed immediata attuazione alle norme in materia ambientale già in vigore, nonché dare corso alle iniziative già avviate dal Governo;
  • proseguire nell'azione di sostegno allo sviluppo sostenibile ambientale, economico e sociale, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione green;
  • promuovere e a collaborare a livello mondiale per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi;
  • coinvolgere, nell'ambito della realizzazione del "Green new deal", le forze imprenditoriali ed economiche, le Università e gli enti di ricerca ed anche le istituzioni territoriali, le forze ambientaliste e sociali disposte a lavorare insieme per vincere le sfide ambientali, economiche, occupazionali e sociali e dar vita a una serie di programmi nazionali, implementando e rafforzando le iniziative per:
  1. attuare, in coerenza con il PNIEC, una reale e duratura transizione energetica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2 per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili;
  2. realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, con attenzione alle specificità dei singoli territori, ed in particolare sugli impatti relativi all'acqua ed all'assetto idrogeologico in accordo con le rispettive Regioni;
  3. realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico ed alla sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, politiche di tutela dei beni paesaggistici e degli ecosistemi, di valorizzazione e salvaguardia dell'agricoltura di qualità, di rigenerazione urbana delle città con particolare attenzione alla gestione delle acque e la riduzione dell'effetto di riscaldamento urbano, di tutela dei beni culturali;
  4. accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti al recupero di materia ed energia, sia attraverso un rapido recepimento del «pacchetto economia circolare», sia attraverso il conseguente e necessario efficientamento e completamento di un sistema impiantistico efficace ed uniforme sull'intero territorio nazionale;
  • proseguire l'azione di sensibilizzazione su larga scala volta a creare una coscienza ecologica consapevole anche attraverso l'incentivazione di azioni green;
  • promuovere la riscoperta, nelle generazioni odierne e future, del senso civico e ambientale provvedendo definizione delle linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica nella scuola;
  • rafforzare le iniziative per stimolare la coscienza critica dei cittadini e, soprattutto, dei giovani, attraverso un'attenta ed intelligente attività di prevenzione;
  • assumere iniziative, anche legislative, al fine di garantire la chiarezza e la certezza dei procedimenti amministrativi, nell'ottica del pieno perseguimento degli obiettivi del PNIEC, per dare certezza agli investimenti, anche in ricerca e sviluppo, e agli operatori, valutando l'opportunità di adottare eventuali misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità, anche utilizzando a tal fine le risorse straordinarie stanziate dall'Unione europea;
  • adottare iniziative per allineare la normativa italiana alle direttive europee del «pacchetto economia circolare»,tenendo presente che in fase di recepimento vanno sostenute iniziative di cittadini, enti territoriali e aziende capaci di garantire l'eco-design dei prodotti, l'impiego dei prodotti ed il fine vita del rifiuto;
  • agire in sede europea con l'obiettivo di perseguire una transizione equa che garantisca il raggiungimento e l'efficacia degli obiettivi fissati, tenendo conto degli sforzi sostenuti dal Paese Italia .

Ttesti integrali delle mozioni (nelle mozioni delle opposizioni sono evidenziate le parti approvate)

(1-00194) (testo 5) (09 giugno 2020)

FerrazziL'AbbateCominciniNugnesUnterbergerDe PetrisAssuntela MessinaMirabelliGirottoFedeliMoroneseLa MuraColtorti, Lanzi, Floridia. -

Votata per parti separate. Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            il nostro Paese si confronta con sempre maggiore frequenza con eventi climatici estremi, che rappresentano l'effetto dei profondi mutamenti climatici subiti dal pianeta; alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello del mare ed aumento del cuneo salino si susseguono senza sosta, in diverse parti del mondo, determinando lutti e danni economici a persone, animali e interi sistemi produttivi;

            il cambiamento climatico in atto è direttamente influenzato dalle attività umane, siano esse industriali o meno, come dimostrano ormai numerosi studi scientifici, a cominciare da quelli elaborati dall'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite; in assenza di azioni concrete per invertire tale tendenza, dunque, entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno; le emissioni di gas serra, l'inquinamento dell'aria e delle acque, il degrado di matrice antropica dei terreni hanno infatti generato profondi mutamenti tali da comportare che il circolo vizioso dell'emergenza climatica possa essere spezzato unicamente attraverso azioni decisive, immediate e continuative;

            l'urgenza di un intervento decisivo e immediato per invertire tale processo non è quindi più in alcun modo rinviabile, come ampiamente dimostrato dal sempre crescente numero di allarmi che giungono dall'intera comunità scientifica;

            secondo l'ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale ovvero il momento nel quale i cambiamenti saranno divenuti non più ripristinabili; l'organismo scientifico dell'ONU ha invitato tutti i legislatori e i governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente;

            la nuova Commissione europea guidata dalla presidente Ursula Von der Leyen si è orientata, sin dal suo insediamento, a dare priorità all'ambiente e al clima per "rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050", favorendo verifiche di impatto sociale, economico e ambientale in grado di stimolare "innovazione, competitività e occupazione"; il 14 gennaio 2020, a questo scopo, è stato presentato l'atteso progetto legislativo sul "Green Deal" finalizzato a finanziare tra il 2021 e il 2027 la transizione verso la neutralità climatica entro il 2050, con azioni volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento, investendo in tecnologie rispettose dell'ambiente, sostenendo l'industria nell'innovazione, modificando il trasporto privato e pubblico per renderlo più pulito, economico e sano, decarbonizzando il settore energetico, garantendo una maggiore efficienza energetica degli edifici; a questo scopo, l'Unione europea ha inteso far leva sugli strumenti finanziari dell'UE, in particolare "InvestEU", per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti, ed ha introdotto il "meccanismo per una transizione giusta", per mobilitare almeno 100 miliardi nel periodo 2021-2027, per attenuare l'impatto socioeconomico della transizione all'economia verde;

            il 27 maggio 2020, poi, la Presidente della Commissione europea, Von der Leyen, ha presentato, nel corso della sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo, per garantire la risposta efficace dell'Europa alla crisi da COVID-19 lo strumento denominato "Next Generation EU": proposta di Bilancio UE 2021-2027, cui si affianca un Recovery Instrument di 750 miliardi di euro, per aiutare i settori maggiormente colpiti dall'emergenza sanitaria e rilanciare gli investimenti in Europa;

            nei tre pilastri del "Next Generation EU", uno dei focus trasversali è quello diretto a sostenere le transizioni verde e digitale; ciò sia nel sostegno agli Stati per investimenti e riforme, in particolare accelerare la transizione verso la neutralità climatica, e a questo scopo la Commissione incrementerà anche i finanziamenti per il Fondo per una transizione giusta fino a 40 miliardi di euro e propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 miliardi per aiutare le zone rurali a introdurre i cambiamenti strutturali richiesti dal Green Deal europeo; sia nel sostegno agli investimenti privati, che interesserà le imprese economicamente sostenibili in difficoltà, a causa della crisi da Coronavirus per aiutarle nella loro trasformazione verde;

            sarebbe dunque essenziale procedere, in particolare in l'Italia, ad una programmazione economico-industriale a lungo termine, per il rilancio del nostro sistema-Paese: un piano di rilancio ambientale da sviluppare nei prossimi anni al fine di una riconversione ecologica compiuta;

            vista la provata correlazione tra l'inquinamento e il diffondersi di microorganismi pericolosi per la salute umana, come per esempio il Coronavirus;

                    considerato che:

            gli effetti dei cambiamenti climatici non generano solo conseguenze ambientali, ma anche profonde conseguenze sociali. Con la pubblicazione, il 19 marzo 2018, del rapporto su migrazioni e clima (Groundswell: "Preparing for internal climate migration"), la Banca mondiale ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze sociali dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, infatti, potrebbe arrivare a 143 milioni il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case per colpa dei fenomeni meteorologici estremi o delle condizioni ambientali diventate invivibili;

            l'Organizzazione mondiale della sanità ha a sua volta evidenziato l'incidenza del cambiamento climatico sugli elementi sociali ed ambientali che hanno effetti diretti sulla salute, cioè aria pulita, acqua potabile, cibo in quantità sufficienti, sicurezza e condizioni igieniche degli alloggi, messi in pericolo da inondazioni, ondate di calore, incendi, siccità, così come il limitato accesso all'acqua in conseguenza proprio dal cambiamento climatico che genera la fosca previsione di un incremento sostanzioso dei decessi (oltre 250.000 annui) nel periodo tra il 2030 e il 2050;

            in Europa i disastri naturali del 2018 sono stati simili a quelli registrati negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, con un totale di 113 eventi con perdite di 16 miliardi di euro. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità, costata circa 4 miliardi di dollari; nel 2018 si sono contati 850 disastri naturali, soprattutto alluvioni, inondazioni, frane, uragani e tempeste;

            nonostante ciò, appare preoccupante il dato che vede l'Italia dal 1998 al 2018 spendere, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all'anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi, secondo dati del CNR e del Dipartimento della protezione civile, per "riparare" i danni del dissesto (un miliardo all'anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro);

            uno studio internazionale pubblicato dalla rivista scientifica "Climate" ha precisato che i danni per le inondazioni in Europa potrebbero arrivare a costare 17 miliardi di euro all'anno, qualora le temperature medie dovessero salire di 3 gradi centigradi rispetto alla media preindustriale, mentre il numero di cittadini che subiranno le conseguenze delle piene potrebbe raggiungere le 780.000 unità, in crescita del 123 per cento rispetto ad oggi. Il problema, dunque, non riguarderebbe solo il sud del mondo;

            in Italia la situazione non è migliore; il 2018 è stato l'anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 e si assiste al susseguirsi di record che non possono lasciare indifferenti. Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici intensi ed estremi, dovuti in primis ai cambiamenti climatici, stanno causando danni ai territori e alle città, indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini; soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime ricollegabili a 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola; 66 sono i casi di allagamenti da piogge intense; 41 casi, invece, di danni da trombe d'aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 da esondazioni fluviali;

            da ultimo si veda quanto è avvenuto a Venezia, ove si è avuta una sequenza di maree eccezionali, mai verificatasi in precedenza, con l'acqua alta che ha raggiunto quota 187 centimetri, la seconda marea più elevata di sempre dopo l'alluvione del 1966; l'alta marea ha, come noto, colpito anche le isole di Lido e di Pellestrina e Chioggia; in ogni caso, la frequenza delle maree eccezionali che hanno colpito la città è stato causato in via principale dal cambiamento climatico, la cui portata rischia di mettere in difficoltà la sopravvivenza non solo della città lagunare ma anche di significative porzioni della terraferma;

            contestualmente si sono verificati eventi meteorologici eccezionali che hanno investito con conseguenze drammatiche l'intero territorio italiano: dal Piemonte, in particolare nell'alessandrino, alla Liguria, con il crollo di un viadotto autostradale sulla A6, dalla Calabria con Reggio Calabria, alla Basilicata con Matera e il metapontino, ed allerta rossa per il maltempo;

            nonostante la portata storica dell'accordo di Parigi siglato nel 2015, la strada per la sua attuazione procede con lentezza e fatica per le resistenze degli Stati ad assumere decisioni coraggiose e capaci di superare un modello di sviluppo divenuto ormai insostenibile sotto il profilo ambientale ma anche sotto quello sociale ed economico;

            nella Cop24 (conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici) tenutasi nel dicembre 2018 a Katowice, in Polonia, è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento degli impegni assunti dai membri della comunità internazionale; elemento positivo è stato l'aver dotato l'accordo del 2015 di linee guida (rulebook) per la sua attuazione a partire dal 2020, ma non sono stati purtroppo concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso;

            il 23 settembre 2019 si è svolto a New York il Climate action summit 2019 dedicato a raccogliere nuove iniziative e gli impegni di governi, imprese e società civile per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e per orientare l'azione verso la sostanziale riduzione a zero delle emissioni entro il 2050;

            nel mese di dicembre si è tenuta a Madrid la conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici (Cop25), che ha riunito scienziati, uomini d'affari, rappresentanti istituzionali, organizzazioni non governative e governi di tutto il mondo, per incontri e trattative ufficiali che avevano l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera e di limitare ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura, realizzando quegli impegni vincolanti tra i Paesi partecipanti per la piena attuazione dell'accordo di Parigi, che deve entrare pienamente in vigore entro gennaio 2020; tuttavia, la Cop25 non è riuscita a rispondere con strumenti adeguati e programmi ambiziosi alle impellenti esigenze di risposta al cambiamento climatico;

            ripetutamente, negli ultimi mesi, giovani e studenti si sono riuniti nelle piazze di tutto il mondo nelle manifestazioni "Youth for Climate", comprese quelle italiane, sull'esempio dell'adolescente svedese Greta Thunberg, chiedendo l'impegno concreto dei Governi nazionali nel contrasto dei cambiamenti climatici e per salvare il pianeta non pregiudicandone oltre il futuro;

            considerato altresì che:

            secondo gli scienziati dell'IPCC, il tempo per giungere ad un'inversione di marcia sul cambiamento climatico è davvero breve: secondo tali previsioni si avrebbe tempo fino al 2030 per contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi e, anche sulla scorta di tali previsioni scientifiche allarmanti, molti parlamenti di Paesi europei hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica;

            per dare una risposta a queste istanze bisogna investire al più presto in innovazione e ricerca, green economy, riduzione delle diseguaglianze, investimenti in infrastrutture e manutenzione;

            in questo drammatico contesto l'Italia ha la possibilità di assumere un ruolo da protagonista sui temi del cambiamento climatico, della tutela del paesaggio e del suolo, della transizione verso forme di energia sostenibili ed ecologiche, coniugandole con il sostegno alle nuove tecnologie e alle azioni delle comunità locali, della società civile, delle istituzioni universitarie, il tutto per uscire quanto prima dalla crisi climatica, economica e sociale;

            è positivo che nel programma il Governo, al punto 7 dei 29 punti programmatici, sia stata espressamente prevista la realizzazione di un "green new deal", che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti ad inserire la protezione dell'ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Viene stabilito, altresì, che tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell'ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Viene, inoltre, stabilità la necessità di adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e perseguano la piena attuazione della eco-innovazione. Vengono, infine, espressamente richiamati i principi dello sviluppo tecnologico sostenibile e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la "transizione ecologica" e indirizzare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e del riuso e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto;

            come noto, il green new deal è il perno della strategia di sviluppo del Governo e si inserisce nel disegno di bilancio 2020 con la finalità di promuovere il benessere equo e sostenibile, la cui programmazione è stata introdotta in Italia in anticipo rispetto agli altri Paesi europei;

            è fondamentale rimarcare che un green new deal non deve essere solo un'agenda di impegni, seppur in chiave verde e sostenibile, ma deve essere un programma organico, sociale ed economico, che ha tra i principali obiettivi la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico così come allo stesso tempo un programma che comporti un "fisco green" capace di sostenere la transizione ecologica e sostenga le attività di prevenzione del rischio di danno ambientale, tramite una legislazione che attui pienamente il principio del "chi inquina paga" e della responsabilità estesa del produttore che realizza prodotti e sistemi produttivi impattanti;

            altrettanto essenziale ed urgente è progredire nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni; in questo senso, va affrontato il dissesto idrogeologico con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati, e particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;

            il Governo, attraverso l'articolo 1 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, ha già istituito il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria in cui sono individuate le misure di competenza nazionale da porre in essere al fine di assicurare la corretta e piena attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, volta a contrastare i cambiamenti climatici. È auspicabile che tale politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici si coordini con il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) e con la pianificazione di bacino per il dissesto idrogeologico e che venga approvato e attuato con urgenza il PNACC (piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici); è stata altresì riconosciuta la necessità della trasformazione del CIPE in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e per lo sviluppo sostenibile), come strumento di indirizzo strategico di tutti gli investimenti pubblici per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite;

            vanno considerate, altresì, un passo nella giusta direzione le recenti misure poste in essere dal Governo in ordine alla riforestazione, comprensive di misure per la messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, e per la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane con l'obiettivo di garantire la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico così come previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34;

            la legge di bilancio per il 2020 ha previsto, altresì, misure importanti per transizione ambientale, tra cui il fondo investimento delle amministrazioni centrali, finalizzato al rilancio degli investimenti sull'economia circolare, alla decarbonizzazione dell'economia, a misure di sostegno e per l'innovazione nel comparto agricolo, uno tra i settori maggiormente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, l'estensione degli incentivi di "industria 4.0" per le imprese che realizzano progetti ambientali nell'ambito dell'economia circolare così come il piano "rinascita urbana" finalizzato a migliorare la qualità dell'abitare e che punta, inter alia, alla riqualificazione urbana e delle periferie;

            è necessario affrontare in modo integrato i rischi del cambiamento climatico con altri rischi naturali rappresentati dal rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, unitamente alla valorizzazione del patrimonio abitativo,

            impegna il Governo ad adottare iniziative per:

            1) riconoscere la necessità di intervenire per affrontare l'emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese ed operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia;

            2) accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico;

            3) sostenere l'azione parlamentare tesa all'inserimento del principio della tutela della natura, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;

            4) rafforzare le misure contenute nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;

            5) procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l'efficientamento energetico, anche per favorire l'utilizzo migliore delle tecnologie esistenti per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, comprese le tecnologie dell'idrogeno rinnovabile, in coerenza con il PNIEC, la valorizzazione delle aree verdi e per il sostegno all'utilizzo di tecniche e materiali di edilizia ecocompatibile, adottando le iniziative necessarie per la loro razionalizzazione e stabilizzazione e favorire l'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili;

            6) attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, rispettando i tempi per il recepimento nell'ordinamento giuridico nazionale delle direttive europee del "pacchetto economia circolare" che permetta di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;

            7) pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 221, attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, come previsto dall'art. 1, comma 98, della legge di bilancio per il 2020 (di cui alla legge n. 160 del 2019), con l'obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, con misure volte alla loro conversione ecologica, a cominciare dall'agricoltura;

            8) elaborare politiche di trasporto, edilizia e modelli produttivi sostenibili che rispondano in maniera coerente alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e che coinvolgano Regioni e Comuni;

            9) favorire la transizione verso un sistema di trasporto pubblico e privato sostenibile con l'obiettivo della completa decarbonizzazione (emissioni zero) del settore;

            10) attuare, al fine di ridurre gli sprechi energetici, un percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;

            11) intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione equa e giusta verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;

            12) adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia fissando come obiettivo l'impatto climatico zero entro il 2050, come indicato dalla strategia a lungo termine dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra (COM(2018) 773 del 28 novembre 2018);

            13) promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign;

            14) realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati;

            15) favorire le politiche di rigenerazione urbana delle città e del tessuto urbano, di tutela dei beni culturali, paesaggistici e degli ecosistemi, di contrasto al nuovo consumo di suolo e all'abusivismo edilizio, stabilendo modalità e certezze per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico, abbandonando il modello dell'urbanistica espansiva e adottando una nuova governance che agevoli le procedure che favoriscono l'innovazione;

            16) individuare, in particolare, le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio con uniformità di indirizzi in tutto il Paese ma con considerazione specifica per quelle aree del Paese sottoposte a più forte rischio idrogeologico o soggette con frequenza a eventi meteorologici estremi dagli effetti devastanti su uomini, attività economiche e territorio;

            17) garantire un adeguato utilizzo i fondi a disposizione del nostro Paese, combinando contributi europei previsti nella programmazione europea, anche per il periodo 2021-2027, e risorse nazionali, per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;

            18) realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di prevenzione e mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici;

            19) promuovere, in particolare, lo sviluppo della filiera agricola biologica e delle buone pratiche agronomiche, in modo da ridurre l'impatto della chimica nel suolo e tutelare le risorse sotto il profilo qualitativo e quantitativo, aumentare e mantenere la qualità del territorio, la fertilità organica del suolo ed il sequestro di carbonio;

            20) favorire l'occupazione giovanile attraverso l'introduzione di incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani per svolgere attività finalizzate alla salvaguardia delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione del territorio e alla gestione delle emergenze, nonché all'implementazione delle fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo della economia circolare;

            21) attuare la strategia nazionale per Io sviluppo sostenibile, rendendo pienamente operativa la cabina di regia "Benessere Italia", istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019;

            22) farsi promotore nelle opportune sedi internazionali, tra le quali rivestirà importanza particolare il prossimo incontro della conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow nel novembre 2021 (Cop26), in accordo e coordinamento con le istituzioni europee, di ogni necessaria azione che permetta di giungere al traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'accordo di Parigi, e più in generale di politiche a livello globale tese ad un reale cambio di direzione in tutti i settori dell'economia che consenta, in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche entro un accordo internazionale, la transizione energetica verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva e rapida decarbonizzazione dell'economia.

(1-00198) (testo 2) (09 giugno 2020)

IannoneMaffoniNastriCirianiRautiBalboniBertaccoCalandrinide BertoldiFazzolariGarnero SantanchèLa PietraLa RussaPetrengaRuspandiniTotaroUrsoZaffini.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

Il Senato,

        premesso che:

            la consapevolezza dell'emergenza climatica in atto, e degli effetti connessi e riscontrabili nell'attualità e sul medio-lungo periodo, è oggetto di molteplici ed autorevoli studi scientifici orientati non solo verso l'individuazione della correlazione tra cambiamento climatico e azione antropica, ma anche e soprattutto verso l'individuazione di prospettive di intervento tese al contenimento degli effetti deleteri sull'ecosistema, che devono essere riferimento imprescindibile per le politiche in materia;

            i dati del quinto rapporto di valutazione, pubblicato nel 2013 e 2014 dall'IPCC (Intergovernmental panel on climate change), gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, evidenziano come l'aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera sia da individuare come la causa alla base dei più complessi e deleteri cambiamenti climatici in atto: in particolare, si evidenzia come la temperatura del pianeta sia aumentata, dal 1860 ad oggi, di quasi un grado centigrado nella sola Europa e che le previsioni scientifiche attestano un incremento della temperatura tra 1,4 e 5,8 gradi entro la fine del secolo. Nello specifico è stato registrato, nel corso dell'ultimo trentennio, un incremento del 70 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica con il conseguente superamento del 20 per cento della soglia limite di concentrazioni delle 400 parti per milione;

            si sottolinea che, stando ai dati del rapporto "Trajectories of the earth system in the Anthropocene", pubblicato dalla National academy of sciences degli USA nel 2018, il solo incremento della temperatura di 2 gradi potrebbe configurarsi come conditio per un "effetto domino incontenibile", in ragione della consequenzialità sussistente tra incremento della temperatura ed evoluzioni climatiche correlate ad eventi estremi ed i loro riverberi sul versante degli equilibri ecosistemici, della sicurezza dei territori rivieraschi e dell'accessibilità ai rifornimenti idrici;

            con l'accordo di Parigi siglato nel dicembre 2015 tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), sottoscritto da 192 Paesi, tra cui l'Italia, è stato siglato il primo accordo universale sul clima mondiale, nel quale è definito un piano d'azione globale, finalizzato al contenimento dei cambiamenti climatici attraverso la riduzione dell'incremento del riscaldamento globale;

            sul versante dell'Unione europea sono state intraprese molteplici iniziative orientate all'individuazione di un'azione di politica climatica concreta e lungimirante finalizzata alla definizione di adeguate misure di adattamento per ridurre e gestire i rischi connessi ai cambiamenti climatici. Nel 2009 con il libro bianco "Adattarsi ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo", la Commissione europea ha richiesto agli Stati membri di elaborare le rispettive strategie di adattamento nazionale. Nel 2013 con l'adozione della "Strategia europea per i cambiamenti climatici" e con le successive conclusioni del Consiglio europeo del 13 giugno 2013 "Una strategia europea di adattamento al cambiamento climatico" è stato richiesto agli Stati membri di avviare una revisione del concetto di vulnerabilità, di rivedere le soglie critiche di rischio a livello nazionale e di misurare le proprie capacità di resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici attraverso politiche basate su un approccio locale e un determinante coinvolgimento di tutti gli interlocutori socio-economici;

            in questa prospettiva è stata adottata nel 2015 dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), il cui obiettivo principale è quello di elaborare una visione nazionale sui percorsi comuni da intraprendere per far fronte ai cambiamenti climatici contrastando e attenuando i loro impatti, attraverso l'individuazione di azioni e di percorsi finalizzati alla riduzione dei rischi correlati ai cambiamenti climatici; nel 2016 è stata avviata la definizione del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) al fine di sostenere l'attuazione della SNAC;

            l'obiettivo della "carbon neutrality" da raggiungere entro il 2050 rappresenta una priorità: sebbene questa prospettiva rientri tra gli obiettivi proposti dalla Commissione europea, la mancata approvazione del Consiglio europeo può rappresentare un limite nella direzione della 25esima conferenza delle parti dell'United Nations framework convention on climate change (Cop25 Unfccc) del dicembre 2019;

            si evidenzia come la Commissione ambiente del Parlamento europeo abbia sollecitato la UE a veicolare in sede di Cop25 Unfccc "La sua strategia a lungo termine per raggiungere la climate neutrality al più tardi nel 2050", al fine di consentire il mantenimento in capo alla UE della "leadership mondiale in materia di lotta contro il cambiamento climatico";

            si ritiene opportuno promuovere, in tutte le sedi, anche europee, la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica, come anche autorevolmente sostenuto da eminenti scienziati tra i quali il senatore a vita Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica;

            si sottolinea, inoltre, come uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico si rintracci nella progressiva riduzione della disponibilità idrica a cui corrisponde, di contro, un incremento della variabilità estrema delle dinamiche dei volumi di acqua dei bacini fluviali e lacuali: le conseguenze correlate a questa variabilità sono da rintracciarsi nella compromissione della sicurezza del territorio unitamente ad un'alterazione dei ritmi di produzioni, soprattutto di alcune specie ittiche, e di effetti deleteri sulla produzione agricola in ragione della difficoltà di accesso agli approvvigionamenti, con inevitabili danni agli ecosistemi e progressiva perdita di biodiversità;

            si evidenzia, inoltre, che l'incremento delle temperature determina l'aumento del rischio di desertificazione, da cui attualmente è interessato un quarto della superficie terrestre, e che l'inaridimento caratterizzato da carenza di piogge e da alte temperature riguarda circa il 47 per cento delle terre emerse;

            tra le conseguenze dei cambiamenti climatici si annoverano la crescita del livello del mare, aumentato nell'ultimo secolo di 10-25 centimetri e che sembra possa aumentare di altri 88 centimetri entro il 2100, la perdita di biodiversità, perché molte specie animali non saranno in grado di adattarsi ai cambiamenti del clima con la rapidità necessaria, una maggiore diffusione di malattie e problemi nella produzione alimentare;

            molteplici sono i rischi anche per la produzione agricola, che subisce gli effetti delle variazioni climatiche estreme con il conseguente susseguirsi di carestie: la FAO ha rilevato che entro il 2080 ci sarà una perdita di oltre 10 per cento della superficie coltivabile nei Paesi in via di sviluppo, con riduzione della produzione di cereali e il conseguente aumento della fame nel mondo;

            a tal riguardo si rileva come l'impasse climatica ed il continuo avvicendarsi di fenomeni atmosferici estremi stia mettendo in evidenza in tutta la sua drammaticità il crescente rischio idrogeologico strettamente connesso alla configurazione territoriale ed infrastrutturale italiana: il susseguirsi di eventi di attualità mettono in luce, ancora di più rispetto al passato, le gravissime carenze strutturali presenti nel nostro Paese per quanto riguarda il dissesto idrogeologico del territorio;

            quanto verificatosi il 24 novembre 2019 con il crollo di una porzione di 30 metri del viadotto Torino-Savona, a causa di una frana distaccatasi dal monte che fiancheggia il viadotto, rappresenta la conferma, allarmante e drammatica, dell'emergenza idrogeologica che condiziona il nostro Paese, il cui patrimonio infrastrutturale è palesemente incapace di fronteggiare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici in corso; dinanzi a questo scenario e ai continui rischi cui è esposto il Paese appare non più rinviabile la pianificazione di un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone a rischio, attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti al fine di rivolgere ai siti interessati, opportunamente studiati ed analizzati, specifici interventi strutturali, risolutivi e sistemici, che non si risolvano in misure tampone che rischiano di limitarsi alla gestione dell'emergenza in atto lasciando a se stesse tutte le altre situazioni a rischio del Paese;

            sono evidenti, infatti, i danni provocati da frane, inondazioni e alluvioni, che deturpano una vasta percentuale del territorio nazionale: risultano più di 29.000 i chilometri quadrati di territorio nazionale che presentano elevati aspetti di criticità sotto il profilo idrogeologico e più di 10 milioni i cittadini che vivono in insediamenti abitati in aree a rischio. Inoltre negli ultimi decenni l'intero patrimonio territoriale nazionale ha subito una progressiva riduzione delle aree naturali a vantaggio di un incremento degli insediamenti urbani e industriali, con incrementi vicini anche al 500 per cento rispetto ai primi anni del dopoguerra;

            si sottolinea pertanto che la capacità di consentire la gestione degli effetti dei cambiamenti climatici, già in atto e attesi a partire dal prossimo decennio, con le esigenze sociali, le istanze economiche e tecnologiche costituisca una sfida importante per la gestione delle risorse del nostro territorio, segnatamente in quelle aree dove la tenuta e la stabilità del suolo sono maggiormente in crisi;

            la maggiore sensibilità per le tematiche ambientali e l'aspettativa di trasparenza e partecipazione da parte della società, da un lato, il rilevante peso degli usi produttivi delle risorse, dall'altro, uniti alla crescente e abbondante disponibilità d'informazioni prodotte da tecnologie di monitoraggio innovative e di modelli di previsione sempre più affidabili, sono elementi da considerare in modo coordinato, per indirizzare la governance del territorio, valorizzare in modo armonico le risorse locali e rendere più resilienti le comunità locali;

            la complessità dello scenario richiede di affrontare le questioni evidenziate con una visione sistemica del territorio, che non si limiti ad affrontare la singola emergenza, ma che consenta una visione integrata, orientata ad una completa "gestione delle risorse" attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti direttamente coinvolti. Infatti, lo scenario in evoluzione impone l'individuazione di soluzioni ambiziose con il coinvolgimento di tutte le parti in un processo di pianificazione che consideri tutti gli interessi dei soggetti coinvolti, grazie anche al supporto di strumenti operativi e innovativi in grado di fornire informazioni quantitative, facilitando l'esplorazione delle possibili sinergie tra i vari stakeholder e delle azioni da compiere anche quotidianamente. In questa prospettiva, risultano esemplificativi i progetti SO-WATCH del Politecnico di Milano, che si propone di studiare le strategie di adattamento per la gestione delle risorse idriche in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico, ed il progetto ADAPT cofinanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020, che ha l'obiettivo di individuare strategie di adattamento delle città italiane e francesi dell'alto Tirreno alle conseguenze dei cambiamenti climatici, con particolare riferimento alle alluvioni causate dalle cosiddette bombe d'acqua;

            in tal senso non si può trascurare la necessità di evitare il consumo di nuovo suolo privilegiando modalità di intervento che ottimizzino l'impiego dei fattori "territorio e ambiente" in una prospettiva di sostenibilità e che siano, pertanto, anche volte al recupero e riconversione di siti industriali esistenti, cresciuti in numero e diffusione territoriale in funzione delle successive fasi di industrializzazione del secolo scorso e che oggi, invece, in ragione dei fenomeni di deindustrializzazione, presentano elevati livelli di contaminazione ambientale e di rischio per la salute dei cittadini;

            appare non trascurabile l'analisi dell'impatto sulla salute degli eventi correlati ai cambiamenti climatici: secondo il rapporto "The Lancet countdown 2019: tracking progress on health and climate change", redatto da 120 esperti di 35 istituzioni accademiche internazionali e agenzie delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di fornire elementi e strumenti più adeguati ai Governi affinché adottino politiche adeguate alle criticità connesse ai cambiamenti climatici, tra l'altro evidenzia la correlazione tra utilizzo di fonti fossili per la produzione di energia e peggioramento della qualità dell'aria, oltre alla correlazione tra l'incremento delle temperatura e diffusione di malattie infettive: con riferimento all'Italia, soltanto nel 2016 sono stati registrati 45.600 decessi prematuri a seguito dell'esposizione a Pm2.5, un dato tra i più alti in Europa;

            inoltre è evidente la correlazione tra dinamiche di mercato e rispetto della sostenibilità ambientale sul versante economico-produttivo, infatti il carattere elevato dei volumi di prodotti importati da Paesi extra UE che non rispettano gli standard europei di tutela ambientale, oltre agli standard di salute e sicurezza sul lavoro, e la conseguente alterazione della concorrenza con effetto distorsivo sul mercato, sollevano molteplici quesiti circa la compatibilità di tali immissioni di prodotti nel mercato europeo con le misure di sostenibilità ambientale ed economico-sociale perseguite nella cornice europea. Su questo versante l'ipotesi di prevedere delle misure di contrasto all'importazione di prodotti da Paesi extra UE che non rispettano gli standard ambientali, salariali e di sicurezza vigenti in ambito europeo risulterebbe in linea con gli interventi strutturali di sostenibilità economico-sociale perseguiti, configurandosi anche come una misura di deterrenza verso quei Paesi che ancora sono sostenitori di ragioni ostative agli impegni a tutela ambientale contratti in sede internazionale;

            l'assenza di una cultura ambientale nel nostro Paese che parta dalle scuole e che porti ad una sensibilizzazione crescente verso la tutela dell'ambiente ed il suo rispetto, verso la cultura del risparmio energetico, l'eliminazione degli sprechi e la mobilità sostenibile rappresentano un fattore ostativo all'evoluzione in chiave sostenibile della società: l'Italia è fanalino di coda in Europa, segnatamente per quanto riguarda la presenza di tali tematiche tra le materie oggetto di approfondimento e di insegnamento nelle scuole, infatti i programmi scolastici non affrontano in maniera adeguata e univoca questi temi fondamentali per le future generazioni, spesso affidati alla discrezionalità e sensibilità dei singoli insegnanti;

            il 19 novembre 2019, la Camera dei deputati ha approvato una mozione unitaria (1-00295) sulle iniziative a favore della città di Venezia alla luce dell'emergenza che ha interessato la città in queste ultime settimane che hanno contribuito a renderla metafora per eccellenza del rischio correlato ai mutamenti climatici e degli effetti devastanti di questo sugli insediamenti urbani: nella mozione, tra le altre cose, il Governo si è impegnato ad istituire nella città di Venezia un centro internazionale sui cambiamenti climatici, per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturate da soggetti pubblici e privati al fine di renderlo riferimento per l'approfondimento e lo studio internazionale sui fenomeni legati ai cambiamenti climatici,

        impegna il Governo:

                1) a superare i generici impegni programmatici e cronologici in materia di lotta ai cambiamenti climatici e a definire quelle attività antropiche che contribuiscono, direttamente o indirettamente, all'incremento delle temperature con chiari indirizzi per una loro graduale diminuzione.

                2) a promuovere la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica;

                3) ad adottare, anche con il coinvolgimento del Parlamento, iniziative volte all'attuazione degli impegni di cui agli accordi siglati in sede internazionale volti alla riduzione delle emissioni di gas serra e all'attuazione della progressiva transizione energetica verso la decarbonizzazione;

                4) ad istituire nella città di Venezia un centro internazionale sui cambiamenti climatici, per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturate da soggetti pubblici e privati, che porti avanti studi e ricerche sui temi della vulnerabilità e dell'adattamento ai cambiamenti climatici nell'ambito della salvaguardia della nazione, anche nel quadro del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) di cui è importante e urgente completare l'elaborazione;

                5) a promuovere l'impegno della UE per l'attuazione della carbon neutrality entro il 2050;

                6) ad incentivare la ricerca scientifica in materia di adattamento climatico urbano, attraverso la sperimentazione di nuovi materiali e nuove tecnologie sul versante dell'edilizia nella prospettiva di ridurre i consumi energetici;

                7) ad avviare un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone e delle infrastrutture a rischio idrogeologico, attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti al fine di rivolgere ai siti interessati specifici interventi strutturali, risolutivi e sistemici, che non si risolvano in misure di gestione dell'emergenza che rischiano di limitarsi alle criticità in atto, lasciando a se stesse tutte le altre situazioni a rischio del Paese;

                8) ad adottare tutte le misure necessarie per stanziare adeguate risorse per favorire la prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico e gli interventi a difesa del suolo, ivi inclusi quelli destinati alla lotta all'erosione costiera, sollecitando il rafforzamento e lo sviluppo delle attività di complesso monitoraggio del territorio nazionale;

                9) a valutare l'opportunità di prevedere un corpo specialistico di Polizia ambientale a ordinamento civile con funzioni di tutela ambientale, delle foreste, del paesaggio e della biodiversità, come strumento attivo di tutela del patrimonio ambientale, nonché di prevenzione e di contrasto del rischio idrogeologico;

                10) a promuovere una maggiore sensibilizzazione dei cittadini verso gli effetti dei cambiamenti climatici, promuovendo best practice tese alla tutela dell'ambiente e introdurre, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'insegnamento dell'educazione ambientale;

                11) a promuovere l'introduzione di dazi, inquadrabili come dazi di civiltà, su quei prodotti di importazione provenienti da Paesi extra UE che non rispecchiano gli standard di tutela ambientale, unitamente a quelli salariali e di salute e sicurezza sul lavoro, vigenti in ambito europeo, al fine di evitare un pericoloso dumping sociale e contrastare fenomeni di concorrenza sleale;

                12) a valutare l'opportunità di promuovere progetti di ricerca orientati all'individuazione di strategie di adattamento per la gestione delle risorse naturali in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico;

                13) a predisporre un tavolo tecnico multilivello teso all'individuazione, al monitoraggio e all'approfondimento dei rischi per la salute dovuti al deterioramento ecosistemico e all'interrelazione di questo con il cambiamento climatico nella prospettiva di pianificare azioni volte al contenimento e alla sensibilizzazione della popolazione circa rischi sulla salute umana;

                14) a farsi portavoce, nelle competenti sedi internazionali, dell'individuazione di regole e standard condivisi a livello globale finalizzati alla concreta e fattiva attuazione degli accordi siglati in sede internazionale.

(1-00199) (testo 2) (09 giugno 2020)

BerniniMalanGalloneBeruttiAlfredo MessinaPapatheuAimiAlderisiBarachiniBarboniBattistoniBerardiBiasottiBinettiCaliendoCaligiuriCanginiCarboneCausinCesaroCraxiDal MasDamianiDe PoliDe SianoFantettiFazzoneFerroFlorisGallianiGasparriGhediniGiammancoGiroLonardoMallegniMangialavoriMasiniMinutoModenaMolesPaganoParoliPerosinoPichetto FratinRizzottiRomaniRonzulliRossiSacconeSchifaniSciasciaSerafiniSiclariStabileTestorTiraboschiToffaninVitali. -

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC), l'accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo;

            uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici; in particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare le misure dei singoli Paesi;

            l'Unione europea ha pertanto approvato il quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030 che definisce una serie di obiettivi chiave e misure di intervento per il periodo 2020-2030;

            l'8 gennaio 2019, è stata resa nota la proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

            il piano è strutturato su 5 dimensioni: de-carbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività;

            il PNIEC contiene gli obiettivi "per l'energia e il clima" che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030; il documento dovrebbe anche indicare le politiche, le misure e le relative coperture economiche attraverso le quali, credibilmente, si intende raggiungere tali obiettivi;

            si può cogliere questa possibilità, per programmare investimenti in grandi opere, come il treno ad alta velocità e l'ammodernamento della rete ferroviaria, che incrementano la competitività del Paese, tenendo presente l'impatto ambientale del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci;

            occorrono azioni per la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un programma di gestione del ciclo dei rifiuti e in sinergia tra Stato e privati;

            in questo quadro è fondamentale che la "transizione climatica" dell'Europa debba essere sostenibile da un punto di vista ecologico, economico e sociale e non possa prescindere, data la natura globale della questione, da una cooperazione a livello internazionale che coinvolga gli Stati americani e asiatici;

            il 23 settembre 2019, si è svolto a New York un vertice ONU sull'azione per il clima che si è basato sulle azioni da intraprendere in 7 campi: transizione verso le energie rinnovabili, finanziamento della "azione climatica" e della tariffazione del carbonio, riduzione delle emissioni dell'industria, ricorso a soluzioni "basate sulla natura", città sostenibili e azioni a livello locale, resilienza al cambiamento climatico;

            dal 2 al 13 dicembre 2019 si è svolta a Madrid la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25);

            le priorità indicate dalla presidenza cilena della Cop25 sono state le seguenti: energie rinnovabili; elettro-mobilità; estrazione mineraria verde; economia circolare; oceani; foreste e agricolture resistenti al cambiamento climatico; città sostenibili e infrastrutture resistenti; finanza climatica;

            tuttavia, nonostante i buoni auspici iniziali, il vertice non ha prodotto i risultati sperati dai suoi proponenti tanto che il presidente delle Nazioni Unite, António Guterres, avrebbe detto di essere "contrariato" per l'esito della venticinquesima conferenza mondiale sul clima;

            il negoziato tra i Paesi partecipanti alla conferenza sembrerebbe essersi arenato intorno alle regole da costruire all'articolo 6 del Trattato di Parigi, che prevede diversi meccanismi volti a ridurre le emissioni cumulative di anidride carbonica, tra cui in particolare un nuovo mercato internazionale del carbonio (carbon market) per favorire lo scambio di quote di anidride carbonica tra diversi Paesi; quindi, sulle regole per il mercato dell'anidride carbonica non si sono fatti progressi;

            se da una parte i Paesi di Asia, Africa, America del Sud e quelli in via di sviluppo rimproverano ad Occidente e Stati Uniti le loro responsabilità storiche sul fronte delle emissioni, sostenendo che dovrebbero fare molto di più anche dal punto di vista finanziario per sorreggere i più colpiti, dall'altra gli Stati Uniti d'America non hanno mai firmato il protocollo di Kyoto del 1997, e a breve usciranno dagli accordi di Parigi 2015;

            purtroppo, senza un vero accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Cina (sono rispettivamente il primo emettitore pro capite di anidride carbonica e il primo quanto a valore assoluto) è evidente che molto poco si riuscirà a fare (all'Europa fa capo solo il 9-10 per cento delle emissioni mondiali di gas serra);

            definire un mercato del biossido di carbonio su scala globale è tutt'altro che semplice e richiederebbe una cooperazione tra Paesi assai maggiore in confronto a quella dimostrata nel vertice spagnolo;

            in questo quadro il nostro Paese ha responsabilità importanti per gli anni a venire e non si può nascondere che, prima di interrompere l'utilizzo dell'energia derivata da fonti fossili, bisognerebbe prevedere un grande piano di investimenti volti a riconvertire gli impianti verso un'economia verde e a puntare su nuove fonti di approvvigionamento;

            un esempio emblematico è costituito dalla Sardegna che ha attive due centrali carbonifere importanti, una nel nord dell'isola, in provincia di Sassari, e l'altra nel Sulcis Iglesiente, in provincia di Cagliari;

            se si prende in considerazione il fatto che il progetto del metanodotto in Sardegna non è ancora avviato, l'isola rischierebbe nel giro di pochi anni un black out dovuto alla mancanza di fonti di approvvigionamento alternative;

            l'Italia nei prossimi anni dovrà necessariamente puntare su un diverso modello energetico più incentrato sul risparmio, l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, partendo dalla generazione distribuita in piccoli impianti alimentati sempre più da energie rinnovabili allacciate a reti intelligenti (smart grid) integrate con efficaci sistemi di accumulo;

            si rende inoltre necessario avviare urgentemente un percorso virtuoso che porti al più presto alla creazione di un sistema di riciclo dei rifiuti che non possa in alcun modo prescindere dalla realizzazione di termovalorizzatori per la produzione e l'accumulo di energia termica oltre che dalla generazione di energia da biogas;

            un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e termovalorizzazione consentirebbe al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica con evidenti benefici per le industrie di manufatti, che vedrebbero diminuire sensibilmente il loro costo di produzione, e per i consumatori finali che usufruirebbero del prodotto finito ad un costo più basso;

            secondo dati pubblicati dall'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel 2016, la quantità totale di rifiuti speciali esportata è stata pari a 3,1 milioni di tonnellate; i maggiori quantitativi di rifiuti sono stati destinati in Germania e in Cina, rispettivamente 850.000 e 260.000 tonnellate;

            una gestione corretta del ciclo dei rifiuti può dunque trattenere o attirare ricchezza all'interno di un Paese, evitando così le spese legate al trasporto e ai costi di smaltimento all'estero. Inoltre, considerando che dai rifiuti è possibile ricavare energia termica ed elettrica in parte rinnovabile potrebbero ricavarsi ulteriori vantaggi;

            superare l'emergenza rifiuti in grandi agglomerati urbani come Roma e Napoli, per proiettarli verso un circuito virtuoso ed efficiente di gestione, deve rappresentare una delle maggiori priorità di un Paese civile,

                    impegna il Governo:

            1) a farsi carico tra i Paesi partecipanti alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza, con solide norme vincolanti per tutte le parti e regole chiare, che non penalizzino in modo irragionevole gli Stati membri e in particolare l'Italia, conciliando sviluppo industriale e scelte ecologiche, al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale;

            2) ad adoperarsi in sede europea e internazionale affinché sia intrapresa ogni azione per giungere ad un vero accordo che includa tutti i Paesi dove maggiori sono le emissioni di gas serra;

            3) a proseguire l'impegno affinché l'Europa, sul tema dell'emergenza climatica , sia unita nel portare avanti la propria strategia, al fine di essere più incisiva durante il confronto con gli altri Paesi;

            4) a garantire il completamento del capacity market, finalizzato ad una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento ed il sostegno alla fonte idroelettrica rinnovabile e programmabile al tempo stesso;

            5) a proseguire le politiche finalizzate alla realizzazione di un nuovo modello energetico-ambientale fondato sull'efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale e sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché l'attuazione dei principi dell'economia circolare;

            6) a creare un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e ad avviare un piano per la costruzione di termovalorizzatori, al fine di consentire al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica con i benefici che di conseguenza verrebbero generati.

(1-00244) (testo 3) (09 giugno 2020)

BriziarelliArrigoniBruzzonePazzagliniTestorRomeoPergreffiBergesio. -

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

            Il Senato

                    premesso che:

            nel corso dei millenni il clima del nostro pianeta ha subìto l'alternanza di periodi caldi e freddi, siccitosi ed estremamente piovosi, e negli ultimi anni, le alterazioni climatiche e gli squilibri che ne derivano hanno subito un'accelerazione significativa in diverse parti del mondo, andando ad incidere sull'innalzamento della temperatura del pianeta, con una serie di drammatiche conseguenze, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello dei mari, gli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti ed intensi, gli impatti su flora e fauna e sui servizi ecosistemici, che richiamano la necessità dell'intervento incisivo dell'uomo fondato su avanzate tecnologie e comprovate evidenze scientifiche, che possano ridurre l'impatto dell'attività umana sul clima e sull'ambiente;

            per far fronte a queste emergenze, è necessario prima di tutto analizzare le tematiche in modo cosciente e analitico, al fine di poter proporre soluzioni realistiche e opportune, e prendere delle decisioni rapide ed efficaci;

            tuttavia i nostri sono tempi in cui le informazioni circolano prevalentemente via social network o per mezzo dei mass media, il che rappresenta una pericolosa arma a doppio taglio: una enorme quantità di informazioni di livello qualitativo molto basso che porta a distinguere con fatica il vero dal falso, la realtà dall'allarmismo e dal negazionismo, entrambi potenzialmente dannosi. È fondamentale quindi stimolare una coscienza critica e la capacità di analisi e di lettura della realtà e dei fatti che ci circondano per evitare di restare vittime di slogan ideologici senza fondamento;

            la politica dell'Unione europea in merito al cambiamento climatico mira ad un livello di tutela elevato, tenendo conto della diversità delle varie regioni dell'Unione e nel predisporre la sua politica, l'Unione tiene conto dei dati scientifici e tecnici disponibili, delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione, dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione e dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle sue singole regioni;

            a seguito del pacchetto legislativo, cosiddetto Clean Energy Package adottato dalle Istituzioni europee tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019 che fissa il quadro regolatorio della governance dell'Unione per l'energia e il clima funzionale al raggiungimento dei nuovi obiettivi europei al 2030 in materia e al percorso di decarbonizzazione entro il 2050, ciascun Stato membro è stato chiamato a predisporre un proprio Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target al 2030 e il Governo italiano lo scorso gennaio ha inviato il proprio PNIEC per gli anni 2021-2030 alle Istituzioni europee, a seguito di una interlocuzione intercorsa con le istituzioni nazionali ed europee ed una consultazione pubblica, con obiettivi sfidanti in termini di maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, di maggiore efficienza energetica e minori emissioni di gas serra;

            a dicembre 2019 la Commissione europea ha raccolto la sfida di rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea presentando con il "Green New Deal" un pacchetto di misure inteso a rendere l'Europa il primo continente industrializzato climaticamente neutro al 2050;

            il Green New Deal si pone l'obiettivo di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità, in tutti i settori politici e favorire la transizione equa e inclusiva per tutti e rilanciare l'economia attraverso un approccio "verde, sociale e digitale per costruire un futuro più sostenibile";

            con la proposta "NExt Generation EU", presentata il 27 maggio 2020 al Parlamento europeo, la Commissione propone un piano da 750 miliardi per stimolare l'economia insieme alla nuova proposta per un bilancio più consistente per il periodo 2021-2027 per un massiccio piano di ripresa e ricostruzione che abbia al centro il Green Deal per stimolare l'economia e contrastare il cambiamento climatico ed i suoi impatti;

            presso la Commissione europea è in corso di predisposizione una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il fondo per una transizione giusta,

                    impegna il Governo:

            01) ad approvare in tempi brevi i decreti necessari a dare concreta ed immediata attuazione alle norme in materia ambientale già in vigore, nonché dare corso alle iniziative già avviate dal Governo;

            1) a proseguire nell'azione di sostegno allo sviluppo sostenibile ambientale, economico e sociale, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione green e garantendo alle imprese tempi realistici e sostenibili, con obiettivi stabili a lungo termine;

            2) a promuovere e a collaborare a livello mondiale per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi, adottando le misure necessarie per il sostegno alle imprese nazionali dei Paesi che hanno sottoscritto l'Accordo stesso, impegnate nel perseguimento degli obiettivi;

            3) a coinvolgere, nell'ambito della realizzazione del "Green new deal", le forze imprenditoriali ed economiche, le Università e gli enti di ricerca ed anche le istituzioni territoriali, le forze ambientaliste e sociali disposte a lavorare insieme per vincere le sfide ambientali, economiche, occupazionali e sociali e dar vita a una serie di programmi nazionali, implementando e rafforzando le iniziative per:

            3a) attuare, in coerenza con il PNIEC, una reale e duratura transizione energetica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2 (ad esempio riforestazione e verde urbano), al fine del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili, arrivando ad un cambio di direzione in tutti i settori dell'economia tale da consentire in tempi certi e congrui, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, senza penalizzare i vari settori;

            3b) per realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, con attenzione alle specificità dei singoli territori, ed in particolare sugli impatti relativi all'acqua ed all'assetto idrogeologico in accordo con le rispettive Regioni;

            3c) per realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico ed alla sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, politiche di tutela dei beni paesaggistici e degli ecosistemi, di valorizzazione e salvaguardia dell'agricoltura di qualità, di rigenerazione urbana delle città con particolare attenzione alla gestione delle acque e la riduzione dell'effetto di riscaldamento urbano, di tutela dei beni culturali;

            3d) per accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti al recupero di materia ed energia, sia attraverso un rapido recepimento del «pacchetto economia circolare», sia attraverso il conseguente e necessario efficientamento e completamento di un sistema impiantistico efficace ed uniforme sull'intero territorio nazionale;

            4) a proseguire l'azione di sensibilizzazione su larga scala volta a creare una coscienza ecologica consapevole anche attraverso l'incentivazione di azioni green;

            5) a promuovere la riscoperta, nelle generazioni odierne e future, del senso civico e ambientale che si è andato a perdere negli ultimi decenni, provvedendo all'immediata attuazione della legge n. 92 del 2019, che, all'articolo 3, incarica il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di definire linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica, che individuino, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento, assumendo a riferimento una serie di tematiche, tra cui «Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015» ed «educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale»;

            6) a rafforzare le iniziative per stimolare la coscienza critica dei cittadini e, soprattutto, dei giovani e le capacità di analisi e di lettura della realtà che ci circonda, attraverso un'attenta ed intelligente attività di prevenzione;

            7) ad assumere iniziative, anche legislative, al fine di garantire la chiarezza e la certezza dei procedimenti amministrativi, nell'ottica del pieno perseguimento degli obiettivi del PNIEC, per dare certezza agli investimenti, anche in ricerca e sviluppo, e agli operatori, valutando l'opportunità di adottare eventuali misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità, anche utilizzando a tal fine le risorse straordinarie stanziate dall'Unione europea;

            8) ad adottare iniziative per allineare la normativa italiana alle direttive europee del «pacchetto economia circolare», tenendo presente che in fase di recepimento vanno sostenute iniziative di cittadini, enti territoriali e aziende capaci di garantire l'eco-design dei prodotti, l'impiego dei prodotti ed il fine vita del rifiuto;

            9) ad agire in sede europea con l'obiettivo di perseguire una transizione equa che garantisca il raggiungimento e l'efficacia degli obiettivi fissati, tenendo conto degli sforzi sostenuti dal Paese Italia .



SEGUICI SU TELEGRAM

icon-telegram.png

Nomos Centro Studi Parlamentari è una delle principali realtà italiane nel settore delle Relazioni IstituzionaliPublic Affairs, Lobbying e Monitoraggio Legislativo e Parlamentare 

Se vuoi conoscere in tempo reale tutto il monitoraggio parlamentare senza perderti nessun nostro aggiornamento seguici sul nostro canale Telegram