Renzi e Conte allo scontro finale. IV rilancia la mozione di sfiducia a Bonafede

Giuseppe Conte a breve farà le sue scelte per mettere fine allo stillicidio che sta affossando il governo. La situazione è precipitata dopo le parole di Matteo Renzi durante la registrazione della puntata di Porta a Porta: lo showdown atteso non c’è stato, ma il leader di IV ha infilato una serie di stilettate al Presidente del Consiglio tale da far credere che qualcosa accadrà. Lo scontro tra Renzi e Conte si manifesta soprattutto quando il Premier si presenta al Senato per riferire sul Consiglio europeo e afferma “Serve una cura da cavallo per l'economia”. La risposta di Renzi è il piano Italia Shock, ossia lo sblocco dei cantieri da avviare con la nomina di 100 commissari; poi arriva l'idea di chiamare tutte le forze di maggioranza e opposizione a scrivere le regole per arrivare al Sindaco d'Italia, un premierato forte che consenta al Presidente del Consiglio di governare per cinque anni. Ma non è finita: Renzi ribadisce la volontà di IV di presentare una mozione di sfiducia al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Renzi e Conte s’incontreranno, ma in Aula si andrà alla conta

Matteo Renzi e Giuseppe Conte si vedranno la prossima settimana, per la prima volta dalla nascita del governo. Poi il Premier, forse nei primi giorni di marzo, andrà in Aula a presentare l'agenda di Governo 2020-2023. È il primo tentativo di uscire dallo scontro permanente e sarà quello il momento per verificare se Italia Viva è dentro o fuori la maggioranza, perché il Premier chiederà il voto su una risoluzione a favore del suo programma, una conta che potrebbe portare allo scoperto anche i primi responsabili.

Lo scontro sarà anche su legge elettorale e nomine

Renzi sembra pronto a tutto e Conte non ha intenzione di farsi logorare. Ma c’è un doppio canale che potrebbe portare a una ricucitura: è quello delle nomine e della legge elettorale. È su questo terreno che si proverà a trovare una mediazione. Sulla legge elettorale la maggioranza stringerà: l’obiettivo è arrivare a un primo ok parlamentare prima del referendum sul taglio dei parlamentari. L'asse tra Movimento e Dem sul proporzionale è saldo e per sminare la trincea di IV emerge in queste ore l'idea dell'abbassamento della soglia di sbarramento dal 5% al 4%. Poi c’è la partita nomine su cui la maggioranza sarà chiamata a stringere, 400 in totale, molte delle quali determinanti: Enel, Eni, Terna, Poste, Leonardo.

Zingaretti propone tre donne ai vertici del partito e segreteria unitaria

Tre donne alla guida del PD e una segreteria unitaria. Il segretario annuncia il nuovo assetto che punta anche sulla centralità dei territori e degli enti locali e vede la nascita di un esecutivo di funzioni, nei fatti un organismo di coordinamento cui partecipano i capigruppo, i Ministri e che fra gli altri annovera il governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini. Sabato i dirigenti Dem si ritroveranno all'Auditorium della Conciliazione e da lì partirà il percorso per il congresso straordinario. Al vertice dell'Assemblea nazionale Zingaretti proporrà la sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi. Ad affiancarla, se la sua elezione sarà confermata, ci saranno altre due donne come vicepresidenti: Anna Ascani e Debora Serracchiani.

Per la Meloni se cade il Governo la strada è quella del voto

“Mi pare impossibile che Matteo Salvini tratti con chi in questo momento sta cercando un accordo nella maggioranza per stravolgere i decreti sicurezza, per abolire le multe alle Ong che fanno tratta di uomini, per fare il contrario di quello che gli italiani ci chiedono”: l’ha affermato Giorgia Meloni in un'intervista al Corriere della Sera. “Noi non siamo disponibili a nessun gioco o giochino di Palazzo. Non ci saranno i voti di Fratelli d'Italia per nessun nuovo esecutivo in questa legislatura”, ha comunque avvertito la Meloni. “Non ci sono i margini per un altro governo. E in ogni caso, non ci saremmo noi. Andremo al governo solo con i voti degli italiani”, ha assicurato. Poi, ha aggiunto la leader di FdI, “Confido nel fatto che il tira e molla di Renzi possa portare all'implosione di questo esecutivo, e spero che Mattarella si renda conto che a quel punto ci sarebbe solo il voto”.

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, il consenso della Lega di Matteo Salvini è rimasto pressoché stabile attestandosi al 32,4%. In calo vertiginoso, invece, il Movimento 5 Stelle. Il partito guidato da Vito Crimi scende di un punto percentuale al 13%. La Lega si conferma il primo partito del Paese con una distanza dal secondo (PD) di 11,8 punti percentuali, mentre il gap rispetto al M5S si attesta a 19,4 punti percentuali.

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Nell’area delle sinistre, i Verdi rimangono stabili al 2,3% così come l’alleanza tra Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno che si ferma al 2,9%. Nell’area centrista, +Europa non si muove dall’1,9% dei consensi, così come Italia Viva che non riesce a sganciarsi in modo deciso dal 4% (4,2%). In leggera risalita al 3%, invece, Azione, il partito fondato dall’ex ministro Carlo Calenda. Non si registrano variazioni degne di nota per il Partito Democratico che resta al 20,6%. Nell’area del centrodestra, Fratelli d’Italia si conferma stabilmente come la seconda forza della coalizione (11,3%) e si candida a diventare il terzo partito del Paese, Forza Italia rallenta (5,1%) mentre rimane invariato il consenso di Cambiamo!, il partito del Governatore ligure Giovanni Toti (1,2%).

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Ad oggi, l’area di Governo raccoglie il 40,7% delle preferenze di voto. La coalizione di centrodestra il 50%, quella di centrosinistra il 29,6%. Il Movimento 5 Stelle è dato al 13%.

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Settimana Politica 15 - 21 febbraio 2020



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