Meloni e Berlusconi si chiariscono: centrodestra unito al Quirinale

Un colloquio strettamente riservato di poco più di un'ora, necessario per chiarirsi, ricucire lo strappo maturato per il mancato sostegno di Forza Italia al momento del voto per l'elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato: l'incontro tra Giorgia MeloniSilvio Berlusconi si chiude con una foto pubblicata via social in cui la leader dei conservatori, scesa ad accogliere il Cav al momento del suo arrivo nella sede nazionale di Fdi, mostra un sorriso ben più marcato di quello sfoggiato dal Cavaliere. “Ora guardiamo avanti”, sono le parole che avrebbe pronunciato Meloni per chiudere l'incidente di percorso. Il faccia a faccia, assicurano fonti di entrambi i partiti, fila via “in un clima di unità d’intenti e di massima cordialità e collaborazione”, insomma, una ritrovata sintonia che fa sparire dal tavolo anche la possibilità di vedere Berlusconi salire da solo al Colle dal presidente Sergio Mattarella

Berlusconi parla di Putin e di Ministri non concordati. Ira di Meloni

All’indomani del faccia a faccia in via della Scrofa tutto sembra tornare in alto mare: a rimettere in discussione il patto di governo siglato tra i due leader è proprio il Cavaliere che si prende la scena tra Senato e Camera, dove arriva per l’elezione dei nuovi capigruppo di Fi, parlando del suo rapporto con Vladimir Putin e rilasciando in favore di telecamere la lista di ministri in quota Forza Italia: “Antonio Tajani andrà agli Esteri, e sarà anche vicepresidente del Consiglio dei ministri. Poi Elisabetta Casellati alla Giustizia, Gloria Saccani Jotti all'Università, Anna Maria Bernini alla Pubblica amministrazione e Gilberto Pichetto Fratin all'Ambiente e alla Transizione ecologica”. Cinque dicasteri, numero concordato il giorno prima con la premier in pectore, ma caselle e nomi non tornano, in particolare, è il riferimento al ministero della giustizia che per Fdi andrebbe all’ex magistrato Carlo Nordio. Nessun accordo, perciò, su Casellati, come invece annuncia Berlusconi. Ma non solo, le parole di Berlusconi su Vladimir Putin (“ho riallacciato i rapporti, un po' tanto”) mettono in una posizione delicata Antonio Tajani che secondo gli accordi andrebbe alla Farnesina.

La Meloni è chiara: “Chi non condivide l’atlantismo è fuori dal Governo”

Dopo le tensioni e le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su Putin e Ucraina Giorgia Meloni detta la linea agli alleati: “Su una cosa sono stata, sono, e sarò sempre chiara: intendo guidare un Governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L'Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell'Europa e dell'Alleanza atlantica. Chi non fosse d'accordo con questo caposaldo non potrà far parte del Governo, a costo di non fare il Governo”. Nessun piano B, insomma, e questo perché “l'Italia con noi al governo non sarà mai l'anello debole dell'Occidente, la nazione inaffidabile tanto cara a molti nostri detrattori. Rilancerà la sua credibilità e difenderà così i suoi interessi”. La Meloni va dritta al punto affermando che “su questo chiederò chiarezza a tutti i Ministri di un eventuale Governo. La prima regola di un governo politico che ha un forte mandato dagli italiani è rispettare il programma che i cittadini hanno votato”. A stretto giro, però, arriva la nota del leader di Fi in cui rivendica il fatto che “in 28 anni di vita politica la scelta atlantica, l'europeismo, il riferimento costante all'Occidente come sistema di valori e di alleanze fra Paesi liberi e democratici sono stati alla base del mio impegno di leader politico e di uomo di governo”. 

Tra i capigruppo ci sono tante riconferme, Ronzulli new entry

Tante riconferme e poche new entry nelle squadre dei capigruppo di Camera e Senato. Restano al loro posto, almeno fino al Congresso, le presidenti Pd a Montecitorio e palazzo Madama Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, i vertici di FdI Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani e quelli della Lega Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Confermato anche il presidente dei deputati M5S Francesco Silvestri, mentre al Senato Barbara Floridia. Tra i volti nuovi ci sono quelli di Alessandro Cattaneo, eletto alla guida del gruppo di Forza Italia a Montecitorio, e Licia Ronzulli, votata all'unanimità presidente dei senatori. Matteo Richetti e Lella Paita guideranno le truppe di Azione e Iv a Camera e Senato. Completano il quadro Peppe De Cristofaro e Manfred Schullian che presiederanno il gruppo Misto e Antonio De Poli e Julia Unterberger che guideranno rispettivamente il gruppo Noi Moderati e quello delle Autonomie a palazzo Madama. 

Camera e Senato hanno eletto i Vicepresidenti, i Questori e Segretari d’Aula

Alla Camera e al Senato sono stati votati, senza particolari soprese, gli uffici di Presidenza e quindi i Vicepresidenti, i Questori e Segretari d’Aula. Alla Camera sono stati eletti quattro Vicepresidenti: Fabio Rampelli (FdI) e Giorgio Mulè (FI) per il centrodestra mentre per le opposizioni Anna Ascani (PD) e Sergio Costa (M5S). Sono stati eletti Questori i deputati Paolo Trancassini (FdI), Alessandro Benvenuto (Lega) e Filippo Scerra (M5S); mentre i Segretari d’Aula sono Fabrizio Cecchetti (Lega), Chiara Colosimo (FdI), Giovanni Donzelli (FdI), Riccardo Zucconi (FdI), Anna Patriarca (FI), Gilda Sportiello (M5S), Roberto Traversi (M5S) e Chiara Braga (PD). Al Senato tati eletti Vicepresidenti Gian Marco Centinaio (Lega) e Maurizio Gasparri (FI) per il centrodestra; mentre per le opposizioni c’è stata la riconferma di Anna Rossomando (PD) e l’elezione di Mariolina Castellone (M5S). Per quanto riguarda i Questori sono stati eletti Gaetano Nastri (FdI), Antonio De Poli (Cd'I-NM-MAIE), Marco Meloni (PD). Sono, invece, diventati Segretari d’Aula Antonio Iannone (FdI), Erika Stefani (Lega), Marco Silvestroni (FdI), Andrea Paganella (Lega), Gianpietro Maffoni (FdI), Pietro Lorefice (M5S), Marco Croatti (M5S) e Valeria Valente (PD).

Tutte le forze di opposizione confermano a Mattarella il no al Governo Meloni

Giovedì c’è stata la prima giornata di consultazioni al Quirinale, trascorsa senza grandi sorprese. Ad aprire le danze, nella loggia d'onore, sono come da prassi i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana; Sergio Mattarella ha poi un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano. I primi gruppi a sfilare sono gli esponenti delle Autonomie e i gruppi Misti di Camera e Senato che in parte sono su una linea attendista. Voteranno sicuramente contro a un esecutivo Meloni, invece, deputati e senatori dell'alleanza Verdi-Sinistra: “La destra ha ricette che possono solo aggravare le condizioni del Paese” taglia corto Nicola Fratoianni

Il no a Giorgia Meloni arriva forte e chiaro anche dal Terzo polo: “Azione e Italia viva saranno all'opposizione di questo Governo. Un'opposizione senza sconti che cercherà di guardare alle cose concrete”, assicura Carlo Calenda. E all'opposizione si schierano anche Giuseppe Conte ed Enrico Letta. “Abbiamo confermato al presidente della Repubblica che noi saremo all'opposizione in Parlamento. Saremo un'opposizione rigorosa e ferma alla maggioranza, che non è maggioranza nel Paese ma lo è in Parlamento e ha tutto il diritto di governare. Faremo opposizione a partire da lavoro, diritti e ambiente”, scandisce il segretario Pd che continua a chiedere una convergenza nella strategia di contrasto al Governo. Anche dal Quirinale però Calenda e Conte confermano il loro no: il leader di Azione ha sottoposto a Mattarella il che “una forza politica che ha avuto 8% alle elezioni è rimasta fuori dal diritto di presenza dalle istituzioni”, rimandando al mittente ogni invito all'unità. Il presidente del M5S è ancora più netto: “Un'opposizione unitaria non è nell'ordine delle cose e non è all'orizzonte”, taglia corto. 

Le opposizioni sono critiche su Tajani agli esteri dopo le parole di Berlusconi

I tre leader delle opposizioni, oltre al no a un governo guidato da Giorgia Meloni, sono d'accordo nell’esprimere perplessità sul nome di Antonio Tajani quale possibile nuovo ministro degli Esteri: “La ricostruzione integrale del ragionamento articolato di Silvio Berlusconi è inaccettabile. Abbiamo espresso forte perplessità che il dicastero della Farnesina così centrale possa essere affidata a FI il cui presidente ha articolato questo ragionamento”, dice chiaro Conte. Anche per Calenda “non è concepibile che il titolare della Farnesina sia espresso da una forza politica che con il suo capo più volte ha definito l'invasione russa una risposta alla provocazione ucraina per portare persone per bene al governo di Kiev”. E anche Enrico Letta, pur non sbilanciandosi, bolla le parole di Silvio Berlusconi come “un gravissimo vulnus alla credibilità del nostro Paese, ma un vulnus gravissimo sono anche gli applausi che sono seguiti a quelle parole”. Il fronte, però, si rompe sulla linea da tenere sull'Ucraina; se unanime, infatti, è la condanna all'aggressione di Mosca e il sostegno a Kiev, Conte torna a smarcarsi sulla strategia per arrivare alla pace. 

Centrodestra unito alle consultazioni, verso la decisione in giornata del PdR

Il colloquio di tutti i leader con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è durato 11 minuti. Il centrodestra, salito unito al Colle, ha proposto al presidente della Repubblica l'indicazione di Giorgia Meloni come persona incaricata a formare il governo. “Attendiamo le determinazioni del Presidente della Repubblica e già da ora siamo pronti, vogliamo procedere nel minor tempo possibile". Così la leader di FdI dopo le consultazioni. L'eventuale incarico per la formazione del governo potrebbe avvenire nel pomeriggio di venerdì. La prassi, infatti, prevede che il capo dello Stato si prenda una pausa di riflessione dopo l'incontro. Si attende quindi un comunicato della Presidenza della Repubblica che chiama al Quirinale il premier che sarà incaricato. Questo quanto si evince dalle parole di Giovanni Grasso, consigliere per la stampa e la comunicazione del presidente della Repubblica, che uscito in sala stampa al Quirinale ha annunciato "Appena il presidente avrà preso una decisione ve lo faremo sapere con un congruo anticipo". L'attesa per l'incarico a Meloni potrebbe derivare anche dal fatto che il presidente del Consiglio uscente, Mario Draghi, è in questo momento a Bruxelles e, per cortesia istituzionale, il Colle potrebbe voler attendere il suo rientro in Italia per conferire il mandato alla nuova premier. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, relativi al 10 ottobre, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano con il 27,4%, in decrescita dello 0,1%, sempre davanti al Partito Democratico (17,0%), in decrescita costante. Da sottolineare che il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (M5S) è di 10,7 punti percentuali, valore più basso degli ultimi mesi. 

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Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 4,1%, in crescita dagli ultimi sondaggi, mentre il Movimento 5 Stelle scende di poco dopo una crescita costante di settimane, attestandosi al 16,7%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e Italia Viva cresce di poco attestandosi all’8,11%. Nella coalizione del centrodestra, la Lega sale all’8,5%, mentre Forza Italia  al 7,5%. L’alleanza Noi Moderati è in leggera decrescita e si ferma all’1,0%Per quanto riguarda gli euroscettici di Italexit di Paragone, anche questa settimana si registra una leggera crescita che li porta al 2,4%.

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La coalizione del centrodestra ha raccolto i frutti nei collegi uninominali, dopo che le forze politiche sono state incentivate a creare delle coalizioni elettorali. Ad oggi, poco prima della formazione del nuovo Esecutivo, la configurazione “classica” del centrodestra (FdI, Lega, FI e Noi Moderati) viene stimata al 45,0%, in continua tendenza positiva nelle ultime settimane. Il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra, scende al 24,4%, mentre il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, raggiunge l’8,0%. Fuori da ogni alleanza il M5S (17,5%).

 



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