Conte parla alle Camere e non chiude al Mes

“Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia”: è solo un breve passaggio del discorso di Giuseppe Conte alla Camera e al Senato che indica una possibile apertura del Governo al Fondo Salva Stati. È una via stretta che però basta per mettere in affanno il M5S e far esultare il PD: “Vittoria su tutta la linea”, spiega un big del Pd, “Conte ha detto chiaramente che l'Italia non rifiuterà il Mes”. In realtà non è emerso un sì netto, anche perché il presidente del Consiglio attende di capire se veramente sarà senza condizionalità. Per ora i pentastellati hanno abbassato la guardia e ribadito a più voci la loro fiducia nel premier; lo stesso Alessandro Di Battista ha usato toni meno forti, pur rimarcando che “la spirale del Pil, del debito e dell'Ue può costringerci a un Mes con fortissime condizionalità”. Conte insomma non chiude la porta ma punta ad altro, a quei Recovery bond che, sommati agli altri strumenti messi a disposizione dall'UE, servirebbero a dare fiato all'Italia, perché, questa la linea del presidente del Consiglio, quei fondi potrebbero servire subito, non dal prossimo gennaio. Conte alle Camere ha spiegato che il Consiglio Ue “non sarà risolutivo”, anche se “dovrà dare un indirizzo chiaro”. 

Dal Consiglio Ue sì a un piano da migliaia di miliardi, ma restano le distanze

Restano le distanze tra i leader Ue sul Recovery Fund. Al termine del quarto vertice europeo, i 27 hanno concordato di affidare alla Commissione UE il mandato di presentare una proposta entro il 6 maggio che metta insieme un piano che contenga il Fondo per la ripresa e il bilancio pluriennale della Ue per il 2021-2027. Dopo che l'esecutivo di Ursula von der Leyen avrà messo sul tavolo il suo piano (che secondo un documento interno dovrebbe essere composto da diversi strumenti finanziari per generare 2.000 miliardi di euro d’investimenti, prestiti e spese) saranno discusse le caratteristiche, le finalità, il finanziamento e le dimensioni del Fondo e, su gran parte di questi punti, le posizioni dei governi restano distanti. L'Italia incassa politicamente la formula secondo cui la costituzione del Fondo deve essere considerato “necessario e urgente”. Secondo il Presidente del Consiglio, la dotazione del Recovery Fund dovrebbe essere di 1.500 miliardi. Sul punto, il fronte sud chiede che il Fondo finanzi non dei prestiti agli Stati ma dei trasferimenti a fondo perduto, ma il blocco nord (Olanda, Germania, Austria e Svezia) rimane contrario. Ursula von der Leyen assicura che si cercherà un punto di equilibrio, così come resta vaga la dimensione finanziaria del Recovery Fund. La cifra è ancora da negoziare e inoltre non sono ancora sul tavolo i tempi e la durata. Un Eurogruppo sarà convocato entro le prossime due settimane e i ministri delle Finanze cercheranno di avvicinare le posizioni. Il vertice di ieri infine, ha dato il via libera, come previsto, alle prime tre gambe del pacchetto Ue di risposta alla pandemia: sì dunque alla linea di prestiti del Mes agli Stati che ne faranno richiesta (240 miliardi), al fondo SURE contro la disoccupazione (100 miliardi) e ai prestiti alle imprese garantiti dalla Bei (200 miliardi); tutti questi strumenti saranno operativi dal primo giugno.

Lega-FdI contro l’accordo europeo, FI si smarca sul Mes

“Un buco nell'acqua”, il premier “ladro di futuro”: Giorgia Meloni e Matteo Salvini vanno all'attacco di Giuseppe Conte nel giorno in cui il presidente del Consiglio incassa un primo via libera dell'Ue ai Recovery Fund. La decisione fa esultare il Governo italiano e le forze di maggioranza, ma acuisce lo scontro con Lega e Fratelli d'Italia. Dalla linea dura si smarca, in parte, Forza Italia, con Silvio Berlusconi che ribadisce il suo sì all'utilizzo del Mes per le spese sanitarie, seppur precisando che non si tratta in alcun modo di un appoggio esterno all'esecutivo. Intanto alla Camera passa la fiducia sul decreto Cura Italia e il centrodestra ritrova l’unità nel criticare aspramente Conte, che, a loro dire, prima ha sbandierato la volontà di collaborare con le opposizioni, per poi fare marcia indietro e chiudere a ogni ipotesi di dialogo. Scontato, dunque, il no alla fiducia di Lega, FdI e Forza Italia. “Sconfitta, fallimento, disfatta, oltretutto avendo impedito al Parlamento di votare, violando la legge. Le promesse del governo di non usare il Mes? Gli impegni, gli attacchi, le promesse di Conte? Erano solo fake news. Ladri. Ladri di futuro, di democrazia, di libertà. Noi ci siamo e non ci arrendiamo”, è il commento a caldo di Matteo Salvini sull'esito del Consiglio europeo. Per poi aggiungere: “Approvato il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro dell'Italia e dei nostri figli. Di tutto il resto, come il Recovery Fund, si parlerà solo più avanti, ma già si delinea una dipendenza perenne da Berlino e Bruxelles”. Scetticismo sui risultati del summit Ue arriva da Forza Italia, anche se con toni meno accesi rispetto agli alleati: per Silvio Berlusconi “l'uso del Meccanismo europeo di stabilità, l'attuazione del fondo Sure e degli altri nuovi strumenti, come, per esempio, il Recovery Fund, devono aiutare quei Paesi che, come l'Italia, risentono maggiormente della pandemia del Coronavirus. Riteniamo che l'Europa debba dimostrare solidarietà nel proprio interesse”. 

Previsti 55 miliardi in deficit per decreto aprile

Per chiudere il Def è necessario prima trovare un'intesa di massima sugli interventi del decreto aprile tra sanità, ammortizzatori, aiuti alle imprese e alle famiglie. Sui titoli tutti d'accordo ma sulle singole misure emergono le differenze: il M5S spinge per il reddito di emergenza. Il nuovo Rem, nelle intenzioni pentastellate sarà comunque un assegno temporaneo, “vicino ai 500 euro” ribadisce Laura Castelli negando tensioni con il ministro Roberto Gualtieri. Ma la riunione notturna è stata parecchio agitata anche per la richiesta del ministro della Famiglia Elena Bonetti di inserire anche l'assegno per i figli, indipendentemente dal reddito familiare, misura sulla quale Italia viva annuncia battaglia. La sintesi sarà lasciata al premier Giuseppe Conte, a Gualtieri e ai capidelegazione prima del Cdm, rimandato più volte e previsto per questa mattina alle 10.00. Un punto di caduta si trova intanto su un altro dei cavalli di battaglia dei renziani, il rinvio di sugar e plastic tax (costo circa 200 milioni). Boccata di ossigeno per le imprese che dovrebbero anche vedersi sbloccare vecchi crediti della Pa. ancora non pagati per 12 miliardi. Altri 10 miliardi arriveranno sotto forma di ristori diretti per 8 miliardi per le attività più piccole, con meno di 10 dipendenti, e altri 2 miliardi di aiuti per gli affitti e le bollette. A sanità e protezione civile dovrebbero andare altri 4-5 miliardi mentre il pacchetto più consistente sarà quello dei sostegni a lavoro e reddito: ci sarà il rifinanziamento di Cig e cassa in deroga per altre 9 settimane con 13 miliardi, 7 miliardi andranno all'aumento a 800 euro dell’indennità per gli autonomi, mezzo miliardo servirà per la proroga dei congedi specialie del bonus babysitter per le famiglie con i figli ancora a casa da scuola mentre circa 1,3 miliardi andranno al rafforzamento della Naspi e al sussidio per colf e badanti. Infine, 1 miliardo servirà per il reddito di emergenza.

Sulla strada verso la Fase 2 il governo prende tempo

Non è detto che arrivi entro questo fine settimana il Dpcm per dare il via libera ad alcuni comparti prima della data del 4 maggio. Nelle prossime ore si dovrebbe tornare a riunire la cabina di regia sulla fase due, alla presenza del premier Giuseppe Conte, delle Regioni e dei Comuni, e un nuovo incontro dovrebbe esserci pure con le parti sociali. Per il Presidente del Consiglio, la fine del lockdown arriverà il 4 maggio ma edilizia, manifatturiero e attività commerciali collegate potrebbero partire prima e la platea potrebbe anche allargarsi. Il fatto però è che occorrerà tradurre in concreto il lavoro portato avanti dalle varie task force, ovvero dal comitato tecnico-scientifico e da quello economico guidato da Colao, e tenere presente le osservazioni che arriveranno dalle altre parti. Ecco il motivo per cui potrebbe essere necessario ancora un po' di tempo: il dpcm potrebbe slittare all'inizio della prossima settimana. Le Regioni premono: in primis, il governatore del Veneto Luca Zaia che ha già decretato la fine del lockdown suscitando non poca irritazione nell'esecutivo. Dietro le quinte le forze della maggioranza si stanno confrontando anche sulla destinazione delle risorse da mettere in campo. Le regole per la sanificazione delle fabbriche che ripartiranno saranno ferree e i lavoratori dovranno prendere delle precauzioni obbligatoriamente. È previsto l'uso della mascherina anche sui mezzi di trasporto. Ecco, la preoccupazione maggiore del Governo è organizzare la mobilità; sono in arrivo regole per bus, metro, treni, aerei: si prevedono, secondo una bozza del Mit, biglietti elettronici, posti distanziati, misurazione della temperatura nelle stazioni, tariffe differenziate nelle diverse fasce, e sistemi conta persone. Obbligatoria anche la misura del distanziamento sociale

Sulle nomine il Governo sceglie la continuità e conferma gli Ad delle big

Confermati alla guida delle big partecipate dallo Stato gli Amministratori delegati uscenti. Il Governo ha deciso per la linea della continuità alla luce dei buoni risultati ottenuti dai manager e della tempesta economica e finanziaria in cui si trova il mondo a causa della pandemia da coronavirus. Francesco Starace è stato così rinnovato alla guida di Enel, Claudio Descalzi a quella di Eni, Matteo Del Fante a Poste, Alessandro Profumo a Leonardo. Tutte le novità riguardano le presidenze: a quella di Enel arriva Michele Crisostomo, avvocato ed esperto di regolamentazione bancaria, al posto di Patrizia Grieco; alla presidenza di Eni, sbarca Lucia Calvosa, ordinaria di diritto commerciale all’università di Pisa ed esperta di diritto, in sostituzione di Emma Marcegaglia; a presiedere il board di Leonardo, al posto di Gianni De Gennaro, sarà Luciano Carta che lascia il vertice dell'Aise. Unica eccezione Maria Bianca Farina che è stata confermata dal MEF alla presidenza di Poste. Nei prossimi giorni sarà il turno dei nuovi pacchetti alla guida di Terna, Enav e Banca Mps. Novità dovrebbero esserci per il gruppo elettrico alla cui guida dovrebbe arrivare da Acea Stefano Donnarumma; alla presidenza dovrebbe essere invece nominata Valentina Bosetti, ordinaria di Economia ambientale all’Università Bocconi. Stesso discorso per l'Enav con Paolo Simioni in pole position per la poltrona di ad e Francesca Isgrò per quella di presidente. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, il consenso della Lega di Matteo Salvini subisce una brusca battuta d’arresto attestandosi al 29,5%. Riprende quota, invece, il Movimento 5 Stelle. Il partito guidato da Vito Crimi sale di quasi un punto percentuale (14,4%). La Lega si conferma il primo partito del Paese con una distanza dal secondo (PD) di 9,5 punti percentuali, mentre il gap rispetto al M5S si attesta a 15,1 punti percentuali.

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Nell’area delle sinistre, i Verdi rimangono stabili al 1,9% mentre l’alleanza tra Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno sale al 3,5%. Nell’area centrista, +Europa rimane stabile il 2% dei consensi, a differenza di Italia Viva che perde terreno fermandosi al 3,1%. In calo al 2,6%, anche Azione, il partito di Carlo Calenda. Rimane pressoché stabile il Partito Democratico che perde qualche decimale (19,9%). Nell’area del centrodestra, Fratelli d’Italia si conferma stabilmente come la seconda forza della coalizione in crescita di quasi un punto (13,3%), Forza Italia sale di poco (5,8%) mentre rimane praticamente invariato il consenso di Cambiamo!, il partito di Giovanni Toti (1,3%).

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Ad oggi, l’area di Governo raccoglie il 41% delle preferenze di voto. La coalizione di centrodestra il 49,9%, quella di centrosinistra il 28,6%. Il Movimento 5 Stelle è dato al 14,4%.

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Settimana Politica 18 - 24 aprile 2020

 



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