Draghi vara la Nadef della crescita e annuncia la riforma di fisco e catasto

L'economia cresce “di gran lunga” più del previsto: +6% quest'anno e un ritorno da metà 2022 ai livelli pre-crisi. La crescita, sorretta dalle vaccinazioni anti-Covid, va “protetta” e accresciuta nei prossimi anni, senza disperdere la fiducia che “ora c’è nell'Italia”. Mario Draghi avvia così la fase 2 del suo Governo con l'approvazione in Consiglio dei ministri della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef). Annuncia per la prossima settimana l'approvazione della delega sul fisco e la prima riunione della cabina di regia sul Recovery plan. Poi bisognerà varare la legge di bilancio. Quello che è certo è che il quadro economico è incoraggiante: non solo la crescita è più alta del previsto, ma volano gli investimenti (+15%) e deficit e debito sono in netto calo, rispettivamente al 9,4% (era previsto l'11,8%) e al 153,5% (era 155,6% nel 2020). Per una manovra che Draghi e Franco annunciano come “espansiva”, ci sono 22 miliardi di extradeficit e oltre 4 miliardi per il taglio delle tasse. In legge di bilancio bisognerà scegliere misure che spingono la crescita, spiega Draghi; s’interverrà sugli ammortizzatori e sulle pensioni. In parallelo, entro fine ottobre, arriverà la legge sulla concorrenza e le concessioni. Abbiamo già recuperato due terzi del Pil perso lo scorso anno e anche grazie al Recovery plan l'obiettivo è una crescita superiore, spiega il ministro dell'Economia, “alla media dell'ultimo quarto di secolo”. Ci sono ancora forti incognite per effetto delle varianti Covid e dell'inflazione, ma se non ci saranno scossoni nel 2024 si inizierà un percorso di crescita “neutrale”, non più espansiva, e di più forte riduzione del debito, nella convinzione, assicura Draghi, che sia “irrealistico” il ritorno dal 2023 al vecchio patto di stabilità europeo. 

Draghi annuncia un provvedimento ad hoc contro le morti sul lavoro

Il premier Mario Draghi dedica la primissima parte della sua conferenza sulla Nadef al triste elenco degli incidenti sul lavoro delle ultime 48 ore. E il premier corre ai ripari annunciando, già per la prossima settimana, un provvedimento che andrà innanzitutto a modificare tempistica e severità delle pene per i responsabili. La ricetta individuata da Draghi per le prime norme da mettere in campo è chiara: “Pene più severe e immediate”. Per il Ministro del Lavoro Andrea Orlando le norme prevedranno “sanzioni più tempestive per le imprese che non rispettano le regole, possibilità di raccogliere più facilmente i dati per chi compie violazioni all'interno del tessuto economico” e il “potenziamento delle strutture di controllo”; su quest'ultimo punto esclude l'istituzione di un organismo unico, sottolineando la necessità di un potenziamento delle competenze e dell'organico dell'Ispettorato del Lavoro e di una verifica più capillare del funzionamento degli uffici delle Asl. 

Draghi ha incontrato Greta Thunberg e preso impegni in vista del prossimo G20

Mario Draghi ha voluto incontrare Greta Thunberg prima di andare a parlare alla conferenza dei giovani sul clima, la Youth4Climate; lì, solo di fronte a lei, le ha detto cosa vuole fare contro la crisi climatica: al prossimo G20 di Roma, il 30 e 31 ottobre, che Draghi presiederà, farà in modo che i grandi prendano un impegno per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, l'obiettivo massimo dell'Accordo di Parigi. Draghi poi ha annunciato pubblicamente la corsa alla presentazione del documento finale della conferenza, ma prima ha voluto anticiparla a Greta, che negli ultimi tre anni è stata il simbolo della mobilitazione per il clima. Draghi quindi ha raggiunto la Youth4Climate al centro congressi Mico; in sala per la presentazione del documento finale c'era anche il presidente Sergio Mattarella. I quasi 400 giovani delegati da 186 Paesi hanno chiesto partecipazione alle scelte sul clima e una transizione ecologica equa e inclusiva, legata alla giustizia sociale. Le proposte sono state presentate ai 40 ministri dell'Ambiente riuniti a Milano per la Pre-Cop26, l'evento preparatorio della conferenza di Glasgow. 

Il Governo allunga i tempi per le firme sui referendum su cannabis e green pass

Il referendum sulla cannabis avrà un mese in più per il deposito in Cassazione delle 500mila firme necessarie. “È un provvedimento opportuno”, avrebbe detto il premier Mario Draghi in chiusura della cabina di regia a Palazzo Chigi, annunciando l'inserimento della proroga dei termini nell'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di questa mattina. Il provvedimento è reso necessario dalle difficoltà, più o meno giustificate, di molti Comuni di certificare entro giovedì tutte le oltre 600mila firme raccolte: in sostanza, al Comitato che il 7 settembre ha presentato i quesiti per depenalizzare la coltivazione di cannabis ed eliminare la pena detentiva per ogni condotta illecita legata a questa droga, si applicherà lo stesso termine del 31 ottobre concesso per altri referendum come quelli su giustizia e caccia, presentati prima del 15 giugno, cui era stata concessa una finestra più lunga per l'emergenza Covid. La norma varrà anche per il referendum per l'abrogazione del green pass, la cui raccolta firme è partita una decina di giorni fa.

Il Governo pensa a una riforma fiscale in due step

Sul fisco il Governo starebbe ragionando su un intervento in due tempi, con un primo taglio delle tasse già in manovra e la riforma complessiva del sistema fiscale con una legge delega che dovrebbe contenere, dopo anni di annunci, anche il riordino di sconti e agevolazioni, e punta a chiudere entro il prossimo mese la complessa partita del fisco e impostare il lavoro che in prospettiva porterà non solo alla riforma dell'Irpef ma anche alla revisione del catasto. Temi, però, ad alta tensione politica, tanto che il primo strappo si potrebbe consumare la prossima settimana, quando il premier Mario Draghi porterà in Cdm il testo che dà la cornice alla riforma del registro degli immobili. Che si tratti di una “sfida di grandi proporzioni” lo mettono in evidenza anche i tecnici della commissione del Mef che hanno stilato la relazione annuale sulle tax expenditures, che nel frattempo continuano a lievitare: quelle attive nel 2021 sono 602, settanta in più del 2020, e valgono 68 miliardi. Una riforma “organica”, “di ampia portata e destinata a durare a lungo” come quella in cantiere, osservano ancora i tecnici, richiede analisi approfondite e soprattutto “un ampio consenso”, che ancora non c’è. Un confronto formale tra governo e maggioranza ancora non è stato fissato.

Nel centrodestra la tensione arriva anche nelle amministrative

A poche ore dalla conclusione della campagna elettorale per le amministrative, la tensione nel centrodestra è davvero alle stelle. Oggi a Roma Sud si scatterà la prima vera “foto di famiglia” della coalizione, con Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani al fianco del candidato al Campidoglio, Enrico Michetti. L'immagine avrebbe dovuto essere la stessa anche ieri a Milano, con Luca Bernardo, ma così non è stato per oggettivi problemi di ritardi nei trasferimenti aerei e ferroviari dei due leader di Lega e Fratelli d'Italia; Salvini che ha dovuto lasciare la conferenza stampa prima dell'arrivo della Meloni ma in una nota congiunta Salvini e Meloni hanno negato “polemiche o tensioni”. A tenere banco nella giornata politica del centrodestra, poi, anche il colloquio di Silvio Berlusconi con un quotidiano, smentito dallo staff del presidente di FI. Dalle parti di Arcore si esclude che il Cavaliere abbia parlato, al telefono, del caso Morisi sostenendo che l'ex capo della comunicazione della Lega ha solo “il difetto di essere gay”: non sono parole attribuibili al presidente, è la linea. Smentite anche le parole “Ma che scherziamo?” sull’eventualità che Salvini e Meloni vadano a Palazzo Chigi: la linea di FI è da sempre che governerà chi prenderà un voto in più alle elezioni. L’intervista è stata smentita ma il dubbio che Berlusconi volesse lanciare un messaggio agli alleati rimane. 

Salvini prende posizione e lancia la corsa ai congressi della Lega 

Le acque nella Lega continuano a essere agitate dopo lo scoppio del caso Morisi, il social media manager che si è dimesso dopo una presunta vicenda di droga ed escort gay su cui ancora deve essere fatta piena luce. Salvini ha insistito nel definirla una vicenda penalmente irrilevante, montata ad hoc dalla stampa per attaccarlo e indebolire la Lega, e in un'intervista ha poi confermato che a fine ottobre avvierà la stagione dei congressi, prima cittadini e poi provinciali, sospesi dal lockdown della primavera del 2020. Matteo Salvini ha poi detto di non temere “assolutamente” alcun tentativo di sfida interna alla sua leadership ma ha riservato qualche stilettata al suo vice, Giancarlo Giorgetti. Il nodo resta l'intervista, mai smentita, in cui il ministro dello Sviluppo economico ha sostanzialmente sostenuto, tra le altre cose, che solo Mario Draghi sarebbe capace di gestire i fondi del Recovery mentre l'attuale classe politica li sperpererebbe. Giorgetti ha detto di “essere stato frainteso”, ha premesso Salvini, per poi aggiungere: “Anche se mia madre diceva che se c’è qualcuno che non capisce è sempre colpa tua”. Sul Quirinale, ha aggiunto poi “Io fossi in Draghi sarei irritato: Letta mi mette qua, Giorgetti mi mette là”.

Berlusconi compie 85 anni e ribadisce: “Io sono Forza Italia”

Silvio Berlusconi compie 85 anni, un compleanno in famiglia, tra i suoi affetti più cari, ma pieno di telefonate e messaggi di auguri. Già in mattinata arrivano gli auguri degli alleati Matteo Salvini e Giorgia Meloni, di Umberto Bossi, di molti esponenti azzurri e di politici di altri schieramenti, e ancora, diversi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, ma soprattutto del calcio. Tra i primi a porgere gli auguri al leader azzurro l'amico Vladimir Putin. Berlusconi sceglie di fare lui “un regalo” ai tanti militanti ed elettori: un piccolo pamphlet in cui ricorda tutta la sua parabola politica. Ma è soprattutto il titolo della brochure, “Io sono Forza Italia”, a confermare che Berlusconi di fare passi indietro non ne ha proprio alcuna intenzione. E lo dimostra la determinazione a tenere sempre saldo il timone del partito, non mancando mai di rimarcare la centralità di Forza Italia nel centrodestra e nella scena politica, con la decisione di appoggiare il governo Draghi dopo la caduta del Conte II. 



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