Nonostante le pressioni del PD, per ora nessun voto sul Mes

Sul meccanismo europeo di stabilità, il Mes, le posizioni nella maggioranza restano quindi distanti. E così, in occasione del primo voto in Parlamento, che dovrebbe essere il 15 luglio, sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeostraordinario del 17 e 18 luglio non si discuterà dell'argomento. La riunione di Bruxelles, infatti, vede all'ordine del giorno un generico piano di ripresa in risposta alla crisi Covid-19 e il nuovo bilancio a lungo termine dell'UE. Per il voto sulla delicatissima questione Mes il premier Giuseppe Conte e il M5S vogliono aspettare settembre, mentre il Pd da giorni incalza. Ma sul Mes è diviso anche il centrodestra, con Silvio Berlusconi che sostiene che non si possa dire no e Matteo Salvini che, invece, spera di mettere in difficoltà la maggioranza di Governo: “Portino in aula un voto sul Mes e vediamo cosa voterà il Parlamento che è sovrano. Io penso che la maggioranza sia assolutamente a favore dell'interesse nazionale. Importante è il voto, portino il Mes in Parlamento e vediamo che succede”. Il rischio è che Lega e M5S si ritrovino nuovamente sulla stessa linea, insieme a FdI, e dall'altro lato ci siano Pd e Iv insieme a Forza Italia; forse anche per questo la maggioranza ha deciso di sminare la discussione parlamentare sui temi europei preparando una risoluzione che non tocchi l'argomento. In parallelo c'è il lavoro della Commissione per le Politiche dell'Ue che, come ogni anno, presenterà la sua relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'UE, la quale, però, andrà in Aula non prima del 20 luglio. Anche questa non sarà focalizzata sul Mes, ma affronterà genericamente tutti gli strumenti europei. 

Conte cerca di superare l’impasse della maggioranza 

Il premier Giuseppe Conte ha provato a giocare la carta europea per chiedere ai suoi alleati una convergenza sul dl semplificazioni: “Bisogna mandare un testo a Bruxelles, dimostrare coraggio e voglia di rischiare”, l'invito per sbloccare i veti sul campo. La consapevolezza è che “dobbiamo correre”, ma chi non è d'accordo sul testo ha obiettato che il prossimo Consiglio europeo è previsto più in là e quindi c’è ancora tempo. Ecco così che il decreto potrebbe slittare ancora alla prossima settimana e arrivare sul tavolo del Cdm lunedì. L'incontro tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd Nicola Zingaretti è stato un momento di chiarezza, perché il governatore della Regione Lazio non gradisce chi vuole accreditare l'immagine di un partito che stoppa le decisioni. Nel gioco di distinguo sulle norme inserite nel decreto semplificazioni Conte ha provato ad alzare l'asticella, chiedendo di “osare”, e ponendo così dei paletti rispetto all'ipotesi di approvare un testo con la formula delle larghe intese. L'obiettivo di consolidare l'alleanza è testimoniato anche dall'appello del Capo dell'esecutivo a Pd e M5S a trovare una convergenza sui candidati alle Regionali. “Io e Zingaretti la pensiamo allo stesso modo”, ha provato a stemperare la tensione il premier ma i nodi restano sul tavolo, con in più l'arma dell'accelerazione sulla legge elettorale sul tavolo. È soprattutto il partito del Nazareno a spingere; il Pd e il M5S puntano allo sprint per un passaggio prima di agosto ma Iv si mette di traverso: “Non è la priorità”, la posizione di Renzi. Il tentativo dei dem è quello di agganciare Forza Italia definita da Conte “come il partito più costruttivo” dell'opposizione. Ma tale tentativo sembra destinato a fallire. Forza ItaliaLega Fdi hanno alzato l'asticella anche sullo scostamento di bilancio, chiedendo un consistente taglio delle tasse

Scintille tra Berlusconi e Salvini su Mes e alleanze

Scintille tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sul Mes e, soprattutto, sul dopo-Conte a meno di 48 ore dalla manifestazione nazionale del centrodestra, in programma sabato a Piazza del Popolo, contro le politiche di rilancio proposte dal Governo. Ad accendere le polveri un'intervista del Cavaliere a Repubblica intitolata: “La crisi è grave. Pronti a entrare al Governo con una nuova maggioranza”. In realtà, l'ex premier ribadisce passaggi già noti, tuttavia sembra calcare leggermente la mano sulla disponibilità di Forza Italia a essere protagonista di una nuova fase politica. È vero che, nel testo, Berlusconi sottolinea che un'ipotesi di questo tipo “andrebbe verificata con gli alleati di centrodestra”. Tuttavia, la Lega sente puzza di bruciato e fa trapelare tutta la sua irritazione: “La via maestra sono le elezioni. Mandare a casa un Governo che blocca tutto è vitale per il futuro dell'Italia” ha ribadito Salvini. Quindi va giù pesantissimo contro la disponibilità di Forza Italia ad approvare il Mes: “La posizione di Fi è contro l'interesse nazionale italiano”.

Favorevole al ritorno alle urne anche Giorgia Meloni, che, però, sceglie toni più concilianti: “A mio giudizio il titolo è un tantino forzato. Berlusconi non dice che è pronto ad altra maggioranza, ma che, se ci sono le condizioni per una coalizione coesa che affronti le cose che servono, allora ne parlerà con gli alleati. Berlusconi intende ciò che dice da inizio legislatura: una maggioranza di centrodestra con qualcuno di buona volontà”. La sfumatura di Fdi è diversa: “Io non sono ottimista che in questa legislatura ci sia una maggioranza coesa in grado di fare cose utili”. Ma il duello tra Forza Italia e Lega non scema. In serata, lo stesso Salvini sotterra l'ascia di guerra: “Se non esistono le condizioni di un inciucio allora siamo d'accordo con Forza Italia: l'unica via sono le elezioni". Incidente chiuso, gli chiedono? “Per noi non s’è mai aperto”, conclude l'ex ministro. 

Il Pd spinge sulla legge elettorale tra veti e ipotesi ritocco soglia

L'approdo nell'Aula di Montecitorio è fissato per il 27 luglio, ma non è affatto detto che per quella data ci saranno le condizioni per uno sprint sula legge elettorale. Innanzitutto perché Lega e Fdi si metteranno di traverso, poi ci sono tanti decreti da convertire e la possibilità che la discussione slitti non è da escludere in presenza delle barricate delle forze d'opposizione che difendono il maggioritario. La settimana prossima sarà fissata il termine per gli emendamenti, poi nel giro di una decina di giorni si comincerà a votare in Commissione Affari costituzionali. Pd e Movimento 5 stelle hanno un asse consolidato sul cosiddetto Germanellum, un sistema proporzionale con lo sbarramento. In realtà nell'ala pentastellata, che nello scorso Governo lanciò l'alleanza con la Lega, permangono perplessità, ma i grillini non intendono sottrarsi a un'intesa che “è stata voluta in primo luogo da Italia viva”: soglia di sbarramento al 5%, ma in sede di discussione quel tetto potrebbe anche essere abbassato, magari al 4% o al 3% per venire incontro a Leu e a Iv. I pentastellati però non sono d'accordo per una modifica in corso d'opera. Il problema è che sul proporzionale non c’è l'ok di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni e Iv mantiene una linea attendista, ritenendo il tema della legge elettorale non una priorità e rilanciando il sistema dei sindaci. 

Conte ha invitato nuovamente Lega, FdI, FI a un confronto

Un incontro tra opposizioni e Governo, saltato tra le polemiche durante gli Stati generali, ora sembra possibile. Il premier Giuseppe Conte ha inviato formalmente tre lettere d’invito a Silvio BerlusconiGiorgia Meloni e Matteo Salvini; tutti e tre confermano di aver ricevuto la missiva, e paiono essere disponibili all'incontro. Certo, con toni e condizioni diverse, e nulla cambia sulla manifestazione unitaria contro l’esecutivo, in programma per questo sabato. Il più collaborativo, come spesso accade ultimamente, sembra essere il Cavaliere: fonti azzurre fanno sapere che “Forza Italia è naturalmente, come sin dall'inizio della crisi, disponibile al confronto”; di conseguenza, il partito presieduto da Silvio Berlusconi e rappresentato spesso dal suo vice Antonio Tajani, “parteciperà all'incontro insieme a Lega e FdI, e consegnerà al Governo un corposo dossier di proposte ideate per far ripartire il Paese e per utilizzare al meglio le ingenti risorse europee messe a disposizione dell'Italia”. Dalla Lega si ricorda che Matteo Salvini“è pronto a collaborare e a ribadire molte proposte costruttive al Governo” formulate d'intesa con altri leader dei partiti di opposizione. Si dice disponibile a partecipare anche la leader di FdI Giorgia Meloni, pur se con qualche accenno polemico. Intervistata dal Tg4, infatti, chiede a Conte se “ci manda i documenti che hanno elaborato dopo 10 giorni di Stati generali: cosi possiamo parlare non del sesso degli angeli ma di cose concrete su cui Fratelli d'Italia è sempre disponibile”.

Il senatore Carbone lascia FI e entra in IV. La maggioranza respira 

A palazzo Madama Vincenzo Carbone lascia Forza Italia e aderisce a Italia viva. La partita della tenuta del Governo, come già accaduto in diverse legislature, continua a giocarsi in Senato. Matteo Salvini e Matteo Renzi lo sanno bene: il leader della Lega ha accolto la scorsa settimana la senatrice del M5S Alessandra Riccardi ma è il fondatore di Italia viva a riportare a più uno l'asticella dei giallorossi. “Lascio Forza Italia e aderisco al gruppo parlamentare di IV. Non posso più sopportare l’immagine di un partito appiattito e subordinato ad una destra sovranista”, mette in chiaro l'ex azzurro, prendendo di mira il “piglio giustizialista” del Carroccio che “mette in discussione lo spirito del garantismo, valore fondante non solo della nostra democrazia ma principio costituente del movimento politico fondato dal presidente Silvio Berlusconi”.

Il Governo ha nominato i nuovi vertici di Alitalia 

Si chiude l'ultimo capitolo della governance di Alitalia. Il governo ha designato Fabio Lazzerini, attualmente a capo del business della compagnia aerea di bandiera, come Amministratore delegato, mentre la presidenza della società va a Francesco Caio, da maggio 2018 presidente del consiglio di amministrazione di Saipem e già ai vertici di Poste Italiane. A confermarlo, con tutta l'ufficialità del caso, via Facebook il premier Giuseppe Conte: “Il vertice neo-designato potrà da subito lavorare, con gli advisor già individuati dal ministero dell'Economia, al nuovo piano industriale che sarà poi notificato alla Commissione Europea.

 I sondaggi della settimana 

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, la Lega di Matteo Salvini non fa registrare grossi cambiamenti attestandosi al 26,6%. Stesso discorso per il Movimento 5 Stelle. Il partito guidato da Vito Crimi viene stimato al 16%, in sostanziale parità rispetto alla scorsa settimana. La Lega resta il primo partito del Paese con una distanza dal secondo (PD) di 6,3 punti percentuali, mentre il gap rispetto al M5S si attesta a 10,6 punti percentuali.

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Nell’area delle sinistre, in calo i Verdi (2%), così come l’alleanza tra Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno che si ferma al 3,5%. Nell’area centrista, +Europa si attesta al 2,5% dei consensi, Italia Viva non si muove dal 3% così come Azione che rimane al 2,9%. Il Partito Democratico, invece, torna a crescere in modo vigoroso al 20,3%. Nell’area del centrodestra, Fratelli d’Italia riprede la sua corsa e si conferma stabilmente come la seconda forza della coalizione (14,2%), Forza Italia rimane pressoché stabile (5,6%), mentre Cambiamo!, il partito di Giovanni Toti,  perde qualche decimale (1,2%).

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Ad oggi, l’area di Governo raccoglie il 42,8% delle preferenze di voto. La coalizione di centrodestra il 47,6%, quella di centrosinistra il 29,3%. Il Movimento 5 Stelle è dato al 16%.

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Settimana Politica 27 giugno - 3 luglio 2020



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