Conte revoca l’incarico a Siri. È guerra tra M5S e Lega

Dopo giorni di intense polemiche e due ore di Consiglio dei ministri è arrivata la revoca del sottosegretario ai Trasporti Armando Siri. Giuseppe Conte rispetta le previsioni e decide di licenziare l'esponente leghista ottenendo il risultato e terminando la riunione senza la conta che, seppur simbolica, avrebbe rappresentato la rottura tra la Lega e M5S. Il dibattito, in Cdm, è stato teso ma civile. Per la Lega hanno preso la parola Giulia Bongiorno e Matteo Salvini. L'intervento del ministro della PA è tecnico mentre Salvini ha fatto riferimento a quei principi di garantismo già ribaditi nei giorni scorsi. Il clima è stato estremamente teso e la distanza tra i due vicepremier è palese, tantoché i due non si sarebbero nemmeno parlati. Per il M5S Di Maio sceglie una linea più morbida e ricorda che se Siri verrà giudicato innocente potrà tornare al suo posto.

Tra Movimento 5 Stelle e Lega è guerra su tutto

La revoca dell’incarico a Siri è solamente l’ultimo atto di un confronto tesissimo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ormai ogni tema, ogni voto, ogni dichiarazione genera una scia di polemiche tra i due schieramenti ed è facile immaginare che la tensione non diminuirà sino al voto delle europee. C’è la giustizia, intesa soprattutto come inchieste e processi, ci sono la Tav, le Province, l’autonomia, la cannabis e la flat tax. L'elenco è lungo. E lo stato dei rapporti fra le forze di maggioranza non lascia prevedere che finisca qua. L'ultima querelle in ordine di tempo è sulla droga e sulla volontà di Salvini di chiudere tutti i negozi che vendono la canapa light.

Giustizia: possibile che si apra il caso Rixi

Il 30 maggio i problemi con la giustizia potrebbero di nuovo mettere a rischio l'esecutivo. Quel giorno ci sarà la sentenza sulle spese pazze in Consiglio regionale della Liguria. Fra gli imputati c’è il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, del Carroccio. Lega e Cinque Stelle potrebbero trovarsi di nuovo a discutere sull’opportunità di mantenerlo nel governo. A quel punto, però, i rapporti di forza fra i due partiti saranno stati ridefiniti dal voto. E questo, sicuramente, peserà sul futuro del viceministro.

M5S e Lega litigano su Province, autonomia e salario minimo

Se da una parte il leader della Lega propone di discutere in un prossimo Cdm la questione autonomie, che vede il M5S piuttosto distante, dall’atra Luigi Di Maio rilancia su salario minimo e flat tax, il primo caro ai pentastellati, la seconda fra i punti cardine del Carroccio. Ma sul tema, a prescindere da quelle che potranno essere le differenti soluzioni, pesano soprattutto le coperture visto che nella prossima manovra a pesare saranno soprattutto i 24 miliardi da recuperare per scongiurare lo scatto delle clausole di salvaguardia che porterebbero ad un nuovo e considerevole aumento dell’Iva. La Camera ha intanto avviato l’esame del decreto crescita riaprendo il dibattito sulla norma salva Roma: i pentastellati tenteranno di risolvere in via definitiva il problema del debito di Roma, ma Salvini è contrario ad un intervento ad hoc a favore della Capitale. Senza considerare la riforma degli enti locali, con cui i leghisti vorrebbero far tornare le giunte e i consigli provinciali eletti. Una proposta fortemente osteggiata dal M5S che bolla l’ipotesi del ritorno delle province come l’ennesimo tentativo di ripristinare un vero e proprio poltronificio.

Zingaretti chiude ogni porta al M5S e prevede di superare il 20% alle europee

Nicola Zingaretti vede la crisi di governo dietro l'angolo e smentisce qualsiasi ipotesi di una soluzione parlamentare che veda il Partito Democratico andare a sostituire la Lega nel nuovo esecutivo. Questo per due ragioni: la prima è che il segretario Pd ha preso atto ormai da mesi della chiusura dei Cinque Stelle, la seconda è che Zingaretti ha desiderio di quantificare elettoralmente il rimbalzo dei consensi che hanno visto il Pd crescere notevolmente nei sondaggi. Secondo le previsioni dei Dem la lista unitaria messa in campo alle europee supererà il 20%. Un risultato che per forza di cose non potrà sorpassare la Lega ma che sicuramente potrebbe puntare a superare il Movimento 5 Stelle. Il partito di Di Maio sarà quindi il vero competitor del Partito Democratico.

I Sondaggi della Settimana 4 - 10 maggio 2019

Nei sondaggi pubblicati dall'Istituto SWG, la Lega di Matteo Salvini, per la seconda settimana consecutiva, frena la sua corsa e perde lo 0,9% attestandosi al 30,7% delle intenzioni di voto degli italiani. In crescita, grazie forse alla determinazione sulla richiesta di dimissioni del leghista Armando Siri indagato per corruzione, il Movimento 5 Stelle che dopo un mese di rallentamenti torna al di sopra del Partito democratico. Il partito guidato da Luigi Di Maio si attesta al 22,7% nelle intenzioni. La Lega di Matteo Salvini si conferma stabilmente il primo partito del Paese e la distanza dal secondo partito si attesta a 9,1 punti percentuali.

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Nell’area delle sinistre, Sinistra Italiana e Rifondazione comunista cala leggermente rispetto alla settimana scorsa al 2,8%, mentre Europa verde, alleanza elettorale tra i Verdi e Possibile, viene stimata all’1,8%. Nell’area centrista, +Europa, alleata con Italia in Comune, il movimento civico del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, rallenta nuovamente e scende al 2,7%. Frena la risalita il Partito Democratico. I dem questa settimana, complice forse le polemiche interne, raggiungono il 22,2%. Nel centrodestra, Fratelli d’Italia è data al 4,6%, mentre Forza Italia cresce di oltre un punto percentuale e si attesta all’9,1% nelle intenzioni di voto.

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Ad oggi, l’area di Governo raccoglie il 53,4% delle preferenze di voto. Quella di centro destra il 44,4%, quella di centro sinistra il 24,9%. Il Movimento 5 Stelle è dato al 22,7%.

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La Settimana Politica 4 - 10 maggio 2019



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