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Aggiornato il 21 May 2018 8:43 am

La Settimana Politica 5-11 maggio 2018

Lunedì il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha svolto, senza successo, il terzo giro di consultazioni al Quirinale. Al termine di una lunga giornata, nella quale i partiti hanno ribadito le proprie posizioni e i propri veti, il Capo dello Stato ha annunciato l’intenzione di dare vita ad un esecutivo di servizio, che concluda la sua attività a dicembre dopo l’approvazione della legge di Bilancio.

Un’ipotesi estremamente concreta che punterebbe da un lato ad evitare che le forze politiche spingano per un ritorno alle urne in piena estate (il 22 luglio) e dall’altro a scongiurare il voto ad ottobre. Per Mattarella il voto a luglio “renderebbe difficile l'esercizio del voto agli elettori”, mentre l'ipotesi autunnale avrebbe implicazioni serie per lo slittamento della legge di bilancio con il conseguente e inevitabile aumento dell’Iva.

L’ipotesi che il Presidente della Repubblica desse l’incarico ad un Governo di servizio e non politico è stata la mossa per un’accelerazione nei contatti fra i partiti ed in particolare fra M5S e Lega. Mercoledì, nel centrodestra, è iniziata una fortissima pressione per convincere Silvio Berlusconi a consentire la nascita di un esecutivo tra pentastellati e carroccio senza il coinvolgimento di FI.

Nella tarda serata di mercoledì, dopo non poche ore di trattative e rassicurazioni in particolare sullo scottante tema del conflitto d’interessi, Silvio Berlusconi ha dato il via libera a Matteo Salvini. Forza Italia rimane nel di centrodestra, non voterà la fiducia al nuovo esecutivo e darà il suo appoggio in Parlamento di volta in volta.

Giovedì mattina Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono incontrati per un primo confronto. L’obietto è quello di garantire al Capo dello Stato, già domenica sera, la tenuta dell’accordo tra M5S e Lega e magari avviare le trattative per l’incarico. Fatto questo passaggio, l’idea sarebbe quella di costruire una squadra di governo snella composta al massimo da 20 ministri di cui 13 con portafoglio. Già alla fine della settimana prossima ci potrebbe essere il giuramento. Il nuovo esecutivo potrà così presentarsi alle Camere per ricevere la fiducia.

Al momento però è ancora impasse sul premier e sul ruolo degli stessi Salvini e Di Maio. Tramontata l'ipotesi di una staffetta tra i due, torna a farsi largo il nome terzo, una personalità di alto profilo che raccolga il placet dei due leader ma anche quella del Presidente della Repubblica. Ancora da definire, poi, il ruolo dei due leader: resta in piedi l'ipotesi che entrambi possano divenire vicepremier e che al contempo possano guidare due ministeri importanti come gli Esteri, cui punta Di Maio, e l’Interno voluto da Salvini.

Intanto è partito il tavolo che dovrà stilare il contratto di governo. In una nota congiunta M5S – Lega hanno preso atto del buon lavoro svolto e hanno indicato i punti chiave del programma: superamento della Legge Fornero; sburocratizzazione e riduzione di leggi e regolamenti; reddito di cittadinanza, con iniziale potenziamento dei centri per l'impiego; introduzione di misure per favorire il recupero dei debiti fiscali; studio su minibot e flat tax; riduzione dei costi della politica, lotta alla corruzione, contrasto all'immigrazione clandestina, legittima difesa.

Nel Partito Democratico si cerca una tregua dopo settimane di fortissima tensione interna e si ragiona sui passi da compiere. L’Assemblea nazionale del partito, che si riunirà il 19 maggio, molto probabilmente confermerà la reggenza a Maurizio Martina, ma la vera novità è la decisione, fortemente spinta da Matteo Renzi, di lanciare la premiership, nel caso si vada ad elezioni anticipate nell’arco di un anno, di Paolo Gentiloni che avrebbe il compito di ricompattare la coalizione di centrosinistra magari ricomprendendo anche Liberi e Uguali.

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La Settimana Politica 5-11 maggio 2018

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