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La giornata elettorale - 12 marzo 2018

Alla Direzione nazionale del PD arriveranno le dimissioni ufficiali di Renzi

Oggi la Direzione nazionale del Partito Democratico ufficializzerà la fine dell'era targata Matteo Renzi. Il leader uscente potrebbe non esserci (parlerà tra un mese in assemblea) ma fino all'u1ltimo si riserva di cambiare idea. Di sicuro non spariranno i renziani: il Pd, sostiene Matteo Orfini, non si “ricostruisce senza il contributo di Renzi”.

Ma tra i Dem si moltiplicano i rumors su un possibile nuovo partito di Renzi, “alla Macron”. In particolare si parla di un lavorio in corso soprattutto sul fronte milanese per crearne le basi. Ma i suoi per ora smentiscono: “non sarà più segretario, ma non molla il Pd”.

Comunque sia, la reggenza del Partito Democratico passa intanto al vicesegretario Maurizio Martina, che in Direzione annuncerà una gestione collegiale della travagliata fase di transizione. Il primo atto politico sarà quello di posizionare il Pd fra i partiti di opposizione. La linea, largamente condivisa, punta a contrastare la vittoria del Movimento 5 Stelle e della Lega.

La posizione comunque riserva molte incognite a partire dal ruolo che i dem giocheranno nell’elezione dei Presidenti di Camera e Senato. Se M5S e Lega non dovessero trovare un accordo o una formula per dare vita al prossimo esecutivo, all’orizzonte ci sarebbe anche la possibilità della nascita di un Governo tecnico del Presidente, un’ipotesi che vedrebbe in prima linea tutti i partiti e dalla quale difficilmente il Nazareno potrebbe smarcarsi.

Ma per ora bisogna evitare conte interne, sia oggi in Direzione che la prossima settimana quando si dovranno eleggere i capigruppo. Già si ragiona di una presidenza renziana e una di mediazione: i nomi che circolano sono Lorenzo Guerini o Ettore Rosato alla Camera, Teresa Bellanova, Dario Parrini o anche Roberta Pinotti al Senato.

Oggi si ripartirà da dimissioni vere di Renzi e da un’analisi della sconfitta che Martina promette non sarà assolutoria. Poi alla metà di aprile dovrebbe tenersi l'Assemblea del partito e in quella sede si dovrà scegliere se eleggere un nuovo segretario o convocare il Congresso. Molti nel partito sembrano concordare sull’inopportunità di primarie subito e dunque si dovrebbe cercare un segretario di unità in vista del Congresso, da tenersi nel 2019 o, come preferirebbero i renziani, nel 2021.

In questo caso la scelta potrebbe ricadere su una figura come Graziano Delrio, che per ora si tira fuori, mentre avrebbero meno chance Nicola Zingaretti (che unisce un ampio fronte di sinistra) o Carlo Calenda, vicino a Paolo Gentiloni. In un clima così incerto, la Direzione si annuncia molto partecipata (secondo qualcuno potrebbe esserci anche Walter Veltroni) e le diverse aree serrano le truppe. Questa mattina si riuniranno la corrente di Andrea Orlando, quella di Michele Emiliano e con ogni probabilità anche quella di maggioranza dei Renziani.

Salvini frena ogni possibilità di inciucio o alleanza

Matteo Salvini, forte del grande risultato elettorale, ha ribadito ancora una volta l’indisponibilità della Lega e del centrodestra a scendere a patti con il Movimento 5 Stelle per la nascita del prossimo Governo. In buona sostanza permane l’idea dell’appoggio esterno, magari del Pd, a un esecutivo dialogante e con un programma limitato.

Niente larghe intese dunque ma nemmeno disponibilità a fare passi di lato per favorire accordi su un nome diverso alla Presidenza del Consiglio. L'intenzione del leader della Lega e candidato in pectore del centrodestra è quella di non lasciarsi mettere in un angolo da Silvio Berlusconi.

Nel Carroccio sanno perfettamente che i piani del Cavaliere per evitare le urne prevedono l'ipotesi di soluzioni diverse rispetto allo schema classico del centrodestra. Ecco perché Salvini tornerà a riprendersi la scena: in programma c’è la riunione del Consiglio federale del suo partito, poi la partenza per Strasburgo per congedarsi dall'Europarlamento ma anche per chiarire in Europa chi sia il nuovo perno del centrodestra.

Il centrodestra targato Lega ha già ricevuto l'endorsement di Marine Le Pen: a nessuno è sfuggito infatti che la leader del Front National nel corso del Congresso del suo partito abbia rivolto il primo saluto proprio al leader della Lega: “Matteo approfitto per salutarti e farti i complimenti”.

Lega e M5S cercano l’intesa sulle presidenze di Camera e Senato

Oggi l’attenzione è puntata sulla Direzione del Pd, perché a seconda di cosa decideranno i dem si capirà se ci possono essere spiragli per una trattativa. Nel frattempo è al Movimento Cinque Stelle che il segretario del Carroccio guarda per sciogliere i nodi sulle Presidenze delle Camere: “Ci sono due forze che hanno vinto le elezioni, non è difficile capire con chi si ragionerà”.

Le diplomazie hanno iniziato il lavoro anche se trovare un accordo che accontenti tutti appare difficile. La rosa dei nomi presi in considerazione comprende Roberto Calderoli (Lega), Paolo Romani (Fi) e Danilo Toninelli (M5S) per il Senato. Per la Camera si fanno i nomi di Giancarlo Giorgetti (Lega) e per ora di Roberto Fico ed Emilio Carelli (M5s). Meno quotata invece l'ipotesi che sullo scranno più alto di Montecitorio e di palazzo Madama possano andare Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Quello che è certo è che le trattative per la scelta dei Ppresidenti dei due rami del Parlamento hanno come effetto quello di far salire la tensione nel centrodestra. Ad agitarsi in particolare è Forza Italia che reclamerebbe uno dei due scranni di fronte al fatto che la Lega con Salvini punta già alla presidenza del Consiglio: ciò permetterebbe a Berlusconi di poter giocare una carta in più in un’eventuale trattativa per dar vita a un Governo diverso rispetto a quello a cui punta Salvini.

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