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La giornata elettorale del 14 febbraio 2018

Matteo Renzi e il rebus post elettorale

A poco meno di tre settimane dal voto, Matteo Renzi suona la carica e invita tutto il Partito Democratico a mobilitarsi per cercare di recuperare e riuscire a diventare il primo gruppo, per numero di eletti, del prossimo Parlamento. L’appello testimonia la consapevolezza del segretario dem di una campagna elettorale estremamente difficile e complessa.

La difficoltà si riflette anche negli scenari postelettorali riportati dai media, che vedono un ruolo per Matteo Renzi assai diverso da quello di Presidente del consiglio e segretario del Pd. L’ultimo, rilanciato dal sito Politico.eu, ipotizza un Renzi interessato al ruolo oggi ricoperto da Jean Claude Juncker, magari con la benedizione di Emmanuel Macron, definito ieri dal segretario Pd come una “grande speranza per l'Europa”. La destinazione europea di Renzi viene smentita dall'interessato che ieri ha bocciato la voce che lo vedeva presidente del Senato. Tra i boatos ci sarebbe anche quello del passo indietro come candidato premier.

Ieri Renzi ha ribadito che ufficialmente un candidato premier il Pd e il centro sinistra non l’hanno indicato: “decideranno gli elettori e il Presidente della Repubblica”. Nel caso non uscisse dalle urne una maggioranza, il che richiederebbe un accordo post elettorale per la formazione del prossimo Governo, ha posto il limite alle possibili alleanze dopo il voto: “non governeremo mai con gli estremisti”, dove per estremisti s’intende il leader della Lega Matteo Salvini. Ma sembra difficile anche un accordo con Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Numeri alla mano, le combinazioni che rimangono non sono molte e sebbene le stoccate a Berlusconi siano quotidiane il dubbio di una possibile alleanza, successiva alle elezioni, tra Pd e Fi rimane.

M5S: il caso rimborsopoli si allarga

La strategia del doppio binario viene in soccorso a Luigi Di Maio nel pieno del caso della rimborsopoli cinquestelle. Se da un lato il candidato premier M5S ribadisce che non ci sarà nessuno sconto per i traditori, dall'altro non ci sta a lasciar passare il messaggio che il Movimento sia paragonabile agli altri partiti a causa di poche “mele marce” e passa all'attacco degli avversari politici.

“La stragrande maggioranza dei nostri portavoce ha ottemperato gli impegni presi e infatti nel fondo per il microcredito ci sono oltre 23 milioni di euro. Abbiamo chiesto al Ministero dell’economia l'elenco completo dei bonifici e chi non risulterà in regola per me è già fuori. Non facciamo sconti a nessuno, tantomeno a noi stessi e pubblicheremo la lista completa”.

Sulla stessa linea anche il garante Beppe Grillo, ieri a Roma. Intanto il Mef fa sapere che è in corso una valutazione giuridica sull'ammissibilità della pubblicazione dei dati di alcune centinaia di persone in quanto il diritto all'informazione incrocia quello alla privacy. Questa mattina alle 9 Di Maio si recherà al ministero di via XX Settembre per chiedere altre verifiche e Alessandro Di Battista ha annunciato la creazione di un fondo ulteriore per il controllo delle restituzioni. Comunque sia, la partita interna ed esterna ormai si gioca sulla cifra finale dell'ammanco nei rimborsi e sui nomi di quelli “che hanno tradito”. La cifra finora sembra sfiorare il milione e mezzo di euro.

Su Facebook il M5S denuncia le irregolarità di cinque parlamentari: Andrea Cecconi, Carlo Martelli, Maurizio Buccarella, Ivan Della Valle ed Emanuele Cozzolino, ma secondo le Iene ci sarebbero anche Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Elisa Bulgarelli, Barbara Lezzi e Giulia Sarti. A seguito della notizia, Della Valle ha fatto un passo indietro ritirandosi dal Movimento mentre Cozzolino si è detto pronto a farlo. Buccarella invece ha ringraziato le Iene e promesso di chiarire tutto. Un'altra scossa di terremoto arriva da Bruxelles: lascia il Movimento anche David Borrelli, vicino a Casaleggio e padre del tentativo di entrare nel gruppo parlamentare dell'Alde al Parlamento Europeo.

Da canto suo Matteo Renzi incalza il leader pentastellato affinché pubblichi i nomi degli eletti coinvolti nel caso restituzioni. Pronta la risposta di Di Maio: “L'unica cosa che Renzi ha restituito agli italiani è il traditore della Patria Silvio Berlusconi. Renzi come livello di promesse mancate è ben al di sotto delle nostre mele marce. E' partito da rottamatore e si è ridotto a macchietta della politica”; e ancora: “Renzi, che non conosce la storia italiana, ci ha paragonato a Craxi e al mariuolo Chiesa. I suoi parlamentari non hanno restituito un centesimo. Si sono intascati milioni e milioni di euro a sbafo”. È questa la linea del leader pentastellato: evidenziare come il M5S restituisca volontariamente i soldi pubblici mentre gli altri partiti no.

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