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La Giornata Parlamentare - 12 aprile 2019

Tria avverte: per la prossima manovra serviranno almeno 40 miliardi

Oltre quaranta miliardi da trovare, a fronte di rischi di ribasso del Pil anche al di sotto dello 0,2%. Basta leggere tra le righe della versione finale del Documento di economia e finanza per avere una misura delle difficoltà che il Governo M5S-Lega dovrà affrontare nella prossima legge di bilancio. Serviranno “coperture di notevole entità”, avverte il Ministro dell'Economia Giovanni Tria, per evitare l'aumento dell'Iva e provare a mettere il primo mattone della flat tax. Come fare, è tema del dopo: ci si penserà alla chiusura delle urne per le europee, quando il quadro politico potrebbe essere stravolto. Ma il bagno di realtà del Def pesa sulla campagna elettorale

Matteo Salvini assicura che “non si è mai pensato di aumentare l'Iva per fare la flat tax: che senso avrebbe?”. Le aliquote non saliranno, assicura anche Luigi Di Maio: “Il decreto crescita, lo sblocca cantieri, le iniziative che faremo per le esportazioni e la spending review con il nuovo team che si sta insediano a Palazzo Chigi serviranno a portarci nella condizione di migliorare la crescita e soprattutto recuperare risorse”. Che si punti a “risultati ben più significativi di crescita equa e sostenibile” lo scrive anche Tria nella introduzione al Def, ma gli ostacoli sulla via del Governo sono numerosi e un realista come Giancarlo Giorgetti lo ribadisce a chiare lettere: non solo afferma che “lo capiremo a settembre” se la tassa piatta comporterà o meno un aumento, seppur parziale, delle aliquote Iva. Ma aggiunge anche che il decreto crescita, ancora non pubblicato ma il cui impatto (insieme al decreto sblocca cantieri) è stimato in un 0,1% di Pil, rischia di essere “bloccato dal mostro burocratico con i decreti attuativi, le interpretazioni e via dicendo...”

Nel Def c'è scritto nero su bianco che “la previsione di crescita del Pil dello 0,2% per il 2019 è soggetta a rischi al ribasso”. Lo dice anche l'Ufficio parlamentare di bilancio nel validare le stime del Governo. La crescita zero è a un passo e a un passo anche la richiesta di una manovra correttiva da parte dell'Ue. Di sicuro, avverte Tria nella premessa al Documento, serviranno coperture per almeno 40 miliardi per fermare l'aumento dell'Iva, finanziare missioni di pace, pubblico impiego, investimenti, e pure, come chiedono i partiti, abbassare le tasse. La flat tax, assicura la Lega, si farà magari in versione ridotta: al momento si parla dei redditi fino a 30mila euro e non fino a 50mila come inizialmente ipotizzato. 

Sulla campagna elettorale di Di Maio e Salvini pesa anche lo scontento di due delle associazioni di risparmiatori truffati dalle banche per le norme sui rimborsi che il Governo si appresta a inserire nel decreto crescita: “Siamo pronti a tornare in piazza in massa”, annunciano in una nota. E si riaffaccia la tensione nel Governo: i vicepremier esigono l'okay di tutti, il M5S auspica che il testo proposto da Tria cambi e che finalmente la situazione si sblocchi.

Fmi, Lagarde sprona l'Italia: intenzioni buone, ora misure credibili

In un quadro congiunturale che resta all'insegna dell'incertezza, il Direttore generale del Fondo Monetario Christine Lagarde chiede maggiori sforzi ai singoli Paesi per contrastare un rallentamento generalizzato della crescita e riserva un ammonimento anche all'Italia: “Sul fronte fiscale abbiamo letto le dichiarazioni, approviamo le intenzioni, ma quello di cui abbiamo bisogno sono misure identificabili, credibili e misurabili che permettano al Governo di mantenere le proprie promesse. Questo è quello che vorremmo vedere”, ha spiegato in una conferenza stampa a Washington durante i lavori primaverili del Fmi. Lagarde vede progressi sul fronte delle banche dove però gli sforzi non vanno interrotti e spiega: “Il volume degli Npl sta calando gradualmente, c'è ancora da fare ma il lavoro è iniziato e il declino è necessario per rafforzare il sistema bancario”. Sul fronte della crescita globale Lagarde è apparsa ancora preoccupata: “L'economia globale è entrata in una fase delicata, la crescita sta rallentando ed è imperativo di tutti i Paesi attuare riforme strutturali per rafforzare la produttività e la crescita nel medio periodo”.

Moscovici: rivedremo le nostre stime, per l’Italia servono riforme strutturali 

“Dobbiamo completare la nostra valutazione sulla situazione italiana e daremo i nostri dati il prossimo 7 maggio. Ci saranno delle differenze rispetto alle previsioni dell'inverno. Prenderemo le nostre decisioni sulla base delle nostre previsioni”: così il Commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici in un'intervista a Sky. “Una cosa è chiara. C'è un rallentamento dell’economia italiana e dobbiamo tenerlo in considerazione. L'Italia deve essere credibile e rispettare gli impegni presi, specialmente per quel che riguarda il deficit strutturale”; “Pensiamo che l'Italia debba anche aumentare la propria crescita potenziale, per questo servono riforme che possano fortificare la produttività e la competitività”. E aggiunge che “L'Italia è una delle economie più importanti e questa è la ragione per cui deve affrontare i problemi strutturali e sviluppare gli investimenti”.

Torna la tensione tra M5S e Lega

La maggioranza cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma non è solo il premier Giuseppe Conte ad aver constatato il rallentamento dell'economia. Soprattutto nella Lega resta la preoccupazione per la situazione economica. Sarà intanto importante capire l'esito dell'Europee e se eventualmente ci saranno scossoni. La preoccupazione di un autunno caldo non cambia però la linea di Matteo Salvini e Luigi Di Maio che vanno avanti per la propria strada. Anche il premier Conte da giorni invia segnali rassicuranti: la premessa, reiterata in più occasioni, è che la legislatura proseguirà con questa maggioranza e che non ci sarà né una manovra correttiva né una patrimoniale, tantomeno l'aumento dell'Iva. Ma i nodi sul tavolo sono rinviati ed è lo stesso Giancarlo Giorgetti a spiegare che se ne parlerà a settembre. Al momento le forze che hanno contratto il programma di governo sono impegnate nella definizione delle liste: in un clima da campagna elettorale, il Carroccio non nasconde la tensione con M5S per gli attacchi dell'alleato soprattutto sul fronte immigrazione, per le polemiche legate al 25 aprile e alla famiglia.  

Berlusconi sarà capolista alle europee

Silvio Berlusconi è ufficialmente in campo per le Europee. Dopo giorni di rumors il Comitato di Presidenza di Forza Italia certifica la candidatura come capolista in tutte le circoscrizioni d'Italia del Cav, con l'eccezione del centro, dove la lista sarà guidata dal presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. La riunione convocata dallo stesso ex premier a palazzo Grazioli, cui però non ha partecipato, ha visto i vertici del partito chiamati a confermare l'intelaiatura delle liste, che saranno completate nei prossimi giorni. Tra i nomi già assicurati per la sfida delle europee quello di Irene Pivetti, ex presidente della Camera, che dovrebbe correre nella circoscrizione del Nord-est alle spalle di Berlusconi. Altro nome noto quello di Lorenzo Cesa (Udc) e di Saverio Romano, che correrà nella circoscrizione Isole. In trattativa invece Raffaella Bonsangue, vicesindaco di Pisa. 

La campagna elettorale insomma è già iniziata e Forza Italia, assicurano da piazza San Lorenzo in Lucina, non resterà indietro, anche se i principali avversari, Lega e M5S, sono già in pista da tempo. Lo stato maggiore del partito su indicazione di Berlusconi ha infatti ribadito l'impegno di Forza Italia per la difesa dell'Europa “che però deve trasformarsi radicalmente, accantonando gli aspetti burocratici e dirigisti per essere una vera comunità di popoli, basata su valori condivisi, in grado di svolgere un ruolo nel mondo a fianco degli alleati americani, in cordiale collaborazione con la Russia e fronteggiando la sfida cinese, che non ha solo carattere economico”. Per fare tutto questo, serve un “nuovo sovranismo europeo, che si traduca in una politica estera e di difesa comune, e che prenda il posto degli sterili e velleitari sovranismi nazionali”: un popolarismo europeo quindi fatto di quei valori in cui Forza Italia si riconosce, distante da quello portato avanti da Matteo Salvini che, ha rilevato Berlusconi, al “momento rischia di isolare l'Italia, spacchettando l'Ue”. 

Il Pd approva lista unitaria Zingaretti per le Europee

Da Macron a Tsipras pur di battere i sovranisti, aveva detto all'indomani della sua elezione a segretario Pd. E da Macron a Tsipras sarà: Nicola Zingaretti ha svelato davanti alla Direzione dem i nomi che compongono le liste in vista delle Europee. Si va da Giuliano Pisapia a Carlo Calenda, dall'ex presidente Asi Roberto Battiston a Caterina Avanza (coordinatrice di En Marche e stretta collaboratrice di Macron), dal medico di Lampedusa Pietro Bartolo a Mamadou Sall sindacalista Cgil a Firenze, dal sindaco di Melpignano presidente dell'associazione Borghi d'Italia a Bianca Verrillo, avvocato impegnata nella violenza contro le donne. Ma c’è anche la vicepresidente della Regione Emilia Romagna Elisabetta Gualmini e l’ex ministro dell’agricoltura Paolo Di Castro. Settantasei candidati in tutto, 39 donne e 37 uomini, anche se a far discutere sono in realtà solo due caselle che compongono il quadro delle cinque circoscrizioni.

Dentro, infatti, ci sono due candidati di Articolo 1, gli ex dem che hanno lasciato il Pd in polemica con la gestione Renzi. Si tratta di Massimo Paolucci, candidato nella circoscrizione Sud, e Cecilia Guerra nel Nord Est. È proprio su di lei che arriva il niet di Base riformista, area guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini, e dei giachettiani. Le minoranze, infatti, dopo una giornata di trattative, decidono di non poter digerire la candidatura di quella che era la capogruppo di Mdp al Senato nella passata legislatura, una chiusura che alla fine ha portato la corrente ad astenersi sul voto finale.  Zingaretti si è detto dispiaciuto dal fatto che non si sia arrivati a un voto unanime: “Abbiamo faticato ma abbiamo garantito al 100 per cento il pluralismo interno; aver aperto le liste a una parte di paese non iscritta al Pd è stato faticoso ma credo di poter dire che ci siamo riusciti. Le liste risulteranno nello scontro elettorale come l'unica alternativa al governo gialloverde per salvare l'Europa”.

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