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La Giornata Parlamentare - 19 ottobre 2018

L’Ue all'Italia: “Manovra, deviazione grave senza precedenti”

Con una lettera durissima che illustra nel dettaglio la “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità”, la Commissione europea accende ufficialmente i riflettori sul caso italiano, che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei Commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell'Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. Due passi scontati, se l'Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.

Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, ha difeso in più di un’occasione i piani del Governo e ha ridimensionato le accuse dell'Ue senza però trovare grandi sponde tra i colleghi all'Eurosummit: dalla Germania all'Austria, dalla Francia all'Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.

Per Bruxelles il bilancio italiano punta a “un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto”, a causa di “una espansione vicina all'1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all'1,5%”. La Ue chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perché il collegio dei Commissari possa discuterne martedì. Ma, ricorda, la deviazione è talmente grave, "senza precedenti", che l'Italia rischia l'apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all'altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni.

Non basterà quindi soltanto un'illustrazione più dettagliata delle misure. Per convincere i commissari Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target, cosa che il premier Giuseppe Conte ha escluso: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”, ha detto entrando al vertice europeo.

"Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E' una manovra che non rispetta le regole", ha detto Pierre Moscovici, che ieri a Roma ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro dell’economia Giovanni Tria il senso della lettera e dei timori europei. La manovra “non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”, ha chiarito il Commissario.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che Moscovici ha incontrato in serata, ha auspicato “che ci sia il massimo di collaborazione con l'Italia. E che attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme. A fine serata Giuseppe Conte fa sapere che vedrà Jean-Claude Juncker nei prossimi giorni e si dice convinto di poter scongiurare anche un giudizio negativo delle agenzie di rating. L'Italia non è l'unica ad aver ricevuto l'avvertimento di Bruxelles: anche Spagna, Portogallo, Francia e Belgio dovranno rispondere ai rilievi. Ma Roma è in una situazione peggiore delle altre, e anche per questo la Commissione vuole dare un segnale il prima possibile.

Alta tensione nel governo, su condono duro scontro Salvini-Di Maio

Il giorno dopo della puntata di Porta a Porta in cui Luigi Di Maio ha spiegato che le norme del decreto fiscale su scudo e condono non erano nel testo uscito dal Consiglio dei ministri, è un susseguirsi di botta e risposta a distanza tra i due vicepremier: Matteo Salvini ha rispedito al mittente le accuse dei 5 stelle e spiegato che “il decreto fiscale non cambia, è stato approvato da tutti, ognuno si prenda le sue responsabilità”. Il leader della Lega è in tour elettorale in Trentino (si vota domenica alle provinciali di Trento e Bolzano) e non intende rientrare per un nuovo Consiglio dei ministri chiesto dai pentastellati per rivedere il testo, manipolato secondo Di Maio.

Di fronte alle durissime parole del Ministro dell'interno il M5S è uscito allo scoperto e alza i toni. Su twitter ha aperto il fuoco il Ministro dei rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro: “Nel testo del decreto fiscale sono state inserite norme non concordate in Consiglio dei ministri. Quelle norme spariranno. Alle Camere invierò solo un testo pulito: con noi niente scudi né condoni”. Lo seguono a ruota i sottosegretari penta stellati Michele Dall'Orco, Mattia Fantinati e Simone Valente.

Luigi Di Maio ha ammesso che “adesso il tema è politico ed ha bisogno di un chiarimento politico. Quindi la sede giusta è il Consiglio dei ministri, ma possiamo fare anche un vertice prima”. Conte, a Bruxelles per il Consiglio europeo, lo ha convocato per sabato mattina. In prima battuta Matteo Salvini ha fatto sapere che non ci sarà anche se in serata ha ammorbidito un po’ i toni lasciando trapelare uno spiraglio di possibilità. Nel pomeriggio poi circolava anche la voce che tutti i ministri del Carroccio possano disertare il Cdm. Sarebbe un fatto che metterebbe a dura prova la tenuta stessa del Governo guidato da Giuseppe Conte. Il premier, che fonti di Palazzo Chigi descrivono profondamente irritato con i suoi vicepremier, sarebbe arrivato al punto di minacciare le dimissioni. Ora la palla passa a Salvini e Di Maio che nelle prossime ore dovranno trovare una quadra per superare la peggiore crisi politica di questi primi mesi di Governo.

Giorgetti: così il Governo non va lontano

Io sono una persona per bene. Non consento a nessuno di alludere a complotti e trame oscure, con dichiarazioni così scomposte. Se si continua ad attaccare chi prova a tenere in piedi la baracca, il governo non andrà molto lontano. Spero Luigi Di Maio ci vada davvero, in procura. Scoprirà che la famosa manina è in casa loro. Ma occhio, così loro si vanno a schiantare”.

Sulle pagine di Repubblica, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti risponde al Movimento Cinque Stelle. Movimento che accusa lui e in parte il suo collega all'Economia, Massimiliano Garavaglia, di essere i registi dietro la manina che avrebbe allargato le maglie del condono. “Per dieci giorni”, ricorda, “al ministero dell'Economia è stato discusso il passaggio della cosiddetta pace fiscale relativo alla dichiarazione integrativa. Ne hanno parlato approfonditamente i nostri Bitonci e Garavaglia con la viceministra del M5S Castelli. Poi il presidente Conte con Salvini e Di Maio, nel vertice che ha preceduto il Consiglio dei ministri di lunedì che ha poi varato il provvedimento.

Martina apre alla società civile in vista delle europee mentre Renzi riparte la Leopolda

Liste del Pd aperte alla società civile per le elezioni europee: l'idea la lancia il fondatore Walter Veltroni e la fa sua Maurizio Martina, che prova a guardare oltre il congresso del partito a febbraio, fino alla battaglia di maggio per il Parlamento di Strasburgo. I dem si aprano “a tutte le energie europeiste e progressiste”, ha scritto il segretario Dem su Fb; dopo il Forum programmatico di Milano del 28 ottobre verrà avviato un Comitato promotore aperto e plurale. Lo slancio sembra condiviso nel partito, ma con distinguo su idee e modalità. Oggi Matteo Renzi darà inizio a una nuova edizione della Leopolda ed è legittimo aspettarsi, oltre alle dure critiche al Governo, una presa di posizione sullo stato e sul futuro del partito. Magari sarà l’occasione per il lancio della candidatura alla segreteria di Marco Minniti ma l’ex Ministro dell’interno non avrebbe ancora preso una decisione anche se la pressione su di lui, dopo il ripetuto no di Graziano Delrio, si fa sempre più forte.

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